mercoledì 18 aprile 2012

struttura del Tao magico: il linguaggio


Dalla fine degli anni 60 all'inizio dei 70 un matematico - Richard Bandler - e un linguista in grammatica trasformazionale - John Grinder -,  sotto l'influsso del lavoro di Gregory Bateson nella ricerca di una base teorica appropriata per la descrizione dell'interazione umana, studiarono il lavoro e le modalità di importanti psicoterapeuti quali Milton H. Erickson, Virginia Satir e Fritz Perls per tentare di modellare le strutture verbali e interazionali che questi utilizzavano - con evidenti risultati - per il proprio lavoro.
 
Il processo del modellamento umano.La prima mappa è tra mondo esterno e la sua percezione tramite gli organi sensoriali. La seconda tra mondo percepito e mondo dell'esperienza tramite i sistemi rappresentazionali associati agli organi di percezione. Il mondo dell'esperienza determina il comportamento e le azioni e viene espresso tramite il linguaggio. Il feedback tra esperienza e mondo esterno è coerente con un'interpretazione costruttivista della realtà.

Il modello fu basato specificando il processo del modellamento dell'esperienza e del comportamento umano attraverso il modello linguistico grammatico-trasformazionale sviluppato dagli anni 50 da Noam Chomsky, ritenuto unanimamente il più importante linguista e filosofo del linguaggio del XX secolo, unito alla definizione di sistemi rappresentazionali, una serie di mappe che passano dai dati sensoriali ottenuti dai canali d'ingresso della percezione - gli organi di senso - alla rappresentazione dell'esperienza e quindi alla sua attribuzione di significato e al comportamento.
La principale conseguenza della distinzione tra mappa e territorio è che non si ha conoscenza diretta del "mondo" ma solo conoscenza di una sua rappresentazione, o di rappresentazioni di rappresentazioni, ovvero l'immagine di qualche cosa che è diversa dalla cosa in sé. La percezione del mondo e la sua esperienza - che determina il comportamento - risultano mappe di mappe di un territorio che, direttamente, rimane sconosciuto e forse inconoscibile. 

"Vi è un'irriducibile differenza tra il mondo e l'esperienza che ne abbiamo. Noi esseri umani non agiamo direttamente sul mondo. Ciascuno di noi crea una rappresentazione del mondo in cui vive; creiamo cioè una mappa o modello, che usiamo per originare il nostro comportamento. La nostra rappresentazione del mondo determina in larga misura l'esperienza del mondo che avremo, il modo in cui lo percepiremo, le scelte che ci sembreranno disponibili vivendoci dentro"

I risultati ottenuti sono stati riconosciuti esplicitamente da Bateson nell'introduzione del libro che li riepiloga e presenta:
Con il termine "magia" Bandler e Grinder si riferiscono alle interazioni nel contesto terapeutico volte a provocare in breve tempo cambiamenti e ristrutturazioni - se non vere e proprie metamorfosi -  del comportamento, inspiegabili nei termini usuali. L'idea di fondo era che un terapeuta efficace - indipendentemente dalla propria formazione, modello o scuola di riferimento e dai tipi di tecniche utilizzati - poteva ottenere questi risultati, e questo forniva una base per ipotizzare che vi fosse una struttura di interazione comune che poteva essere descritta. L'accento era posto su "come" e "cosa" avveniva, più che sul "perchè", e su quali basi teoriche il processo di interazione avveniva, conformemente al punto di vista pragmatico del modello sistemico-relazionale.
Che cosa gli autori intendessero per "magia" è da loro illustrato tramite questo brano tratto da un romanzo di John Fowles:

Nel delineare la struttura dell'interazione e del comportamento umano Bandler e Grinder introducono una specifica epistemologia di riferimento ed alcune differenze e innovazioni rispetto al modello sistemico-relazionale sviluppato dai gruppi di Bateson e Watzlawick.
  • Metamodello linguistico
    "Come esseri umani, noi ci serviamo del linguaggio in due modi. 1) Lo usiamo innanzitutto per rappresentare la nostra esperienza: chiamiamo questa attività ragionare, pensare, fantasticare, raccontare. Quando usiamo il linguaggio come sitema di rappresentazione creiamo un modello della nostra esperienza. Tale modello si basa sulle nostre percezioni del mondo. Le nostre percezioni sono anche determinate dal nostro modello o rappresentazione .... Siccome usiamo il linguaggio come sistema rappresentazionale, le nostre rappresentazioni linguistiche sono soggette ai tre universali del modellamento umano: la generalizzazione, la cancellazione e la distorsione. 2) In secondo luogo, ci serviamo del linguaggio per comunicarci a vicenda il nostro modello o rappresentazione del mondo. Quando usiamo il linguaggio per comunicare lo chiamiamo parlare, discutere, scrivere, tenere lezione, cantare. Usando il linguaggio per la comunicazione presentiamo agli altri il nostro modello"

    Il metamodello linguistico, ovvero la rappresentazione della rappresentazione verbale del mondo dell'esperienza, è basato sul metamodello della grammatica trasformazionale, sviluppata negli anni 50 da Noam Chomsky.  Il modello trasformazionale di Chomsky è stato sviluppato per i linguaggi naturali ma ha ampie applicazioni anche nei linguaggi artificiali quali quelli di programmazione, ad esempio per il parsing di stringhe (una sequenza di caratteri che forma un termine in un qualche linguaggio) utilizzato nei compilatori per la traduzione da un linguaggio ad alto livello ad uno di tipo assembly a basso livello.

    • Universali del processo linguistico umano
    Lo scopo del modello trasformazionale è la rappresentazione esplicita degli schemi esistenti nelle intuizioni che abbiamo sul nostro sistema linguistico. Le tre categorie principali delle intuizioni linguistiche sono:
    Buona formazione: i giudizi coerenti con i quali i parlanti nativi stabiliscono se dei gruppi di parole costituiscano o no delle frasi. Ad esempio i gruppi di parole:
    1. Anche il presidente ha il verme solitario
    2. Anche il presidente ha idee verdi
    3. Anche il presidente hanno il verme solitario
    Il primo gruppo è identificato come ben formato, ovvero reca un significato ai parlanti nativi e questi lo riconoscono come sintatticamente ben formato. Il secondo è sintatticamente ben formato ma semanticamente mal formato, non comunica cioè alcun significato che i parlanti nativi possano ritenere possibile. Il terzo è sintatticamente mal formato anche se si può attribuirgli un qualche significato.

    Struttura a costituenti: i giudizi coerenti con i quali i parlanti nativi stabiliscono quali parti si combinino come unità, o costituente, entro una frase della loro lingua.
    Per esempio nella frase:

    Il Guru di Ben Lomond pensava che Rosemary fosse ai comandi 

    le parole il e Guru formano in un certo modo un'unità, che non formano le parole Guru e di. Questi costituenti di livello minore entrano nella formazione di unità più ampie; per esempio il Guru e di Ben Lomond si combinano in qualche modo, ciò che non fanno di Ben Lomond e fosse. 

    Relazioni semantiche logiche: i giudizi coerenti con i quali i parlanti nativi stabiliscono quali siano le relazioni logiche rispecchiate nelle frasi della loro lingua, e comprendono: 

    Completezza: di fronte ad un verbo nella loro lingua i parlanti nativi riescono a stabilire quante e quali siano le specie di cose tra cui questo verbo pone o descrive una relazione. Per esempio il verbo baciare implica una persona che bacia e una persona o una cosa che è baciata. 

    Ambiguità: i parlanti nativi riconoscono che un'unica frase comunica due significati diversi.
    Per esempio la frase: 

    L'indagine degli agenti dell'FBI può essere pericolosa.

    può essere intesa come:

    Gli agenti dell'FBI che svolgono indagini possono essere pericolosi.

    oppure:

    Può essere pericoloso indagare sugli agenti dell'FBI. 

    Oppure la frase: 

    Anna tolse la camicia di Andrea. 

    non è chiaro se Anna indossava la camicia di Andrea e se l'è tolta oppure se ha tolto di dosso la camicia ad Andrea.

    Sinonimia: i parlanti nativi riconoscono che i due esempi di frase che seguono hanno entrambe lo stesso significato o trasmettono lo stesso messaggio: 


    Carlo volse lo sguardo in alto per vedere il numero.
    Carlo per vedere il numero volse lo sguardo in alto.


    Indici referenziali: i parlanti nativi possono stabilire se una parola o una frase colga un particolare oggetto della loro esperienza, come la mia automobile, o se individui una classe di oggetti: le automobili. Giudicano inoltre in modo coerente se due o più parole denotino lo stesso oggetto o classe. 


    Presupposti: i parlanti nativi possono stabilire quale sia per chi parla l'esperienza dell'enunciazione di una frase. Per esempio se formulo la frase: Il mio gatto è scappato l'ascoltatore è legittimato a credere che in realtà Io ho un gatto.

    Queste tre categorie generali di intuizioni che gli esseri umani hanno sulla loro lingua sono rappresentate esplicitamente nel modello trasformazionale.
    • Il Modello Trasformazionale
     
    Il modello trasformazionale di Chomsky vuole rispondere alla domanda fondamentale in linguistica: 

    "come avviene che i parlanti di una lingua sono in grado di produrre e di comprendere un numero indefinito di frasi che non hanno mai udito prima o che addirittura possono non essere mai state pronunciate prima da qualcuno?" 

    A questa domanda Chomsky risponde asserendo che esiste una creatività governata da regole per la quale vengono continuamente generate nuove frasi e pertanto la capacità linguistica che ciascun parlante possiede non è fatta solamente di un insieme di parole, espressioni e frasi, ma è un insieme di regole ben definite e di principi.
    La base del modello della grammatica trasformazionale è fondato sui principi della struttura profonda e superficiale di una frase e sulle trasformazioni che collegano l'una all'altra:
    Struttura profonda e struttura superficiale 
    I parlanti nativi hanno due specie di intuizioni coerenti su ogni frase della loro lingua. Essi sanno stabilire come le unità più piccole, quali le parole, si combinino per formare la frase (intuizione sulla struttura a costituenti) e  anche quale sarebbe la rappresentazione completa della frase (la completezza della relazioni semantiche logica).
    Per esempio di fronte alla frase: 

    La donna comperò un autocarro 

    il parlante nativo è in grado di raggruppare le parole in costituenti o unità di livello più ampio come: /la donna/ e /comperò/ e /un autocarro. Raggrupperà successivamente queste unità in: /la donna/ e /comperò un autocarro/.
    Nel modello linguistico si rappresentano queste intuizioni su ciò che si combina all'interno di una frase disponendo le parole che formano un costituente (come la e donna) in una struttura ad albero che si presenta come:
    la regola è che le parole che come parlanti nativi raggruppiamo in un unico costituente si colleghino allo stesso punto o nodo della struttura ad albero. La rappresentazione della struttura ad albero per la frase precedente è:

     
    è quella che si chiama struttura superficiale.
    Il secondo tipo di intuizioni coerenti che i parlanti nativi hanno sulle frasi come questa riguarda quella che sarebbe la rappresentazione completa del suo significato o relazione semantica logica. Un modo per rappresentare queste intuizioni è:
     
    è quella che si chiama struttura profonda. 
    La  struttura superficiale sono quindi le frasi, derivate dalla struttura profonda, che i parlanti nativi di una lingua dicono e scrivono; la struttura profonda è la rappresentazione linguistica completa dalla quale sono derivate le strutture superficiali della lingua; la relazione tra le due strutture sono diverse trasformazioni linguistiche.

    Trasformazioni
    Una trasformazione è l'enunciazione esplicita di un certo tipo di schema costante di cui i parlanti nativi riconoscono l'esistenza nelle frasi della loro lingua. Ad esempio le due frasi: 

    La donna comperò l'autocarro
    L'autocarro fu comperato dalla donna 

    I parlanti nativi riconoscono che, sebbene queste due strutture superficiali siano diverse, il messaggio comunicato, o struttura profonda delle due frasi, è lo stesso. Il procedimento con il quale le due frasi sono derivate dalla loro comune struttura profonda si chiama derivazione. La derivazione è una serie di trasformazioni che collegano la struttura profonda e la struttura superficiale, nell'esempio specifico una trasformazione nel passivo, in particolare l'ordine delle parole è diverso e i sintagmi donna e l'autocarro sono trasposti. In grammatica trasformazionale lo schema viene indicato come:
    dove la parantesi graffa significa "può essere trasformato in".
    Le trasformazioni per permutazione, che riguardano due o più strutture superficiali sinonime, sono una delle due classi principali di traformazioni; l'altra classe è quella chiamata trasformazioni per cancellazione. Ad esempio: 

    Ilene disse a qualcuno molte cose
    Ilene disse molte cose 

    Nella seconda versione della frase è stato cancellato o soppresso uno dei sintagmi nominali (a qualcuno). La trasformazione generale che indica questo schema si chiama cancellazione di sintagma nominale indefinito:
    dove X o Y sono simboli o variabili che designano ogni parola (o gruppo di parole) in tali posizioni.
    Vi sono due tipi di trasformazioni per cancellazione: la cancellazione libera - o cancellazione di elementi indefiniti - come nell'esempio precedente, e la cancellazione di identità, come nel caso: 

    Carlo andò al negozio e andò al negozio anche Mario
    Carlo andò al negozio e andò anche Mario 

    dove è stato soppresso un sintagma definito (al negozio).
    Le strutture superficiali possono quindi differire dalle strutture profonde corrispondenti in due forme principali:
    • Trasformazione per permutazione: le parole si possono presentare in un diverso ordine.
    • Trasformazione per cancellazione: alcune parti della rappresentazione semantica logica completa possono non comparire nella struttura superficiale.
    Un ulteriore processo trasformazionale per cui le strutture profonde differiscono da quelle superficiali è il procedimento di nominalizzazione, quando una parole designante un processo - un verbo o predicato - nella struttura profonda viene trasformato in una parola che designa un evento - un nome o argomento - nella struttura superficiale. Ad esempio: 

    Mario si rende conto che teme i genitori Mario si rende conto del proprio timore dei genitori 

    Nella seconda versione della frase quello che nella prima versione si presenta come un verbo (temere), o parola di processo, compare come un nome (timore), o parola di evento. 
    Sia le trasformazioni per permutazione quanto quelle per cancellazione possono partecipare combinate con alle nominalizzazioni, risultando in un complesso processo trasformazionale. Ad esempio, sottopenendo la nominalizzazione precedente ad una trasformazione per permutazione si ha: 

    Mario si rende conto del timore da parte sua dei genitori 

    mentre con una trasformazione per cancellazione si ha: 

    Mario si rende conto del timore 

    Conclusioni sul metamodello linguistico

    Il metamodello linguistico-trasformazionale di Chomsky costituisce una rappresentazione del processo attraverso il quale gli individui rappresentano la propria esperienza e comunicano questa rappresentazione. Quando gli individui desiderano comunicare questa rappresentazione formano della loro esperienza una rappresentazione linguistica completa, la struttura profonda. Quando parlano effettuano una serie di scelte (trasformazioni), in genere non coscienti, relative alla forma in cui comunicheranno la loro esperienza, la struttura superficiale: la rappresentazione di una rappresentazione linguistica completa. Il processo può essere illustrato come:
     Il metamodello linguistico rappresenta le intuizioni che i parlanti hanno sulla propria esperienza. Per esempio l'intuizione della sinonimia - il caso in cui due o più strutture superficiali abbiano lo stesso significato semantico - è rappresentato come:
     un esempio specifico è:
    La sinonimia nel metamodello significa che la stessa struttura profonda è connessa con più di una struttura superficiale.
    L'ambiguità è il caso opposto: l'intuizione che i parlanti nativi usano quando la stessa struttura superficiale ha più di un significato semantico distinto:
    ad esempio:
    L'ambiguità nel metamodello è il caso in cui più di una struttura profonda è connessa mediante trasformazioni con la stessa struttura superficiale.
    L'intuizione della buona formazione è rappresentata nel metamodello dal fatto che ogni successione di parole è ben-formata nel solo caso che esista una serie di trasformazioni (una derivazione) che rechi una qualche struttura profonda in quella successione: una struttura superficiale.
    Il metamodello è quindi una rappresentazione esplicita - ovvero che non dipende dall'interpretazione - del comportamento inconscio retto da regole.

    martedì 3 aprile 2012

    opinioni di un Tao con signora


    Era già buio quando arrivai a Bonn. Feci uno sforzo per non dare al mio arrivo quel ritmo di automaticità che si è venuto a creare in cinque anni di continuo viaggiare: scendere le scale della stazione, risalire altre scale, deporre la borsa da viaggio, levare il biglietto dalla tasca del soprabito, consegnare il biglietto, dirigersi verso l'edicola dei giornali, comprare le edizioni della sera, uscire, far cenno a un tassì. Per cinque anni quasi ogni giorno sono partito da qualche luogo, la mattina ho disceso e salito scale di stazioni, il pomeriggio ho disceso e risalito scale di stazioni, ho chiamato un tassì, ho cercato la moneta nella tasca della giacca per pagare la corsa, ho comperato giornali della sera alle edicole e, in un angolo riposto del mio io, ho gustato la scioltezza perfettamente studiata di questo automatismo. Da quando Maria mi ha lasciato per sposare Züpfner, quel cattolico, il ritmo è diventato ancor più meccanico, senza perdere in scioltezza.


    La protagonista femminile dell'azione, nella prima parte, è una donna di quarantotto anni, germanica: alta m. 1,71, pesa Kg 68,8 (in abito da casa), perciò ha solo 300– 400 grammi meno del peso ideale. Ha occhi cangianti tra il blu cupo e il nero, capelli biondi molto folti e lievemente imbiancati, che le pendono giù sciolti, aderendole al capo, lisci, come un elmetto. Questa donna si chiama Leni Pfeiffer, nata Gruyten, e per trentadue anni, naturalmente con interruzioni varie, ha subito quello strano processo che si chiama processo lavorativo: per cinque anni come impiegata priva di ogni preparazione professionale nell'ufficio del padre; per ventisette come operaia, ugualmente non qualificata, nel ramo della floricultura. Poiché, in un momento inflazionistico, si è disfatta con molta leggerezza di una cospicua proprietà immobiliare, una non disprezzabile casa d'affitto nella città nuova, che oggi varrebbe non meno di centocinquantamila marchi, è piuttosto priva di mezzi, dopo aver lasciato il suo lavoro senza un serio motivo, non essendo né vecchia né malata. Poiché nel 1941 è stata moglie per tre giorni di un ufficiale di professione della Wehrmacht, oggi riscuote una pensione di vedova di guerra, cui non si è ancora aggiunta una pensione dell'assicurazione sociale. Si può dunque dire che Leni, al momento – e non solo dal punto di vista finanziario – fa una vita da cane, specie da quando il suo amato figliuolo sta in galera.

    Bornheim-Merten cemetery, Bonn, Nordrhein-Westfalen, Germany

    Heinrich Böll

    il Te del Tao: XXXVII - ESERCITARE IL GOVERNO


    XXXVII - ESERCITARE IL GOVERNO

    Il Tao in eterno non agisce
    e nulla v'è che non sia fatto.
    Se principi e sovrani fossero capaci d'attenervisi,
    le creature da sé si trasformerebbero.
    Quelli che per trasformarle bramassero operare
    io li acquieterei
    con la semplicità di quel che non ha nome
    anch'esse non avrebbero brame,
    quando non han brame stanno quiete
    e il mondo da sé s'assesta.

    Tao come la luce

    Measurement of the neutrino velocity with the ICARUS detector at the CNGS beam


    M. Antonello a, P. Aprili a, B. Baiboussinov b, M. Baldo Ceolin 1b, P. Benetti c,
    E. Calligarich c, N. Canci a, S. Centro b, A. Cesana e, K. Cie slik f, D.B. Cline g,
    A.G. Cocco d, A. Dabrowska f, D. Dequal b, A. Dermenev h, R. Dolfini c,
    C. Farnese b, A. Fava b, A. Ferrari i, G. Fiorillo d, D. Gibin b, A. Gigli
    Berzolari 1c, S. Gninenko h, A. Guglielmi b, M. Haranczyk f, J. Holeczek l,
    A. Ivashkin h, J. Kisiel l, I. Kochanek l, J. Lagoda k, S. Mania l, G. Mannocchi m,
    A. Menegolli c, G. Meng b, C. Montanari c, S. Otwinowski g, L. Periale m,
    A. Piazzoli c, P. Picchi m, F. Pietropaolo c, P. Plonski n, A. Rappoldi c,
    G.L. Raselli c, M. Rossella c, C. Rubbia a,i, P. Sala e, E. Scantamburlo j,
    A. Scaramelli e, E. Segreto a, F. Sergiampietri o, D. Stefan f, J. Stepaniak k,
    R. Sulej k, M. Szarska f, M. Terrani e, F. Varanini b, S. Ventura b, C. Vignoli a,
    H.G. Wang g, A. Zalewska f, K. Zaremba n,
    and
    P. Alvarez Sanchez i, J. Serrano i

    a INFN - Laboratori Nazionali del Gran Sasso, Assergi (AQ), Italy
    b Dipartimento di Fisica e INFN, Universit a di Padova, Via Marzolo 8, Padova, Italy
    c Dipartimento di Fisica e INFN, Università di Pavia, Via Bassi 6, Pavia, Italy
    d Dipartimento di Scienze Fisiche e INFN, Università Federico II, Napoli, Italy
    e INFN, Sezione di Milano e Politecnico, Via Celoria 16, Milano, Italy
    f H.Niewodniczanski Institute of Nuclear Physics, Krakow, Poland
    g Department of Physics and Astronomy, University of California, Los Angeles, USA
    h Institute for Nuclear Research of the Russian Academy of Sciences, Moscow, Russia
    i CERN, European Laboratory for Particle Physics, Geneve , Switzerland
    j Universita di L'Aquila, via Vetoio, Località Coppito, L'Aquila, Italy
    k A.Soltan Institute for Nuclear Studies, 05-400 Swierk/Otwock, Warszawa, Poland
    l Institute of Physics, University of Silesia, Katowice, Poland
    m INFN Laboratori Nazionali di Frascati, Via Fermi 40, Frascati, Italy
    n Institute for Radioelectronics, Warsaw Univ. of Technology, Pl. Politechniki 1, Warsaw, Poland
    o Dipartimento di Fisica e INFN, Università di Pisa, Largo Bruno Pontecorvo 3, Pisa, Italy

    1 Deceased 
    (Submitted on 15 Mar 2012 (v1), last revised 29 Mar 2012 (this version, v3))
    arXiv:1203.3433v3 [hep-ex] 29 Mar 2012 

    Abstract

    At the end of the 2011 run, the CERN CNGS neutrino beam has been briefly operated in lower intensity mode with ≈ 10^12 p.o.t./pulse and with a proton beam structure made of four LHC-like extractions, each with a narrow width of ≈ 3 ns, separated by 524 ns. This very tightly bunched beam allowed a very accurate time-of-flight measurement of neutrinos from CERN to LNGS on an event-by-event basis. The ICARUS T600 detector (CNGS2) has collected 7 beam-associated events, consistent with the CNGS collected neutrino flux of 2.2 X 10^16 p.o.t. and in agreement with the well known characteristics of neutrino events in the LAr-TPC. The time of flight difference between the speed of light and the arriving neutrino LAr-TPC events has been analysed. The result δt=0.3±4.9(stat.)±9.0(syst.) ns is compatible with the simultaneous arrival of all events with speed equal to that of light. This is in a striking difference with the reported result of OPERA claiming that high energy neutrinos from CERN arrive at LNGS ≈  60 ns earlier than expected from luminal speed.

    General layout of the CERN-LNGS time-link for neutrino time of
    flight measurement. All timing delays are shown.
    (a) CC event in the chamber 1L; (b) NC event in the chamber 1R, as visible in the
    LAr collection view. The actual distances of the vertex from the upstream wall of the detector
    are indicated. The signal of the closest PMT spontaneously induced on the charge collecting
    wires is also visible
    .
    Time distribution in ns of the difference δt between the neutrino time of
    flight expectation based on speed of light the actual measurement in the ICARUS LAr-TPC.

    Events  are compatible with Lorentz invariance, which requires δt <= 0.
    The OPERA result is also shown as a comparison.

    arXiv.org

     

    un'Apertura (la Giustizia) - XI Major


    Il predominare del rosso in questa carta indica d'acchito che il tema di fondo è l'energia, il potere e la forza. Il bagliore iridescente che scaturisce dal plesso solare, o centro del potere della figura, e la sua postura, sono segnali di esuberanza e determinazione. Noi tutti, di tanto in tanto, tocchiamo un punto di insopportazione. In quei momenti ci sembra di dover fare qualcosa, qualsiasi cosa, anche se in seguito risulta essere un errore, per gettar via i pesi e le costrizioni che ci stanno limitando. Se non lo facciamo, minacciano di soffocarci e di storpiare la nostra stessa energia vitale. Se in questo momento hai la sensazione di averne abbastanza - che il troppo stroppia! - concediti di rischiare lo sconvolgimento dei vecchi schemi e delle limitazioni che hanno impedito alla tua energia di fluire. Nel farlo, ti stupirai della vitalità e del potere che questa apertura può portare alla tua vita.

    La funzione di un Maestro si riassume in questo: trasformare un crollo in un'apertura. Lo psicoterapista si limita a rimetterti insieme - questa è la sua funzione. Il suo compito non è trasformarti: hai bisogno di una metapsicologia, la psicologia dei Buddha. Sperimentare un crollo consapevolmente è una delle più grandi avventure nella vita. È il rischio più grande che ci sia, poiché non ci sono garanzie che il crollo diventi un'apertura. Lo diventa, ma non sono cose che si possono garantire. Il tuo caos è antichissimo - per una infinità di vite sei stato nel caos, è spesso ed è denso, in pratica è un universo in sé. Pertanto, quando ci entri, con le tue fragili capacità, ovviamente è pericoloso. Ma senza confrontarsi con questo pericolo, nessuno si è mai integrato, nessuno è mai diventato un individuo, indivisibile. Lo Zen, o la meditazione, è il metodo che ti aiuterà ad attraversare il caos, a passare attraverso la buia notte dell'anima, con equilibrio, disciplina, presenza attenta. L'alba non è molto lontana, ma prima che tu la possa raggiungere, devi attraversare la buia notte dell'anima. E ricorda: man mano che l'alba si avvicina, la notte diventerà sempre più oscura.

    lunedì 2 aprile 2012

    Chicago Tao


    Se sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog.
    C'era della gente che pensava che fosse toccato, e per qualche tempo persino lui l'aveva dubitato. Ma adesso, benché continuasse a comportarsi in maniera un po' stramba, si sentiva pieno di fiducia, allegro, lucido e forte. Gli pareva d'essere stregato, e scriveva lettere alla gente più impensata. Era talmente infatuato da quella corrispondenza, che dalla fine di giugno, dovunque andasse, si trascinava dietro una valigia piena di carte. Se l'era portata, quella valigia, da New York a Martha's Vineyard. Ma da Martha's Vineyard era riscappato indietro subito; due giorni dopo aveva preso l'aereo per Chicago, e da Chicago era filato in un paesino del Massachusetts occidentale. Lì, nascosto in mezzo alla campagna, scriveva a più non posso, freneticamente, ai giornali, agli uomini pubblici, ad amici e parenti e finì per scrivere pure ai morti, prima ai suoi morti e poi anche ai morti famosi.

    If I am out of my mind, it’s all right with me, thought Moses Herzog.
    Some people thought he was cracked and for a time he himself had doubted that he was all there. But now, though he still behaved oddly, he felt confident, cheerful, clairvoyant, and strong. He had fallen under a spell and was writing letters to everyone under the sun. He was so stirred by these letters that from the end of June he moved from place to place with a valise full of papers. He had carried this valise from New York to Martha’s Vineyard, but returned from the Vineyard immediately; two days later he flew to Chicago, and from Chicago he went to a village in western Massachusetts. Hidden in the country, he wrote endlessly, fanatically, to the newspapers, to people in public life, to friends and relatives and at last to the dead, his own obscure dead, and finally the famous dead.

    Claude Monet, Sandvika, Norway, 1895, Oil on canvas, The Art Institute of Chicago




    Caro Herr Nietzsche,
    mio caro signore, posso rivolgerle una domanda? Lei parla del potere che ha lo spirito dionisiaco di resistere alla vista del Terribile, del Discutibile, di permettersi il lusso della Distruzione, di assistere alla Decomposizione, alla Bruttezza, al Male. Tutto ciò lo spirito dionisiaco può farlo in quanto possiede lo stesso potere di recupero che ha la Natura stessa. Alcune di queste espressioni, bisogna che glielo dica, hanno un timbro molto germanico. Una frase come “il lusso della Distruzione” è totalmente wagneriana, ed io so come lei sia giunto a disprezzare tutta la morbosa idiozia e magniloquenza wagneriana.
    Ora noi ne abbiamo viste abbastanza di distruzioni per poter dire di avere sperimentato ampiamente il potere dello spirito dionisiaco, e dove sono gli eroi che ne sono usciti guariti? Io e la Natura (stessa) stiamo insieme soli, nelle Berkshires, ed è l’occasione buona per me per capire. Sto sdraiato in un’amaca, mento sul petto, mani intrecciate, mente zeppa di pensieri, agitato, sì, ma anche allegro, ed io so che lei tiene in grande considerazione l’allegrezza - l’allegria vera, non l’apparente ottimismo degli epicurei, né lo strategico buonumore degli angosciati. So anche che lei crede che il dolore profondo nobiliti, il dolore che arde lentamente, come il legna verde, e qui in un certo senso ha ragione. Ma per questa educazione più elevata è necessaria la sopravvivenza. Bisogna che uno sopravviva al dolore. Herzog! tu la devi smettere con questa litigiosità e con l’aizzamento dei grandi uomini.
    No, sul serio, Herr Nietzsche, io ho grande ammirazione per lei. Simpatia. Lei vuoi metterci in grado di vivere con il vuoto. Non disporsi alla bontà d’animo, alla fiducia, alle solite mediocri considerazioni umane, ma chiedere, come giammai fu stato chiesto prima, incessantemente, con ferrea determinazione, nel male, oltre il male, senza accettare mai nessun abbietto conforto. Le domande più assolute, più pungenti. Ripudiando il genere umano come esso è, questa plebaglia volgare, gretta, fraudolenta, puzzolente, non illuminata, instupidita, e non soltanto la plebaglia operaia, ma anche peggio la plebaglia “istruita” con i suoi libri, concerti e conferenze, il suo liberalismo e i suoi romantici e teatrali «amori» e “passioni” — meritano tutti di morire, e moriranno. Okay.
    Tuttavia i suoi estremisti devono sopravvivere. Senza sopravvivenza, niente Amor Fati. Anche i suoi immoralisti mangiano carne. Vanno in autobus. Sono anzi quelli tra i viaggiatori a cui l’autobus fa più male. Il genere umano vive principalmente di idee corrotte. Una volta corrotte, le sue idee non sono meglio di quelle del cristianesimo che lei condanna. Qualsiasi filosofo che vuole tenersi in contatto col genere umano dovrebbe pervertire il proprio sistema in anticipo per vedere come apparirà in realtà a qualche decina d’anni dalla sua adozione. La saluto da questo mero limite di erbosa luce temporale, e le auguro felicità, ovunque si trovi.



     




















    Il libro di ballate pubblicato da Von Humboldt Fleisher negli anni Trenta riscosse un immediato successo. Humboldt era, appunto, colui che tutti quanti attendevano. Io per me l’aspettavo ardentemente, dal mio fondo di provincia nel Midwest, ve l’assicuro. Scrittore d’avanguardia – il primo della sua generazione – era bello, era biondo, corpulento, serio e insieme spiritoso, ed era colto. Insomma, aveva tutto. Nessun giornale mancò di recensire il suo libro. La sua foto comparve sulla rivista Time senza ingiurie, su Newsweek con elogi. Io le lessi con trasporto, le Ballate di Arlecchino. Ero studente all’Università del Wisconsin e non pensavo ad altro, giorno e notte, che alla letteratura. Humboldt mi rivelò nuovi orizzonti, nuovi modi di fare. Andavo in estasi. Gl’invidiavo il talento e la fortuna, invidiavo la sua fama. E, a maggio, me n’andai all’Est proprio per lui: contando di vederlo, magari d’avvicinarlo. Il viaggio, in corriera, passando per Scranton, durò una cinquantina di ore. Che importava? Guardavo dal finestrino: non avevo mai visto, prima, vere montagne. Gli alberi mettevano gemme e germogli. Pareva la Pastorale di Beethoven. Mi sentivo inondare di verde, dentro di me. Anche Manhattan mi andò subito a genio. M’affittai una camera, molto modesta, e trovai un lavoro: vendevo spazzole di porta in porta. Tutto quanto mi dava una selvaggia eccitazione. Siccome avevo scritto a Humboldt una lunga lettera, da ammiratore, venni presto invitato a casa sua, per conversare di letteratura, di altre cose elevate. Abitava in Bedford Street, nel Greenwich Village, poco lontano da Chumley. Mi offrì del caffè nero e, nella stessa tazza, versò pure del gin. “Mi hai l’aria di un bravo ragazzo, tu, Charlie” mi disse. “Non sarai mica un furbacchione, alle volte? Mi sa tanto che diventerai presto calvo. E che occhi grandi che hai, belli, espressivi! Però senz’altro ami la letteratura, e questo è quel che più conta. Hai sensibilità” mi disse. Era un pioniere, nell’uso di quella parola. Di lì a poco ‘sensibilità’ fece furore. Humboldt fu molto gentile con me. Mi fece conoscere gente del Village, mi procurò libri da recensire. Io gli ho sempre voluto bene.

    The book of ballads published by Von Humboldt Fleisher in the Thirties was an immediate hit. Humboldt was just what everyone had been waiting for. Out in the Midwest I had certainly been waiting eagerly, I can tell you that. An avant-garde writer, the first of a new generation, he was handsome, fair, large, serious, witty, he was learned. The guy had it all. All the papers reviewed his book.

    Morningside Cemetery, Brattleboro, WindhamCounty, US-VT

    gioco e fantasia del Tao - 10-11

    Chaoscope: magnetic field

    10. Questo però ci conduce a riconoscere una più complessa forma di gioco; quel gioco cioè che non viene costruito sulla premessa 'Questo è gioco', ma piuttosto intorno alla domanda: 'Questo è gioco?'; e questo tipo d'interazione ha anch' esso le sue forme rituali, per esempio nei tormenti dell'iniziazione.

    11 Il paradosso è doppiamente presente nei segnali che vengono scambiati nel contesto di gioco, fantasia, minaccia, ecc. Non solo il mordicchiare giocoso non denota ciò che denoterebbe il morso, per cui esso sta; ma, per di più, il morso stesso è finto. Non solo gli animali che giocano non vogliono affatto dire ciò che dicono; ma, inoltre, essi comunicano di solito su qualcosa che non esiste. A livello umano ciò conduce a un'ampia varietà di complicazioni e di inversioni nei campi del gioco, della fantasia e dell'arte. Prestigiatori e pittori di trompe-l'ceil si studiano di acquisire un virtuosismo che ha il suo premio solo quando lo spettatore, accortosi di essere stato ingannato, è costretto a sorridere o a stupirsi dell'abilità dell'illusionista. I cineasti di Hollywood spendono milioni di dollari per accrescere il realismo di un'ombra. Altri artisti, forse con più realismo, sostengono che l'arte debba essere non-rappresentativa; e i giocatori di poker raggiungono uno strano realismo da drogati identificando i gettoni della posta coi soldi. Tuttavia sostengono che il perdente deve accettare la sua perdita come parte del gioco.
    Infine, nella zona crepuscolare in cui s'incontrano e si sovrappongono arte, magia e religione, gli esseri umani hanno sviluppato la «metafora che è detta in verità», la bandiera per la cui salvezza uomini moriranno, e il sacramento, che è sentito come qualcosa di più di «un segno esterno e visibile, che ci viene dato». Si può qui riconoscere un tentativo di negare la differenza fra mappa e territorio, e di retrocedere all'assoluta innocenza della comunicazione effettuata con puri segni di umore.

    (A Theory of Play and Fantasy, 1954) - 7-8-9

    perché il Tao ha creato questo mondo?

    Nataraj, una delle rappresentazioni del dio Shiva, mentre danza līlā - la danza cosmica che origina l'universo
    "Perché Dio ha creato questo mondo?"

    Per prima cosa, sarai sorpreso di sapere che Dio non ha mai creato questo mondo. Esso è la tua creazione.

    Dio ha creato un mondo, ma non quello che conosci tu. Egli non ha affatto creato questo mondo in cui esistono Richard Nixon, il Vietnam, ldi Amin Dada, Adolf Hitler e Mussolini, il fascismo e il comunismo, Stalin e Mao. Dio non ha creato questo mondo pieno di miseria perché la gente è troppo avida, accaparratrice; questo mondo in cui la vita è così orribile, senza alcuna cascata d'amore; questo mondo simile a un deserto senza amore, dove la gente non fa che competere, lottare, scontrarsi con estrema violenza... Questo mondo non l'ha creato Dio: questo è il tuo mondo! Tu ne sei il creatore. Tu sei questo mondo, esso è la tua proiezione; questo mondo echeggia la tua bruttezza.

    Dunque, per prima cosa: Dio non ha creato questo mondo. Per favore, non darne a lui la responsabilità. Se lo avesse creato lui, sarebbe il più grande dei criminali. Io, quanto meno, dichiaro che questo mondo non l'ha creato lui, è una tua creazione. Tu però potresti dire, e sarebbe anche logico, che lui ha creato noi, e se noi creiamo questo mondo, alla fine è lui il responsabile. No, io continuo a sostenere che Dio non ne è responsabile, perché ti ha creato in quanto libertà. Questo è il punto da comprendere.

    Questo mondo orrendo non esisterebbe se Dio avesse fatto di te uno schiavo, un robot, una macchina. In quel caso, saremmo tutti dei Buddha, ma dei Buddha senza valore. Se un Buddha non può essere un Adolf Hitler, se non esistesse questa possibilità, il Buddha sarebbe solo una statua senza senso. Se sei costretto a essere buono, senza la libertà di essere cattivo, che senso ha la bontà? Se Dio non ti avesse reso libero, il mondo sarebbe buono. Se ti avesse costretto a essere una ripetizione meccanica, un disco registrato, tutti staremmo pronunciando un Sermone della montagna o scrivendo la Bhagavad Gita; ma un disco registrato è un disco registrato.

    Dio ti ha creato in quanto libertà. Naturalmente, nella libertà, è implicito l'opposto.
    Puoi fare il bene o il male, a seconda della tua scelta. Dio ha donato a tutti libertà di scelta. Questo è il tormento e l'estasi dell'uomo. L'estasi, perché l'uomo è libero.

    Non riesci a vederlo? Un albero non è libero; un cespuglio di rose è un cespuglio di rose: tutto ciò che gli accade è già predestinato. Il cespuglio di rose non è libero: se decide di non fare rose, non può farci nulla; le rose arriveranno ugualmente. Se decide di cambiare il colore delle rose, è impotente: le rose resteranno dello stesso colore di prima. Se decide di diventare una pianta di loto, non può farlo: il cespuglio di rose resterà tale. Il suo destino è di essere un cespuglio di rose: è bellissimo, ma non è libero. Ecco perché dico: nulla può essere paragonato alla bellezza dell'uomo, nemmeno le rose. Infatti, una rosa è condannata a essere una rosa. Non ha scelte, non può andare fuori strada: dev'essere una santa! È costretta a essere Gesù, non può essere un Giuda; per questo, un cespuglio di rose è solo un cespuglio di rose: bello da guardare, ma nulla in confronto alla bellezza degli esseri umani.

    La bellezza nasce perché una persona può essere un Gesù o un Giuda; ognuno può scegliere tra queste due possibilità: Gesù o Giuda. Tutti sono totalmente liberi, e le scelte possibili sono tantissime. L'uomo è un arcobaleno, composto da tutti i colori. Egli non è predestinato.

    Ecco perché, usando la nostra libertà, abbiamo creato questo mondo; la responsabilità è nostra. Se vuoi diventare un Buddha, puoi farlo; nessuno può costringerti a diventare un Gengis Khan, la scelta è nelle tue mani. Dio non ti sta trascinando da nessuna parte. Egli ti ha dato corda a sufficienza. .. Puoi andare fuori strada, ma puoi anche tornare indietro. Questo mondo esiste grazie alla possibilità di perdersi... È possibile imprimere al mondo un cambiamento radicale; una volta trasformata la nostra consapevolezza, questo mondo può essere totalmente diverso.

    Tu chiedi: Perché Dio ha creato questo mondo?
    Prima di tutto, non l'ha creato lui; lui ha creato te, ha generato la libertà umana...

    E bisognerebbe essere grati per questa libertà; altrimenti, se fossi costretto a diventare un Gesù, saresti un automa privo di significato, senza poesia. Poiché hai la possibilità di mancare il bersaglio...  La parola inglese sin, peccato, è molto significativa. La sua radice vuol dire: mancare il bersaglio. Sin deriva da missing, mancare, peccare: puoi mancare il bersaglio, dipende da te.

    Peccare, to sin, è mancare il bersaglio, andare fuori strada. E Dio non te lo impedirà: il suo amore è così infinito che ti amerà anche se vai fuori strada. Egli ama i peccatori tanto quanto i santi. E se ascolti Gesù, ti dirà che Dio ama i peccatori ancora di più, perché hanno più bisogno d'amore.

    Non ci hai fatto caso? Una madre si prende più cura di un bambino malato che di uno sano. È comprensibile, è naturale. Il bambino sano è sano, la madre non ha bisogno di stargli dietro; viceversa, quello malato è malato: la madre si siede accanto a lui, massaggia il suo bambino, lo accudisce in modo speciale. Gesù dice che Dio si preoccupa più dei peccatori, di coloro che hanno mancato il bersaglio: riversa la sua misericordia su di loro.
    Questo mondo è il nostro peccato, il nostro essere andati fuori strada. Non ha nulla a che fare con Dio.

    La seconda cosa: Perché Dio ha creato questo mondo?

    In ambito cristiano, ebraico e musulmano esiste una concezione molto sbagliata su Dio, come se fosse separato dalla sua creazione, come se un giorno avesse creato il mondo e poi se ne fosse dimenticato: Dio sembra praticamente un pittore che ha finito il quadro e ora ne è separato. No, la comprensione dell'Oriente è migliore. L'Oriente dice: Dio non è separato dalla sua creazione; il creatore non è separato da ciò che crea. Vi è coinvolto, è in essa, è la creazione. Il creatore è la creazione. Ecco perché ripeto continuamente: non chiamare Dio il creatore, ma creatività. Dio è una creatività dinamica.

    Il creatore è un'idea morta: dà l'idea che un giorno abbia smesso di creare. 
    Per questo, i cristiani pensano: Dio ha creato il mondo in sei giorni e al settimo ha riposato. Tutto finito in soli sei giorni? E cosa ha fatto da allora? Dev'essersi stancato molto se non fa più nulla; si sarà stufato. Dev'essere annoiato: abbi pietà di lui.

    Egli non ha ancora finito. La creazione non è mai terminata: è un processo continuo. La creazione non è mai completa, Dio continua a creare. Non ha finito. Se avesse terminato, sarebbe la fine. Sta ancora creando, amando, dipingendo, scolpendo... Dio spera ancora.

    Rabindranath ha detto: «Ogni volta che vedo nascere un bambino, alzo gli occhi al cielo e dico: "Dio spera ancora"». 
    Un nuovo bambino è una speranza. Naturalmente, Dio ha fallito con la vecchia generazione, quindi ne crea un'altra. Dice: «Stiamo a vedere, forse questa volta andrà meglio». Il suo ottimismo è infinito. È come un poeta che scrive nuove poesie tutti i giorni. Ogni giorno prova un po' di scontento e un po' di soddisfazione... È soddisfatto perché tramite la poesia ha catturato qualcosa, un raggio di luce. .. Però manca ancora qualcosa. Domattina ci riproverà ancora.

    Rabindranath ha scritto seimila poesie, e sul letto di morte un amico gli disse: «Puoi morire sereno e profondamente appagato, perché sei il più grande di tutti i poeti». Rabindranath apri gli occhi e disse: «Non dire sciocchezze! In questo momento sto dicendo a Dio: "Cosa stai facendo? Per anni ho fatto sforzi continui, ho tentato di scrivere la poesia che avevo in mente, senza mai riuscirci... Molte cose sono successe, ma non sono soddisfatto. E proprio ora che mi sto avvicinando a quella poesia, tu mi porti via? Ormai ero prossimo, sento che è proprio dietro l'angolo... sto per dare vita alla poesia nascosta dietro tutti i miei tentativi. Le mie seimila poesie sono i miei seimila fallimenti... chissà, la prossima potrebbe essere quella buona. E tu mi porti via proprio adesso? Cosa stai facendo? Ci ho provato tutta la vita, e tu mi trascini via ora che l'intensità sta aumentando, adesso che sto arrivando al culmine?"».

    Dio non è ancora finito: egli spera ancora. Per questo, anche noi possiamo sperare; nella sua speranza è riposta anche la nostra. Il suo fallimento non è completo. E' senza vita l'idea di un creatore che ha operato nel passato...

    I teologi cristiani sono così sciocchi che hanno persino stabilito la data, l'anno: quattromila e quattro anni prima di Cristo, Dio ha creato il mondo. Naturalmente, era di lunedì. Ovviamente, alle sei del mattino, quando cominci la Meditazione Dinamica; a quell'ora diede il via a tutto questo dinamismo. Al mattino presto, alle sei... deve aver messo la sveglia! Che stupidaggini.

    La creazione è eterna: è sempre esistita e sempre esisterà, perché Dio è la creazione. Dio è creatività.

    Per questo, non definisco mai Dio un pittore, ma un danzatore. Quando il quadro è finito, il pittore e il quadro diventano due cose separate. Nella danza è totalmente diverso; la danza è il fenomeno più spirituale, perché la danza e il danzatore sono una cosa sola: non puoi separarli, non esiste la dualità. C'è solo un'unione profondissima: il danzatore è la danza, la danza è il danzatore; se elimini la danza, il danzatore non è più tale. Se il danzatore si ferma, si arresta anche la danza: non sono due cose separate. Dio è coinvolto nel suo mondo come un danzatore nella sua danza. Per questo ti dico di onorare il mondo, di non condannarlo mai; Dio è dentro di esso, è presente ovunque.

    Kabir lo ripete spesso: sii colmo di meraviglia, di stupore, di venerazione, perché egli è ancora all'opera ovunque. Puoi coglierlo mentre sta dipingendo, scolpendo, danzando. Dio non è qualcosa accaduto in passato, sta accadendo in questo stesso istante: sta parlando attraverso di me, sta ascoltando attraverso di te. La creazione prosegue ancorai non arriva mai a una fine, è un viaggio infinito. Di fatto, l'esistenza non ha scopo. È un puro viaggio. Il viaggio in sé è meraviglioso: perché preoccuparsi dello scopo?

    Santa Teresa ha detto: «Il paradiso è l'intero percorso che conduce al paradiso. Dio non ha forse detto: "lo sono la via"?». Che affermazione splendida, di incredibile rilevanza: «Il paradiso è l'intero percorso che conduce al paradiso». Non aspettare il paradiso in quanto meta: «Il paradiso è l'intero percorso che conduce al paradiso. Dio non è forse Dio ora, non allora; Dio è in te, in me, ovunque. Solo Dio è.
    Quindi, non puoi chiedere: Perché Dio ha creato il mondo? Non l'ha mai creato, lo sta tuttora creando, e se davvero vuoi sapere perché chiedilo agli artisti. Non rivolgerti ai teologi, ai filosofi e ai pandit, interroga gli artisti. Va' da un Van Gogh mentre sta dipingendo e chiedigli perché sta dipingendo; va' da un ballerino, prendilo per mano e chiedigli: «Perché stai danzando?»; va' da un cantante e chiedigli «Perché stai cantando?». Allora saprai la risposta.
    II pittore si stringerà nelle spalle e dirà: «Cos' altro posso fare? Amo dipingere. Perché? Non c'è perché. Mi piace dipingere. Sono fatto cosi. È l'unico modo in cui mi sento felice ed estatico, il motivo è questo. Non ne esistono altri». Chiedi a un ballerino: «Perché danzi?», ti risponderà: «Cos' altro si può fare? Si vive per danzare». Oppure, chiedi a un innamorato perché ama. Hai mai amato qualcuno? Se qualcuno ti chiedesse perché ami cosa risponderesti? Avresti davvero una risposta? Dirai: «Perché? Non c'è perché. Amando mi sento al massimo, tocco il cielo con un dito. È cosi che mi sento fiorire, è questa la via attraverso la quale l'estasi mi accade».
    Ebbene, l'estasi è al di là delle domande. Se sei felice, sei felice; nessuno ti chiede perché. Certo, se sei infelice, la domanda ha senso. Se sei infelice, qualcuno può chiederti perché lo sei, e la domanda ha senso, perché l'infelicità è contro natura, vuol dire che qualcosa sta andando storto. Quando sei felice, nessuno ti chiede perché, eccezion fatta per pochi nevrotici. Persone del genere esistono, non posso negarlo.

    Ho sentito di un paziente... Il suo psichiatra, benché ricevesse molti soldi da lui, non ne poteva più. Tre, quattro, cinque anni di psicoanalisi, e quell'uomo non cambiava mai, ripeteva sempre le stesse cose. A un certo punto, lo psichiatra disse: «Fa' una cosa: va' in montagna per qualche giorno. Ti aiuterà moltissimo». II paziente andò in montagna e... Indovina un po'?  Il giorno dopo allo psichiatra arrivò un suo telegramma che diceva: «Sono felicissimo. Perché?». Sono felicissimo... perché? Vuole una spiegazione! No, la felicità non ha bisogno di spiegazioni. La felicità è la spiegazione di se stessa.

    Dio sta creando perché questo è l'unico modo in cui può essere felice, è l'unico modo in cui ama, in cui canta... È il suo solo modo di essere. La creazione è la sua natura essenziale. Non occorre alcun perché.

    giovedì 29 marzo 2012

    modellamento del Tao

    La principale conseguenza della distinzione tra mappa e territorio è che non si ha conoscenza diretta del "mondo", ma solo conoscenza di una sua rappresentazione, o di rappresentazioni di rappresentazioni, ovvero l'immagine di qualche cosa che è diversa dalla cosa in sé, che - in se stessa - è inconoscibile. La percezione del mondo e la sua esperienza - che determina il comportamento - risultano mappe di mappe di un territorio che, direttamente, rimane sconosciuto e forse inconoscibile.
    Il processo del modellamento umano.La prima mappa è tra mondo esterno e la sua percezione tramite gli organi sensoriali. La seconda tra mondo percepito e mondo dell'esperienza tramite i sistemi rappresentazionali associati agli organi di percezione. Il mondo dell'esperienza determina il comportamento e le azioni e viene espresso tramite il linguaggio. Il feedback tra esperienza e mondo esterno è coerente con un'interpretazione costruttivista della realtà.
    •  Percezione del Mondo
    Il primo passo della mappatura/modellamento, il processo della percezione del Mondo esterno, è caratterizzato dalla presenza di vincoli di tipo neurologico - dovuti alla limitatezza degli organi sensoriali - sociali ed individuali - dovuti ai condizionamenti di tipo sociale-culturale e di storia personale dell'individuo-.
    • Il processo del modellamento umano
    Il processo che porta dal mondo all'esperienza del mondo attraverso la percezione è stato denominato "modellamento", il processo che crea mappe del territorio-  i modelli - in una relazione complementare ricursiva del tipo:

    modello/modellamento
    la rappresentazione di qualcosa/il processo con cui si rappresenta qualcosa

    Nel corso del tempo  lo studio del modellamento umano e delle sue implicazioni è stato portato avanti in diversi ambiti, dalla filosofia alla neurofisiologia. Due esempi significativi in tempi e contesti molto diversi sono:
     
















    il Trattato di Hume, una delle massime espressioni dell'empirismo inglese del 700, è un classico saggio di epistemologia sul processo di modellamento umano.


















    Il secondo è un testo classico di psicologia cognitiva del 1960 nel quale Pribram, Galanter e Miller fornirono alcune strutture dell'interno della scatola nera per la relazione tra conoscenza/esperienza e comportamento definendo un piano come un processo che regola il comportamento dall’alto di una struttura gerarchica cognitiva; gli individui posseggono piani per tutte le loro attività:percepire, prestare attenzione, parlare, pensare,ricordare, decidere.
    Il piano consiste in una serie di istruzioni per l’esecuzionedi un’azione e la struttura dei piani è basata su un processo ricursivo di tipo TOTE (Test-Operate-Test-Exit):
    Un’azione viene suscitata dalla rilevazione della incongruenza tra la situazione presente e lo stato di cose desiderato: l’individuo continua ad operare finchè l’incongruenza viene eliminata. L'output di un TOTE può poi essere connesso all'input di un altro TOTE gerarchicamente superiore per determinare strategie e tattiche del comportamento.
    • Teorie, Modelli e Metamodelli
    Il termine "teoria" e il processo di formazione delle teorie, la teorizzazione, derivano storicamente dalle scienze naturali e in particolare dalla fisica, un dominio dove le teorie possono essere formalizzate in modo simbolico attraverso la matematica. Il processo di teorizzazione che parte dai dati sperimentali è parte essenziale del metodo scientifico, se non il fine, e benchè le teorie siano strettamente limitate da questo (nelle parole di Einstein: "Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione; un unico esperimento potrà dimostrare che ho sbagliato") le teorie, quando accettate e consolidate, sono considerate "vere" o "esatte" nel rappresentare lo specifico dominio di descrizione, anche in domini non formalizzabili quali la biologia.
    In ambiti quali l'interazione, il comportamento e la comunicazione umana il termine teoria risulta troppo rigido, in quanto è quasi impossibile dare descrizioni, rappresentazioni e spiegazioni che si possano risultare "vere" o "esatte" per sistemi così complessi e che coinvolgono soggettivamente l'osservatore che descrive e ipotizza. Bandler e Grinder introducono il termine "modello", definendolo come "la rappresentazione di qualcosa" e "modellamento" il processo con cui si rappresenta qualcosa. In questi termini un modello più che tentare di essere "vero" o "esatto" dovrebbe essere "appropriato", "adeguato", "utile" nel rappresentare il comportamento.
    Nel caso della rappresentazione del linguaggio il modello diventa necessariamente un metamodello, la rappresentazione della rappresentazione di qualcosa, dato che il linguaggio è la rappresentazione verbale del mondo dell'esperienza, ed in più deve essere esplicito, tale che non dipenda dall'interpretazione.
    • Universali del comportamento umano 

    Nel processo di modellamento del comportamento umano Bandler e Grinder introducono tre "universali" dei processi attuati all'interno della "scatola nera" dell'individuo e basati su considerazioni sui vincoli genetico-neurofisiologici, sociali e specificamente individuali. Questi sono la generalizzazione, la deformazione e la cancellazione, procedimenti che valgono in generale nel processo di modellamento mondo/esperienza del mondo del tipo mappa/territorio, e che gli autori mettono in evidenza principalmente nella rappresentazione linguistica verbale utilizzata per rappresentare il mondo dell'esperienza.
    La generalizzazione è il procedimento con il quale una specifica esperienza giunge a rappresentare l'intera categoria alla quale appartiene.
    La deformazione è il procedimento con il quale i rapporti che intercorrono tra le parti del modello sono rappresentati in modo diverso dai rapporti che si presume debbano rappresentare. Uno degli esempi più comuni di deformazione del modellamento è la rappresentazione di un processo con un evento, il quale, nell'ambito dei sistemi di linguaggio, si definisce nominalizzazione.
    La cancellazione è il procedimento attraverso il quale si selezionano determinate parti del mondo della nostra esperienza e le si escludono dalla rappresentazione creata dal modellamento della persona.

    lunedì 6 febbraio 2012

    il giorno del Tao


    Quando un giorno che secondo voi dovrebbe essere mercoledì, vi sembra fin dall'inizio domenica, potete star certi che qualcosa non va. Ebbi questa impressione fin dal primo momento, svegliandomi.
    Tuttavia, quando incominciai a connettere con più lucidità, rimasi in forse. Dopo tutto, sebbene avessi la sensazione nettissima d'essermi svegliato più tardi del solito, poteva anche essere vero il contrario.
    Continuai ad aspettare, dubbioso, ma subito ebbi una prima prova obiettiva: un orologio lontano batté, così mi parve, otto colpi. Ascoltai con le orecchie tese, pieno di sospetto. Ed ecco che un altro orologio cominciò a farsi sentire in tono alto, risoluto. E, senza fretta, batté incontestabilmente le otto. Allora capii che le cose non andavano.

    il Te del Tao: XXXVI - L'OCCULTO E IL PALESE

    image by relhom
    XXXVI - L'OCCULTO E IL PALESE

    Quei che vuoi che si contragga
    devi farlo espandere,
    quei che vuoi che s'indebolisca
    devi farlo rafforzare,
    quei che vuoi che rovini
    devi farlo prosperare,
    a quei che vuoi che sia tolto
    devi dare.
    Questo è l'occulto e il palese.
    Mollezza e debolezza vincono durezza e forza.
    Al pesce non conviene abbandonar l'abisso,
    gli strumenti profittevoli al regno
    non conviene mostrarli al popolo.

    salita al Tao

    Jeroen Anthoniszoon van Aken, detto Hieronymus Bosch, Salita al Calvario, olio su tela 76,7x83,5 cm, 1510-1516, Museum voor Schone Kunsten, Gand. 
    This dramatic panel is "one of the most hallucinatory creations of the history of Western art", in the words of Bosch expert Paul van den Broeck. It is presumed to be a late work of Hieronymus Bosch. The composition consists of a tangle of heads; there is no room for much else. Shortly after 1500, when this panel was painted, this was quite unique in European painting. The technique is highly sophisticated, and the colour palette in which Bosch has done the faces – some of them mask-like – and the headwear is extraordinarily rich. We are shown a scene from the Passion of Christ, a subject that plays a significant role in Bosch's oeuvre. Surrounding the serene heads of Christ and Veronica, who is the only female figure here as St Mary is absent, a crowd of misshapen and contorted faces, caricatures of humanity, throng like creatures from hell.





















    Fioritura (Regina di Denari)


    La Regina di Arcobaleno è simile a una pianta straordinaria, dai colori vivissimi, che abbia raggiunto il culmine della fioritura. È estremamente sessuale, viva, e colma di possibilità. Schiocca le dita al ritmo della musica dell'amore, e il collare zodiacale è fissato in modo che Venere poggi sul suo cuore. Le maniche dell'abito contengono un'abbondanza di semi; quando il vento soffia, verranno trasportati e metteranno radici ovunque si trovino a cadere. La donna non si preoccupa che possano atterrare nella terra fertile o sulle rocce - si limita a diffonderli, in una pura celebrazione della vita e dell'amore. Fiori cadono dall'alto sulla figura, in armonia con il suo fiorire interiore, e le acque dell'emozione danzano gioiose sotto il fiore su cui è seduta. In questo momento forse ti senti come un giardino fiorito, inondato da ogni dove di benedizioni. Dai il benvenuto alle api, invita gli uccelli affinché bevano il tuo nettare. Diffondi tutt'intorno a te la tua gioia, perché tutti la condividano.

    Lo Zen vuole che tu viva nell'abbondanza, nella totalità, intensamente - non al minimo, come vuole il Cristianesimo, ma al massimo - ti vuole straripante. La tua vita deve toccare quella degli altri. La tua beatitudine, la tua benedizione, la tua estasi non devono rimanere ristrette in te, come fossero un seme. Devono essere esposte, come un fiore, e diffondere la loro fragranza per tutti quanti - non solo per gli amici, ma anche per gli estranei. Questa è vera compassione, questo è vero amore: condividi la tua illuminazione, condividi la tua danza del trascendente.