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domenica 20 luglio 2014

1000 Tao: conclusione del Tao



Nei 1001 post di questo blog si è tentato un esempio di descrizione della complessità dei sistemi e processi multi-livello che in questo secolo porteranno un radicale cambiamento distruttivo e irreversibile dell'ecosistema globale, qui identificato con il mito del KaliYuga.

Le due linee guida di discorso sono rappresentate da Processi Dinamici Globali - GDPs - la descrizione dei processi fisici-chimici-biologici-sociali-mentali e ambientali coinvolti a partire dai livelli gerarchici delle scienze naturali e dei domini di conoscenza ai livelli logici di conoscenza della conoscenza - e da Struttura che Connette, basata prevalentemente sulla vastità di idee sviluppate nell'ambito sistemico-cibernetico-ambientale da Gregory Bateson, successivamente proseguita nell'ambito delle neuroscienze e delle scienze della cognizione da Francisco J. Varela e Humberto Maturana, ed infine confluita nell'ambito dell'attuale scienza della complessità grazie ai contributi di Edgar Morin.

All'interno di questi due discorsi - tra loro interallacciati - si trovano collegate le linee di Tao, basata sugli 81 capitoli del Tao Teh Ching, quella di Tao Sincronico, basata sull'insieme di descrizione dei 78+1 simboli delle carte dei Tarocchi, Interludio Tao e, a partire da un determinato punto, quella di Tao Livello 3 e oltre, collegata alla due linee guida principali per le descrizioni in ambiti superiori al livello logico 2 della complessità.

L'evoluzione del KaliYuga reale - non mitologico - nei prossimi decenni è naturalmente imprevedibile, sia perché interessa un insieme di sistemi tra i più complessi conosciuti, sia perché fenomeni e condizioni mai avvenuti in precedenza diventeranno effettivi.

Benché tutto lasci pensare che l'ecosistema globale sarà distrutto o radicalmente trasformato è possibile che, in un sistema altamente complesso di questo tipo, scelte ed azioni rilevanti, diverse da quelle attuali e del passato, possano portare ad altri tipi di evoluzione.


L'attimo prima era presente, quello successivo se n'è andato.
Un istante siamo qui, quello dopo ce ne siamo andati.

E per questo minuscolo istante, quanto chiasso facciamo - quanta violenza, quanta ambizione, quante lotte, conflitti, rabbia, odio.
Solo per questo minuscolo attimo!

Stai solo aspettando il treno, in una sala d'attesa, e fai tanto baccano: lotti, ferisci gli altri, cerchi di possedere, di fare il capo, di dominare
- tutte trame politiche.

E alla fine il treno arriva e te ne vai per sempre.


La Via del cielo aiuta, non fa danni;
la Via del saggio agisce senza lotta.

© Elena Cinguino Illustrations

domenica 13 luglio 2014

le ultime parole del Tao

Wat Pho Buddha, Bangkok
Ultime parole del Buddha

Quindi ora il Sublime disse al venerabile Ânanda:

«Può darsi, Ânanda, che voi pensiate: “Finito è l’insegnamento del Maestro, noi non abbiamo piú Maestro!”. Ma la cosa, Ânanda, non dev’essere vista cosí. Quel che da me, Ânanda, vi è stato mostrato ed insegnato come regola e come insegnamento: quello, dopo la mia dipartita, sarà il vostro Maestro».

Quindi il Sublime si rivolse ai monaci:

«Se anche uno di voi, o monaci, sia in dubbio o in pensiero sul Buddha o sul Dhamma o sul Sangha o sulla via o sui passi, faccia domande ora ora, o monaci, perché poi non abbiate a provare rimorso: “Innanzi ai nostri occhi era il Maestro, e noi non interrogammo personalmente il Sublime!”».

Così esortati, i monaci rimasero silenti. Allora il Sublime disse ai monaci così:

«Può darsi, o monaci, che voi non interroghiate per rispetto del Maestro: allora lo dica l’amico all’amico». Ma, anche cosí esortati, quei monaci rimasero silenti. Allora il venerabile Ânanda disse al Sublime: «È mirabile, o signore, è straordinario, o signore! Io ho tale fede, o signore, in questo Ordine di mendicanti, da credere che non vi sia in esso anche un solo monaco, che sia in dubbio od in pensiero sul Buddha, sul Dhamma o sul Sangha o sulla via o sui passi».

«Di fede ora tu, Ânanda, parli; conoscenza ha però qui il Compiuto: non v’è in questo Ordine di mendicanti anche un solo monaco, che sia in dubbio od in pensiero sul Buddha, sul Dhamma o sul Sangha o sulla via o sui passi. Anche l’infimo di tutti questi monaci, Ânanda, è giunto all’audizione, è scampato al danno, si avanza cosciente verso il completo risveglio».

Quindi ora il Sublime si rivolse ai monaci. «Orsú dunque, o monaci, io vi esorto: periscono tutte le cose; datevi da fare per la vostra salvezza senza tregua».

Questa fu l’ultima parola del Sublime.

LA TOTALE ESTINZIONE
(Mahâparinibbanâsutta)
tradotto dal pâli e condensato da Giuseppe De Lorenzo


Angkor Wat
Maha-Parinibbana Sutta
[…]
Disse allora il Beato al venerabile Ananda: “Può darsi il caso, Ananda, che questo pensiero si presenti a qualcuno di voi: ‘Più non si farà udire la parola del Maestro, noi non avremo più un Maestro’. Così però non dovete credere: quando io non ci sarò, il Dhamma [l’insegnamento] e la disciplina che vi ho insegnato saranno per voi Maestro.
[…]
Così proseguì il Beato: “Può darsi il caso, o fratelli, che qualche dubbio voi nutriate o qualche incertezza, relativamente al Buddha, al Dhamma o alla Comunità, al Metodo o alla Via; interrogatemi allora in tutta libertà perché non abbiate più tardi a farvi questo rimprovero: ‘Davanti a noi era il nostro Maestro, faccia a faccia, e noi non abbiamo saputo interrogarlo, eppure era lì con noi’”.
Così parlò il Beato, ma i fratelli rimasero in silenzio, e col silenzio risposero anche ad un secondo e ad un terzo invito del Maestro.
Allora il Beato disse loro: “Se solo per rispetto verso il Maestro esitate a porgli le vostre domande, comunicatevi allora l’un l’altro i vostri pensieri”.
Ma anche dopo queste parole i fratelli mantennero il silenzio.
Disse allora il venerabile Ananda al Beato: “Quale meraviglia, o signore, prodigioso è tutto ciò: proprio non credo che vi sia, in tutta l’assemblea, qualcuno che provi dubbio o incertezza relativamente al Buddha, al Dhamma, alla Comunità, al Metodo o alla Via”.
“La pienezza della tua fede ispira, Ananda, le tue parole, ma ben sa il Tathagata [il Buddha] che non vi è nell’intera assembea un fratello che provi dubbio o incertezza relativamente al Buddha, al Dhamma, alla Comunità, al Metodo o alla Via. Perché, infatti, fra questi cinquecento fratelli, Ananda, anche il meno istruito è perfettamente convertito, non è più soggetto a una nuova nascita nel dolore, ed è sicuro di raggiungere un giorno l’illuminazione perfetta”.
Poi il Beato esclamò: “Ricordate sempre queste parole, fratelli: periscono tutte le cose, lottate senza tregua”.
E queste furono le ultime parole del Tathagata.

Entrò allora il Beato nella prima contemplazione e si innalzò poi alla seconda, alla terza e alla quarta. Giunto così alla quarta contemplazione, prese a vagare per la regione dello spazio infinito, per arrivare poi alla regione dell’Intelligenza infinita. Di lì pervenne quindi nella regione in cui non esiste più nulla, e dalla regione dove non esiste più nulla raggiunse la regione dove non vi è né idea né assenza di idea. Tappa successiva fu la regione dove cessano l’idea e la percezione.
Fu allora che il venerabile Ananda disse al venerabile Anuruddha: “Il Beato, Anuruddha, è morto”.
“No, Ananda, il Beato non è morto: è entrato nella regione dove cessano l’idea e la percezione”.
Da questa regione tornò il Beato in quella dove non si ha né idea né assenza di idea, e poi in quella dove non esiste più niente, per riemergere poi nella regione dell’intelligenza infinita, e ancora in quella dello spazio infinito; da qui entrò poi nel quarto grado della contemplazione, per discendere poi nel terzo, nel secondo, e nel primo. Per l’ultima volta passò di nuovo dal primo grando al secondo, dal secondo al terzo e dal terzo al quarto grado della contemplazione. Fu a questo punto che il Beato spirò.




Last Words of the Tathagata

      216. Then the Bhagava said to the Venerable Ananda:

      It may happen that (some among) you have this thought: 'The Doctrine; (lit, the word) is bereft of the Teacher of the Doctrine; our Teacher is no more.' But Ananda, it should not be so considered. Ananda, the Doctrine and Discipline I have taught and laid down to all of you will be your Teacher when I am gone.

      Ananda, when I have passed away, bhikkhus should not address one another as they do at present by the term 'avuso' (Friend) (irrespective of seniority). Ananda, the senior bhikkhus should address the junior bhikkhus by name, or by family name, or by the term 'avuso'. And the junior bhikkhus should address the senior bhikkhus by the term 'bhante' or 'ayasma' (Venerable Sir).

      Ananda, after I have passed away, the Samgha, the Order of the bhikkhus, may, if it wishes to, abolish lesser and minor Rules of Discipline.

      Ananda, after I have passed away, let the Brahma penalty be imposed upon Bhikkhu Channa.

      "But, Venerable Sir, what is the Brahma penalty?"

      Ananda, let Bhikkhu Channa say whatever he wishes to. The bhikkhus should neither advise him nor admonish him, nor deter him.

      217. Then the Bhagava addressed the bhikkhus thus:

      O Bhikkhus, if any bhikkhu should happen to have any uncertainty or perplexity regarding the Buddha, or the Dhamma (the Teaching), or the Samgha (the Order of bhikkhus), or Magga, or the Practice, then, bhikkhus, ask (me) questions. Do not let yourselves feel regret later with the thought that 'even though our Teacher was (with us) in our very presence, we were not able to ask him questions personally in return.'

      When this was said, the bhikkhus remained silent. For a second time, the Bhagava said ..............

      For a third time, the Bhagava said:

      O Bhikkhus, if any bhikkhu should happen to have any uncertainty or perplexity regarding the Buddha, or the Dhamma, or the Samgha, or Magga, or the Practice, then, bhikkhus, ask (me) questions. Do not let yourselves feel regret later with the thought that 'even though our Teacher was (with us) in our very presence, we were not able to ask him questions personally in return.'

      For the third time, too, the bhikkhus remained silent.

      Then the Bhagava said to the bhikkhus:

      O Bhikkhus, it may be that you do not ask questions out of respect for the Teacher. Then, bhikkhus, let a bhikkhu tell a companion (his uncertainty or perplexity).

      Even when this was said, the bhikkhus continued to remain silent.

      Then the Venerable Ananda said to the Bhagava:

      "Wonderful it is, Venerable Sir! Marvellous it is, Venerable Sir! I believe that in this community of bhikkhus not a single bhikkhu has uncertainty or perplexity regarding the Buddha, or the Dhamma, or the Samgha, or Magga, or the Practice."

      Ananda, you say this only out of faith. Indeed, Ananda, the Tathagata knows for certain that in this community of bhikkhus not a single bhikkhu has uncertainty or perplexity regarding the Buddha, or the Dhamma, or the Samgha, or Magga, or the Practice.

      Ananda, amongst these five hundred bhikkhus, even the least (in attainment) is a Sotapanna, a Stream-enterer, not liable to be reborn in any apaya realm of misery, assured (of reaching desirable realms of existence or of teaching the end of dukkha), bound for (the three higher levels of Insight, culminating in) Enlightenment.

      218. Then the Bhagava said to the bhikkhus:

      O Bhikkhus, I say this now to you: "All conditioned and compounded things (sankhara) have the nature of decay and disintegration. With mindfulness endeavour diligently (to complete the task)"

      These were the last words of the Tathagata













Angkor Wat
Part Six: The Passing Away

The Blessed One's Final Exhortation


1. Now the Blessed One spoke to the Venerable Ananda, saying: "It may be, Ananda, that to some among you the thought will come: 'Ended is the word of the Master; we have a Master no longer.' But it should not, Ananda, be so considered. For that which I have proclaimed and made known as the Dhamma and the Discipline, that shall be your Master when I am gone.

2. "And, Ananda, whereas now the bhikkhus address one another as 'friend,' let it not be so when I am gone. The senior bhikkhus, Ananda, may address the junior ones by their name, their family name, or as 'friend'; but the junior bhikkhus should address the senior ones as 'venerable sir' or 'your reverence.'

3. "If it is desired, Ananda, the Sangha may, when I am gone, abolish the lesser and minor rules.

4. "Ananda, when I am gone, let the higher penalty be imposed upon the bhikkhu Channa."

"But what, Lord, is the higher penalty?"

"The bhikkhu Channa, Ananda, may say what he will, but the bhikkhus should neither converse with him, nor exhort him, nor admonish him."

5. Then the Blessed One addressed the bhikkhus, saying: "It may be, bhikkhus, that one of you is in doubt or perplexity as to the Buddha, the Dhamma, or the Sangha, the path or the practice. Then question, bhikkhus! Do not be given to remorse later on with the thought: 'The Master was with us face to face, yet face to face we failed to ask him.'"

6. But when this was said, the bhikkhus were silent. And yet a second and a third time the Blessed One said to them: "It may be, bhikkhus, that one of you is in doubt or perplexity as to the Buddha, the Dhamma, or the Sangha, the path or the practice. Then question, bhikkhus! Do not be given to remorse later on with the thought: 'The Master was with us face to face, yet face to face we failed to ask him.'"

And for a second and a third time the bhikkhus were silent. Then the Blessed One said to them: "It may be, bhikkhus, out of respect for the Master that you ask no questions. Then, bhikkhus, let friend communicate it to friend." Yet still the bhikkhus were silent.

7. And the Venerable Ananda spoke to the Blessed One, saying: "Marvellous it is, O Lord, most wonderful it is! This faith I have in the community of bhikkhus, that not even one bhikkhu is in doubt or perplexity as to the Buddha, the Dhamma, or the Sangha, the path or the practice."

"Out of faith, Ananda, you speak thus. But here, Ananda, the Tathagata knows for certain that among this community of bhikkhus there is not even one bhikkhu who is in doubt or perplexity as to the Buddha, the Dhamma, or the Sangha, the path or the practice. For, Ananda, among these five hundred bhikkhus even the lowest is a stream-enterer, secure from downfall, assured, and bound for enlightenment."

8. And the Blessed One addressed the bhikkhus, saying: "Behold now, bhikkhus, I exhort you: All compounded things are subject to vanish. Strive with earnestness!"

This was the last word of the Tathagata.

How the Blessed One Passed into Nibbana


9. And the Blessed One entered the first jhana. Rising from the first jhana, he entered the second jhana. Rising from the second jhana, he entered the third jhana. Rising from the third jhana, he entered the fourth jhana. And rising out of the fourth jhana, he entered the sphere of infinite space. Rising from the attainment of the sphere of infinite space, he entered the sphere of infinite consciousness. Rising from the attainment of the sphere of infinite consciousness, he entered the sphere of nothingness. Rising from the attainment of the sphere of nothingness, he entered the sphere of neither-perception-nor-non-perception. And rising out of the attainment of the sphere of neither-perception-nor-non-perception, he attained to the cessation of perception and feeling.

10. And the Venerable Ananda spoke to the Venerable Anuruddha, saying: "Venerable Anuruddha, the Blessed One has passed away."

"No, friend Ananda, the Blessed One has not passed away. He has entered the state of the cessation of perception and feeling."

11. Then the Blessed One, rising from the cessation of perception and feeling, entered the sphere of neither-perception-nor-non-perception. Rising from the attainment of the sphere of neither-perception-nor-non-perception, he entered the sphere of nothingness. Rising from the attainment of the sphere of nothingness, he entered the sphere of infinite consciousness. Rising from the attainment of the sphere of infinite consciousness, he entered the sphere of infinite space. Rising from the attainment of the sphere of infinite space, he entered the fourth jhana. Rising from the fourth jhana, he entered the third jhana. Rising from the third jhana, he entered the second jhana. Rising from the second jhana, he entered the first jhana.

Rising from the first jhana, he entered the second jhana. Rising from the second jhana, he entered the third jhana. Rising from the third jhana, he entered the fourth jhana. And, rising from the fourth jhana, the Blessed One immediately passed away.
takinoreien.com

venerdì 11 luglio 2014

un nuovo Tao


Io insegno un uomo nuovo, una nuova umanità, un concetto nuovo di stare al mondo. Io proclamo l'Homo Novus. Il vecchio uomo sta morendo, e non è affatto necessario aiutarlo a sopravvivere. Il vecchio uomo è sul letto di morte: non piangere per lui, aiutalo a morire. Perché solo con la morte del vecchio può nascere il nuovo. La fine del vecchio è l'inizio del nuovo.

Il mio messaggio all'umanità è un uomo nuovo. Nient'altro basterà! Non un semplice ritocco, non una continuità col passato, ma qualcosa che rompa completamente con il passato. Fino ad oggi l'uomo ha vissuto in modo non vero, non autentico: ha vissuto una vita molto falsa. L'uomo ha vissuto vittima di una grande patologia, di una malattia molto grave. E vivere nella malattia non è necessario: possiamo uscire dalla prigione perché la prigione è fatta con le nostre stesse mani. Siamo in prigione perché noi stessi abbiamo deciso di restarci, perché abbiamo creduto che la prigione fosse la nostra casa. Il mio messaggio per l'umanità è: Adesso basta, svegliati! Guarda cosa l'uomo ha fatto a se stesso. In tremila anni ha combattuto cinquemila guerre. Non puoi chiamare sana un'umanità come questa. Solo una volta ogni tanto fiorisce un Buddha. Se in un giardino solo eccezionalmente fiorisce una pianta, e per il resto del tempo il giardino è privo di fiori, lo chiami ancora un giardino? Deve esserci qualcosa di fondo che non va. Ognuno nasce per essere un Buddha, meno di questo nulla potrà mai soddisfarti.

Ma cos'è che è andato storto? Perché l'uomo ha vissuto per migliaia di anni in una specie di inferno? Per migliaia di anni abbiamo vissuto con una concezione dualista dell'uomo, come se esso fosse un campo di battaglia tra ciò che sta in basso e ciò che è più elevato, tra il materiale e lo spirituale, il mondano e l'altro mondo, il buono e il cattivo, tra dio e il diavolo. Di conseguenza, il potenziale dell'uomo è stato severamente limitato. Per distruggere l'uomo, per distruggere il suo potere è stata usata una grande strategia: dividere l'uomo in due. L'uomo ha vissuto col concetto di essere o una cosa o l'altra: o un materialista o uno spiritualista. Ti hanno detto che non puoi essere tutte e due le cose insieme. O sei il corpo o sei l'anima. Questa è stata la causa originaria dell'infelicità umana. Un uomo diviso contro se stesso rimane all'inferno. Il paradiso nasce quando l'uomo non è più diviso. Un uomo diviso vuol dire sofferenza e un uomo integrato vuol dire beatitudine. Finora l'umanità è stata schizofrenica, perché ti è stato detto di reprimere, rifiutare, negare, molte parti del tuo essere naturale. Ma rifiutandole, negandole, non riesci a distruggerle; restano semplicemente nascoste. Continuano a operare dall'inconscio e diventano veramente pericolose. L'uomo è una unità organica. Tutto ciò che dio gli ha dato, deve essere usato; nulla va negato. L'uomo può diventare un'orchestra; occorre solo conoscere l'arte di creare armonia dentro di sé. E invece le cosiddette religioni ti hanno insegnato la strada della disarmonia, della discordia, del conflitto. Quando continui a lottare con te stesso non fai che sprecare la tua energia. Resti ottuso, poco intelligente, sciocco, perché nessuno può essere intelligente se non ha una grande energia. L'intelligenza accade quando l'energia è abbondante. Un'energia traboccante è la causa della crescita dell'intelligenza. Ma l'uomo ha vissuto in uno stato di povertà interiore. Il mio messaggio per l'umanità è: creare un uomo nuovo, privo di divisioni, integrato, totale. Buddha non è intero e non lo è nemmeno Zorba il Greco. Entrambi sono solo metà. Amo Zorba, amo Buddha. Ma se osservo il nucleo più profondo di Zorba, manca qualcosa: non ha anima. Se guardo Buddha, di nuovo manca qualcosa: non ha corpo. Il mio insegnamento è: un grande incontro, quello di Zorba con Buddha. Insegno Zorba il Buddha: una nuova sintesi. L'incontro della terra e del cielo, del visibile e dell'invisibile, l'incontro di tutte le polarità: uomo e donna, giorno e notte, estate e inverno, sesso e samadhi. Solo con questo incontro, un uomo nuovo potrà apparire sulla terra.


L'uomo nuovo non sarà orientale o occidentale; l'uomo nuovo rivendicherà tutta la terra come la propria casa. Solo allora l'umanità potrà sopravvivere - e non solo sopravvivere - con l'avvento di un nuovo concetto dell'uomo... il vecchio concetto è essere questo o quello, il nuovo sarà essere entrambe le cose.
L'uomo deve vivere una vita ricca all'esterno e ricca all'interno; non occorre scegliere. La vita interiore non è in contrasto con la vita esteriore, fanno parte di un unico ritmo. Non dovrai essere povero da una parte, solo per essere ricco dall'altra. Fino ad oggi è stato proprio così, l'Occidente ha scelto una via: diventa ricco all'esterno!
L'Oriente ne ha scelto un'altra: diventa ricco all'interno!
Entrambi sono sbilanciati.

Entrambi hanno sofferto e stanno soffrendo. Io ti insegno la ricchezza totale. Essere ricco all'esterno tramite la scienza ed essere ricco nel tuo nucleo più intimo tramite la religione. Questo farà di te una unità organica, un individuo. L'uomo nuovo non è un campo di battaglia, una personalità divisa, ma l'immagine di un uomo riunificato, unico, in piena sinergia con la vita nella sua totalità. L'uomo nuovo incarna una diversa immagine dell'uomo, più vitale, un modo nuovo di essere nel cosmo, un modo qualitativamente diverso di percepire e sperimentare la realtà. Perciò, per favore, non piangere il tramonto del vecchio. Gioisci, il vecchio sta morendo, la notte sta finendo, e sta spuntando l'alba. Sono felice, perfettamente felice, che l'uomo tradizionale stia morendo, che le vecchie chiese stiano andando in rovina, che i vecchi templi siano deserti. Sono straordinariamente felice che la vecchia moralità stia crollando. è una crisi di proporzioni immense.

Se raccogliamo la sfida, questa è un'opportunità per creare il nuovo. La situazione non è mai stata così matura. Stai vivendo in una delle epoche più belle, perché il vecchio sta scomparendo, o è già scomparso, e si è creato il caos. E solo dal caos nascono le stelle più grandi. Tu hai l'opportunità di creare un universo nuovo. Accade solo eccezionalmente, è molto raro. Sei fortunato a vivere in questi tempi di crisi. Usa questa opportunità per creare l'uomo nuovo. E per creare l'uomo nuovo devi cominciare proprio da te. L'uomo nuovo sarà un mistico, un poeta e uno scienziato, tutto quanto insieme. Non guardere la vita attraverso divisioni vecchie e marce. Sarà un mistico, perché sentirà la presenza di dio. Sarà un poeta, perché celebrerà la presenza di dio. E sarà uno scienziato, perché ricercherà questa presenza attraverso un metodo scientifico.
Quando un uomo è tutte e tre queste cose insieme, è un uomo integro. Questo è il mio concetto di uomo santo. L'uomo vecchio era represso, aggressivo. Era portato a essere aggressivo perché la repressione comporta sempre aggressione. L'uomo nuovo sarà spontaneo, creativo. L'uomo vecchio ha vissuto sulla base di ideologie.

L'uomo nuovo non vivrà affatto sulla base di ideologie, o di precetti morali, ma attraverso la consapevolezza. L'uomo nuovo vivrà solo attraverso la consapevolezza. Sarà responsabile, responsabile nei confronti di se stesso e dell'esistenza. L'uomo nuovo non sarà morale nel vecchio senso della parola, sarà amorale. L'uomo nuovo porta con sé un mondo nuovo. In questo momento l'uomo nuovo è inevitabilmente una minoranza in trasformazione, ma è il portatore di una nuova cultura ne è il seme. Aiutalo. Annuncia il suo arrivo dai tetti delle case: questo è il mio messaggio per te. L'uomo nuovo è aperto e onesto è trasparente, autentico e disponibile.

Non è un ipocrita. Non vive per raggiungere degli obiettivi: vive qui ed ora. Conosce solo un tempo, l'adesso, e conosce solo uno spazio, questo! Attraverso questa presenza, saprà cos'è dio. Gioisci! L'uomo nuovo sta arrivando e il vecchio sta scomparendo. Il vecchio è già sulla croce, e il nuovo è all'orizzonte. Gioisci, lo ripeto ancora: gioisci!

giovedì 3 luglio 2014

Tao Paradoxico-Philosophicus 26-29



    Un dieu donne le feu     
     Pour faire l'enfer;      
      Un diable, le miel     
       Pour faire le ciel.  
   



TRACTATUS PARADOXICO-PHILOSOPHICUS

26 Propositions and interactions: while playing language-games, paradoxical observers treat propositions (including this one) and sets of propositions (books, texts, etc.) as paradoxical contexts for interactions, considering all possibilities..
26.1 These observers think and converse about tentative objects and events, tentative ethics, tentative aesthetics, tentative beliefs, etc., thereby offering propositions as paradoxical contexts for interactions, as if the world (tentative realities) beheld the observer of the world.
26.11 These observers neither adopt a language nor theorize.
26.12 This leads to knowledge inspired by paradoxical and logical reasoning, to meaning, to uncertainty and to philosophical understanding, to comprehension and to skepticism about logical reasoning alone.
26.2 For these observers any proposition must contemplate its counter-proposition so that proposition and counter-proposition blend into a paradoxical context where the observers make tentative distinctions.
26.21 The same applies to books, texts, etc.



27 Delusions: consider a belief that contradicts an accepted classification of beliefs into true or false.
27.01 Delusions do not affect paradoxical observers since they ponder and contemplate beliefs as true and false.
27.02 Delusions, however, affect logical observers since they only explain and communicate, do not ponder and consider beliefs as true or false.
27.021 Consequently, other observers (or themselves) may easily delude them, singly or collectively.
27.1 For example, the delusion of different observers sharing the same thoughts affects only logical observers who also suffer from similar delusions: that they can share their beliefs, dreams, imaginations, etc., as well as the same truth, the same religion, the same god, etc.
27.11 These delusions, harmless in the mind of one individual, can reach pandemic proportions when, stimulated by hierarchies, they invade the minds of many observers.
27.2 Deprived of an education, humans seek refuge in religion and/or rule following to avoid despair; thus they loose their diversity of interactions.
27.21 And societies replace their dynamic stabilities and instabilities with static stabilities without a future.



28 Humans in society: consider multi-cellular organisms such as ants or bees that ensnare the living cells that compose them; anthills and beehives, as new living organisms, trap the ants and bees that constitute them.
28.01 So it happens with the population of humans in society who increasingly serves the goals of entities made of ensnared, predictable and expendable humans.
28.02 These humans do not notice these changes.
28.1 Most, if not all, past and present societies of humans have used hierarchies, religion and all kinds of persuasion to keep their populations in check, thus reducing or suppressing thinking altogether, and fostering rule following.
28.11 This approach will lead, without doubt, to a new living organism that will ensnare everyone, including those who have proposed and support it.
28.12 As every living organism, the new organism will also encounter death in one way or another (including suicide) carrying everyone along.
28.3 Aware that hierarchies take away their humanity and also their lives, young minds must, with courage and caution, reject, and by all available means, prevent or dismantle hierarchical societies, corporations and institutions, beginning with those based on accumulated wealth.
28.31 This they can achieve by encouraging humans to think and converse, to change from rule followers to rule pondering observers.



29 Thinking and conversing: what observers may not explain or communicate, they may think and converse, e.g., they may:
1 Postulate nothing: no observer, no distinction (e.g., object, event), not even dimensions (e.g., space, time) ...

Tractatus Paradoxico-Philosophicus

A Philosophical Approach to Education
Un Acercamiento Filosófico a la Educación
Une Approche Philosophique à l'Education
Eine Philosophische Annäherung an Bildung

Ricardo B. Uribe

Copyright © by a collaborating group of people including the author, editing consultants, translators, and printers. All rights reserved.





Tao Paradoxico-Philosophicus 23-25

mercoledì 2 luglio 2014

canti del Tao























I. 13. "mo ko kahân dhûnro bande"

O SERVANT, where dost thou seek Me?
Lo! I am beside thee.
I am neither in temple nor in mosque: I am neither in Kaaba nor in Kailash:
Neither am I in rites and ceremonies, nor in Yoga and renunciation.
If thou art a true seeker, thou shalt at once see Me: thou shalt meet Me in a moment of time.
Kabîr says, "O Sadhu! God is the breath of all breath."

O SERVO, dove Mi cerchi?
Guarda! Io sono vicino a te.
Non sono nel tempio, né nella moschea; non sono nel Kaaba nè nel Kailash;
Non sono nei riti, né nelle cerimonie; non sono nello Yoga, nella rinuncia.
Se tu sei un buon cercatore Mi vedrai immediatamente: Mi incontrerai in un attimo.
Kabir dice: "O Santo! Iddio è il respiro di ogni respiro".


I. 57. "sadho bhai, jivat hi karo asa"

O Amico! spera in Lui finché vivi; finché vivi, conosciLo; finché vivi, comprendiLo; poiché, nella vita c'è liberazione.
Se i tuoi legami non saranno spezzati mentre vivi, come potrai sperare liberazione nella morte?
E' vano sogno il credere che l'anima si unirà a Lui soltanto perché uscita dal corpo.
Se lo troveremo ora, Lo troveremo poi; se no, andremo a dimorare nel Regno della Morte.
Se ora hai l'unione anche dopo l'avrai.
Immergiti nella verità; conosci il vero Guru; abbi fede nel vero Nome.
Kabir dice: "E' lo Spirito della Ricerca che aiuta, e di questo Spirito io sono lo schiavo".

I. 58. "bago na ja re na ja"

Non andare nel giardino fiorito!
O Amico! Non andarci.
Il giardino fiorito è nella tua persona.
Siediti sui mille petali del loto e contempla la Bellezza Infinita.

I. 101. "is ghat antar bag bagice"

Dentro questo vaso d'argilla vi sono pergolati e boschetti, e dentro c'è pure il Creatore.
Dentro questo vaso vi sono i sette oceani e le innumerevoli stelle.
Vi sono la pietra di paragone e lo stimatore del gioiello. Dentro questo vaso l'Eterno risuona e la fonte sgorga.
Kabir dice: "Ascoltami, amico! Il mio Diletto Signore è lì dentro."

II. 37. "angadhiya deva"

O Signore Increato, chi Ti servirà? Ogni fedele offre il suo culto al Dio della propria creazione: ogni giorno, Egli riceve il servizio divino.
Ma nessuno cerca Lui, il Perfetto, Brahma, l'Indivisibile Signore.
Essi credono in dieci Avatar, ma lo Spirito Infinito non può assolutamente essere un Avatar, poiché l'Avatar soffre le conseguenze delle proprie azioni.
Ben altra cosa deve essere l'Altissimo. Lo Yoghi, il Sannyasi e l'Asceta ne disputano insieme. Kabir dice: "O fratello!Salvo è colui che ha visto quella radiosità d'amore".

II. 56. "dariya ki lahar dariyao hai ji"

Il fiume e le sue onde sono lo stesso flutto: dove è la differenza?
Quando l'onda si solleva, non è che acqua, e quando ricade è sempre la stessa acqua.
Dimmi, Signore, dov'è la differenza?
Forse perché si chiama onda non si deve più considerare come acqua?
Nel supremo Brahma i mondi si contano come i chicchi di un rosario: E tu quel rosario guarda con gli occhi della sapienza.

II. 20. "paramatam guru nikat virajain"

O mio cuore! Lo Spirito Eccelso, il grande Maestro è vicino a te!
Destati, oh, destati!
Gettati ai piedi dell'Amato, poiché il tuo Signore sta ritto presso al tuo capo.
Hai dormito per innumerevoli evi; e neanche stamane vuoi destarti?

II. 33. "ghar ghar dipak barai"

Lampade ardono in ogni casa, o cieco!
E tu non puoi vederle.
Un giorno, improvvisamente, i tuoi occhi si apriranno e vedrai; e i ceppi della morte cadranno da te.
Non v'è nulla da dire, o da udire; nulla da fare: è colui che, sebbene vivente, è già morto, che non più morrà.
Poiché vive nella solitudine, lo Yoghi dice che la sua casa è lontana.
Il tuo Signore è vicino, eppure ti arrampichi sul palmizio per cercarLo.
Il sacerdote di Brahma va di casa in casa ed inizia le genti alla fede.
Ahimè! la vera fonte di Vita è presso di te, e tu hai inalzata sull'altare una pietra per adorarla!
Kabir dice: " Non potrò mai esprimere quanto sia dolce il mio Signore.Yoga e recitazione di rosari, virtù e vizi sono nulla al paragone di Lui"

II. 38. "sadho, so satgur mohi bhawai"

O Fratello, il mio cuore brama quel santo Guru, che, ricolmata la coppa del vero amore, prima ne beve Egli Stesso e, poi, me l'offre.
Egli allontana il velo dai miei occhi e mi dà la vera visione di Brahma; Egli in Se Stesso rivela i mondi e mi fa udire una Musica, suonata senza strumenti; Egli mi dimostra che gioia e dolore sono una sola cosa; Egli riempie d'amore ogni espressione.
Kabir dice: "In verità non teme chi ha un tale Guru, che lo guida all'asilo di salvezza".

II. 45. "Hari ne apna ap chipaya"

Il mio Signore Si nasconde; il mio Signore Si rivela meravigliosamente; Il mio Signore mi ha circondato di avversità; il mio Signore mi ha abbattuto ogni barriera innanzi a me.
Il mio Signore mi porta parole di dolore e parole di gioia: ed Egli Stesso risana il loro contrasto.
Al mio Signore voglio offrire il corpo e la mente. Rinuncerò alla vita, ma non dimenticherò mai il mio Signore!

II. 81. "satgur soi daya kar dinha"

E' la misericordia del mio verace Guru che mi ha fatto conoscere l'ignoto.
Ho appreso da Lui a camminare senza piedi, a vedere senza occhi, a udire senza orecchi, a bere senza bocca, a volare senza ali.
Ho portato il mio amore e la mia meditazione in quella terra dove non sono, né sole, né luna, né giorno, né notte.
Senza mangiare ho gustato la dolcezza del nettare, e senza acqua ho spenta la mia sete.
Dove è corrispondenza di delizia, la gioia è perfetta.
Innanzi a chi può essere espressa quella gioia?
Kabir dice: "Il Guru è grande oltre ogni parola; e grande è la buona fortuna del discepolo".

The Songs of Kabir, tr. by Rabindranath Tagore, introduction by Evelyn Underhill, [1915]


Kabir crede nella vita, non in dio. La vita è il divino. E lasciate che vi dica: la vita con la “v” minuscola... la vita di tutti i giorni: dormire, svegliarsi, mangiare, camminare, amare. Questa vita ordinaria è il divino. Se non riesci a trovarlo in questa vita ordinaria, non lo troverai mai da nessuna parte.

lunedì 30 giugno 2014

corpo e anima del Tao


Lo incontrai per la prima volta al Pireo, dove aspettavo di imbarcarmi per Creta. Il giorno stava declinando e pioveva, soffiava un forte scirocco.
In Oriente la gente ha condannato il corpo, biasimato la materia, definendola “illusoria”, maya - affermando che di fatto non esiste, sembra solo esistere; è fatta della stessa sostanza dei sogni. Hanno negato il mondo, ed è per questo che l'Oriente è rimasto povero, malato, denutrito. Metà dell'umanità ha accettato il mondo interiore, ma ha negato il mondo esteriore. L'altra metà del genere umano ha accettato il mondo materiale e ha negato il mondo interiore. Entrambe sono parziali, e nessun uomo che sia parziale potrà essere appagato. Devi essere totale, integro: ricco nel corpo, ricco per ciò che riguarda la scienza; e ricco in meditazione, in consapevolezza. Solo una persona globale è santa, per ciò che mi riguarda. Io voglio che Zorba e Buddha s'incontrino. Da solo, Zorba è vacuo, vuoto: la sua danza non ha un valore eterno, è un piacere del momento. Ben presto se ne stancherà. Solo se possiedi fonti inesauribili, solo se puoi attingere alle fonti stesse del cosmo... Se non diventi esistenziale, non potrai diventare integro. Questo è il mio contributo all'umanità: l'uomo integro, globale.
Buddha di Smeraldo, Grande Palazzo Reale, Wat Phra Kaew, Bangkok, Thailand
Zorba non è intero
e nemmeno Buddha lo è.
Amo Zorba e amo Buddha,
ma quando guardo nel profondo di Zorba,
qualcosa manca...
Non c'è un'anima !
Anche quando guardo Buddha,
qualcosa manca.
Non c'è il corpo !
Un incontro è necessario.
Il grande incontro tra
Zorba e il Buddha.

“My Concept of the new man is that he will be Zorba the Greek and he will also be Gautam the Buddha: the new man will be sensuous and spiritual, physical, utterly physical, in the body, in the senses, enjoying the body and all that the body makes possible and still a great consciousness, a great witnessing will be there. He will be Christ and Epicurus together.”
Agra, India
"Zorba è un simbolo: rappresenta l’essere umano naturale e spontaneo che abita in un angolo oscuro della cantina, e che ogni tanto fa capolino alla coscienza beffandosi delle precauzioni che questa ha preso per emarginarlo. Egli è il ribelle che rifiuta di giudicarsi per i suoi istinti, che non si conforma ai modelli comuni, che non si accontenta di stare nel recinto della morale. (...)"

"(...) Buddha è un simbolo: rappresenta l’essere umano che rinasce da se stesso, che abita in un angolo troppo luminoso per essere guardato, lassù, sotto il lucernario della soffitta, dove non abbiamo mai messo piede. Egli è l’essere che è andato oltre il dualismo, che ha trasceso il giudizio; esprime la propria unica individualità, stravolgendo modelli e morale."

"Zorba il Buddha è la risposta. E' la sintesi di anima e materia.
E' una dichiarazione che non c'è conflitto tra la materia e la coscienza, che possiamo essere ricchi da tutte e due le parti. Possiamo avere tutto quello che il mondo può fornire, che la scienza e la tecnologia possono produrre, e possiamo inoltre avere tutto quello che un Buddha (...) trova nel suo essere interiore: i fiori dell'estasi, la fragranza della religiosità, le ali della libertà suprema."

"Zorba il Buddha è un nuovo simbolo; raccoglie le opportunità del nostro tempo, riunisce l’eremita che vive in soffitta e l’errabondo che sta in cantina davanti al banchetto imbastito in soggiorno.
Egli lascia andare la superficialità dello Zorba per accogliere la profondità del Buddha, allo stesso modo in cui abbandona la serietà ascetica del Buddha a favore della giocosità vitale di Zorba. E’ il possibile Sapiens 3.0, scientifico e mistico, terreno e celeste, materiale e spirituale, sensuale e meditativo, sociale e silente.
Si occupa di realtà di dentro ma non tralascia quella di fuori. Guarda in se stesso, senza perdere di vista l’altro e quanto ha intorno.
E’ un rivoluzionario interiore, che comprende la consequenzialità di una rivoluzione esteriore.
Trasforma sé e le sue abitudini, fa sentire la sua voce se la nave va contro gli scogli. Zorba il Buddha tesse relazioni significative che vanno al di là di schemi e consuetudini, crea realtà associative, esplora l’amicizia e la verità, offre a sé e agli altri opportunità che stanno oltre i recinti comuni."
Martinego Bastion, Heraklion, Regional unit of Heraklion, Crete, Greece

mercoledì 25 giugno 2014

il Tao dei morti - settimo stadio


LIBRO II

Il Sidpa Bardo

PARTE II

Il Procedimento Della Rinascita

(Istruzioni per l'Officiante): Nonostante tutto ciò, esistono molte classi di coloro che – anche se portati a ricordare, ed istruiti a dirigere i loro pensieri in assoluta focalizzazione – non vengono liberati, a causa del grande potere di oscurità del cattivo karma, e per mancanza di abitudine alle azioni pie, e per la forte abitudine, nel corso di eoni, alle azioni empie. Perciò, se la porta della rinascita non è stata chiusa per questo, viene dato di seguito anche un insegnamento per la scelta di una porta della utero. Adesso, invocando l‟aiuto di tutti i Buddha e di tutti i Bodhisattva, si ripeta la formula del Rifugio; e, chiamando ancora una volta il defunto per nome, si dica per tre volte quanto segue:
“Oh, nobile essere, (nome), ascolta. Per quanto le istruzioni dei precedenti confronti faccia a faccia ti siano state date con assoluta focalizzazione, ancora tu non le hai comprese. Perciò, se la porta della utero non è stata chiusa, è prossimo il momento di appropriarti di un corpo. Seleziona la utero seguendo le migliori istruzioni. Ascolta attentamente, e tieni a mente.


Le Visioni Premonitrici del Luogo della Rinascita

Oh, nobile essere, ora arrivano i segni e le caratteristiche del luogo della rinascita. Riconoscili. Osservando il luogo della rinascita, scegli anche il continente.
Se devi rinascere nel Continente Orientale di Lupah, vedrai un lago ornato da cigni maschi e femmine. Non andarvi. Ricorda la repulsione per questo luogo. Se si va in questo Continente – benché esso sia felice e calmo – sappi che è quello dove la religione non predomina. Perciò, non entrarvi.
Se devi rinascere nel Continente Meridionale di Jambu, vedrai delle case grandi e bellissime. Entraci, se devi entrarvi.
Se devi rinascere nel Continente Occidentale di Balang-Chod, vedrai un lago ornato da cavalli, maschi e femmine. Non andare nemmeno lì, ma ritorna indietro. Per quanto vi siano ricchezza ed abbondanza, in questa terra la religione non prevale, non entrarvi.
Se devi rinascere nel Continente Settentrionale di Daminyan, vedrai un lago ornato da armenti, maschi e femmine, o alberi. Per quanto la vita duri a lungo, e per quanto vi si trovino dei meriti, anche questo Continente è uno dove la religione non è predominante. Perciò, non entrarvi.
Questi sono segni premonitori della rinascita. Riconoscili. E non entrarvi.
Se si deve rinascere come deva, allora si vedranno templi magnifici, edificati con diversi metalli preziosi. Qui si può entrare; perciò entraci pure.
Se si deve rinascere come asura, si vedranno o foreste incantevoli oppure cerchi di fuoco rotanti in direzioni opposte.
Ricordati della repulsione; e fai tutto quello che puoi per non entrarvi.
Se si deve rinascere tra le bestie, appariranno caverne rocciose e profondi buchi nella terra. Non entrare qui dentro.
Se si deve rinascere tra i preta, si vedranno pianure desolate e nude, basse caverne, radure nella jungla e foreste grandissime. Se si va qui, rinascendo come un preta, si sarà tormentati dalla fame e dalla sete. Ricordati della repulsione; e fai tutto quello che è in tuo potere per non entrarvi.
Se si deve rinascere all'Inferno, si udranno suoni simili a lamenti, dovuti al cattivo karma. Si sarà attratti ad entrarvi in modo irresistibile. Appariranno distese di tenebre, case nere e case bianche, voragini nere nella terra, strade nere lungo le quali si dovrà andare. Se si va qui, si entra nell'Inferno; e, soffrendo insopportabili pene di freddo e calore, si dovrà restarvi per moltissimo tempo prima di uscire. Non infilarti in mezzo a questo. È stato detto: “Impiega tutta la tua energia, fino all‟ultimo”, è necessario.


La Protezione dalle Furie Tormentatrici

Oh, nobile essere, per quanto non piaccia, cionondimeno, essendo braccati dalle furie tormentatrici, ci si sente forzati senza volerlo ad andare avanti; con le furie tormentatrici davanti, e i distruttori di vite come un‟avanguardia che precede, e tenebre e uragani karmici, e rumori e neve e pioggia e terrificanti tempeste di grandine e trombe d‟aria ghiacciate; sorge il pensiero di scappare da loro.
Pertanto, cercando un rifugio a causa della paura, si apre la vista sulle suddette grandi dimore, caverne di roccia, scavi, jungle e fiori di loto, che si chiudono quando si entra in essi; e vi si fugge a nascondersi dentro e si teme di uscirne, e si pensa “E' meglio non uscire adesso”. E avendo paura di andare via da lì, ci si sente fortemente attratti in tali rifugi. Temendo, nell‟uscire, di ritrovare la paura ed il terrore del Bardo. Ma, se si resta lì dentro, per timore di incontrare le orrende creature, allora ci si appropria di un corpo miserabile e si soffrono terribili tormenti.
Questi sono indicatori che spiriti cattivi e rhakshasa (demoni) stanno interferendo. Per questo momento ci sono istruzioni profonde. Ascolta; e fai attenzione:
In questo momento – quando le furie tormentatrici ti stanno dando la caccia, e quando ti trovi sommerso dalla paura e dal terrore – visualizza istantaneamente l'Heruka Supremo, o Haya-Grďva, o Vajra-Pani, o un‟altra divinità protettrice, se ne hai una, perfetta nelle forme, enorme, con membra massicce, infuriata e d‟aspetto terrificante, capace di ridurre in polvere tutti questi spiriti malefici. Visualizzalo istantaneamente. Le onde benefiche ed il potere della sua grazia allontaneranno le furie tormentarici e avrai così la forza di scegliere la porta dell'utero. Questa è la magia vitale dell‟insegnamento profondo, pertanto tienilo bene in mente.
Oh, nobile essere, il dhyani e le altre divinità nascono dal potere del Samhadi. I preta (spiriti o ombre infelici) e gli spiriti maligni di alcuni ordini sono coloro che, cambiando i loro sentimenti (o attitudini mentali) mentre sono nello Stato Intermedio, assumono questa forma che poi mantengono in seguito, e diventano preta, spiriti malvagi, e rhakshasa (demoni), possedendo il potere di mutare aspetto. Tutti i preta, che esistono nello spazio, che attraversano il cielo, e le ottomila specie di spiriti malefici, sono divenuti ciò per aver mutato i loro sentimenti nel corpo mentale nel piano del Bardo.
In questo momento, sarà molto importante ricordarsi del Grande Simbolo riguardo alla Vacuità, se non si è stati preparati su questo, si educhino i poteri a osservare tutte le cose come illusioni (o maya). Se non riuscite a fare nemmeno questo, allora non fatevi attrarre da nulla. Meditando sulla Divinità Tutelare, il Grande Compassionevole, si raggiungerà lo stato di Buddha nel Sambhoga-Khaya.

La Scelta: Nascita Sopranormale o Nascita Nell'Utero

Oh, nobile essere, se comunque, a causa del poter del Karma, tu dovrai entrare in una utero, ti verranno ora date le istruzioni per la selezione della porta della utero. Ascolta.
Non entrare in nessuna utero che ti sia accessibile. Se le furie tormentatrici ti vogliono obbligare ad entrarvi, medita su Hayagriva.
Poiché tu possiedi un modesto potere sopranormale di prescienza, tutti i luoghi di rinascita ti saranno noti, uno dopo l'altro. Scegli di conseguenza.
Ci sono due alternative; il trasferimento in un puro regno di Buddha, e la selezione di una impura porta della utero samsarica, ecco come si compie:

Nascita Sopranormale per Trasferimento in un Regno Paradisiaco

In primo luogo – per il trasferimento in un paradiso puro – la proiezione è diretta (attraverso il pensiero o la meditazione) in questo modo:
“Ahime! Come è triste che, durante tutti gli innumerevoli kalpa fin dal tempo illimitato e senza inizio, sino ad ora, ho vagato nella Palude del Samshara. Oh, che pena non essere stato liberato, fino ad ora, nello stato di Buddha, attraverso il riconoscimento della coscienza come il “sé stesso”! Ora questo Samshara mi disgusta, mi fa orrore, mi ripugna; è ora giunto il momento di prepararsi a fuggirlo. Agirò io stesso in modo di rinascere nel Felice Regno Occidentale, ai piedi del Buddha Amithabha, miracolosamente in mezzo ad un fiore di loto.
Pensando così, dirigi la decisione (o il desiderio) con fervore, o, allo stesso modo, verso qualunque Regno tu possa desiderare; o dirigi il tuo voto verso quel Regno che desideri di più, con estrema concentrazione e senza distrarti. Così facendo, la rinascita avrà luogo istantaneamente in quel Regno.
Oppure, se desideri andare alla presenza di Maitreya, nei Cieli di Tashita, dirigi un voto fervente in questo modo e pensa: “Andrò alla presenza di Maitreya, nei Cieli di Tashita, perché l‟ora è scoccata per me nello Stato Intermedio.” La rinascita si otterrà miracolosamente dentro un fiore di loto alla presenza di Maitreya.

Nascita dalla Utero: Il Ritorno al Mondo degli Uomini

Se, tuttavia, una tale nascita sopranormale non è possibile, e ci si rallegra di entrare in una utero o vi si deve entrare, vengono qui dati gli insegnamenti per selezionare una porta della utero dell‟impuro Samshara. Ascolta:
Guardando i Continenti sopracitati con il potere sopranormale della prescienza, scegli quello dove la religione prevale, ed entra lì.
Se la nascita dovrà avvenire sopra un cumulo di impurità, si verrà attirati verso quella massa impura da un odore piacevole, e si otterrà così la rinascita.
In qualunque modo esse possano apparire, le matrici o le visoni, non considerarle per come sono o per come appaiono; e senza provare attrazione o repulsione potrai scegliere una buona utero. Poiché anche qui è importante dirigere il voto, rivolgiti così:
“Ah! Desidero nascere come un Imperatore dell'Universo, o come un Bramino, simile al grande albero di Sal; o come il essere di un adepto delle potenze siddhiche; o in una famiglia senza alcuna macchia nella sua discendenza; o in un uomo di casta che sia colmo di fede; e, essendo nato così, essere dotato di grandi meriti così che possa essere capace di servire tutti gli esseri coscienti.”
Pensando così, dirigi il tuo voto, ed entra nell‟utero. Nello stesso tempo, innonda di grazia e di buona volontà l'utero nel quale stai entrando, trasformandolo in una dimora celeste. E credendo che i Conquistatori ed i loro Figli (o Bodhisattva) delle Dieci Direzioni, e le divinità tutelari, specialmente il Grande Compassionevole, lostiano dotando di potenza, pregali, ed entra nell'utero.
Nel selezionare la porta dell'utero, c'è una possibilità di errore: a causa dell'influenza del karma, buoni uteri possono apparire cattivi e cattivi uteri possono apparire buoni; un tale errore è possibile. Anche in quel momento, essendo importante la magia dell‟insegnamento, fai subito quanto segue:
Anche se una porta dell‟utero appare buona, non lasciarti attrarre; se appare cattiva, non provare repulsione. Essere liberi dall'attrazione e dalla repulsione, o dal desiderio di prendere o di evitare – e cioè entrare nello stato di completa imparzialità – è la più potente delle magie. Ad eccezione unicamente dei pochi che hanno avuto alcune esperienze pratiche, è difficile sbarazzarsi dei resti del male delle cattive propensioni.
(Istruzioni per l'Officiante): Pertanto, se incapaci di staccarsi dall‟attrazione e dalla repulsione, quelli con una mente limitata e quelli con un cattivo karma, saranno esposti al rischio di prendere rifugio tra le bestie. Il modo di evitare che questo accada è chiamare nuovamente il defunto per nome e dire:
Oh, nobile essere, se non sei capace di sbarazzarti dall'attrazione e dalla repulsione, e non conosci la magia per selezionare la porta dell'utero, qualunque siano le sopradescritte visioni che possano apparirti, invoca la Preziosa Trinità e prendivi rifugio. Prega il Grande Compassionevole. Cammina con la testa sollevata. Riconosci di trovarti nel Bardo. Respingi ogni debolezza ed ogni attrazione verso i figli e le figlie ed ogni relazione lasciata alle tue spalle; non ti sono di alcun vantaggio. Entra nella Bianca Luce dei deva, o nella Luce Gialla degli esseri umani; entra nelle grandi dimore di metalli preziosi e nei deliziosi giardini.
(Istruzioni per l'Officiante): Ripetete ciò, rivolgendovi al defunto, per sette volte di seguito. Poi dovete elevare "L'Invocazione ai Buddha ed ai Bodhisattva", "Il Sentiero dei Buoni Voti che Proteggono dalle Paure del Bardo", "I Versetti Fondamentali del Bardo", e "Il Salvatore dalle Insidie del Bardo". Queste devono essere lette tre volte di fila. Deve poi essere letto "Il Thadol" che libera gli aggregati del corpo. Ed anche "Il Rito che da Sé Conferisce la Liberazione con le Propensioni."


Conclusioni Generali

Attraverso la lettura appropriata del Bardo, quei devoti (o yogi) che sono avanti nella comprensione al momento della morte potranno fare l'uso migliore del Trasferimento. Essi non avranno bisogno di attraversare lo Stato Intermedio, ma andranno dritti lungo il Grande Sentiero Verticale. Altri, che sono un po‟ meno pratici, riconoscendo, al momento della morte, la Chiara Luce nel Chonyid Bardo, andranno in alto. Coloro che sono inferiori a questi saranno liberati – concordemente alle loro particolari abilità ed alle connessioni karmiche – quando una o l'altra delle Divinità Pacificatrici o Furiose sorgeranno su di loro, nelle successive due settimane, durante il Chonyid Bardo.
Ci sono parecchi momenti critici, e la liberazione può essere ottenuta in uno o nell'altro attraverso il riconoscimento. Ma coloro che hanno connessioni karmiche molto deboli, nei quali la quantità di ottenebramento è grande per via delle cattive azioni, devono vagare sempre più giù, giù sino al Sidpa Bardo. Ma anche qui ci sono, come pioli di una scala, molti tipi di confronti faccia a faccia (o richiami), attraverso i quali la liberazione può essere , nell'uno o nell‟altro, attraverso il riconoscimento. Ma quelli con debolissime connessioni karmiche, a causa del non riconoscimento, saranno vittime della paura e del terrore. Per essi ci sono vari livelli di insegnamento per chiudere le porte dell‟utero e per selezionare la porta della rinascita; e, in uno o in un‟altro di questi, essi apprenderanno il metodo della visualizzazione e potranno applicare le illimitate virtù per migliorare la loro condizione. Anche il più infimo di loro, sollevandosi dall‟ordine delle bestie, sarà capace – grazie all'applicazione del Rifugio – di evitare di entrare nelle sofferenze; e ottenendo il grande beneficio di un corpo umano libero e perfettamente dotato, potrà incontrare, nella prossima rinascita, un guru che sia un amico virtuoso, ed ottenere i voti.
Se questa Dottrina arriva nel Sidpa Bardo, sarà come il connettersi di buone azioni, paragonabile al porre un canale in un canale di scarico rotto; tale è questo Insegnamento.
Coloro che hanno un pesante karma cattivo non possono assolutamente fallire dall'essere liberati tramite l'ascolto di questa Dottrina. Ci si può chiedere: perché? È perché, in quel momento, tutte le Divinità Pacificatrici e Furiose sono presenti per accogliere il defunto, e poiché i Mhara e gli Sterminatori similmente vengono a riceverlo accanto a loro, il semplice ascolto di questa Dottrina muterà la sua vista, e si conseguirà la liberazione; perché non dipende più da un corpo di carne e sangue, ma da un corpo mentale che è un simulacro. A qualsiasi distanza uno possa aggirarsi nel Bardo, può udire e muoversi, perché si possiedono i sottili sensi della percezione e della prescienza sopranormali; e, ricordando ed apprendendo istantaneamente, la mente può essere cambiata. Perciò essa è di grande utilità qui. È come il meccanismo di una catapulta. È come lo spostamento di un grande tronco che cento uomini non possono trasportare, ma che, se posto sull'acqua, può essere trainato dovunque si voglia in un momento. È come controllare un cavallo per mezzo delle briglie.
Dunque, ponendovi accanto a chi ha lasciato questa vita – se c'è il corpo – imprimete questo con energia, più e più volte, fino a che il sangue e un liquido giallastro non iniziano a uscire dalle narici. Per tutto questo tempo il cadavere non deve essere disturbato. Le regole che devono essere osservate a questo fine sono: nessun animale deve essere ucciso per conto del defunto; i parenti non devono piangere o disperarsi vicino al corpo esanime, ma compiere azioni virtuose più che sia possibile.
Anche questa Grande Dottrina del Bardo Thodol, come qualsiasi altro testo religioso, può essere esposto in altri modi. Se essa è unita alla fine de La Guida e recitata diventa molto efficace. In ogni modo essa dovrebbe essere recitata spessissimo. Le parole ed i significati dovrebbero essere tenuti a mente; e, quando la morte è inevitabile ed i sintomi della morte vengono riconosciuti – se le forze lo consentono – il morente dovrebbe recitarlo da sé, e riflettere sui significati. Se le forze non lo permettono, allora un amico dovrebbe leggere il libro ed imprimerlo con energia. E non vi sono dubbi circa la sua liberazione.
La Dottrina è quella che libera per mezzo della vista, senza bisogno della meditazione o del rito del sadhana; questi Profondi Insegnamenti liberano sia attraverso l‟ascolto che attraverso la vista. Questi Profondissimi Insegnamenti liberano coloro che hanno un pessimo karma attraverso il Sentiero Segreto. Nessuno dovrebbe dimenticare il suo significato e le sue parole, nemmeno se braccato da sette mastini.
Attraverso queste Istruzioni Selezionate, si consegue, al momento della morte, lo stato di Buddha. Se i Buddha dei Tre Tempi (Passato, Presente e Futuro) cercassero, non troverebbero una dottrina superiore a questa. Così è completato “Le Gocce Profonde del Cuore della Dottrina del Bardo, chiamato il Bardo Thodol, che libera gli esseri incarnati”.

Qui finisce il libro Tibetano dei Morti

dalla versione di W.Y. Evans - Wentz


il Tao dei morti - sesto stadio