lunedì 30 luglio 2012

la complessità dal KaliYuga al Tao - V


12. Eraclito: "vivere di morte, morire di vita"
In questa unione di nozioni logicamente complesse, esiste una relazione tra la vita e la morte.
Ho spesso citato la frase illuminante di Eraclito, del VI secolo aC: "vivere di morte, morire di vita". E' diventato da poco comprensibile, dal momento in cui abbiamo appreso che il nostro organismo degrada la sua energia, non solo a ricostituire le sue molecole, ma che le nostre stesse cellule si degradano e che produciamo nuove cellule. Viviamo dalla morte delle nostre cellule.
E questo processo di rigenerazione permanente, quasi di ringiovanimento permanente, è il processo della vita. Ciò che rende possibile aggiungere alla formula molto esatta di Bichat, dicendo: "la vita è l'insieme delle funzioni che lotta contro la morte", questo
strano complemento che ci presenta una complessità logica: "Integrare la morte per combattere meglio contro la morte". Ciò che  di nuovo si sa su questo processo è estremamente interessante: è stato piuttosto recentemente appreso che le cellule che muoiono non sono solo le cellule vecchie; infatti cellule apparentemente sane riceventi messaggi diversi dalle cellule vicine, "decidono", in un dato momento, di commettere suicidio. Esse si suicidano e i fagociti divorano i loro resti. In questo modo, l'organismo determina quali cellule devono morire prima di aver raggiunto la senescenza. Vale a dire che la morte delle cellule e la loro liquidazione postmortem sono incluse nell'organizzazione vivente.
C'è una sorta di fenomeno di auto-distruzione, di apoptosi, dal momento che questo termine è stato preso dal mondo vegetale, indicante la scissione degli steli fatta dagli alberi in autunno, in modo che le foglie morte cadano.
Da un lato, quando vi è una insufficienza di morti cellulari a seguito di
differenti incidenti e perturbazioni, ci sono un certo numero di malattie che sono mortali a lungo termine, come l'osteoporosi, vari tipi di sclerosi, e alcuni tumori, dove le cellule rifiutano di morire, diventando immortali, formando tumori e andando a farsi una passeggiata in forma di metastasi (Può sembrare che sia una rivolta delle cellule contro la loro morte individuale che porti a queste forme di morte dell'organismo). D'altra parte, l'eccesso di morte cellulare determina AIDS, Parkinson e morbo di Alzheimer.
Vedete a quale punto questo rapporto tra la vita e la morte è complesso: è necessario per le cellule morire, ma non troppo! Si vive tra due catastrofi, l'eccesso o l'insufficienza di mortalità. Si trova ancora una volta il problema
epistemologico fondamentalmente della complessità generalizzata.

13. Sulle macchine non banali
Gli esseri viventi sono certamente macchine, ma a differenza delle macchine artificiali che sono banali macchine deterministiche (dove si conoscono le uscite quando si conoscono gli ingressi), questi sono macchine non-banali (von Foerster) dove si possono prevedere comportamenti innovativi.
Siamo macchine, questa verità era già nell'uomo-macchina di La Mettrie. Siamo macchine fisiche, macchine termiche, funzioniamo alla temperatura di 37 gradi. Ma siamo macchine complesse.
Von Neumann stabilì la differenza tra macchine viventi e macchine artificiali prodotte dalla tecnologia: i componenti delle macchine tecniche, avendo la buona qualità di essere estremamente affidabili, vanno verso il loro degrado, verso l'usura, fin dall'inizio del loro funzionamento.
Laddove la macchina vivente, costituita principalmente da componenti tutt'altro che affidabili, proteine
degradanti - ​​e si capisce molto bene che questa mancanza di affidabilità delle proteine ​​permette di ricostituirsi non-stop - è in grado di essere rigenerata e riparata; anch'essa va verso la morte, ma dopo un processo di sviluppo. La chiave di questa differenza sta nella capacità di auto-riparazione e auto-rigenerazione. La parola rigenerazione è capitale qui.
Si può dire che la caratteristiche di innovazione che emergono nell'evoluzione della vita (le quali sono determinate da cambiamenti ambientali, o per l'irruzione di rischi multipli), come la comparsa dello scheletro nei vertebrati, ali negli insetti, uccelli o pipistrelli , tutte queste creazioni, sono tipiche macchine
non-banali. Vale a dire, dà una nuova soluzione alle sfide insormontabili senza questa soluzione.
Tutte le figure importanti della storia umana, al livello intellettuale, religioso, messianico, o politico, erano macchine non-banali. Si può sostenere che tutta la Storia dell'Umanità, che inizia diecimila anni fa, è una storia
non-banale , vale a dire una storia fatta di eventi impredicibili, imprevisti, di distruzioni e creazioni. La storia della vita che la precede è una storia non-banale, e la storia dell'universo, dove la nascita della vita e quindi dell'umanità sono incluse, è una  storia non-banale.
Siamo obbligati a de-banalizzare la conoscenza e la nostra visione del mondo.

14. Complessificare la nozione di caos
Abbiamo visto come la nozione di sistema ci porta alla complessità dell'organizzazione che a sua volta ci porta alla complessità logica. Vediamo ora il concetto di caos, come appare entro la teoria del caos, e che comprende il disordine e impredicibilità. Il battito delle ali di una farfalla a Melbourne
può provocare con una successione di processi a catena un uragano in Giamaica, per esempio.
In realtà, credo che il
parola caos debba essere considerata nel suo senso profondo, il suo senso Greco. Sappiamo che nella visione del mondo dei Greci , il caos è all'origine del Cosmo. Il caos non è disordine puro, porta in sé la indistinzione tra le potenzialità di ordine, di disordine, e di organizzazione da cui nascerà un cosmo, che è un universo ordinato.
I Greci videro per un po' troppo ordine nel cosmo, che è effettivamente ordinato perché lo spettacolo immediato, l'ordine impeccabile del cielo che vediamo ogni notte con le stelle, è sempre nello stesso posto. E se i pianeti sono mobili vanno anche nello stesso posto con un ordine impeccabile. Tuttavia, sappiamo oggi con le concezioni allargate del tempo cosmico che tutto questo ordine è allo stesso tempo temporaneo e parziale in un universo di movimento, collisione, trasformazione.
Caos e Cosmos sono associati - ho impiegato la parola Chaosmos -  vi è anche un rapporto circolare tra i due termini. E' necessario prendere la parola caos in un senso molto più profondo e più intenso di quello della teoria
fisica del caos.

15. La necessità di contestualizzazione
Prendiamo ancora una volta il termine "complexus" nel senso di "ciò che è tessuto insieme".
E' una parola molto importante, che indica che la rottura di conoscenza impedisce di collegare e contestualizzare.
La
modalità caratteristica di conoscenza della scienza disciplinare isola gli oggetti, uno dall'altro, e li isola rispetto al loro ambiente. Si può anche dire che il principio della sperimentazione scientifica permette di prendere un corpo fisico in Natura, di isolarlo in un ambiente artificiale e controllato di laboratorio, e quindi studiare questo oggetto in funzione delle perturbazioni e delle variazioni che si intendono eseguire. Questo infatti rende possibile conoscere un certo numero di sue qualità e proprietà. Ma si può anche dire che questo principio di decontestualizzazione è stato sventurato, non appena fu portato al vivente. L'osservazione dal 1960 di Jane Goodall di una tribù di scimpanzé nel loro ambiente naturale è in grado di dimostrare la supremazia di conoscenza dell'osservazione (in un ambiente naturale) rispetto alla sperimentazione in laboratorio. Molta pazienza era necessaria in modo che Jane Goodall potesse percepire che gli scimpanzé avevano diverse personalità, con rapporti piuttosto complessi di amicizia, di rivalità, tutta una psicologia, una sociologia di scimpanzé, invisibile agli studi in un laboratorio o in una gabbia, è apparsa nella loro complessità.
L'idea di conoscere i viventi nel loro ambiente divenne capitale in etologia animale. Ripetiamolo, l'autonomia del vivente ha bisogno di essere conosciuta nel suo ambiente.
D'ora in poi, diventando consapevoli delle degradazioni che il nostro sviluppo tecno-economico fa alla biosfera, ci si rende conto del legame vitale con la biosfera stessa che crediamo di aver ridotto al rango di oggetto manipolabile. Se la degradiamo, ci degradiamo noi stessi, e se lo distruggiamo, distruggiamo noi stessi.
La necessità di contestualizzazione è estremamente importante. Oserei dire che è un principio di conoscenza: Chiunque ha fatto una traduzione in una lingua straniera cercherà una parola sconosciuta nel dizionario; ma essendo le parole polisemiche, non è immediatamente noto quale sia la buona traduzione, il senso della parola verrà cercata nel senso della frase alla luce del senso globale del testo. Pensando questo gioco dal testo alla parola, e dal testo al contesto, e dal contesto alla parola, un senso si cristallizza. In altre parole, l'inserimento nel testo e nel contesto è una evidente necessità cognitiva. Prendiamo ad esempio l'economia, la scienza
sociale più avanzata da un punto di vista matematico, ma che è isolata dal contesto umano, sociale, storico e sociologico: il suo potere di previsione è estremamente debole perché l'economia non funziona in modo isolato: le sue previsioni hanno bisogno di essere continuamente riviste, che ci indica l'incapacità di una scienza che è molto avanzata, ma troppo chiusa.
Più in generale, la contestualizzazione reciproca
manca in tutte le scienze sociali.
Ho spesso citato il caso della diga di Assuan, perché è rivelatrice e significativa: è stata costruita nell'Egitto di Nasser, perché rendesse possibile regolare il corso di un fiume capriccioso, il Nilo, e producesse energia elettrica per un paese che ne aveva grande bisogno. Tuttavia, dopo qualche tempo, cosa è successo? Questa diga ha mantenuto una parte dei limi che fecondavano la valle del Nilo, che ha costretto la popolazione agricola ad abbandonare i campi e sovrappopolare grandi metropoli come il Cairo; ha trattenuto una parte del pesce che i residenti mangiavano; inoltre oggi, l'accumulo di limi indebolisce la diga e provoca nuovi problemi tecnici. Ciò non significa che la diga di Assuan non avrebbe dovuto essere costruita, ma che tutte le decisioni prese in un contesto tecnico-economico sono suscettibili di essere disastrose per le loro conseguenze.
E' come la deviazione dei fiumi in Siberia che il governo sovietico fece e dove le conseguenze perverse sono più importanti di quelle positive. E' quindi necessario riconoscere l'inseparabilità della separabili, a livello storico e sociale, come è stato riconosciuto a livello microfisico. Secondo la fisica quantistica, confermato da esperimenti di Aspect, due entità microfisiche sono immediatamente collegate l'una all'altra anche se sono separate da spazio e tempo. Ancor più, si arriva all'idea che tutto ciò che è separato è al tempo stesso inseparabile.

il Tao tra terra e cielo


« Sono felice di spendere la mia vita a saldare la terra con il cielo »

il Te del Tao: XLI - EQUIPARA LE DIVERSITÀ


XLI - EQUIPARA LE DIVERSITÀ

Quando il gran dotto apprende il Tao
lo pratica con tutte le sue forze,
quando il medio dotto apprende il Tao
or lo conserva ed or lo perde,
quando l'infimo dotto apprende il Tao
se ne fa grandi risate:
se non fosse deriso non sarebbe degno d'essere il Tao.
Perciò motti invalsi dicono:
illuminarsi nel Tao è come ottenebrarsi,
avanzare nel Tao è come regredire,
spianarsi nel Tao è come incavarsi,
la virtù somma è come valle,
il gran candore è come ignominia,
la virtù vasta è come insufficienza,
la virtù salda è come esser volgo,
la naturale genuinità è come sbiadimento,
il gran quadrato non ha angoli,
il gran vaso tardi si completa,
il gran suono è una sonorità insonora,
la grande immagine non ha forma.
Il Tao è nascosto e senza nome,
ma proprio perché è il Tao
ben impresta e completa.

giovedì 26 luglio 2012

il vangelo secondo il Tao

Albrecht Dürer (1471- 1528), Crucifixion, between 1495 and 1498, woodcut, British Museum

















"Si vede il sole in uno degli angoli superiori del rettangolo, quello alla sinistra di chi guarda, e l'astro re è raffigurato con la testa di un uomo da cui sprizzano raggi di luce pungente e sinuose lingue di fuoco, come una rosa dei venti indecisa in quali direzioni puntare, e quel viso ha un'espressione piangente, contratta da un dolore inconfortabile, e dalla bocca aperta emette un urlo che non potremo udire, giacché nessuna di queste cose è reale, quanto abbiamo davanti è solo carta e colore, nient'altro. Sotto il sole vediamo un uomo nudo, legato a un tronco d'albero, i fianchi cinti da un drappo, a coprirgli le parti che chiamiamo intime o vergognose, e i piedi li ha posati su quanto resta di un ramo tagliato, ma per maggior saldezza, perché non scivolino da quel sostegno naturale, sono fissati da due chiodi, profondamente conficcati.
Dall'espressione del viso, d'ispirata sofferenza, e dalla direzione dello sguardo, levato in alto, deve essere il Buon Ladrone. I capelli, a riccioli, sono un altro indizio che non tradisce, infatti è noto che angeli e arcangeli li usano così, e il criminale pentito, a quanto pare, è già sulla buona strada per ascendere al mondo delle celesti creature. Non sarà possibile appurare se questo tronco sia ancora un albero, solo adattato, per selettiva mutilazione, a strumento di supplizio, ma che continua a nutrirsi dalla terra con le radici, visto che la parte inferiore è completamente coperta da un uomo con la barba lunga, vestito con ricchi abiti, sontuosi e ampi, il quale, benché abbia il viso sollevato, non guarda certo il cielo. 
Questa solenne postura e questo sembiante triste possono appartenere solo a Giuseppe d'Arimatea, che Simone di Cirene, senza dubbio un'altra ipotesi plausibile, dopo il lavoro cui lo avevano costretto, aiutare il condannato nel trasporto del patibolo, secondo i protocolli di tali esecuzioni, se n'era tornato alla sua vita, alquanto più preoccupato per le conseguenze del ritardo su un affare che aveva rinviato che non per le mortali pene di quello sventurato che stavano per crocifiggere. Orbene, questo Giuseppe d'Arimatea è quel caritatevole e benestante uomo che offrì il servizio del proprio tumulo perché vi fosse deposto il corpo principale, ma non gli servirà granché la sua generosità al momento delle santificazioni, e neppure delle beatificazioni, giacché ad avvolgergli la testa non possiede altro che il turbante con cui esce di casa rutti i giorni, al contrario di questa donna che vediamo in primo piano, con i capelli sciolti sulle spalle, curva e china, ma toccata dalla suprema gloria di un'aureola nel suo caso frastagliata come un ricamo domestico. La donna inginocchiata si chiamerà di certo Maria, perché sappiamo già che tutte quelle radunate qui portano questo nome, ma solo una, essendo in più Maddalena, si distingue onomasticamente dalle altre, ebbene, qualunque osservatore, purché abbastanza addentro ai fatti elementari della vita, giurerebbe di primo acchito che la suddetta Maddalena è proprio questa, giacché soltanto una come lei, con un passato dissoluto, avrebbe osato presentarsi, nel tragico momento, con una scollatura così profonda e con un bustino tanto ridotto da farle risaltare e sporgere le rotondila dei seni, ragion per cui, inevitabilmente, attira e fissa su di sé lo sguardo avido degli uomini che passano, pregiudicando seriamente le anime, trascinate così alla perdizione dal turpe corpo. E tuttavia di compunta tristezza l'espressione del suo viso, e l'abbandono del corpo non esprime altro che il dolore di un'anima, sì, magari nascosta da carni tentatrici, ma che dobbiamo pur tenere in conto, stiamo parlando dell'anima, è chiaro, questa donna potrebbe essere addirittura completamente nuda, se avessero scelto di raffigurarla in tale stato, eppure dovremmo dimostrarle comunque rispetto e considerazione. Maria Maddalena, se è lei, sostiene e, con un gesto di compassione intraducibile a parole, sembra sul punto di baciare la mano dell'altra donna, questa sì, accasciata a terra, quasi priva di forze o ferita a morte. Anche lei si chiama Maria, seconda in ordine di apparizione, ma, senza dubbio, di primissima importanza, ammesso che significhi qualcosa il posto centrale che occupa nella parte inferiore della composizione. A parte il viso piangente è le mani inerti, non si riesce a vedere nulla del corpo, coperto dalle innumerevoli pieghe del mantello e della tunica, stretta in vita da un cordone di cui s'indovina la ruvidezza. È più vecchia dell'altra Maria, e questa probabilmente è una buona ragione, ma non l'unica, perché la sua aureola abbia un disegno più complesso, o perlomeno questo sarebbe autorizzato a pensare chi, non disponendo di informazioni precise su priorità, graduatorie e gerarchle in vigore su questo mondo, fosse costretto a esprimere un'opinione. Ma, tenendo conto del grado di divulgazione, fatta con arti maggiori o minori, di queste iconografie, solo un abitante di un altro pianeta, supponendo che non vi avessero mai replicato, o magari solo messo in scena, questo dramma, solo quell'essere davvero inimmaginabile ignorerebbe che l'addolorata è la vedova di un falegname di nome Giuseppe e la madre di tanti figli e figlie, sebbene solo uno, per i dettami del destino o di chi lo regola, abbia finito col prosperare, non tanto in vita quanto, soprattutto, dopo morto. Reclinata sulla sinistra, Maria, la madre di Gesù, proprio quello di cui abbiamo appena detto, appoggia l'avambraccio sulla coscia di un'altra donna, anch'essa inginocchiata, anch'essa di nome Maria, e in fondo, benché non possiamo vedere né immaginare la sua scollatura, forse la vera Maddalena. Identica alla prima di questa trinità al femminile, ha i lunghi capelli sciolti sulle spalle, ma questi hanno tutta l'aria di essere biondi, a meno che non sia dovuta a pura casualità la differenza del tratto, più lieve in questo caso e con alcuni spazi vuoti fra una ciocca e l'altra, il che ovviamente sarà servito all'incisore per schiarire la tonalità della chioma raffigurata. Con simili ragioni non intendiamo affermare che Maria Maddalena sia stata di fatto bionda, ci stiamo solo adeguando alla corrente d'opinione prevalente, che insiste nel vedere nelle bionde, sia in quelle naturali sia in quelle tinte, i più efficaci strumenti di perdizione. Essendo stata, com'è noto, Maria Maddalena una donna così peccaminosa, perduta come tante altre, doveva pur essere bionda, per non smentire le credenze, bene o male acquisite, di una buona metà del genere umano. Comunque, non è che, perché apparentemente più chiara di carnagione e colore di capelli rispetto all'altra, suggeriamo e proponiamo, contro le prove schiaccianti di una profonda scollatura e di un seno in mostra, che sia questa terza Maria la Maddalena. Un'altra prova, e molto consistente, rafforza e convalida l'identificazione, e cioè che questa donna, per quanto sostenendo appena, con fare un po' distratto, l'estenuata madre di Gesù, ha lo sguardo rivolto verso l'alto, ed è uno sguardo di autentico e appassionato amore, che ascende con forza tale da sollevare apparentemente tutto il corpo, tutto il suo essere carnale, come un'aureola raggiante capace di far impallidire l'alone che già le circonda la testa e disperde pensieri ed emozioni. Solo una donna che abbia amato nel modo e nella misura che attribuiamo a Maria Maddalena può guardare così, ed ecco quindi, in ultima analisi, la prova che dev'essere questa, solo questa e nessun'altra, escludendo pertanto anche la donna che le si trova accanto, la quarta Maria, in piedi, con le mani leggermente sollevate in atteggiamento pietoso, ma con lo sguardo vacuo, a far coppia in questa parte del quadro con un uomo giovane, poco più che adolescente, il quale flette la gamba sinistra in modo aggraziato, così, al ginocchio, mentre la mano destra, aperta, indica con posa affettata e teatrale il gruppo di donne cui tocca raffigurare, per terra, l'evento drammatico. Questo personaggio, così giovane, con i capelli a boccoli e il labbro tremante, è Giovanni. Come Giuseppe d'Arimatea, anch'egli occulta con il corpo la base di quest'albero che, lassù, in cima, innalza al ciclo un secondo uomo nudo, legato e inchiodato come il primo, ma questi ha i capelli lisci, e con la testa reclinata guarda, se ancora ce la fa, il suolo, e la sua faccia, magra e scarna, suscita tanta pena, al contrario del ladrone dall'altro lato, che persino nell'ultimo frangente di sofferenza agonica possiede ancora la forza di mostrarci un viso che facilmente possiamo immaginare rubicondo, doveva passarsela bene quando rubava, sebbene qui ci manchino i colori. Magro, capelli lisci, la testa piegata verso la terra che dovrà inghiottirlo, due volte condannato, a morte e all'inferno, questo misero relitto può essere solo il Cattivo Ladrone, in fin dei conti un uomo rettissimo, cui è rimasto quel po' di coscienza che gli impedisce di fingere di credere, al riparo di leggi umane e divine, che un minuto di pentimento basti per riscattare una vita intera di malvagità o una sola ora di debolezza. Sopra di lui, anch'essa piangente e implorante come il sole che le sta di fronte, vediamo la luna, raffigurata da una donna con un incongruente cerchietto all'orecchio, una licenza che nessun artista o poeta si sarà mai permesso prima, e c'è da dubitare che se la sia concessa anche dopo, malgrado l'esempio. Il sole e la luna illuminano entrambi la terra, ma la luce diffusa è circolare, senza ombre, ecco perché si può vedere così nitidamente ciò che si trova sopra l'orizzonte, sullo sfondo, torri e mura, un ponte levatoio sopra un fossato in cui brilla l'acqua, alcune guglie gotiche e, laggiù, sul crinale dell'ultima collina, le pale immobili di un mulino. Un po' più vicino, per l'illusione della prospettiva, quattro cavalieri con elmo, lancia e armatura fanno volteggiare le cavalcature in destrezze d'alta scuola, ma i loro gesti suggeriscono che sono ormai al termine dell'esibizione, stanno salutando, per così dire, un pubblico invisibile. La stessa impressione di epilogo della festa ce la da quel fante che sta facendo il primo passo per ritirarsi, portando via tenendo con la mano destra qualcosa che, a questa distanza, sembra un pezzo di stoffa, ma che potrebbe essere un mantello o una tunica, mentre altri due militari mostrano segni di irritazione e dispetto, ammesso che da così lontano si possa decifrare sui visi minuscoli un sentimento, come di chi ha giocato e perduto. Al di sopra di simili banalità, come eserciti e città recintate da mura, aleggiano quattro angeli, di cui due a tutto campo, che piangono e si lamentano, mentre uno, con espressione seria, è assorto nel suo compito di raccogliere in un recipiente fino all'ultima goccia lo zampillo di sangue che sprizza dal lato destro del Crocifisso. Su questo luogo chiamato Golgota molti hanno avuto lo stesso fatale destino, e tanti altri lo avranno, ma quest'uomo nudo, inchiodato piedi e mani a una croce, figlio di Giuseppe e Maria, di nome Gesù, è l'unico cui il futuro concederà l'onore dell'iniziale maiuscola, gli altri non saranno che crocifissi minori. E lui, in fondo, l'uomo verso cui volgono lo sguardo Giuseppe d'Arimatea e Maria Maddalena, lui che fa piangere il sole e la luna, lui che poco fa ha lodato il Buon Ladrone e disprezzato il Cattivo 'perché non ha capito che non c'è alcuna differenza tra l'uno e l'altro o, se si ha una differenza, non è quella, che il Bene e il Male non esistono in se stessi, ciascuno di essi è solo l'assenza dell'altro. Sopra la testa, risplendente di raggi di luce, più del sole e della luna insieme, ha un cartiglio scritto con lettere romane che lo proclama Re dei Giudei, e a cingerla una dolorosa corona di spine, come ce l'hanno, senza saperlo, anche quando non sanguinano all'esterno del corpo, quegli uomini cui non è permesso di essere re di se stessi. Gesù non gode di alcun sostegno per i piedi, come ce l'hanno i ladroni, tutto il peso del corpo graverebbe sulle mani inchiodate al legno se non gli restasse ancora un barlume di vita, quanto basta per mantenerlo eretto sulle ginoc-chia rigide, ma ben presto la vita gli si esaurirà, se il sangue continuerà a sprizzargli dalle ferite al costato, come si è detto. Fra i due cunei che tengono ben salda la croce, anch'essi come la croce conficcati in una scura fessura del suolo, una ferita della terra non più incurabile di una qualunque sepoltura d'uomo, c'è un cranio, e accanto una tibia e un'omoplata, ma a noi interessa il cranio, perché cranio significa Golgota, non sembrano la stessa parola, eppure qualche differenza la noteremmo se invece di scrivere cranio e Golgota avessimo scritto golgota e Cranio. Non si sa chi abbia messo qui questi resti e per quale fine, a meno che non sia solo un ironico e macabro avvertimento agli infelici sup-pliziati sul loro futuro stato, prima di diventare terra, polvere e niente. Ma c'è anche chi sostiene che sia il cranio di Adamo, emerso dalle tenebre profonde degli strati geologici arcaici, e adesso, non potendovi tornare, condannato eternamente ad avere davanti agli occhi la terra, suo unico paradiso possibile e per sempre perduto. Laggiù, sullo stesso campo in cui i cavalieri eseguono un ultimo volteggio, un uomo si allontana, il viso ancora rivolto da questa parte. Con la mano sinistra porta un secchio e, con la destra, una canna. Sull'estremità della canna dev'esserci una spugna, è diffìcile distinguerlo da qui, e il secchio, potremmo scommetterci, contiene acqua e aceto. Quest'uomo, un giorno, e poi per sempre, sarà vittima di una calunnia, quella di aver offerto, per malvagità o scherno, dell'aceto a Gesù che gli chiedeva acqua, mentre gli avrà certo dato la mistura che ha con sé, acqua e aceto, una fra le migliori bevande per ammazzare la sete, com'era noto e praticato allora. Se ne va, non rimane fino alla fine, ha fatto il possibile per alleviare l'arsura dei tre condannati, e senza alcuna differenza tra Gesù e i ladroni, per la semplice ragione che queste sono cose terrene, che rimarranno sulla terra, e con le quali si fa l'unica storia possibile."
José Saramago e Gabriel Garcia Márquez

dal T@O complicato al T@O complesso

Internet nodes and routes mapping
Scientific apparatus offers a window to knowledge,
but as they grow more elaborate,
scientists spend ever more time washing the windows.
Isaac Asimov

Nei sistemi ad elevato numero di elementi interconnessi in rete con molti processi dinamici che si influenzano l'uno con l'altro la distinzione principale è tra sistemi complicati e complessi.
In generale un sistema può essere molto complicato ma non complesso, mentre un sistema relativamente semplice può esibire elevata complessità. Inoltre se in un sistema, semplice o complicato, si introduce anche un solo elemento o processo complesso allora tutto il sistema lo diventa.

Come esempio di emergenza di complessità in un sistema estremamente complicato si può utilizzare quello più complicato attualmente esistente, Internet.
  •  Complicato: Internet
Struttura di rete
Come rete di telecomunicazioni Internet ha una struttura di tipo parzialmente o completamente magliata, ovvero in cui gli elementi, i nodi della rete (stimabili in circa 100 milioni noti nel 2006), sono parzialmente direttamente interconnessi tra di loro. La struttura di controllo e collegamento a rete è un'evoluzione della struttura gerarchica del tipo:

 che rappresenta il massimo grado di complessità - in questo caso di complicanza - possibile:

from:Yaneer Bar-Yam, Introducing Complex Systems
    Fondamenti
    Internet, come qualsiasi sistema di comunicazione, ha il suo fondamento nella teoria dell'informazione fondata da Claude Shannon nel 1948:

    Nel suo studio che definisce le basi teoriche di descrizione applicabili a qualsiasi canale di comunicazione Shannon si riferisce al seguente modello del tutto generale:

    dove un messaggio deve essere trasmesso dalla sorgente di informazione a sinistra al destinatario a destra. Il canale di comunicazione consiste nella codifica del messaggio in un segnale tramite un trasmettitore, la sua trasmissione attraverso un mezzo fisico e la sua ricezione da parte di un ricevitore, che lo decodifica consegnandolo al destinatario. Il segnale ricevuto in generale non è uguale a quello trasmesso a causa della distorsione e del rumore casuale aggiunto dal canale. La teoria di Shannon definisce i parametri significativi e la capacità del canale trasmissivo ed è del tutto generale per qualsiasi sistema di trasmissione, dai segnali di fumo dei nativi americani alle reti voce/fax telefoniche, dalle tavolette assiro-babilonesi alle reti dati globali come Internet.
    Il secondo fondamento è tecnologico, ed è rappresentato dall'estesa ricerca condotta per circa un ventennio a partire dagli anni 70 da tutte le compagnie telefoniche mondiali, con numerosi altri centri ed università, per lo sviluppo dei sistemi di comunicazione in fibra ottica, una ricerca che ha coinvolto investimenti per decine di miliardi di dollari e che - forse unica - si può ritenere conclusa per sempre. Il riconoscimento di questo sviluppo è stato formalizzato attribuendo ad uno dei pionieri, Charles K. Kao, il Nobel per la Fisica 2009 "for groundbreaking achievements concerning the transmission of light in fibers for optical communication";

    Proc. IEE, 1966
    Sistemi con capacità trasmissive dell'ordine delle decine di migliaia di miliardi di bit al secondo (bit/s) sono stati dimostrati:


    e circa 420.000 Km di cavi sottomarini in fibra intra e inter-continentali sono stati installati al 2006:


    Comunicazione
    Attualmente Internet è una composizione di reti pubbliche (come il WWW - World Wide Web, il servizio che storicamente determinò l'esplosione di Internet, inventato ideato e progettato nel 1990-91 da Tim Berners-Lee e Robert Cailliau presso il CERN) e private (intranet) che conta un numero oramai quasi inconoscibile di apparati di rete e utenti coinvolti - stimabili nell'ordine di miliardi; ad esempio il numero di utenti nel 2011 era stimabile in circa 2 miliardi.
    Una piccola parte del Web intorno al sito di Wikipedia
     Nella sua forma più sintetica Internet si può rappresentare come:
    dove sono rappresentati due utenti (users) collegati tramite un qualsiasi dispositivo fisso o mobile, che viene considerato dalla rete come un host,  e che utilizzano due classici servizi offerti: il primo è il browsing di una pagina web ottenuta da un web server in una modalità di scambio classica dell'informatica del tipo client/server; il secondo può essere una chat o uno scambio di email o un collegamento del tipo peer-to-peer (P2P) tra i due utenti. Internet viene rappresentata come una nuvola, intendendo che non si entra nel dettaglio e non ha importanza a questo livello di come questi servizi e collegamenti siano realizzati.
    Le distinzioni fondamentali tra una rete di telecomunicazioni come Internet e quella tradizionale telefonica sono tra il trasporto del segnale d'informazione in forma analogica o digitale e nella modalità di trasferimento dell'informazione, distinta in commutazione di circuito o di pacchetto.
    Nella rete telefonica tradizionale (POTS) il segnale trasmesso è di tipo analogico, eventualmente campionato, ovvero convertito in digitale, e il collegamento tra i due utenti viene effettuato commutando i due utenti sulla base del numero telefonico chiamato con un circuito fisico ottenuto - in progressione storica - collegandoli manualmente, meccanicamente, elettro-meccanicamente o elettronicamente. Questo tipo di commutazione è indicato come commutazione di circuito, in quanto gli utenti sono direttamente collegati da un circuito.

    Struttura protocollare a livelli gerarchici
    Nelle reti dati come Internet il segnale trasmesso è di tipo digitale (o discreto), diviso e raggruppato secondo determinate regole da un protocollo di comunicazione in un insieme di dati digitali (una sequenza di bit "1" e "0" che codifica l'informazione) di lunghezza fissa o variabile denominato pacchetto di dati, dove il collegamento tra i due utenti viene ottenuto esaminando dei campi specifici del pacchetto denominati indirizzo di destinazione e sorgente, che permettono alla rete di determinare a chi inviare e a chi far ritornare l'informazione, secondo un tipo di comunicazione denominata di pacchetto.
    Nel caso di Internet il protocollo di comunicazione che realizza la commutazione di pacchetto è conosciuto come suite TCP/IP, un insieme di diverse decine di protocolli utilizzati per stabilire la connettività e gestire le macchine della rete; in particolare il protocollo di interconnessione è denominato Internet Protocol (IP) ed è strutturato secondo una stratificazione gerarchica del tipo:
    I sette livelli a sinistra sono stratificati secondo una classificazione storica di riferimento denominata modello  ISO/OSI; quelli a destra sono effettivamente implementati in rete e definiscono la struttura gerarchica di Internet, dal livello 1 fisico al livello 4 di trasporto al livello 7 di applicazione. La strutturazione a livelli del protocollo di comunicazione, che si riflette direttamente sull'architettura dell'hardware, è uno dei punti - insieme alla struttura a rete con elevato numero di elementi - che porta un sistema come Internet a "rasentare" la complessità.
    L'utilizzo del protocollo TCP/IP per connettere gli host della rete è schematizzato nelle due figure seguenti. Nella prima:
    è raffigurato come vengono organizzati i pacchetti di dati nei diversi livelli protocollari. Al livello più alto l'host richiede un'informazione, ad esempio il browsing di una pagina web tramite un browser; questa richiesta viene passata al livello di applicazione - in questo caso http - che aggiunge all'inizio del pacchetto dati un suo pacchetto specifico come header, passandolo allo strato successivo di trasporto dove il protocollo TCP aggiunge a sua volta un suo specifico header per passarlo allo strato di rete dove il protocollo IP aggiunge un ulteriore header per arrivare allo strato data link dove, nell'esempio, il protocollo di livello 2 Ethernet (eth) aggiunge un ultimo header. A questo punto il pacchetto complessivo viene inviato al livello fisico 1 dove viene trasmesso sul mezzo fisico trasmissivo con un protocollo specifico, ad esempio lo stesso eth.
    L'utilizzo dello stack protocollare TCP/IP per la connettività tra due utenti che utilizzano un host della rete avviene come:
    dove l'utente A tramite l'host A richiede un collegamento con l'host B con l'utente B. L'host A incapsula secondo la figura precedente i pacchetti dati, questi vengono inviati in rete, transitano su diverse zone (ad esempio net1 e net3 possono essere zone d'accesso e net2 una zona di trasporto a lunga distanza) indirizzate dalle macchine che si occupano specificamente di instradare (routing) i pacchetti lungo le diverse reti, denominati switch se al livello 2 data link o router se al livello 3 di rete IP, i quali giocano il ruolo che nelle reti a commutazione di circuito, come quella telefonica tradizionale, era dei commutatori/permutatori. Consegnato il pacchetto complessivo all'interfaccia di rete dell'host B questo viene decapsulato con la procedura inversa seguita da A per arrivare all'applicazione utilizzata dagli host. Il passaggio dal livello di host - macchine - a quello di utenti - umani - segna il limite tra il sistema complicato della rete a quello complesso di interazione sociale/virtuale umano.
    La connettività a livello geografico e le modalità di trasporto del pacchetto lungo la rete sono illustrate come:
    dove l'host A appartiene ad una rete locale LAN ethernet - tipicamente una situazione aziendale - che invia il pacchetto eth agli switch dedicati a commutare ed instradare a questo livello; questa parte della rete è quella denominata d'accesso, la quale a sua volta confluisce in quella di trasporto dove il pacchetto viene portato a livello 3 IP ed instradato lungo la rete dai router e, con un processo inverso, consegnato all'host di destinazione B.
    La struttura protocollare dell'insieme IP è piuttosto complessa, come illustra la figura seguente:
    dove vengono riassunti alcuni dei principali protocolli e applicazioni utilizzati sui 5 livelli di rete. A livello applicativo IP fornisce quelle di base per i servizi elementari, ad esempio http per il browsing, smtp per le email, ftp per il trasferimento di files etc. Al livello 4 di trasporto vi sono i protocolli TCP e UDP che si occupano di specifiche gestioni quali la verifica degli errori sui pacchetti, il controllo di flusso e di congestione. Al livello 3 di rete opera il protocollo IP dedicato specificamente alle interconnessioni entro la rete. A questo livello operano anche una serie di protocolli di routing, come BGP e OSPF, che permettono ai router di scambiarsi informazioni tra loro al fine di costruire delle tabelle di routing che permettano ai routers la conoscenza della topologia della rete per corretto instradamento dei pacchetti verso la destinazione. Al livello 2 di data link operano protocolli sia per la rete di accesso come ethernet, ATM - un protocollo utilizzato in passato e ancora esistente ma non più sviluppato - e Point-to-Point_Protocol (PPP) - utilizzato per connettere gli utenti residenziali provvisti di ADSL attraverso la convenzionale linea telefonica, sia protocolli utilizzati nella core/transport network a lunga distanza, come MPLS, che sono aggiunti ad IP per migliorare la Qualità del Servizio (QoS) e permettere dell'ingegneria del traffico che il semplice protocollo IP non permette, particolarmente per il trasporto della voce come Voice over IP (VoIP), uno dei servizi fondamentali delle moderne reti IP in cui il traffico telefonico viene digitalizzato e trasportato come pacchetti IP. A questo livello vi sono i protocolli utilizzati per il trasporto a lunga distanza, tipicamente in fibra ottica, come SDH - in Europa - e SONET - in Nord America. Infine il livello 1 fisico rappresenta tutto l'hardware utilizzato come mezzo trasmissivo, dalle linee telefoniche fissi o mobili ai cavi a larga banda HFC per l'accesso in rete ai sistemi in fibra ottiche ai collegamenti satellitari per il trasporto entro la rete. 
    Una rappresentazione schematica più dettagliata dell'architettura per l'accesso e il trasporto per diverse tipologie di utenti è:
    dove sono rappresentate a sinistra la rete d'accesso e a destra quella core di trasporto a lunga distanza; tra le due vi è un Point of Presence (POP) che intercollega le due reti e che raccoglie e distribuisce il traffico a livello regionale e nazionale, distinti in POP primari, collegati tra loro con collegamenti (links) ottici ad alta velocità, e POP secondari che raccolgono bacini di utenza e sono collegati a quelli primari; ad esempio in nazioni come Italia, Francia, Germania e Regno Unito i POP principali possono essere alcune unità e quelli secondari alcune decine, con bacini di raccolta di diversi milioni di utenti. Le tipologie di utenza sono comunemente divise tra utenza residenziale mass-market e utenza business. La prima comprende la fonia tradizionale raccolta dalla rete POTS e trasformata in IP, gli utenti residenziali con linea ADSL raccolti da apparati DSLAM e gli utenti con dispositivi mobili che vengono raccolti attraverso la rete mobile. Queste tipologie sono poi raccolte da una rete metropolitana MAN ethernet di aggregazione che si collega al router di accesso (BNAS) del POP metropolitano. Gli utenti business con le loro LAN vengono collegati al POP attraverso due switch o router specifici, uno lato utente, Customer Edge (CE), e uno lato dell'Internet Service Provider del POP, Provider Edge (PE). Il traffico business è poi generalmente associato ad una rete privata virtuale (VPN)  che fornisce ad istituzioni o organizzazioni con una ampia distribuzione di sedi o filiali (tipicamente pubbliche amministrazioni e banche) la possibilità di avere una intranet privata i cui nodi sono collegati tramite la rete pubblica nazionale.
    Entrato nel POP il traffico d'accesso (se non locale) passa alla rete di trasporto, consistente in router di fascia alta (Giga e Tera routers) con capacità elaborative dell'ordine dei miliardi alle centinaia di miliardi di bit al secondo, e trasmesso tipicamente attraverso anelli di fibra ottica con protocollo SDH/SONET ottenuto attraverso apparati ADM; nei link nazionali con alto traffico inoltre è possibile trasmettere più canali ottici nella fibra utilizzando diverse lunghezze d'onda utilizzando tecnologie DWDM; ad esempio esistono sistemi DWDM in cui una singola fibra ottica è in grado di trasportare tutte le telefonate fisso-fisso mondiali. Se il collegamento richiesto dall'utente è a livello internazionale - tipicamente la richiesta di una pagina web o un peering ottenuti tramite una Server Farm - determinati POP della rete nazionale si collegano e scambiano verso reti internazionali, la cui unione è quella che globalmente viene denominata Internet o WWW per la parte pubblica. Inoltre l'ISP nazionale gestore della rete deve provvedere a raccogliere il traffico voce e dati proviente da altri operatori di telecomunicazioni fisse e mobili (Other Licensed Operators - OLO) attraverso un Internet Exchange Point (IXP - NAP).
    La rete nazionale viene ripartita, attraverso i protocolli di routing, in diverse aree a livello nazionale (attraverso OSPF) e sistemi autonomi (AS) a livello internazionale (attraverso BGP), denominati anche domini. A livello globale Internet è rappresentabile anche come l'unione dei domini esistenti:
    Ref.: S. Boccaletti et al.: "Complex networks: Structure and dynamics", Physics Reports (2006) 
     Cactus Group, Catania, Italy
    Evoluzioni, involuzioni e coevoluzioni della rete
    L'evoluzione schematica di Internet dai suoi inizi negli anni 70 al futuro a medio termine può essere rappresentata come:

    l'evoluzione storica della rete, in particolare del protocollo IP a livello 3, non poteva tenere conto negli anni 70-80 dello suo enorme sviluppo a livello mondiale. Questo ha comportato diversi punti critici attuali e di sviluppo attuali e futuri tra i quali:

    Il protocollo IP era stato sviluppato avendo in mente reti di piccole-medie dimensioni, tipicamente il collegamento di alcune decine di hosts tra sedi metropolitane, e non certo quello di miliardi di macchine. In particolare i due campi indirizzo (destinazione e sorgente) del protocollo è stato codificato a 32 bit, il quale permette uno spazio di indirizzamento di 232 -1, ovvero circa 4,3 miliardi, numero ritenuto al tempo ampiamente sufficiente, se non sovradimensionato, rispetto ai sviluppi previsti, prevalentemente di ricerca. Questi sono stati inoltre suddivisi in classi che limitano ulteriormente il numero di indirizzi disponibili e assegnabili, distribuiti dall'autorità delegata, IANA ICANN - Internet Assigned Numbers Authority - la quale, nei primi anni, li ha assegnati in modo molto disinvolto e gratuito ai pochi enti che le richiedevano. Dai primi anni 90, con lo sviluppo del Web e l'inizio delle applicazioni commerciali, l'esplosione della richiesta mondiale di classi di indirizzi IP da parte degli ISP ed enti di ogni tipo sta portando alla  saturazione e all'esaurimento degli indirizzi disponibili, come evidenziato dalla figura seguente che riporta la tabella di routing globale di Internet come rotte aggregate annunciate dal protocollo BGP, circa 400.000 ad oggi.
    Internet global routing table: BGP Routing Information Base entries to date 
    Per rimediare a questa situazione dal 1998 è stato proposto e sviluppato un'evoluzione del protocollo denominata IP version 6 (IPv6), come versione successiva dell'attuale, denominato IP version 4 (IPv4). In IPv6, oltre ad introdurre una serie di miglioramenti rispetto a IPv4, il campo indirizzo è codificato su 128 bit, ovvero uno spazio di indirizzamento di 2128 , circa 3,4 × 1038; l'esempio tipico utilizzato per quantificare la differenza è quello di notare che per ogni metro quadrato di superficie terrestre, ci sono 655.570.793.348.866.943.898.599 indirizzi IPv6 unici (cioè 655.571 miliardi di miliardi), ma solo 0,000007 IPv4 (cioè solo 7 IPv4 ogni milione di metri quadrati). Se IPv6 risolve per sempre il problema del numero degli indirizzi assegnabili ne pone però un altro molto grave, ovvero che IPv6 e IPv4 non sono compatibili tra di loro (se non altro per la diversa dimensione del campo indirizzi), per cui l'introduzione di IPv6 deve prevedere una migrazione tra i due protocolli tramite diverse soluzioni proposte, la cui scelta è riservata agli ISP ed enti che, necessariamente se si espandono ed esauriscono gli indirizzi IPv4 loro assegnati, dovranno adottare IPv6.

    Internet è nata e si è sviluppata storicamente come un overlay della rete telefonica, dove la trasmissione dei dati avveniva tramite un modem che permetteva di trasmettere, in modo limitato, dati digitali su linee destinate alla voce analogica. Con lo sviluppo delle reti IP la situazione si è capovolta, attualmente è la fonia che sta diventando un sempre più downlay di Internet, a cominciare dagli stadi più alti verso i più bassi - internazionale, nazionale, extraurbano e urbano. Il trasportare la voce analogica trasformata in digitale su una rete nata per dati come VoIP pone una serie di problemi, primo tra tutti quello di introdurre in rete una Qualità del Servizio (QoS) che privilegi fortemente il real-time della voce, in particolare in termini di ritardo e perdita dei pacchetti, rispetto agli altri servizi; come esempio, se il caricamento di una pagina web richiede alcuni secondi l'utente non sperimenta un particolare disservizio, se applicato ad uno streaming audio/video come YouTube diventa difficoltoso e se applicato ad una conversazione telefonica la rende incomprensibile. Per questo motivo si sono aggiunte al protocollo IP, che da solo non risolve la questione non essendo stato progettato per essa, diverse tecnologie come nuovi protocolli all'interfaccia tra il livello 3 IP e quello 2 quali MPLS, che intrisecamente sono stati progettati ed hanno i mezzi per privilegiare i requisiti stringenti della voce rispetto allo streaming e al browsing.

    Infine, lo sviluppo di Internet fino a circa il 2000 era stato legato principalmente alla connettività, ovvero che tutte le risorse presenti in rete fossero raggiungibili, obbiettivo largamente raggiunto attualmente. Raggiunta la connettività lo sviluppo successivo è basato sul fatto che la rete è largamente usata per la ricerca e il recupero di informazioni, in particolare file multimediali di testo, musica, video etc. Seguendo l'esempio delle applicazioni peer-to-peer  e di file sharing come eMule e BitTorrent- che attualmente si presentano come un overlay di Internet - l'utente ricerca l'informazione sulla base del contenuto e non sulla base di dove questo contenuto risiede. Lo sviluppo è quindi verso una intelligenza distribuita in rete sulla base della connettività che realizzi una rete basata sui contenuti, Content Delivery Network (CDN), nella quale l'attuale overlay di P2P segua l'esempio precedente di Internet sulla rete telefonica e la conglobi.
    • dal Complicato al Complesso: Reti Dinamiche
    L'elevato numero di nodi, intesi come domini/sistemi autonomi (gruppi di routers), routers e hosts, la presenza intrinseca di una gerarchia protocollare a livelli nella trasmissione dei dati e  la struttura a rete magliata distribuita geograficamente rende globalmente Internet molto vicina ad un sistema complesso.

    Ref.: S. Boccaletti et al.: "Complex networks: Structure and dynamics", Physics Reports (2006) 
     Cactus Group, Catania, Italy
    A questo livello Internet e il WWW sono stati studiati per le proprietà statistiche legate alla loro struttura e connettività. Ad esempio in uno studio del 2007 si è determinato che sia la probabilità d'entrata che di uscita da un documento con collegamenti ipertestuali in entrata e in uscita contenuto in una URL del web e sia la probabilità del numero di links che, in un dominio di routers, uno di questi ha con gli altri seguono entrambe una distribuzione del tipo legge di potenza, caratterizzata da una invarianza di scala :

    Ref.: A. Barabási: "The Architecture of Complexity", IEEE Control System Magazine (2007)
    La struttura a rete dinamica è condivisa da un gran numero di sistemi, dalla struttura relazionale dei sistemi familiari (nell'esempio la famiglia Medici nella Firenze rinascimentale):

    Ref.: S. Boccaletti et al.: "Complex networks: Structure and dynamics", Physics Reports (2006) 
     Cactus Group, Catania, Italy.
    alla creazione di reti proteiche che interagiscono nel ciclo cellulare in biologia molecolare:

     a reti metaboliche:
    Ref.: G. Cardarelli: "Lectures on Complex Networks", (2008)
    alle reti di consumatori di droghe:

    Ref.: S. Boccaletti et al.: "Complex networks: Structure and dynamics", Physics Reports (2006) 
     Cactus Group, Catania, Italy.
    alla rete di ingredienti per una ricetta di cucina:
    Portion (full) of an ingredients network for a cooking recipe.
    From: L. Adamic et al., "Recipe recommendation using ingredient networks", WebSci 2011, ArXiv.org.
    per finire con il sistema più complesso di tutti: il cervello umano, un sistema con evidenti fenomeni emergenti composto nella corteccia umana da circa cento miliardi di neuroni, con circa centomila miliardi di interconnessioni sinaptiche e formato da almeno due reti, una assonica, con collegamenti a media e lunga distanza e l'altra denditrica, ritenuta di breve distanza.
    Una tipica interconnessione cerebrale tra diverse aree è del tipo:
    Ref.: S. Boccaletti et al.: "Complex networks: Structure and dynamics", Physics Reports (2006) 
     Cactus Group, Catania, Italy.
    con dinamiche di interazione particolari, come ad esempio l'aumento di sincronizzazione in una rete locale neuronica dovuta all'intervento di neuroni a grande distanza:
    Ref.: S. Boccaletti et al.: "Complex networks: Structure and dynamics", Physics Reports (2006) 
     Cactus Group, Catania, Italy.
    •  Complesso: Reti Sociali e Comunità Virtuali
    Networks on networks on networks: vitual communities over users over internet
    La piena complessità di Internet è raggiunta quando vengono aggiunti gli utenti, che interagiscono in una relazione virtuale pari a quella "reale" tranne l'impossibilità di contatto corporeo. Lo studio delle dinamiche sociali e della diffusione delle informazioni e dell'opinione tramite Internet è particolarmente studiata nell'ambito delle comunità virtuali, ad esempio su Social Sites, come Second Life, Facebook, Twitter etc., che emulano reti sociali. La situazione si può descrivere come reti sociali emergenti da reti virtuali emergenti da una rete globale fisico-logica, Internet.
    Ref.: S. Boccaletti et al.: "Complex networks: Structure and dynamics", Physics Reports (2006) 
     Cactus Group, Catania, Italy.
    Uno studio recente sulla propagazione dell'informazione in una comunità virtuale con alcuni risultati sul tipo di relazione instaurata è stato ottenuto diffondendo e studiando la propagazione di un meme su Facebook del tipo:
    Do any of us really know everybody on our friend list?
    Here is a task for you. I want all my fb friends to comment
    on this status about how you met me. After you
    comment, copy this to your status so I can do the same.
    You will be amazed at the results you get in 12 hours.

    la sua propagazione dal 6 al 9 Luglio 2010 è stata:
    A brief portion of the diffusion of the meme. Nodes are users who posted their meme as their Facebook status. Edges are drawn between nodes if one user commented on the meme post of another. The colors denote the time at which the status update was posted, starting on the 6th of July 2010 (red), and ending 9th July 2010 (blue).
    The meme continued propagating past this point, eventually reaching millions of users.
    Ref.: Adamic and FB: "How you met me", (2012).

    fornendo diversi altri dati come la popolarità del meme nel tempo, la distribuzione d'età e la località dei distributori ed altri che contribuiscono a descrivere la formazione della relazione di "amicizia" tipica di Facebook. In un altro studio del 2011 si è modellizzata la corrispondenza osservata tra l'evoluzione della struttura di una rete virtuale e le informazioni che comunica, dimostrando come la struttura di rete da sola può essere estremamente rivelatrice della diversità e della novità delle informazioni e dei contenuti che vengono comunicate. Reti con una conduttanza più elevata nella struttura dei collegamenti presentano entropia di informazione più elevata, ovvero maggior disordine informativo, mentre configurazioni di rete inaspettate possono essere legate alla novità delle informazioni, ad esempio un utente online che annunci uno scoop - vero o falso - rapidamente incrementa la sua rete di sostenitori per un certo periodo di tempo.







     The Cooperative Association for Internet Data Analysis


    The Internet Mapping Project




    Guido Caldarelli