giovedì 15 aprile 2010

la Rete di Indra del Tao


Si dice che nel cielo di Indra esista una rete di perle disposta in modo tale che, osservandone una, si vedono tutte le altre riflesse in essa. Nello stesso modo, ogni oggetto nel mondo non è semplicemente se stesso ma contiene ogni altro oggetto e, in effetti, è ogni altra cosa.

(circa 600 a.c.)

la Verità del Tao


A volte, mentre sono semplicemente seduto, una domanda affiora nella mia mente:

"Cos'è la verità?"...

Questa è la domanda più importante che possa sorgere nella mente di chiunque, ma che non ha una risposta.

La domanda più importante, la domanda suprema, non può avere una risposta; ecco perché è la domanda suprema. Quando Ponzio Pilato chiese a Gesù: "Cos’è la verità?" Gesù rimase in silenzio. Non solo, ma la storia dice che quando Ponzio Pilato fece la domanda: "Cos’è la verità?" egli non attese la risposta. Lasciò la stanza e andò via. È molto strano. Anche Ponzio Pilato pensava che una domanda simile non potesse avere una risposta, perciò non attese la risposta. Gesù rimase in silenzio, perché anche lui sapeva di non poter rispondere a tale domanda.

Ma questi due modi di comprendere non sono uguali, perché queste due persone sono diametralmente opposte. Ponzio Pilato pensava che una domanda simile non potesse avere una risposta perché la verità non esiste: come si potrebbe rispondere? Questa è la logica della mente, della mente romana. Gesù rimase in silenzio non perché la verità non esiste, ma perché la verità è tanto vasta da essere indefinibile. La verità è immensa, enorme e non può essere confinata in una parola, non può essere ridotta al linguaggio. Esiste. Puoi essere la verità, ma non puoi esprimerla con le parole.
Per due motivi diversi, essi si comportarono in modo quasi identico: Ponzio Pilato non attese la risposta, sapeva già che la verità non esiste. Gesù rimase in silenzio perché egli conosceva la verità e sapeva che non è possibile esprimerla con le parole.
La domanda è assolutamente importante. Non esiste una domanda che sia più sublime di questa, perché non esiste una religione più sublime della verità. Bisogna comprendere la domanda, bisogna analizzarla. Analizzando la domanda, cercando di comprenderla, potreste avere un’intuizione su cosa sia la verità. Io non risponderò, non posso rispondere. Nessuno può rispondere. Ma possiamo penetrare in profondità nella domanda.Penetrando in profondità nella domanda, la domanda stessa inizierà a scomparire. Quando la domanda sarà scomparsa, troverete la risposta proprio nell’essenza più intima del vostro cuore - voi siete la verità, come potreste non trovarla? Forse l’avete dimenticata, forse avete perso la strada che vi conduce alla verità, forse avete dimenticato il modo per entrare nel vostro essere interiore, nella vostra stessa verità.
La verità non è una ipotesi, non è un dogma. La verità non è hindu, né cristiana, né maomettana.
La verità non è mia, né vostra. La verità non appartiene a qualcuno, ma tutti appartengono alla verità. La verità significa ciò che è: questo è il significato esatto della parola. Deriva dalla radice latina vera. Vera significa: ciò che è. In inglese ci sono alcune parole che derivano dalla radice latina vera: was, were - derivano da vera. In tedesco, war - deriva da vera. Vera significa: ciò che è, senza interpretazione. Quando entra in scena l’interpretazione, allora ciò che conosci è la realtà, non la verità. Questa è la differenza tra la realtà e la verità. La realtà è la verità interpretata. Pertanto, nel momento in cui rispondi alla domanda: "Cos’è la verità?" la tua risposta diventa la realtà e non è più la verità.
Subentra l’interpretazione, la mente le dà i suoi colori. E le realtà sono tante quante sono le menti. Ci sono molte realtà, la verità è una, perché la conosci solo quando la mente è assente. È la mente che vi tiene separati da me, separati dagli altri, separati dall’esistenza. Se guardate le cose attraverso la mente, la mente vi dà una fotografia della verità. È soltanto una fotografia, un fotogramma di ciò che è. E naturalmente la fotografia dipende dalla macchina fotografica, dalla pellicola usata, dai solventi chimici, dalle modalità di sviluppo, dalle modalità di stampa, dall’esecutore della fotografia. Mille e una cosa entrano in gioco: diventa la realtà. Anche la parola ’realtà’ è bella da capire: deriva dalla radice latina res, che significa cosa o cose. La verità non è una cosa. Ma dopo che la mente l’ha afferrata, l’ha interpretata, l’ha definita, l’ha delimitata, la verità diventa una cosa.
Nel momento in cui uno si innamora di una donna, esiste una certa verità - se si è innamorato in modo assolutamente inconsapevole, se non l’ha in qualche modo ’fabbricato’, se non è stata una sua azione, una sua realizzazione, se non ci aveva mai neppure pensato. Improvvisamente uno vede una donna, la guarda negli occhi e qualcosa scatta. Egli non è colui che agisce, ma è semplicemente preso, si trova innamorato. Egli non c’entra, il suo ego non è coinvolto, quanto meno non proprio all’inizio, quando l’amore è vergine. In quel momento c’è la verità e non c’è alcuna interpretazione. Ecco perché l’amore rimane indefinibile. Ben presto subentra la mente, comincia a manovrare le cose e si impossessa di lui. Egli inizia a pensare alla ragazza come alla sua innamorata, comincia a pensare al modo per arrivare a sposarla, comincia a pensare alla ragazza come a sua moglie. Ebbene, queste sono cose reali: l’innamorata, la moglie - queste sono cose. Ora la verità non c’è più, si è tirata indietro. Ora le cose diventano più importanti. Il definibile è più sicuro, l’indefinibile è incerto. In questo modo si inizia a uccidere, ad avvelenare la verità. Presto o tardi ci saranno una moglie e un marito: due realtà. Ma la bellezza se n’è andata, la gioia è scomparsa, la luna di miele è finita.La luna di miele è finita nel momento esatto in cui la verità diventa realtà, quando l’amore è diventato un rapporto. La luna di miele è assai breve, sfortunatamente - e non sto parlando della luna di miele che segue il matrimonio. La luna di miele è assai breve. Forse è durata un solo istante, ma la sua purezza, la sua purezza cristallina, la sua divinità, il suo essere trascendente - appartengono all’eternità, non al tempo. La sua purezza non fa parte delle cose del mondo, è come un raggio di luce che entra in un buco nero. Proviene dal trascendente. Definire divino l’amore è assolutamente appropriato, perché l’amore è verità. Nella vita comune l’amore è la situazione più vicina alla verità.

"Cos’è la verità?"

La domanda deve scomparire, solo allora saprai.

Se chiedi: "Cos’è la verità?" cosa chiedi? Se io dicessi A è verità, B è verità, C è verità, sarebbe una risposta? Se io rispondessi A è verità, allora certamente A non può essere la verità, è qualcos’altro che io sto usando come sinonimo di verità. Se è assolutamente un sinonimo, allora è una tautologia. Poi potrei dire: "La verità è la verità", ma sarebbe sciocco, privo di significato, non risolverei niente. Se fosse esattamente uguale, se "A è verità" allora significa che la verità è la verità. Se A è diverso dalla verità, non è esattamente verità, allora sosterrei il falso. Allora dire che "A è verità" sarebbe soltanto approssimativo. Ricordati, non ci può essere qualcosa di approssimativo alla verità. O è verità o non è verità. Perciò non posso dire "A è verità". Né posso dire: "Dio è verità", perché se Dio è verità, allora è una tautologia - la verità è la verità. In questo caso non dico niente. Se Dio è diverso dalla verità, allora direi qualcosa, ma qualcosa di errato. In questo caso Dio è diverso dalla verità, allora come può essere la verità? Se dico che è approssimativo, linguisticamente andrebbe benissimo, ma non sarebbe giusto. "Approssimativamente" significa che c’è una menzogna, che c’è qualcosa di falso. Altrimenti, perché non è verità al cento per cento? Se è verità al novantanove per cento, contiene qualcosa che non è verità. Verità e menzogna non possono coesistere, proprio come la luce e il buio non possono coesistere - poiché il buio altro non è che assenza di luce. Assenza e presenza non possono coesistere, verità e menzogna non possono coesistere. Menzogna altro non è che assenza di verità.Perciò nessuna risposta è possibile, ecco perché Gesù rimase in silenzio. Ma se osservi con comprensione profonda, se guardi nel silenzio di Gesù,hai la risposta. Il silenzio è la risposta. Gesù dice: "Stai in silenzio, come io sono in silenzio e saprai", ma non lo dice con parole. È un gesto che assomiglia molto, molto allo Zen. In quel momento, quando Gesù rimane in silenzio, egli è vicinissimo all’approccio Zen, all’approccio buddhista. In quel momento egli è un Buddha. Buddha non rispose mai a simili domande. Egli aveva fatto un elenco di undici domande e, in qualsiasi luogo andasse, i suoi discepoli giravano e annunciavano pubblicamente: "Non fate mai a Buddha una qualsiasi di queste undici domande" - domande che sono fondamentali, domande che sono realmente significative. Potevano chiedere qualsiasi altra cosa e Buddha era sempre pronto a rispondere. "Ma non chiedete ciò che è fondamentale, perché ciò che è fondamentale si può soltanto sperimentare." E la verità è il fondamento per eccellenza, l’essenza stessa dell’esistenza è la verità. Entra nella domanda. La domanda è importante e sgorga dal tuo cuore: "Cos’è la verità?" - sorge in te un desiderio di conoscere ciò che è. Non scacciare questo desiderio, entra in esso. Chidvilas, se mai ti capitasse di nuovo, chiudi gli occhi, entra nella domanda. Lascia che la domanda si focalizzi al massimo - "Cosa è la verità?" Lascia che sorga in te una grande concentrazione. Dimentica tutto il resto, come se la tua vita intera dipendesse da questa domanda: "Cos’è la verità?" Lascia che diventi una questione di vita o di morte. E non tentare di rispondere, perché tu non conosci la risposta.Ti arriveranno delle risposte perché la mente cerca sempre di fornire delle risposte. Ma considera il fatto che non sai, perciò fai la domanda. Quindi come potrebbe la mente darti una risposta? La mente non sa, perciò dille: "Sta zitta!" Se tu sapessi, non avresti bisogno di chiedere. Tu non sai, per questo fai la domanda. Pertanto non farti ingannare dai giocattoli della mente. Ti fornisce dei giocattoli, ti dice: "Guarda! Sta scritta nella Bibbia. Guarda! Sta scritta nelle Upanishad. Guarda! Quella è la verità. È stata scritta da Lao Tzu, questa è la verità." La mente può gettare davanti ai tuoi occhi ogni genere di sacre scritture: la mente può fare citazioni, la mente te le fornisce prendendole dalla memoria. Tu hai udito molte cose, hai letto molto, la mente contiene tutte queste memorie e può ripeterle meccanicamente. Ma osserva questo fenomeno: la mente non sa e tutto ciò che la mente ripete è preso in prestito e ciò che è preso in prestito non può aiutarti.
Accadde a un passaggio a livello. I cancelli erano chiusi, un treno doveva transitare e un uomo stava seduto in automobile, aspettando il passaggio del treno e leggeva un libro. Un ubriaco che stava seduto nei pressi del cancello si avvicinò, bussò al vetro del finestrino chiuso a causa dell’aria condizionata. L’uomo aprì il finestrino e chiese: "Cosa posso fare per te, hai bisogno d’aiuto?" Il beone rispose: "Sì, non mangio da due giorni, puoi darmi duecento lire? Saranno sufficienti, mi bastano duecento lire." L’uomo rise, rispondendo: "Non prendere mai denaro in prestito e non prestare mai denaro" e mostrò al beone un libro: "Shakespeare - lo dice Shakespeare, guarda." Il beone tirò fuori dalla tasca un foglio di carta sporco e lo mostrò all’uomo: "Tu, figlio di puttana D.H. Lawrence."
Guardati dalla mente. La mente continua a fare citazioni, la mente sa tutto, senza sapere affatto. La mente è una simulatrice. Penetra all’interno di questo fenomeno: questa io la chiamo intuizione. Non si tratta di pensare. Se ci pensi, è ancora la mente. Devi penetrare a fondo, devi osservare il fenomeno stesso in profondità: il funzionamento della mente, il suo modo di funzionare. Essa prende in prestito da ogni dove, continua a prendere in prestito e ad accumulare. È un’accaparratrice, un’accaparratrice di sapere. La mente diventa molto sapiente e ogni qualvolta tu le fai una domanda importante, ti dà una risposta del tutto priva di importanza - futile, superficiale, spazzatura.
Un uomo portò a casa un pappagallo comperato in un negozio. Il proprietario del negozio gli aveva detto che il pappagallo avrebbe imparato a dire ’ciao’ in mezz’ora. Tornato a casa, spese un’ora nel ripetere ’ciao’ al pappagallo, ma questi non pronunciò una parola. Quando, disperato, fu sul punto di lasciar perdere, l’uccello disse: "Numero occupato." Un pappagallo è un pappagallo. Doveva aver udito la frase nel negozio degli animali. Mentre l’uomo continuava a ripetere "Ciao, ciao, ciao", il pappagallo ascoltava e aspettava che tacesse. Solo allora avrebbe potuto dire: "Numero occupato."
Potresti continuare a chiedere alla mente: "Cos’è la verità? Cos’è la verità? Cos’è la verità?" Nell’istante in cui smetti, la mente direbbe immediatamente: "Numero occupato" o una qualsiasi altra cosa. La mente ti darebbe comunque una risposta. Guardati dalla mente. La mente è il demonio, non esiste altro demonio. Ed è la tua mente. Devi sviluppare l’intuizione - devi perforare la mente da parte a parte. Taglia in due la mente con un preciso colpo di spada: questa spada è la consapevolezza. Taglia in due la mente e attraversala, vai oltre! Se riuscirai ad andare oltre la mente e, dopo averla attraversata, in te sorgerà un attimo di nonmente, questa è la risposta - non una risposta verbale, non una citazione da una sacra scrittura, non fra virgolette, ma autenticamente tua, un’esperienza. La verità è un’esperienza esistenziale. La domanda ha un significato immenso, profondo, ma devi averne un rispetto estremo. Non aver fretta di trovare una risposta qualsiasi, altrimenti la spazzatura soffocherà la risposta. Non permettere alla mente di soffocare la risposta. Il metodo che la mente usa per neutralizzare la domanda è fornirti risposte non vissute, che non sono frutto della tua esperienza. Tu sei la verità! Ma la verità può accadere soltanto nel silenzio totale, quando neppure un pensiero si muove, quando la mente non ha niente da dire, quando nella tua consapevolezza non c’è una benché minima increspatura. Quando nella tua consapevolezza non c’è una benché minima increspatura, la tua consapevolezza rimane intatta, libera da distorsioni. Quando c’è un’increspatura, c’è una distorsione.
Va’ a guardare un lago. In piedi sulla riva, guarda la tua immagine riflessa. Se sul lago ci sono delle onde, delle increspature e il vento sta soffiando, la tua immagine riflessa è ondeggiante. Non puoi capire cosa sia cosa - dove sia il naso e dove siano gli occhi - puoi soltanto fare supposizioni. Ma quando il lago è silenzioso e il vento non soffia e sull’acqua non c’è una benché minima increspatura, improvvisamente tu sei presente. La tua immagine riflessa è assolutamente perfetta. Il lago diventa uno specchio.Ogniqualvolta un pensiero si muove nella tua consapevolezza, la distorce. E i pensieri sono tanti, milioni di pensieri che continuano a correre velocemente ed è sempre ora di punta. Per ventiquattr’ore è ora di punta e il traffico continua ininterrotto, e ogni pensiero è associato a migliaia di altri pensieri. Si tengono tutti per mano e sono legati e interconnessi tra loro e tutta questa folla corre velocemente intorno a te. Come potresti sapere cos’è la verità? Liberati da questa folla.
Ecco cos’è la meditazione, ecco in cosa consiste la meditazione: una consapevolezza senza la mente, una consapevolezza senza i pensieri, una consapevolezza completamente senza onde - una consapevolezza intatta. Allora la verità è presente in tutta la sua bellezza e benedizione. Allora la verità è presente - chiamala Dio, chiamala nirvana o con qualsiasi altro nome tu voglia darle. È presente ed è presente come una esperienza. Tu sei nella verità, la verità è in te.
Usa questa domanda. Rendila più penetrante. Rendila totalmente penetrante, metti tutto in gioco, in modo che la mente non possa ingannarti con le sue risposte superficiali. Quando la mente sarà scomparsa, quando la mente non starà più giocandoti i suoi vecchi trucchi, saprai cos’è la verità. La conoscerai nel silenzio. La conoscerai nella consapevolezza senza pensieri.

Omaggio al Tao: Erik Satie


Per interessarsi a Satie occorre cominciare non avendo interessi, accettare che un uomo sia un uomo, lasciar perdere le nostre illusioni sull'idea di ordine, di espressione dei sentimenti e tutti gli imbonimenti estetici di cui siamo gli eredi. Non si tratta di sapere se Satie è valido. Egli è indispensabile.
John Cage

Debussy mi invitava spesso a casa sua e un giorno vi incontrai Erik Satie, che già conoscevo di nome. Mi piacque sin dal primo istante. Era un becco fino, pieno di astuzia e intelligentemente cattivo.
Igor Stravinskij

Un musicista medievale e dolce, smarritosi nel nostro secolo.
Claude Debussy

Honfleur, 17 maggio 1866 – Paris, 1 luglio 1925
"Here lies a great musician, a man of heart, an exceptional citizen"

lunedì 12 aprile 2010

Possibilità (2 di Bastoni)


L'aquila ha una panoramica di tutte le possibilità contenute nel paesaggio sottostante, mentre vola liberamente, naturalmente e senza sforzo attraverso il cielo. Essa è veramente nel suo dominio, molto grande e indipendente. Questa carta indica che si è ad un punto in cui un mondo di possibilità si apre. Se sei rilassato ed a proprio agio puoi riconoscere le possibilità che si presentano, a volte anche prima che gli altri si accorcano. Se sei in sintonia con la tua natura, capisci che l'esistenza ti fornisce esattamente quello di cui hai. Goditi il volo! E celebra tutte le meraviglie variegate nei paesaggi che sorvoli.

La Mente può accettare qualsiasi limite ovunque. Ma la realtà è che, per sua stessa natura, l'esistenza non può avere alcun limite, perché cosa sarà al di là del confine? Di nuovo un altro cielo. Ecco perché dico che cieli sopra cieli sono disponibili per il volo. Non accontentarti facilmente. Quelli che rimangono facilmente contenti rimangono piccoli: piccole sono le loro gioie, piccole sono le loro estasi, piccoli sono i loro silenzi, piccolo è il loro essere. Ma non c'è bisogno! Questa piccolezza è una vostra imposizione sulla vostra libertà, sulle vostre possibilità illimitate, al vostro potenziale illimitato.

venerdì 9 aprile 2010

Tao senza tempo


Una musica al di fuori del tempo e dello spazio.
Un frammento di Tao calato su Erik Satie del quale egli ci ha fatto dono per sempre.

martedì 6 aprile 2010

Gli ingredienti del Tao: lo Yuga di Kali


Siamo gli arcangeli dolorosi di un mondo che crolla,
siamo i figli di una nuova razza non ancora nata,
ma che vive attraverso di noi
come un vento carico di minacce e di polline nuovo.
Non sappiamo cosa vogliamo dire,
il nostro oracolo è sigillato,
i nostri sogni oscuri, i nostri segni contraddittori.
Non abbiamo la chiave,
ma siamo fermi davanti ad una nuova soglia,
a battere alla porta,
a batterla come dovette farlo nella foresta
il primo antropoide, che volle essere uomo.
E invece ci perdiamo nella rivolta,
ci perdiamo nell’orgoglio dei ricchi
o nel fascino del rifiuto.
Ci perdiamo nella seduzione del governo o dei sogni.
Ma il nostro senso non è essere vittime, né fuggire,
il nostro senso è al di là della rivolta,
Il nostro senso è bussare a questa porta,
gridare come i bambini nella notte finché la porta si apra.

Sri Aurobindo

Secondo l'interpretazione della maggior parte delle Sacre Scritture induiste, tra cui i Vega, il Kali Yuga (lett. Kàli=nero, Yuga=era) corrispondente nei miti greci all'età del ferro, è l'ultimo dei quattro Yuga. Si tratta di un'era oscura, caratterizzata da numerosi conflitti e da una diffusa ignoranza spirituale.
Essa cominciò con la morte fisica di Krishna (avvenuta, secondo il Surya Siddharta, il trattato astronomico che costituisce la base del calendario indù, alla mezzanotte del 18 febbraio 3102 a.C.) e durerà 432.000 anni, concludendosi nel 428.899 d.C.: Kalki, decimo e ultimo avatar di Visnu, apparirà in quell'anno, a cavallo di un destriero bianco e con una spada fiammeggiante con cui dissipare la malvagità.
Il Kali Yuga è l'ultimo dei quattro Yuga, e alla sua fine il mondo ricomincerà con un nuovo Satya Yuga (o Età dell'oro); questo implica la fine del mondo così come lo conosciamo (più di ciò che accadde alla fine degli altri Yuga, perché la Storia cadrà nell'oblio) e il ritorno della Terra ad un paradiso terrestre.

giovedì 1 aprile 2010

Gli ingredienti del Tao: Tao Te Ching; I - DELINEA IL TAO


I - DELINEA IL TAO

Il Tao che può essere detto
non è l'eterno Tao,
il nome che può essere nominato
non è l'eterno nome.
Senza nome è il principio del Cielo e della Terra,
quando ha nome è la madre delle diecimila creature.
Perciò chi non ha mai desideri ne contempla l'arcano,
chi sempre desidera ne contempla il termine.
Quei due hanno la stessa estrazione
anche se diverso nome
ed insieme sono detti mistero,
mistero del mistero,
porta di tutti gli arcani.

In poche semplici frasi il Tao Teh Ching (Dàodéjīng, Il Libro del Tao e della Virtù) dice tutto quello che si può dire, e tutto quello che non si può dire, su tutto quello che esiste - e su tutto quello che non esiste.

Those who have known, not by words, not by scriptures but by actually living life, from amongst those very few, Lao Tzu is one. And from amongst those yet fewer persons, who having known, have ceaselessly endeavoured to reveal what they have known, Lao Tzu is one. But the very first experience of those enlightened ones, who have tried to express what they have known is, that: whatever is expressible is not Truth. That which can assume form, invariably loses its spiritual power (of the Formless).

Now if someone wishes to make a picture of the sky, this can never be. Whatever picture is made, it will not be of the sky, for space is that which embodies everything. A picture cannot contain anything; it, in itself is surrounded by space. So Truth expressed in words, will be like the skies depicted in apicture. No bird can fly in the sky of a picture, no sun comes out in the morning or stars at night. It is dead for all purposes and the sky only in name. The sky cannot be in a picture. The greatest difficulty that a person encounters when he sets forth to express Truth is, that no sooner Truth is converted into words, it becomes Un-Truth. It becomes just what it is not. Then what was to be conveyed, remains unsaid; and what was not to be conveyed, is given voice. Lao Tzu starts his very first line with this statement.

Gli ingredienti del Tao: la Struttura che Connette

Qual è la struttura che connette
il granchio con l’aragosta,
l'orchidea con la primula
e tutti quattro con me?
E me con voi?
E tutti noi con l’ameba da una parte
e lo schizofrenico dall’altra?


(Gregory Bateson, Mind and Nature: a necessary Unity, 1979)

Singolare figura di scienziato, quella che si pone questo tipo di domande e decisamente ancor più singolare colui che dedica la propria vita alla ricerca delle risposte. Gregory Bateson fu questo tipo di scienziato: insofferente verso ogni forma accademica, si dedicò a mettere a soqquadro le cose piuttosto che a ordinarle. Con il suo lavoro Bateson ci obbliga a ripensare il tutto, a mettere in relazione ciò che teoricamente non è corretto relazionare, ci porta verso una nuova e diversa visione delle cose. “Tracciare le linee di una ecologia della mente è porre le basi per una scienza che ancora non esiste come corpus organico di teoria o conoscenza” scrive in apertura di Verso un’ecologia della mente, la sua opera più conosciuta e apprezzata. Ed è appunto ciò che Bateson tenta di fare per tutta una vita: mettere sul tappeto questioni fra le più apparentemente lontane, come “la simmetria bilaterale di un animale, la disposizione strutturale delle foglie in una pianta, l’amplificazione successiva della corsa agli armamenti, le pratiche del corteggiamento, la natura del gioco, la grammatica di una frase, il mistero della evoluzione biologica e la crisi in cui oggi si trovano i rapporti fra uomo e ambiente”. È questo il fulcro, il cuore della ricerca di Bateson: il tentativo di scoprire, descrivere, sistematizzare la “struttura che connette”.
Poliedrica figura di studioso, si dedicò nel corso della vita a più discipline: biologia, antropologia, psicologia, etologia, così da fare di sé stesso l’autore di un pensiero singolarmente innovativo. La formazione di Bateson deve molto alla figura paterna. William Bateson fu un biologo molto conosciuto, a lui si deve tra l’altro il termine “genetica”. Gregory Bateson si laureò in scienze naturali e, come nelle migliori tradizioni, sulle orme di Darwin, raggiunse le Galapagos per suggellare il suo apprendistato da biologo. In seguito si dedicò all’antropologia e conobbe e sposò Margaret Mead con la quale condusse il lavoro sul campo nell’isola di Bali. Collaborò con la Langley Porter Neuropsychiatric Clinic di San Francisco per uno studio sulla comunicazione psichiatrica. Negli anni che seguirono approfondì gli studi sulla comunicazione, occupandosi in particolar modo del comportamento e della comunicazione di lontre e foche in contesti di gioco. Creò un proprio gruppo di lavoro con il quale elaborò la teoria del “doppio vincolo”. Le scoperte di questo gruppo, in particolare sulla comunicazione familiare e la genesi della schizofrenia si riveleranno molto importanti e ispireranno più di una ricerca, ponendo le basi della Terapia Familiare Sistemica. Le sue vicissitudini lo sospinsero sino alle Haway dove si occupò del linguaggio dei delfini. Tutte queste esperienze lo portarono a maturare le sue idee e a condensarle in quel Verso un’ecologia della mente che gli porterà i primi riconoscimenti ufficiali. È dunque la sua formidabile capacità di mettere in relazione i vari campi oggetto dei suoi di studi a farne una figura così eccezionale. Nel 1972 Bateson pubblicò il suo libro più famoso, Verso un’ecologia della mente, che tentava di ripensare la condizione umana. Vi aveva addensato gli studi di una vita, le sue riflessioni sulla schizofrenia, sulla comunicazione animale e umana e la cibernetica. È in questo libro che affronta quelli che saranno i temi del suo pensiero, un tentativo di delineare quella “struttura che connette” che è alla base di tutta la sua opera. Una ricerca che Bateson tenta di sistematizzare definitivamente in Mente e natura pubblicato nel 1979, pochi mesi prima della morte. Per Bateson ogni organismo biologico ha la capacità di conoscere, di pensare e di decidere. E se l’epistemologia è il modo in cui i singoli organismi viventi e gli insiemi degli organismi viventi conoscono, pensano e decidono, allora tutto è epistemologia, tutto è processo di conoscenza. Bateson ha dedicato la propria vita alla ricerca della struttura che connette l’uomo agli altri organismi viventi e gli organismi viventi all’ambiente.
Nemico di ogni rigido dualismo, si era sempre più convinto della centralità della relazione. Liquida Cartesio perché le sue asserzioni hanno “semplicemente mandato in frantumi l’universo in cui viviamo”. Per Bateson l’io non è separato dagli altri e dal contesto, tutto è interconnesso, interdipendente. L’uomo è parte del tutto, ne è una componente fondamentale, un tassello dell’universo biologico. E, come ogni parte di un sistema epistemologico e cibernetico, è in grado di influenzare tutto, ma non è in grado di controllare tutto. Assieme ad una serie di studiosi come Norbert Wiener, John von Neumann, Claude Shannon, Warren McCulloch ed altri da vita alle “Macy Conferences” e alla teoria cibernetica che tenta di spiegare il comportamento e la dinamica dei sistemi biologici complessi. Bateson è stato definito soprattutto un “suscitatore di idee”, ma fu anche l’autore di alcune scoperte concrete come la teoria del “doppio vincolo” che ha permesso di guardare in un altro modo al problema della schizofrenia.
Nell’ultima parte della sua vita, quando ormai era gravemente malato, scrisse, assieme a Mary Catherine, la figlia, Dove gli angeli esitano. L’unità della natura da lui asserita apriva il campo ad una serie di riflessioni che costituivano il territorio per antonomasia della religione. “Il suo pensiero”, scrisse la figlia, “era comprensibile forse solo con il genere di metafore a cui ci ha abituato la religione”. Ateo di formazione, Bateson si rese conto che si stava avventurando in un terreno pericoloso, nel quale era facile venire fraintesi. Ovvio che lo scienziato vi si avvicini con cautela, d’altro canto il suo lavoro l’aveva condotto a porsi interrogativi di fronte ai quali avvertiva di dovere mettere in campo una saggezza e un coraggio di tipo diverso da quello seguito sino a quel momento. Era ad una svolta sostanziale del proprio percorso di uomo e scienziato.

Liberamente adattato da un articolo di Luisa Sberlati
www.frameonline.it/Fuoricampo_Bateson.htm

Gli ingredienti del Tao: Global Dynamics Processes


Processo: rete di cambiamenti, interscambi, relazioni, attività o azioni collegate tra loro. Un processo avviene in, o definisce, un sistema (sistema o ambito di interazione), un insieme di entità (elementi del sistema) connesse tra di loro tramite reciproche relazioni visibili o definite dal suo osservatore. Nei sistemi denominati complessi gli elementi e le inter-relazioni tra loro appartengono a tipologie diverse, descrivibili o sintetizzabili, in livelli di sistema, o livelli di complessità. Allo stesso modo processi che avvengono in un sistema complesso sono descrivibili, o sintetizzabili, in livelli di complessità di processo. Il contesto di descrizione più allargato in cui avviene, o si applica, un processo è detto matrice del processo.

Dinamico: (contrapposto a statico); per sua natura ogni processo è intrinsecamente dinamico. Un processo statico è uno dove il numero e il tipo degli elementi interconnessi, il sistema di interazione, il tipo e il numero di interazioni sono definite e non cambiano.
Per processo dinamico si intende un processo dove il numero e il tipo di elementi interconnessi, il o i sistemi di interazione, il tipo e il numero di interazioni e i livelli di complessità di sistema e di processo variano in modo dinamico. Un caso particolare di processo dinamico è un metaprocesso, un processo di processi, dove gli elementi di interazione sono sia elementi di sistema, sistemi stessi e processi.

Globale: (contrapposto a locale e universale); un processo per cui il sistema di interazione è l’intero pianeta.

L’esempio massimo possibile di GDP, o meglio di UDP, è il Te del Tao, la realizzazione del Tao in questo universo, un …-meta-meta-meta-…-meta processo dinamico universale a infiniti livelli su infiniti sistemi e infiniti elementi che dura da circa 13 miliardi di anni e la cui matrice indescrivibile e inconoscibile è il Tao:


Senza nome è il principio
del Cielo e della Terra,
quando ha nome è la madre
delle diecimila creature.