giovedì 28 ottobre 2010

Storia del Tao occidentale: Bertrand Arthur William Russell


« Ho trattato la prima parte del mio libro Storia della filosofia occidentale come una storia della cultura, ma nella seconda parte, quando la scienza diventa importante, questo lavoro si è fatto più difficile. Ho fatto del mio meglio, ma non sono certo di aver avuto successo. Sono stato talvolta accusato dai critici di aver realizzato non un vero libro di storia, ma un raccolta piena di pregiudizi di eventi scelti arbitrariamente. Ma per quanto mi riguarda, penso che un uomo privo di pregiudizi non possa scrivere di storia in modo interessante — ammesso che un uomo simile esista.  »

The Nobel Prize in Literature 1950 was awarded to Bertrand Russell "in recognition of his varied and significant writings in which he champions humanitarian ideals and freedom of thought".


La causa principale dei problemi
è che al mondo d'oggi gli stupidi sono sempre sicuri,
mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.

Partecipazione (4 di Bastoni)


In questo mandala, ogni figura tiene la mano sinistra rivolta verso l'alto, in un'atteggiamento di ricettività, e la destra verso il basso, nell'atto di donare. Il cerchio completo crea un potentissimo campo energetico che assume la forma del doppio dorje, il simbolo tibetano del fulmine. Questo mandala ha una qualità simile a quella del campo energetico che si forma intorno a un buddha, in cui tutti gli individui che prendono parte al cerchio danno un contributo unico per creare un tutto unificato e vitale. È simile a un fiore, la cui totalità è ancor più bella della somma delle sue parti, e al tempo stesso fa risaltare di più la bellezza di ogni singolo petalo. In questo momento hai un'opportunità di partecipare con gli altri, dando il tuo contributo per creare qualcosa di più grande e di più bello di ciò che ognuno di voi possa mai fare da solo. La tua partecipazione non solo ti nutrirà, ma darà anche al Tutto qualcosa di prezioso.


Hai mai visto lo svanire della notte? Pochissime persone diventano consapevoli persino di cose che accadono ogni giorno. Hai mai visto avvicinarsi la sera? La notte fonda e il suo canto? Il sorgere del sole e la sua bellezza?  Ci comportiamo praticamente come ciechi. In un mondo così bello, viviamo nelle piccole pozze della nostra infelicità. Ti è familiare, pertanto, anche se qualcuno vuole tirarti fuori, opponi resistenza. Non vuoi che ti si tiri fuori dalla miseria, dalla sofferenza. Altrimenti, esiste così tanta gioia tutt'intorno, devi solo esserne consapevole e diventare un partecipante, non essere più uno spettatore. La filosofia è speculazione, lo Zen è partecipazione. Partecipa alla notte che se ne va, partecipa alla sera che scende, partecipa alle stelle e alle nuvole; fai della partecipazione il tuo stile di vita, e l'intera esistenza diventerà una gioia e un'estasi senza proporzioni. Non avresti mai potuto sognare un universo migliore.

girare le viti del Tao


Mi domando se sia realmente possibile capire perfettamente un'altra persona. Anche quando ci sforziamo di conoscere qualcuno mettendoci tutto il tempo e la buona volontà possibili, in che misura possiamo cogliere la sua vera natura?

"Questo però non significa che io abbia voglia di fare qualcosa in particolare" continuai "se proprio dovessi dire, non c'è nulla che veramente mi attiri. Ho l'impressione di poter fare la maggior parte delle cose che mi potrebbero eventualmente proporre, ma non ho un'immagine ben definita di un lavoro che mi vada a genio. Questo è attualmente il mio problema. Non ho un'immagine."

"Ma al momento di scegliere il mio corso di studi ho pensato che la letteratura... come dire? E' qualcosa di più spontaneo"

"Spontaneo?"

"Si. insomma la letteratura non è qualcosa che si possa studiare come una specializzazione, o su cui fare ricerca. E' qualcosa che viene naturale, che nasce dall'esistenza quotidiana. E' per questo che ho scelto giurisprudenza"

"E riguardo agli altri? sa qualcosa anche di loro?"

Lui scosse la testa.

"Ci sono cose che so e cose che non so. Ma probabilmente è meglio che lei non ne sappia nulla, signor tenente. Forse mi prenderà per uno sfrontato, dire una cosa del genere a lei che ha fatto l'università, ma il destino della gente bisogna voltarsi indietro a guardarlo dopo che è passato. Non è qualcosa a cui si possa dare un'occhiata in anticipo. Io in una certa misura ci sono abituato, ma lei no, signor tenente."

"Comunque in ogni caso io non morirò qui, vero?"

"Posso solo affermare questo. Che lei non morirà qui in terra cinese, signor tenente."

"Così io penso, per averlo imparato a mie spese, che la vita è una cosa molto più limitata di quanto credano coloro che si trovano presi dal turbine dell'esistenza. La luce viene ad illuminare le azioni della vita per un periodo di tempo limitato e brevissimo. Per qualche decina di secondi soltanto, forse. Passati i quali se ne va, e se uno non è riuscito ad afferrare la rivelazione che gli veniva offerta in quel momento, non avrà una seconda opportunità. E dovrà vivere il resto dei suoi anni in profonda solitudine, in un rimpianto senza speranza. In quel mondo senza luce non potrà più sperare di ricevere nulla. Tutto ciò che gli resterà in mano sarà solo la carcassa effimera di ciò che avrebbe dovuto esserci."

E' da molto tempo che non ho notizie di Malta, anche lei sembra essersi dileguata dalla mia vita. Mi sembra che le persone ad una ad una vadano silenziosamente cadendo giù dal bordo del mondo sul quale mi trovo io. Tutti procedono in direzione di quel bordo che da qualche parte deve pure esserci, e di colpo spariscono. Quanto a me, passo giornate tutte uguali, tanto che non riesco più a distinguere l'una dall'altra.

Comunque nonostante tutto a me non dispiace affatto essere diventata un pezzo dell'ingranaggio. Non mi sento affatto alienata. Anzi, a lavorare così con la costanza di una formica, mi sembra perfino di avvicinarmi al mio vero io. Come potrei dire? Non so spiegarlo bene, ma pare che non riflettendo su me stessa riesca invece ad avvicinarmi meglio al nucleo della mia persona.

Tipi di Tao


La trattazione formale dei livelli logici gerarchici è stata compiuta da Bertand Russell e Alfred N. Whitehead nel primo decennio di questo secolo, e comparsi in forma definitiva nel 1910 nel monumentale lavoro di logica matematica col titolo di "Principia Mathematica".
Uno degli scopi principali di questo lavoro era preservare la logica classica dall'azione dei paradossi e antinomie. L'esempio più semplice di paradosso è del tipo:
"Questa affermazione è falsa"
Se l'affermazione è vera allora è falsa, se è falsa allora è vera.
Esaminando la struttura logica di questo enunciato si nota come abbia due caratteristiche contemporaneamente valide:
  • L'enunciato è autoreferenziale, ovvero si riferisce a se stesso. Ad esempio l'affermazione "questa mela è rossa" non è paradossale, un enunciato non è una mela, pur potendo essere vero o falso a seconda che la mela sia rossa o no.
  • L'enunciato ha la struttura logica del tipo "affermazione di una negazione" o -ugualmente- "negazione di una affermazione", ed essendo autoreferenziale nega se stesso. Ad esempio l'enunciato "questa affermazione è vera" non è paradossale, se è vero è vero e se è falso è falso.
Nella logica classica aristoteliana  una tale situazione è devastante, ed è stabilita dal principio di non contraddizione, il quale afferma la falsità di ogni proposizione implicante che una certa proposizione A e la sua negazione, cioè la proposizione non-A, siano entrambe vere allo stesso tempo e nello stesso modo. Secondo le parole di Aristotele (Metafisica):


« È impossibile che il medesimo attributo, nel medesimo tempo, appartenga e non appartenga al medesimo oggetto e sotto il medesimo riguardo»
Per tentare di preservare la logica classica dai problemi logici paradossali  autoreferenziali Russell e Whitehead assegnarono ai livelli logici gerarchici, da loro denominati "tipi logici" particolari regole, instaurando una gerarchia di tipi logici che non può essere infranta, in particolare la regola per cui gli oggetti (elementi) di una classe (insieme) sono di un tipo logico inferiore rispetto alla classe e, per impedire la formazione di paradossi, che una classe non può avere come membro se stessa, ovvero che qualunque cosa presupponga tutti gli elementi di una collezione non deve essere un termine della collezione stessa.
Con questa divisione dei livelli-tipi logici su due piani diversi, uno per la classe e l'altro per i suoi elementi, insieme alla regola di impedire collegamenti logici tra i due piani, Russell e Whitehead intendevano impedire la formazione dei paradossi in logica. Con questa suddivisione e regola logiche le classi ad "auto-ingerimento" autoreferenziali, in cui un elemento della classe è la classe stessa, diventano prive di significato e validità logica.
Una classe di classi , cioè una metaclasse, non è propriamente una classe, ad esempio dire che l’insieme di tutti i concetti è esso stesso un concetto è privo di significato dato che è un ‘concetto’ di un tipo logico superiore. Quindi una classe è di tipo logico diverso, superiore a quello dei suoi membri, ad esempio un nome non è la cosa nominata ma è di tipo logico diverso, superiore a quello della cosa nominata. Le componenti di una gerarchia russelliana stanno tra di loro come un elemento stà a una classe, una classe stà a una classe di classi o una cosa stà al proprio nome.


L’opera di sistematizzazione formale e di fondazione logica dei Principia Mathematica poneva la possibilità di costituire un unico sistema logico-formale che ricomprendesse e organizzasse tutta la matematica, e quindi la fisica. La visione di fondo era quella romantica dovuta al successo della fisica classica, cioè che l'Universo fosse un sistema estremamente complicato ma interamente descrivibile se la logica e la matematica alla base della fisica fossero state complete come sistema formale di descrizione del livello fisico.
Si poneva dunque la questione della completezza e della coerenza di tale sistema; esso è completo se tutti gli enunciati veri della matematica sono derivabili (‘ottenibili’ e ‘dimostrabili’) al suo interno; è coerente, o non-contraddittorio, se non possono derivarsi al suo interno enunciati contraddittori, vale a dire una proposizione e la sua negazione. Una questione di questo tipo rientra nella metamatematica, poiché è un’indagine matematica sulla matematica.
A questo scopo D.Hilbert lanciò il cosidetto "programma hilbertiano" negli anni 20: dimostrare la completezza e la coerenza dei PM, ovvero il tentativo di assiomatizzazione della matematica. I punti principali erano:
  • Formalizzazione di tutta la matematica: tutte le proposizioni matematiche dovrebbero essere scritte in un linguaggio formale preciso, e manipolato secondo regole ben definite.
  • Completezza: la prova che tutte le dichiarazioni matematicamente vere possono essere provate nel formalismo.
  • Consistenza: una prova che nessuna contraddizione può essere ottenuta nel formalismo della matematica. Questa prova di coerenza deve utilizzare preferibilmente solo metodi "finitistici" circa oggetti matematici finiti.
  • Conservazione: una prova che tutti i risultati di "oggetti reali", ottenuta usando il ragionamento su "oggetti ideali" (come insiemi non numerabili) può essere provato senza l'utilizzo di oggetti ideali.
  •  Decidibilità: ci dovrebbe essere un algoritmo per decidere la verità o falsità di qualsiasi proposizione matematica.



Il monumentale tentativo di Russell e Whitehead di salvare la logica classica e il programma hilbertiano che ne seguì  furono letteralmente spazzati via per sempre dal lavoro di Kurt Gödel nel 1931, in particolare i due teoremi di incompletezza, non a caso intitolati  "Sulle proposizioni formalmente indecidibili dei Principia Mathematica e sistemi affini", che dimostrano come una costruzione assiomatica non può soddisfare contemporaneamente le proprietà di coerenza e completezza e che  nessun sistema coerente può essere utilizzato per dimostrare la sua stessa coerenza.
Negli stessi anni lo sviluppo della fisica quantistica e relativistica poneva definitivamente fine all'idea che la formalizzazione completa dell'Universo fisico, insieme alle sue basi logiche, fosse possibile.

Il lavoro di Russell e Whitehead ha oramai un'importanza di tipo storico, tuttavia i paradossi e le situazioni paradossali esistono, oltre che nella logica, anche nella vita. Il suo utilizzo è stato, inaspettatamente, nell'ambito della descrizione dell'interazione e comunicazione animale ed umana da parte di Gregory Bateson. Nelle sue parole:

"Quello che Russell e Whitehead affrontavano era un problema molto astratto: la logica, nella quale essi credevano, doveva essere salvata dai grovigli che nascono quando i "tipi logici", come li chiamava Russell, vengono bistrattati nella loro rappresentazione matematica.
Non so se, mentre lavoravano ai "Principia", Russell e Whitehead avessero idea che l'oggetto del loro interesse è essenziale per la vita degli esseri umani e degli altri organismi.
Di certo Whitehead sapeva che giocherellando con i tipi ci si può divertire e si può farne scaturire l'umorismo. Ma dubito che egli abbia mai superato la fase del divertimento e sia giunto a capire che il gioco non era insignificante e che avrebbe gettato luce sull'intera biologia.
Pur di non dover contemplare la natura dei dilemmi umani che sarebbero stati svelati si evitò - forse inconsciamente - di arrivare a una comprensione più generale."




venerdì 22 ottobre 2010

Tao frattalizzato



« Meraviglie senza fine saltano fuori da semplici regole,
se queste sono ripetute all'infinito.»

Benoît Mandelbrot


Nel 1979 Benoît Mandelbrot scoprì quasi per caso l'insieme che porta al suo nome lavorando su una successione apparentemente molto semplice che coinvolge solo moltiplicazioni ed addizioni:

Il risultato è un insieme infinitamente e dinamicamente complesso con la caratteristica di autosimilarità.



la (non) certezza del Tao

Jeroen Anthoniszoon van Aken detto Hieronymus Bosch
il Maestro di Hertogenbosch
Incoronazione di spine, 1485 circa, olio su tavola, National Gallery - London
Nella iconografia medioevale i quattro personaggi che circondano Gesù simboleggiano le quattro  rappresentazioni umane condiderate nel Medioevo. In particolare il personaggio in basso a destra, che tiene fermo Gesù per il manto e lo blocca al suolo, rappresenta la schiavitù della certezza nei confronti del trascendentale: "Se io so, già conosco"

tipi di Tao


Una possibile catalogazione, non esaustiva, dei vari tipi di sistemi sulla base della struttura, funzione e delle proprietà interne o di ingresso/uscita può essere:
  • Assurdi - Senza Senso - Impossibili, per contrapposizione: Geniali
Sono sistemi che per la scelta e composizione degli elementi e/o per il tipo di relazioni/interconnessioni che si sono scelte non presentano alcun senso o sono in contraddizione con leggi fondamentali.
E' da notare che molte scoperte fondamentali sono nate proprio nel trovare senso o collegamenti in sistemi naturali o concettuali dove prima si riteneva non ci fossero.
  • Banali
Sono sistemi la cui descrizione/analisi/conoscenza non aggiunge nessuna informazione.
  • Semplici
Sono sistemi la cui struttura/funzionalità è facilmente analizzabile/descrivibile/realizzabile.
  • Elementari
Sono sistemi che hanno funzionalità di base ma la cui struttura/descrizione non è necessariamente semplice.
  • Deterministici / Casuali-Stocastici-Aleatori
In generale con questi termini ci si riferisce allo stato interno del sistema (definito dall'insieme della variabili di stato interne osservabili o alle caratteristiche di entrata/uscita. Se a uno stato definito del sistema corrisponde un valore preciso e unico dello stato del processo o se a un valore definito dell'ingresso corrisponde sempre un valore definito dell'uscita allora il sistema è deterministico - determinati questi valori una volta sono validi sempre. Se invece i valori sono di tipo probabilistico descrivibili da una variabile casuale il sistema è casuale, detto anche dinamico aleatorio o stocastico, governato da una certa distribuzione di probabilità sui valori. In genere questo significa che all'interno del sistema alcune parti/sottosistemi/processi sono di tipo casuale/probabilistico.
  • senza / con Memoria
Nei sistemi con memoria lo stato del sistema e/o il valore della funzione ingresso/uscita dipendono dai valori di stato o di ingresso del passato.
Con questi termini ci si riferisce alla funzione di ingresso/uscita del sistema; se di tipo lineare o meno.
In genere un sistema è lineare solo in un intervallo di valori; oltre una certa dinamica di valori la caratteristica ingresso/uscita diventa non-lineare, ad esempio per saturazione. Un esempio tipico di sistema lineare sono gli amplificatori.
I sistemi lineari sono gli unici di cui è possibile una descrizione formale completa delle caratteristiche. Una tecnica per trattare i sistemi non-lineari è quella di linealizzarli per un certo intervallo di valori, ovvero simularli con uno o più sistemi lineari.
Sono sistemi stazionari (o tempo invariante) quelli i cui parametri interni non dipendono dal tempo, ma sono costanti.
Tra i sistemi lineari sono di particolare interesse quelli statici, per i quali il segnale di uscita dipende solo dal valore istantaneo del segnale in ingresso. Viceversa nei sistemi lineari dinamici la risposta dipende - oltre che dal valore istantaneo dell'ingresso - anche dalla storia passata di questo.
  •  aperti/chiusi/isolati/adiabatici
I sistemi aperti, definiti per la prima volta da von Bertalanffy, sono sistemi che termodinamicamente possono interagire con l'ambiente esterno scambiando sia energia (lavoro o calore) che materia.
Un sistema chiuso è un sistema che non scambia massa con l'ambiente esterno, mentre può effettuare con esso scambi di energia in tutte le sue forme (compreso il calore) o di lavoro.
Un sistema isolato è un sistema che non interagisce in alcun modo con l'ambiente circostante, ovvero che non scambia massa, né lavoro, né calore.
Un sistema adiabatico è un sistema chiuso che non può scambiare né calore né materia con l'ambiente esterno, può invece scambiare lavoro.
  • a costanti concentrate / costanti distribuite
E' una terminologia normalmente applicata a sistemi circuitali. Se la lunghezza d'onda minima dei segnali che transitano nel circuito è grande rispetto ai componenti/elementi del sistema il circuito è detto a costanti/parametri concentrati, viceversa se è confrontabile è detto a costanti/parametri distribuiti. Un tipico esempio sono i circuiti a microonde, dove la lunghezza d'onda dei segnali è dell'ordine dei cm. o dei mm.
  • a tempo discreto / tempo continuo
E' una definizione alternativa più generale a quella digitale/analogica applicata a valori/variabili/processi/segnali di sistema. Se le variabili o i processi sono discreti nel tempo, ovvero assumono solo determinati valori, il sistema è a tempo discreto; viceversa se hanno valori continui nel tempo sono a tempo continuo.
  • a stati-eventi discreti / stati-eventi continui
Analogo al precedente per quanto riguarda gli stati interni del sistema.
  • Sincroni / Asincroni / Sincronici
Nei primi due tipi ci si riferisce in generale alla comparazione tra processi interni del sistema o tra alcuni processi interni ed altri esterni al confine del sistema. Se i due processi hanno una correlazione, generalmente nel tempo, del tipo uno-ad-uno tra di loro, ad esempio del tipo causa-effetto, sono detti processi sincroni tra di loro; viceversa se sono temporalmente indipendenti sono detti asincroni.
Il termine sincronicità è stato introdotto da Carl G. Jung nel 1950 per descrivere una connessione fra eventi, psichici o oggettivi, che avvengono in modo sincrono, cioè nello stesso tempo, ma tra i quali non vi è una relazione di causa-effetto ma una evidente comunanza di significato. Per estensione un sistema è sincronico quando ha relazioni tra processi interni e/o esterni di tipo sincronico.
  • Paradossali o Oscillatori
I sistemi oscillatori sono quelli dove gli stati interni, i processi o l'uscita del sistema è di tipo oscillatorio, ovvero con una variazione periodica, di solito nel tempo. L'oscillazione di stato o dell'uscita può essere generata da un paradosso interno o interno/esterno del sistema, ad esempio del tipo "se si allora no - se no allora si"; in questo caso lo stato o l'uscita del sistema diventa una continua oscillazione di si e no.
Il concetto di strano anello è stato introdotto da  Douglas Hofstadter per indicare la situazione in cui muovendosi su o giù in un sistema di livelli gerarchico ci si ritrova al punto di partenza. Gli strani anelli in generale sono creati da situazioni autoreferenziali o paradossali. Per estensione i sistemi a strano anello sono quelli dove i processi interni sono di questo tipo.
  • Caotici
Un sistema dinamico è di tipo caotico se presenta le seguenti caratteristiche:
  1. Sensibilità alle condizioni iniziali, ovvero a variazioni infinitesime delle condizioni al contorno (o, genericamente, degli ingressi) corrispondono variazioni finite in uscita. Come esempio banale: il fumo di più fiammiferi accesi in condizioni macroscopicamente molto simili (pressione, temperatura, correnti d'aria) segue traiettorie di volta in volta molto differenti.
  2. Imprevedibilità, cioè non si può prevedere in anticipo l'andamento del sistema su tempi lunghi rapportati al tempo caratteristico del sistema a partire da assegnate condizioni al contorno.
  3. L' evoluzione del sistema è descritta, nello spazio delle fasi, da innumerevoli orbite ('traiettorie di stato'), diverse tra loro con evidente componente stocastica agli occhi di un osservatore esterno, e che restano tutte confinate entro un certo spazio definito: il sistema cioè non evolve verso l'infinito per nessuna variabile; si parla in questo caso di ' attrattori ' o anche di ' caos-deterministico '.
Un sistema caotico in generale è deterministico, ovvero è regolato da una legge ben precisa che gli impone di assumere un certo stato (data la sua storia precedente e la legge). La particolarità dei sistemi caotici (per effetto della quale sono spesso confusi con i sistemi aleatori) è il fatto che la legge "di aggiornamento" dipende in maniera fortissima dalle condizioni iniziali: una minuscola variazione nelle condizioni iniziali condurrà il sistema in uno stato molto lontano da quello che avrebbe raggiunto senza tale minuscola variazione.
  • Frattali
Il termine frattale è stato coniato nel 1975 da Benoît Mandelbrot, e deriva dal latino fractus (rotto, spezzato), così come il termine frazione; infatti le immagini frattali sono considerate dalla matematica oggetti di dimensione frazionaria. Un frattale è un oggetto geometrico che si ripete all'infinito nella sua struttura allo stesso modo su scale diverse, ovvero che non cambia aspetto anche se ingrandito per infinite scale. Questa caratteristica è spesso chiamata auto similarità. La caratteristica peculiare dei frattali è che mentre le regole di generazione sono relativamente semplici il loro risultato produce meta-infiniti.
Per estensione i sistemi frattali sono sistemi dove i processi o addirittura gli elementi sono di tipo frattale.
  • Sinergici
Il termine sinergia (o sinergetica) è stato introdotto da Hermann Haken nell'ambito della fisica dei laser negli anni 70-80.
Comunemente viene definita come un'azione combinata di due o più elementi, che risulta di efficacia maggiore rispetto alla loro semplice somma. Una sinergia è quindi un'azione simultanea di due fenomeni, forze, entità o altro, che ne potenzia i singoli effetti. Per estensione un sistema è detto sinergico se tra i suoi processi interni o esterno/interni vi è una sinergia.
  • Indecidibili
E' una caratteristica che si presenta in un particolare insieme di sistemi dinamici denominati automi a stati finiti, in particolare nella macchina di Turing (MdT). Una MdT (assimilabile a tutti gli effetti a un computer) è un sistema formale che può descriversi come un meccanismo ideale, ma in linea di principio realizzabile concretamente, che può trovarsi in stati ben determinati (macchina a stati), operante su stringhe in base a regole ben precise e costituisce un modello di calcolo. In un sistema di questo tipo si pone il problema dell'arresto, ovvero se sia sempre possibile in una MdT che presenta un'evoluzione illimitata , descritto un programma e un determinato input finito, stabilire se il programma in questione termini o si ripeta all'infinito. È stato dimostrato che non può esistere un algoritmo generale che possa risolvere il problema per tutti i possibili input.
  • Complicati/Complessi 
Il termine complicato deriva da complicatus, ovvero "con pieghe", e può essere s-piegato dalla cosidetta scienza classica, mentre complesso (da complexus, ovvero "con intecci") non può essere s-piegato dalla scienza classica.
La definizione di complessità è essa stessa complessa - molti autori in diversi campi hanno proposto una loro definizione di complessità. Inoltre la distinzione tra complicato e complesso non è netta, entrambi i sistemi hanno in generale le seguenti caratteristiche:
  1. struttura con molti elementi già a loro volta complessi
  2. interazioni non-lineari tra gli elementi
  3. sistema di tipo aperto
  4. struttura molto spesso di tipo a rete
  5. necessità per la descrizione di livelli gerarchici e/o logici
In generale le caratteristiche di un sistema complesso sono che i suoi elementi subiscono continue modifiche singolarmente prevedibili, ma del quale non è possibile, o è molto difficile, prevedere uno stato futuro.
Inoltre i sistemi complessi possono presentare un comportamento emergente, ovvero una situazione nella quale un sistema esibisce proprietà inspiegabili sulla base delle leggi che governano le sue componenti. Questa fatto scaturisce in generale dalle interazioni non-lineari tra le componenti stesse. Inoltre il sistema ha caratteristiche di tipo adattativo, ovvero modifica i propri parametri, elementi e processi a seconda delle situazioni interne o esterne.
In generale tutti i sistemi viventi sono complessi mentre i sistemi artificiali possono essere molto complicati ma non necessariamente complessi, o di grado di complessità inferiore a quelli viventi.
Il massimo esempio di sistema complicato è Internet, un insieme di reti di trasmissione basate sullo stesso protocollo che attualmente interconnette diverse centinaia di milioni di macchine tra clients, hosts, server e apparati di reti quali switch e routers. Benchè Internet oltre a essere molto complicata abbia indubbiamente un certo grado di complessità - dovuto alla sua struttura magliata a rete, al numero degli elementi , alle interazioni tra essi e alla struttura gerarchica a livelli del protocollo di comunicazione utilizzato (IP) - ha comunque una complessità molto inferiore ai più piccoli organismi viventi, quali quelli unicellulari come i protozoi, o a singole cellule.
Altri esempi di sistemi complessi sono gli automi cellulari, la crosta terrestre, considerata come sistema dinamico nella tettonica a zolle, tutti gli ecosistemi (anche i più semplici), i sistemi economici, i sistemi sociali il sistema nervoso, i sistemi climatici locali o globale.

Per un'introduzione didattica alla Teoria della Complessità:  Tullio Tinti.net
  • Ologrammatici - Olografici
per estensione del caso fisico, ottenuto con interferenza laser, sono sistemi complessi in cui qualsiasi sottoinsieme parziale arbitrariamente suddiviso contiene la struttura dell'intero sistema.

esercizi di Tao


1 Notazioni

Sulla S, in un’ora di traffico. Un tipo di circa ventisei anni, cappello floscio con una cordicella al posto del nastro, collo troppo lungo, come se glielo avessero tirato. La gente scende. Il tizio in questione si arrabbia con un vicino. Gli rimprovera di spingerlo ogni volta che passa qualcuno. Tono lamentoso, con pretese di cattiveria. Non appena vede un posto libero, vi ci butta.
Due ore più tardi lo incontro alla Cour de Rome, davanti alla Gare Saint-Lazare. È con un amico che gli dice: “Dovresti far mettere un bottone in più al soprabito”. Gli fa vedere dove (alla sciancratura) e perché.


2 Partita doppia

Nel mezzo della giornata e a mezzodí, mi trovavo e salii sulla piattaforma e balconata posteriore di un autobus e di un tram a cavalli autopropulso affollato e pressocché brulicante di umani viventi della linea S che va dalla Contre-scarpe a Champerret. Vidi e rimarcai un giovinotto non anziano, assai ridicolo e non poco grottesco, dal collo magro e dalla gola scarnita, cordicella e laccetto intorno al feltro e cappello. Dopo uno spingi-spingi e un schiacci-aschiaccia, quello affermò e asserí con voce e tono lacrimoso e piagnucoloso che il suo vicino e sodale di viaggio s’intenzionava e s’ingegnava volontariamente e a bella posta di spingerlo e importunarlo ogni qual volta si scendesse uscendo o si salisse entrando. Questo detto e dopo aver aperto bocca, ecco che si precipita ed affanna verso uno scranno e sedile vergine e disoccupato.
Due ore dopo e centoventi minuti piú tardi, lo reincontro e lo ritrovo alla Cour de Rome a cospetto della Gare Saint-Lazare, mentre è e si trova con un amico e contubernale che gli insinua di, e lo incita a, far applicare e assicurare un bottone e bocciolo d’osso al suo mantello e ferraiuolo.

4 Metaforicamente


Nel cuore del giorno, gettato in un mucchio di sardine passeggere d’un coleottero dalla grossa corazza biancastra, un pollastro dal gran collo spiumato, di colpo arringò la piú placida di quelle, e il suo linguaggio si librò nell’aria, umido di protesta. Poi, attirato da un vuoto, il volatile vi si precipitò.
In un triste deserto urbano lo rividi il giorno stesso, che si faceva smoccicar l’arroganza da un qualunque bottone.

5 Retrogrado

Dovresti aggiungere un bottone al soprabito, gli disse l’amico. L’incontrai in mezzo alla Cour de Rome, dopo averlo lasciato mentre si precipitava avidamente su di un posto a sedere. Aveva appena finito di protestare per la spinta di un altro viaggiatore che, secondo lui, lo urtava ogni qualvolta scendeva qualcuno. Questo scarnificato giovanotto era latore di un cappello ridicolo. Avveniva sulla piattaforma di un S sovraffollato, di mezzogiorno.

6 Sorprese

Com’eravamo schiacciati su quella piattaforma! E come non era ridicolo e vanesio quel ragazzo! E che ti fa? Non si mette a discutere con un poveretto che - sai la pretesa, il giovinastro! - lo avrebbe spinto? E non ti escogita niente po’ po’ di meno che andar svelto a occupare un posto libero? Invece di lasciarlo a una signora!
Due ore dopo, indovinate chi ti incontro davanti alla Gare Saint-Lazare? Ve la do a mille da indovinare! Ma proprio lui, il bellimbusto! Che si faceva dar consigli di moda! Da un amico!
Stento ancora a crederci!

7 Sogno

Mi pareva che tutto intorno fosse brumoso e biancastro tra presenze multiple e indistinte, tra le quali si stagliava tuttavia abbastanza netta la figura di un uomo giovane, il cui collo troppo lungo sembrava manifestarne da solo il carattere vile e astioso. Il nastro del suo cappello era sostituito da una cordicella intrecciata. Poco dopo ecco che discuteva con un individuo che intravvedevo in modo impreciso e poi - come colto da súbita paura - si gettava nell’ombra di un corridoio.
Un altro momento del sogno me lo mostra mentre procede in pieno sole davanti alla Gare Saint-Lazare. P, con un amico che gli dice: «Dovresti fare aggiungere un bottone al tuo soprabito».
A questo punto mi sono svegliato.

8 Pronostici

Quando verrà mezzogiorno ti troverai sulla piattaforma posteriore di un autobus dove si comprimeranno dei viaggiatori tra i quali tu noterai un ridicolo giovincello, collo scheletrico e nessun nastro intorno al feltro molle. Non si sentirà a proprio agio, lo sciagurato. Penserà che un tale lo spinge a bella posta, ad ogni passaggio di gente che sale e che scende. Glielo dirà, ma l’altro, sdegnoso, non risponderà motto. Poi il ridicolo giovincello, preso dal panico, gli sfuggirà sotto il naso, verso un posto vacante.
Lo rivedrai piú tardi, Cour de Rome, davanti alla stazione di San Lazzaro. Un amico lo accompagnerà, e udirai queste parole: «Il tuo soprabito non si chiude bene. occorre che tu faccia aggiungere un bottone».

10 Arcobaleno

Mi trovavo sulla piattaforma di un autobus violetto. V’era un giovane ridicolo, collo indaco, che protestava contro un tizio blu. Gli rimproverava con voce verde di spingerlo, poi si lanciava su di un posto giallo.
Due ore dopo, davanti a una stazione arancio. Un amico gli dice di fare aggiungere un bottone al suo soprabito rosso.

11 Logo-rallye

(Istruzioni: inserire nel racconto le parole dote, baionetta, nemico, cappella, atmosfera, Bastiglia, lettera).
Un giorno mi trovavo sulla piattaforma di un autobus che faceva parte della dote comunale. C’era un giovanotto ridicolo, non perché portasse una baionetta, ma perché aveva l’aria di averla pur non avendola. All’improvviso, costui balza sul suo presunto nemico e lo accusa di comportarsi come non si dovrebbe in una cappella. E dopo aver reso l’atmosfera tesa, questo bischero va a sedersi.
Lo reincontro due ore dopo, non lontano dalla Bastiglia, con un amico che gli consiglia di far aggiungere un bottone al suo soprabito. Consiglio che avrebbe potuto dargli anche per lettera.

12 Esitazioni

Non so bene dove accadesse... in una chiesa, in una bara, in una cripta? Forse... su di un autobus. E c’era... Cosa diavolo c’era? Spade, omenòni, inchiostro simpatico? Forse... scheletri? Sí scheletri, ma ancora con la carne intorno, vivi e vegeti. Almeno, temo. Gente su di un autobus. Ma ce n’era uno (o erano due?) che si faceva notare, non vorrei dire per che cosa. Per la sua astuzia sorniona? Per la sua adipe sospetta? Per la sua melanconia? No, meglio - o piú precisamente - a causa della sua imprecisa immaturità, ornata di un lungo... naso... mento... alluce? No: collo. E un cappello strano, strano, strano. Si mise a litigare (sí, è cosí) senza dubbio con un altro passeggero (uomo o donna? bambino o vegliardo?). Poi finí - perché finí pure, in qualche modo o maniera - probabilmente perché uno dei due era scomparso...
Credo sia proprio lo stesso individuo quello che ho rivisto... ma dove? Davanti a una chiesa, a una cripta, a una bara? Con un amico che doveva certo parlargli di qualcosa, ma di che, di che, di che?

13 Precisazioni

Alle 12,17 in un autobus della linea S lungo 10 metri, largo 3, alto 3,5, a 3600 metri dal suo capolinea, carico di 48 persone, un individuo umano di sesso maschile, 27 anni, 3 mesi e 8 giorni, alto m 1,62 e pesante 65 chilogrammi, con un cappello (in capo) alto 17 centimetri, la calotta circondata da un nastro di 35 centimetri, interpella un uomo di 48 anni meno tre giorni, altezza 1,68, peso 77 chilogrammi, a mezzo parole 14 la cui enunciazione dura 5 secondi, facenti allusione a spostamenti involontari di quest’ultimo, su di un arco di millimetri 15-20. Quindi il parlante si reca a sedere metri 2,10 più in là.
Centodiciotto minuti piú tardi lo stesso parlante si trovava a io metri dalla Gare Saint-Lazare, entrata banlieue, e passeggiava in lungo e in largo su di un tragitto di metri 30 con un amico di 28 anni, alto 1,70, 57 chilogrammi, che gli consigliava in 15 parole di spostare di centimetri 5 nella direzione dello zenith un bottone d’osso di centimetri 3,5 di diametro.

14 Aspetto soggettivo I


Non ero proprio scontento del mio abbigliamento, oggi. Stavo inaugurando un cappello nuovo, proprio grazioso, e un soprabito di cui pensavo tutto il bene possibile. Incontro X davanti alla Gare Saint-Lazare che tenta di guastarmi la giornata provando a convincermi che il soprabito è troppo sciancrato e che dovrei aggiungervi un bottone in piú. Cara grazia che non ha avuto il coraggio di prendersela col mio copricapo.
Non ne avevo proprio bisogno, perché poco prima ero stato strigliato da un villan rifatto che ce la metteva tutta per brutalizzarmi ogni qual volta i passeggeri scendevano o salivano. E questo in una di quelle immonde bagnarole che si riempiono di plebaglia proprio all’ora in cui debbo umiliarmi a servirmene.

15 Altro aspetto soggettivo


C’era oggi sull’autobus, proprio accanto a me, sulla piattaforma, un mocciosetto come pochi - e per fortuna, che son pochi, altrimenti un giorno o l’altro ne strozzo qualcuno. Ti dico, un monellaccio di venticinque o trent’anni, e m’irritava non tanto per quel suo collo di tacchino spiumato, quanto per la natura del nastro del cappello, ridotto a una cordicella color singhiozzo di pesce. Il mascalzoncello gaglioffo!
Bene, c’era abbastanza gente a quell’ora, e ne ho approfittato: non appena la gente che scendeva e saliva faceva un po’ di confusione, io tac, gli rifilavo il gomito tra le costolette. Ha finito per darsela a gambe, il vigliacco, prima che mi decidessi a premere il pedale sui suoi fettoni e a ballargli il tip tap sugli allucini santi suoi! E se reagiva gli avrei detto, tanto per metterlo a disagio, che al suo soprabito troppo attillato mancava un bottoncino. Tiè!

16 Svolgimento

Ieri la signora maestra ci ha portato a fare la consueta gita in autobus (linea S) per fare interessanti esperienze umane e capire meglio i nostri simili. Abbiamo socializzato con un signore molto buffo dal collo molto lungo che portava un cappello molto strano con una cordicella attorno. Questo signore non si è comportato in modo molto educato perché ha litigato con un altro signore che lo spingeva, ma poi ha avuto paura di prendersi un bel ceffone ed è andato a sedersi su un posto libero. Questo episodio ci insegna che non bisogna mai perdere il controllo di noi stessi e che, se sappiamo comprenderci l’un l’altro perdonandoci reciprocamente i nostri difetti, dopo ci sentiremo molto piú buoni e non faremo brutte figure.
Due ore piú tardi abbiamo incontrato lo stesso signore col collo lungo che parlava davanti a una stazione grandissima con un amico, il quale gli diceva delle cose a proposito del suo cappottino.
La signora maestra ci ha fatto osservare che questo episodio è stato molto istruttivo perché ci ha insegnato che nella vita accadono molte coincidenze curiose e che dobbiamo osservare con interesse le persone che incontriamo perché potremmo poi reincontrarle in altra occasione.

19 Animismo

Un cappello floscio, bruno, con una fenditura, dai bordi abbassati, la forma circondata da una treccia come un cordoncino militare, un cappello stava ritto tra gli altri, sussultando appena per le asperità del suolo trasmesse alle ruote del veicolo automobile che lo trasportava, lui - il cappello. A ogni fermata l’andirivieni dei passeggeri gli imprimeva movimenti laterali, talora assai pronunciati, il che finí per irritarlo, lui - il cappello. Egli espresse la propria ira attraverso una voce umana che gli era collegata da una massa di carne strutturalmente disposta intorno a una sorta di sfera ossea perforata da alcuni buchi e che si trovava sotto di lui, lui - il cappello.
Una o due ore dopo lo rividi che deambulava a circa un metro e sessantasei da terra, in lungo e in largo, davanti alla Gare Saint-Lazare, lui - il cappello. Un amico lo consigliava di far aggiungere un bottone supplementare al suo soprabito... un bottone supplementare... al suo soprabito... lui dire cosí... a lui - il cappello.

23 Lettera ufficiale

Ho l’onore di informare la S.V. dei fatti sotto esposti di cui ho potuto essere testimone tanto imparziale quanto orripilato. In questa stessa giornata, verso mezzogiorno, mi trovavo sulla piattaforma di un autobus che andava da rue de Courcelles verso place Champerret. Detto autobus era pieno, anzi piú che pieno, oso dire, perché il bigliettario aveva accolto un sovraccarico di numerosi postulanti, senza valide ragioni e mosso da una eccessiva bontà d’animo che lo portava oltre i limiti imposti dal regolamento e che pertanto rasentava il favoritismo. A ogni fermata il movimento bidirezionale dei passeggeri in salita e in discesa non mancava di provocare una certa ressa tale da incitare uno di detti passeggeri a protestare, anche se con qualche timidezza. Devo riconoscere che detto passeggero andava a sedersi non appena rilevatane la possibilità.
Mi si consenta di aggiungere al mio breve esposto un particolare degno di qualche rilievo: ho avuto l’occasione di riconoscere il sopra menzionato passeggero qualche tempo dopo in compagnia di un personaggio non meglio identificato. La conversazione intrapresa dai due con animazione sembrava vertere su questioni di natura estetica. In considerazione di quanto sopra descritto prego la S.V. di voler cortesemente indicarmi le conseguenze che debbo trarre dai fatti elencati e l’atteggiamento che Ella riterrà opportuno che io assuma per quanto concerne la mia successiva condotta. Nell’attesa di un cortese riscontro assicuro alla S.V. i sensi della mia profonda considerazione e mi dico con osservanza... ecc. ecc.

24 Comunicato stampa


Chi ha detto che il romanzo è morto? In questo nuovo e travolgente racconto l’autore, di cui i lettori ricorderanno l’avvincente «Le scarpe slacciate», fa rivivere con asciutto e toccante realismo dei personaggi a tutto tondo che si muovono in una vicenda di tesa drammaticità, sullo sfondo di lancinante pulsioni collettive. La trama ci parla di un eroe, allusivamente indicato come il Passeggero, che una mattina si imbatte in un enigmatico personaggio, a sua volta coinvolto in un duello mortale con uno sconosciuto. Nella allucinante scena finale, ritroviamo il misterioso personaggio dell’inizio che ascolta con assorta attenzione i consigli di un ambiguo esteta.
Un romanzo che è al tempo stesso di azione e di stranite atmosfere, una storia di terso e spietato vigore, un libro che non vi lascierà dormire.

25 Onomatopee

A boarrrdo di un auto (bit bit, pot pot!) bus, bussante, sussultante e sgangherato della linea S, tra strusci e strisci, brusii, borbottii, borrrborigmi e pissi pissi bao bao, era quasi mezzodin-dong-ding-dong, ed eccoco, cocoricò un galletto col paltò (un Apollo col capello a palla di pollo) che frrr! piroetta come un vvortice vverso un tizio e rauco ringhia abbaiando e sputacchiando «grr grr, arf arf, harffinito di farmi ping pong?!»
Poi guizza e sguazza (plaffete) su di un sedile e sooossspiiira rilasssato.
Al rintocco e allo scampanar della sera, ecco-co cocoricò il galletto che (bang!) s’imbatte in un tale balbettante che farfuglia del botton del paletò. Toh! Brrrr, che brrrividi!!!

26 Analisi logica

Autobus.
Piattaforma.
Piattaforma d’autobus. Il luogo.
Mezzogiorno.
Verso.
Verso mezzogiorno. Il tempo.
Passeggeri.
Litigio.
Litigio di passeggeri. Azione.
Giovanotto.
Cappello collo magro.
Un giovanotto col cappello di gallone a treccia. Il soggetto.
Un tale.
Un tale. Antagonisti.
Io.
Io.
Io. Il narratore.
Parole.
Parole.
Parole. L’argomento.
Posto libero.
Posto occupato.
Un posto libero viene occupato. Risultato.
Stazione.
Un’ora dopo.
Un amico.
Un bottone. È la conclusione.
Conclusione logica.

27 Insistenza

Un giorno, verso mezzogiorno, salii su di un autobus quasi pieno della linea S. Su di un autobus quasi completo della linea S c’era un giovanotto piuttosto ridicolo. lo salii sullo stesso autobus di costui, di questo giovanotto, salito prima di me su questo stesso autobus della linea S, quasi completo, verso mezzogiorno, portando in testa un cappello che trovai assai ridicolo, io che mi trovavo sullo stesso autobus su cui stava lui, sulla linea S, un giorno, verso mezzogiorno.
Questo cappello era avvolto come da una sorta di gallone, di cordoncino intrecciato di tipo militare, e il giovanotto che lo portava, con questa cordicella - o gallone - si trovava sul mio stesso autobus, un autobus quasi pieno perché era mezzogiorno; e sotto questo cappello, il cui nastro imitava una cordicella di tipo militare, si stendeva una faccia seguita da un lungo collo, un lungo, lungo collo. Ah! come era lungo il collo di quel giovanotto che portava il cappello circondato da un cordoncino su un autobus della linea S, un giorno verso mezzogiorno.
Si spingevano tutti sull’autobus che ci trasportava verso il capolinea della linea S, un giorno verso mezzogiorno, io e quel giovanotto che teneva un collo lungo sotto un cappello ridicolo. Dagli spintoni che ne conseguivano ne nacque di colpo una protesta, protesta che emanò da quel giovanotto che aveva un collo cosí lungo sulla piattaforma di un autobus della linea S, un giorno verso mezzogiorno.
Vi fu un momento di accusa formulata con voce umida di dignità offesa, perché sulla piattaforma di un autobus S un giovanotto aveva un cappello munito di un cordoncino tutto intorno, e un collo lungo; ci fu anche un posto libero di colpo su di quell’autobus della linea S quasi pieno perché era mezzogiorno, posto che subito occupò il giovanotto dal collo lungo e dal cappello ridicolo, posto che egli concupiva perché non voleva farsi spingere su questa piattaforma d’autobus, un giorno, verso mezzogiorno.
Due ore dopo lo rividi davanti alla Gare Saint-Lazare, questo giovanotto che avevo notato sulla piattaforma di un autobus della linea S, il giorno stesso, verso mezzogiorno. Era con un camerata della sua risma che gli stava dando un consiglio circa un certo bottone del suo soprabito. L’altro ascoltava con attenzione. L’altro, quel giovanotto che aveva un cordoncino intorno al suo cappello, e che avevo visto sulla piattaforma di un autobus della linea S, quasi pieno, un giorno, verso mezzogiorno.

28 Ignoranza

Io proprio non so cosa vogliono da me. Va bene, ho preso la S verso mezzogiorno. Se c’era gente? Certo, a quell’ora. Un giovanotto dal cappello floscio? Perché no? lo vado mica a guardare la gente nelle palle degli occhi.
Io me ne sbatto. Dice, una specie di cordoncino intrecciato? Intorno al cappello? Capisco, una curiosità come un’altra, ma io queste cose non le noto. Un cordoncino... Boh. E avrebbe litigato con un altro signore? Cose che capitano.
E dovrei averlo rivisto dopo, un’ora o due piú tardi? Non posso negarlo. Capita ben altro nella vita. Guardi, mi ricordo che mio padre mi raccontava sempre che...

29 Passato prossimo

Sono salito sull’autobus della porta Champerret. C’era molta gente, dei giovani, dei vecchi, delle donne, dei militari. Ho pagato e mi sono guardato intorno. Non c’è stato nulla che ho dovuto rilevare. Ho però finito per notare un giovinotto il cui collo m’è parso troppo lungo. Ho esaminato il suo cappello e mi sono accorto che invece del nastro vi avevano messo una treccia. Ogni qualvolta qualcuno è salito vi è stata alquanta confusione, Non ho detto nulla ma il giovane dal collo lungo ha interpellato il suo vicino. Non ho inteso bene che cosa gli ha detto ma si sono guardati in cagnesco. Quindi il giovanotto dal collo lungo è andato precipitosamente a sedersi.
Sono poi tornato dalla porta Champerret e sono passato dalla Gare Saint-Lazare e quivi ho visto il mio tipo che ha discusso con un amico. Costui gli ha indicato un bottone proprio sopra la sciancratura del soprabito. Poi l’autobus mi ha trascinato via e non l’ho piú visto. Non ho pensato piú a nulla.

30 Presente

Mezzogiorno, calore che si spande intorno ai piedi dei passeggeri d’autobus. Come posta su un lunghissimo collo, una stupida testa, ornata da un cappello grottesco, subito s’infiamma ed ecco che di colpo esplode la rissa. Si dà subito la stura a ingiurie definitive, in una atmosfera pesante. Cosí che poi ci si va a sedere dentro, al fresco.
Piú tardi possono anche porsi, presso a stazioni dal doppio binario, questioni vestimentarie a proposito di qualche bottone, che dita grasse di sudore palpeggiano con sicurezza.

31 Passato remoto

Fu a mezzogiorno. Salirono sull’autobus, e fu subito ressa. Un giovin signore portò sul capo un cappello, che avvolse d’una treccia. Non fu nastro. Ebbe collo lunghissimo, e il vidi. E subito si dolse con un vicin, per gli urti che gl’inflisse. Come uno spazio scorse, libero, vi si diresse. E s’assise.
Piú tardi il ritrovai, alla stazione che Lazzaro protesse. S’abbigliò di un mantello ed un famiglio, che l’affrontò, qualche motto gli disse, indi aggiungervi un bottone in piú, d’uopo fu.

33 Canzone

Sulla pedana d’autobus antica
pollastro solitario sopra l’Esse
sussulti e vai, nel pieno mezzogiorno,
il collo lungo come lunga calle.
Al cappello d’intorno
brilla una treccia che un gallone tesse
si che al vederla mi s’aggriccia il core.
Odo costui belar con gran lamenti
e dir dei suoi scontenti e di sue pene
a un tizio che gl’infligge gran martíri.
Basta che quei poi gelido lo miri,
ed ecco con gran voli
il pollastro s’assiede a larghi passi,
s’insinua, e scarsi spassi
si concede, quel collo lungo in fiore.
Ohibò, che parapiglia!
Né lo scordo e l’oblio:
ben tosto lo ravviso
lontan dalla Bastiglia,
passante, io non so come,
e un esteta assai strano
rimiro di lontano
che un botton gli consiglia, verso sera,
di spostare al paltò di primavera...

34 Poliptoti

Salii su un mezzo pubblico di contribuenti che locupletavano un contribuente il quale portava sul suo ventre di contribuente una borsa da contribuente e contribuiva a consentire agli altri contribuenti di continuare il loro tragitto di contribuenti. Vidi colà un contribuente dal lungo collo che contribuiva alla sua testa di contribuente, sopportante un cappello da contribuente cinto da una trecciolina quale nessun contribuente mai portò. Repentinamente il contribuente interpellò un contribuente vicino contribuendo a rimproverargli di camminare a bella posta sui suoi piedi di contribuente ogni qual volta gli altri contribuenti contribuivano alla confusione salendo o scendendo da quell’autobus per contribuenti. Poi il contribuente irritato andò a sedersi al posto per contribuenti lasciato libero da altro contribuente.
Qualche ora da contribuente dopo, lo vidi a una stazione per contribuenti in compagnia di un contribuente che gli stava dando consigli da contribuens elegantiarum.

38 Me, guarda...

Me, guarda, ‘ste cose non le capisco: un tipo che s’intigna amarciarti sul ditone ti fa girare i cosiddetti. Ma se dopo aver protestato va poi a sedersi come un cottolengo, me guarda questo non mi va giú. Me guarda, ho visto ‘sta roba l’altro giorno sulla piattaforma di dietro della S. Già quello ci aveva un collo un po’ lungo, quel pollastro, e non mi fare parlare di quella specie di treccia da cretinetti che aveva intorno al suo cappello. Me guarda, con un cappello cosí me non ci andrei in giro neanche morto. È come te l’ho detto, dopo aver fatto casino con un altro che gli aveva marciato sui fettoni, quello è andato a sedersi e amen. Me guarda, uno che mi marciava sulle unghie, me ci rifilavo una sberla che vedeva.
Guarda che poi delle volte nella vita ci sono delle combinazioni che basta... D’altra parte me lo dico sempre, solo le montagne non si incontrano mai. Due ore dopo non te lo rivedo di nuovo, quello? Giuro, te lo vedo davanti alla Gare Saint-Lazare! Me guarda, l’ho visto in compagnia di un compagno del suo giro che gli diceva (me guarda, ho sentito proprio bene): «dovresti spostare quel bottone». Me guarda, l’ho visto come vedo te, ci faceva vedere il bottone in alto.

39 Esclamazioni

Perbacco! Mezzogiorno! Ora di prendere l’autobus! quanta gente! quanta gente! che ressa! roba da matti queí tipi! e che crapa! e che collo! settantacinque centimetri! almeno! e il cordone! il cordone! mai visto cosí! il cordone! bestiale! ciumbia! il cordone! intorno al cappello! Un cordone! roba da matti! da matti ti dico! e guarda come baccaglia! sí, il tipo cordonato! contro un vicino! cosa non gli dice! L’altro! gli avrebbe pestato i piedi! Qui finisce a cazzotti! sicuro! ah, no! ah, sí, sì! forza! dai! mena! staccagli il naso! dai di sinistro! cacchio! ma no! si sgonfia! ma guarda! con quel collo! con quel cordone!
Va a buttarsi su un posto vuoto! ma sicuro! che tipo ! Ma no! giuro! no! non mi sbaglio! è proprio lui! laggiú! alla Cour de Rome! davanti alla Gare Saint-Lazare! che se ne va a spasso in lungo e in largo! con un altro tipo! e cosa gli racconta l’altro! che dovrebbe aggiungere un bottone! ma sí! un bottone al soprabito! Al suo soprabito!

40 Dunque, cioè

Dunque, cioè, l’autobus è arrivato. Cioè ci sono montato; dunque, cioè, ho visto un tipo che mi ha colpito. Cioè, ho visto, dunque, quel collo lungo e la treccia intorno, dunque, al suo cappello. Cioè, dunque, lui si è messo a baccagliare col vicino che cioè gli marciava sui ditoni. Cioè, dunque, lui è andato a sedersi.
Dunque, piú tardi, cioè alla Gare Saint-Lazare, l’ho rivisto, dunque. Cioè, era con un tale che, dunque, gli diceva, cioè quel tale: «dunque, dovresti far mettere un altro bottone, dunque, al soprabito. Cioè».

41 Vero?

L’autobus, vero, è arrivato, vero, e ci son salito, vero? Poi ho visto, vero, un tipo, vero, che mi ha molto colpito, vero, per il suo collo, vero, assai lungo, vero, e una treccia sul cappello, vero?
Lui si è messo, vero, a discutere, vero, con un vicino che gli pestava, vero, i piedi, vero? Poi è andato a sedersi, vero?
Piú tardi, vero, l’ho rivisto, vero, alla Cour de Rome, vero, con un amico, vero? E questi, vero, gli diceva che avrebbe dovuto, vero, aggiungere, vero, un bottone, vero, al soprabito.

42 Ampolloso

Quando l’aurora dalle dita di rosa imparte i suoi colori al giorno che nasce, sul rapidissimo dardo che per le sinuose correnti dell’Esse falcatamente incede, grande d’aspetto e dagli occhi tondi come toro di Bisanto, lo sguardo mio di falco rapace, quale Indo feroce che con l’inconscia zagaglia barbara per ripido sentiero alla pugna s’induce, mirò l’uman dal collo astato, giraffa pié veloce, e dall’elmo di feltro incoronato di una bionda treccia. La Discordia funesta, invisa anco agli dèi, dalla bocca nefasta di odiosi dentifrici, la Discordia venne a soffiare i miasmi suoi maligni tra la giraffa dalla bionda treccia e un passeggere impudente, subdola prole di Tersite. Disse l’audace figlio di giraffa: «O tu, tu non caro agli Olimpi, perché poni le ugne tue impudiche sulle mie alate uose?»
Disse, e alla pugna si sottrasse, e sedde.
La sera ormai morente, presso la Corte candida di marmi, il giraffato pié veloce ancora vidi, accompagnato da un sulfureo messo d’eleganze, e ad altissima voce, che colpí l’acutissimo mio orecchio, questi vaticinò sul peplo, di cui l’audiente s’avvolgeva: «Tu dovrai - disse quello - avvolgere ai tuoi lombi la tua toga, un diamante aggiungendo a quella schiera, che la rinserra!»

43 Volgare

Aho! Annavo a magnà e te monto su quer bidone de la Esse - e ‘an vedi? - nun me vado a incoccià con ‘no stronzo con un collo cche pareva un cacciavite, e ‘na trippa sur cappello? E quello un se mette a baccaglià con st’artro burino perché - dice - jé acciacca er ditone? Te possino! Ma cche voi, ma cchi spinge? e certo che spinge! chi, io? ma va a magnà er sapone!
Nzomma, meno male che poi se va a sede.
E bastasse! Sarà du’ ore dopo, chi s’arrivede? Lo stronzo, ar Colosseo, che sta a complottà con st’artro qua che se crede d’esse er Christian Dior, er Missoni, che so, er Mister Facis, li mortacci sui! E metti un bottone de quà, e sposta un bottone de là, a acchittate cosí alla vitina, e ancora un po’ ce faceva lo spacchetto, che era tutta ‘na froceria che nun te dico. Ma vaffanculo!

44 Interrogatorio

- A che ora, nel giorno in oggetto, è passato l’autobus di linea S previsto per mezzogiorno e ventitre, in direzione porta di Champerret?
- A mezzogiorno e trentotto.
- Precisi il teste se il suddetto automezzo era particolarmente affollato.
- Un casino.
- A domanda risponde: affollatissimo. E cosa ha rilevato il teste di rilevante?
- Un individuo non meglio identificato con collo di lunghezza irregolare e una cordicella sospetta intorno al di lui copricapo.
- E il comportamento sociale del pregiudicato era confacente ai tratti somatici testé delineati tramite identikit?
- Prima no, era normale... Ma poi, come dire, l’indíviduo in oggetto ha posto in essere una serie di atti intesi a caratterizzarlo come un ciclotimico paranoide leggermente ipoteso e in evidente stato di irritabilità ipergastríca.
- Vuole il teste riformulare la deposizione in termini píú tecnici?
- Si è messo a piagnucolare col vicino e gli ha chiesto se il fatto che gli pestava i piedi fosse preterintenzionale o doloso.
- Ritiene il teste che il rimprovero avesse fondamento oggettivo e che l’interpellato intendesse palesemente delinquere?
- Non saprei.
- Come si è conclusa la dinamica dell’incidente?
- Il primo individuo si è reso latitante e ha preso possesso di un posto, occupabile con apposito documento di viaggio, e che si era reso momentaneamente vacante.
– Suggerisce il teste che il suddetto incidente abbia avuto conseguenze in un lasso di tempo ulteriore?
- Esatto. Due ore dopo.
- Vuole descrivere il teste la natura del fatto susseguente?
- L’individuo di cui agli atti si è nuovamente reso reperibile e del caso in oggetto mi dichiaro testimone oculare.
- Come l’ha rivisto il teste?
- Transitando in veste di utente di un mezzo pubblico sulla corsia autofilotranviaria antistante Cour de Rome.
- Quali atti l’individuo summenzionato stava portando ad effetto?
- Si intratteneva in uno scambio di opinioni su questioni attinenti il di lui abbigliamento.

45 Commedia

Atto primo

Scena I

(Sulla piattaforma posteriore di un autobus S, un giorno alle dodici).
BIGLIETTAIO Biglietto signori!
(Alcuni viaggiatori gli porgono del denaro).

Scena II

(L’autobus si arresta).
BIGLIETTAIO Si scende in testa! Avanti c’è posto! Completo! Dlíng, dleng!

Atto secondo

Scena I

(Stesso ambiente).
PRIMO PASSEGGERO (giovane, collo lungo, una treccia intorno al cappello) Si direbbe, signore, che ella mi comprime volontariamente i piedi!
SECONDO PASSEGGERO (fa spallucce).

Scena II

(Un terzo passeggero scende).
PRIMO PASSEGGERO (ad alta voce, agli astanti) Perdirindindina! Un posto libero! Volo! (si precipita su di un sedile e lo occupa).

Atto terzo

Scena I

(Cour de Rome).
UN GIOVANE ELEGANTE (al primo passeggero, ora pedone) La sciancratura del tuo soprabito è troppo larga. Dovresti stringerla un poco spostando il bottone superiore,...

Scena II

(A bordo di un autobus S, davanti a Cour de Rome).
QUARTO PASSEGGERO Perbacco! Ecco il tizio che poco fa era con me sull’autobus e che litigava con quel brav’uomo! Incontro curioso , in fede mia! Ne trarrò una commedia in tre atti!

46 A parte

L’autobus arrivò, carico di passeggeri. Se riesco a prenderlo, vedessi mai che trovo ancora un posto a sedere. Uno di quei due bel tipo di zucca con quel collo incredibile portava un feltro molle con una funicella al posto del nastro pretenziosetto, il tipo ed ecco che di colpo si mette ma che cosa gli prende? a insultare un vicino certo che questo la orecchio di mercante a cui rimprovera di pestargli di proposito ha l’aria di cercar rogna, ma gli passerà i piedi. Poi cosa ti dicevo? non appena si libera un posto all’interno corre a occuparlo.
Circa due ore dopo e poi uno dice le coincidenze era in Cour de Rome con un amico Dio li fa e poi li accoppia che gli indicava un bottone del suo soprabito ma cosa diavolo avrà mai da dirgli di tanto interessante?

47 Parechesi

Sulla tribuna o vestibulo busteriore di un bucintoro bullonato e abbuffato come un bunker o cambusa da un bulicame di filibusta, ecco un bullo butterato dal gibus a budino un po’ burino col bubbone bulinato da una buffa bubbola butirrosa di Burano, che brusco s’imbufala con un bue di burocrate, un Budda burlone, un bulgaro che abusa e gli s’imbuca a tamburo e gli ambulacra bucefalo sulle bugne. Un bumerang! A tal buaggine gli bullan le budella e (bufera nel bungalow!) come un bulldog quel bucaneve col bulbo lo sbugiarda e lo buggera. Poi bulimico s’ingarbuglia e si butta da bulldozer, sonnambulo, a imbuto su un bugliolo, e bum!
Verso buio vedo dal bus un conciliabulo alla Bufluel, e un funnambulo bucolico che gli buccina di un bullone nel buco o di un globulo sulla buccia del busto del burnus.

48 Fantomatico

Noi guardacaccia della Plaine-Monceau, abbiamo l’onore di rendere conto della presenza maligna e inesplicabile nelle vicinanze della porta orientale del Parco di S. A. R. Monsignor Filippo duca di Orléans, l’addí sedici di maggio dell’anno di grazia mille settecento e ottanta quattro, di un cappello floscio di forma inconsueta e attorniato da una sorta di cordone a forma di treccia. Avvegnacché noi abbiamo constatato l’apparizione subitanea, sotto detto cappello, di un giovine provvisto di un collo di lunghezza straordinaria e abbigliato come senza dubbio si costuma in China. Il terrificante aspetto di questo tizio ci ha raggelato il sangue nelle vene rendendoci incapaci di fuga. La apparizione è restata qualche istante immobile, indi si è agitata mormorando oscure parole come s’ella volesse sottrarsi alla vicinanza d’altre presenze a noi invisibili ma a essa sensibili. D’un tratto la sua attenzione fu presa dal mantello che indossava e l’intendemmo sussurrare le parole che seguono: «Manca un bottone, manca un bottone ». Costui si mise allora in cammino prendendo la direzione de la Pépinière. Attirati nostro malgrado dalla singolarità del fenomeno, seguimmo l’apparizione oltre i limiti della nostra giurisdizione sino a raggiungere un giardinetto deserto coltivato a ortaggi. Una targa blu di origine sconosciuta ma senza dubbio opera di potenze diaboliche portava l’iscrizione «Cour de Rome». L’apparizione si agitò ancora alcuni istanti mormorando «Ha voluto pestarmi i piedi». Quindi disparvero, dapprima l’essere misterioso e poi il suo cappello. Dopo di aver steso processo verbale dello svolgersi dei fatti, siamo andati a farci un boccale di quello sincero alla Petite-Pologne.

49 Filosofico

Solo le grandi città possono esibire alla epoché fenomenologica l’essenzialità delle coincidenze temporali a basso tasso di entropia. Il filosofo, che talora ascende alla inessenzialità nomade e derisoria di un autobus della linea S può appercepirvi con pineale trascendentalità le apparenze illusorie di un Io che trasparente sé, esperisce il proprio Dasein attraverso una collita individuale sovradeterminata dialetticamente dall’apicalità texturalizzata di un utilizzabile intramondano a treccia. Questa materia priva di entelécheia si lancia talora nell’imperativo categorico del proprio slancio vitale contro l’irrealtà neoidealistica e pressoché empiriocriticista di un parallelismo psicofisico privo di intelletto agente. Questa opzione etica compatta talora l’uno dei due corpi senz’organi verso una spazialità pratico-inerte dove si decompone in omeomerie prive di clinàmen.
La ricerca si conclude apoditticamente con l’alea indeterminata ma anagogica dell’essere in sé e fuori di sé che si consuma nella esistenzialità del sistema della moda, dove viene noumenalmente illuso di trasportare dal piano categoriale alla deiezione fenomenica il concetto puro della bottonità.

50 Apostrofe

O mia stilografica dalla punta di platino, che la tua corsa morbida e rapida tracci sulla seta della mia pagina i glifi alfabetici che trasmetteranno agli uomini dagli occhiali scintillanti il racconto apollineo di un doppio incontro sull’igneo carro falcato! Fiero corsiero dei miei sogni, fedele cammello delle mie gesta letterarie, agile fontana di parole bilanciate e selette, descrivi le volute lessicografiche e sintattiche che daranno vita al narrare per grafemi di eventi futili e derisori di quel giovane uomo che un giorno prese l’autobus S senza sospettare ch’ei sarebbe divenuto l’eroe immortale del faticato mio operare per le muse! Zerbinotto gentile dal lungo collo sovrastato da un cappello cinto di intrecciata cordicella, tu botolo ringhioso, brontoloso e pavido che, fuggendo la rissa, andasti a posar le tue terga, già consacrate a dovute pedate giustiziere, su di una panca di legno duro, immaginavi tu questo retorico destino allora che, davanti alla Gare Saint-Lazare, ascoltavi con orecchio esaltato i consigli sartoriali d’un personaggio che traeva ispirazione dal bottone superno del tuo ferraiuolo?

51 Maldestro

Perché cazzo, scusate compagni, io non sono abituato a intervenire in situazioni politiche di un certo tipo. Cioè, cazzo, a me non mi hanno fatto studiare perché cazzo la scuola, cioè, è solo dei ricchi. lo vorrei dare una testimonianza di classe di quel che ho visto ieri sull’autobus (non sulle mercedes dei signori) ma mi si intrecciano le dita - voglio dire, la lingua... no la lingua non si può intrecciare ma anche l’anatomia la possono studiare solo quelli che poi diventano dottori e fanno lo scandalo dei posti letto nelle cliniche. Ecco, cosí poi sono io a fare la figura dello stronzo. Mi sono già confuso. Dov’ero? Cioè.
Dunque volevo testimoniare quella cosa, anche se non la so scrivere, io non so dire quelle parole come palingenesi e metempsicazzo come si chiama, io scrivo poesie ma dicono che è letteratura selvaggia - certo, siamo degli emarginati solo perché ci buchiamo un po’, mentre le amanti dei signori che sniffano la coca quello va bene e non ci dànno il foglio di via - insomma io mando sempre il manoscritto a quelli della casa editrice e loro rispondono che sono dolenti e hanno i programmi completi a tutto il 1986, cosa cazzo ci mettono di qui al 1986, ma è chiaro che se non sei raccomandato sei fottuto.
Merda, cioè, cazzo compagni, mi sono perduto di nuovo, ma sono due giorni che non mangio e tre notti che non dormo e poi sono un po’ fumato. Ma avete capito. O no?
Allora, partiamo a monte - ecco, mi sono già fregato perché poi sui vostri giornali scrivete che diciamo solo frasi di un certo tipo, ma praticamente non era a monte ma in pianura perché era un autobus. Buona questa, vedete che anch’io so essere spiritoso anche se non scrivo sul Corriere. Va bene, prendiamo il toro per le corna, o meglio quel tizio per il cappello (ah ah!), dico quel tipo col collo lungo - quale tipo? ma quello sull’autobus, l’ho detto prima, non fate finta che non capite per mettermi in inferiorità. Va bene, sono un po’ suonato ma cosa deve fare un proletario che dorme solo in sacco a pelo e la police gli ha rotto la chitarra? E poi bisogna cominciare (o no?) e allora lasciatemi cominciare, cazzo, non fate casino se no mi confondo di nuovo. E non ridere tu, scemo.
Allora, dunque, il tipo sulla piattaforma si è messo a gridare un casino perché l’altro gli faceva casino - dico i piedi, cazzo compagni non fate casino, ho diritto anch’io, no? Dov’ero? Ecco, lui si va a sedere per i cazzi suoi, sta zitto tu cretino, lascia finire, si va a sedere sull’autobus, no? Certo che c’era già, sull’autobus voglio dire, ma va dentro... Dentro, scemo, va dalla piattaforma che è fuori... che piattaforma del cazzo è se non è fuori – dell’autobus, fuori rispetto... nella misura in cui... no, nella misura che non è dentro. Dell’autobus.
Va bene, va bene, certo che se fissate gli interventi di cinque minuti, uno che non ha studiato... Ma c’era ancora una parte, anzi il meglio della storia... Socialmente... Okey, okey. Vado.

52 Disinvolto

Salgo sull’autobus.
– Va a Champerret?
– Non sapete leggere?
– Scusate tanto.
Macina il mio biglietto sulla pancia.
– Ecco qua.
– Grazie e tante.
Mi guardo intorno.
– Ehi voi!
Ha una specie di treccia intorno al cappello.
– Non potete fare attenzione?
Collo lunghissimo.
– Sì?
Si butta sul primo posto libero.
– Ecco.
Mi dico.
...
Salgo sull’autobus.
– Va alla Contrescarpe?
– Non sapete leggere?
– Scusate tanto.
Tric trac, fa i suoi buchini e mi dà il biglietto. Con sufficienza.
– Ecco qua.
– Grazie e tante.
Si passa davanti alla Gare Saint-Lazare.
– Guarda là, il tipo di poco fa.
Tendo l’orecchio.
– Dovresti aggiungere un bottone là.
Gli mostra dove.
– È troppo sciancrato.
– È vero.
– Ecco.
Mi dico.

53 Pregiudizi

Dopo la solita interminabile attesa, ecco che l’autobus appare e frena lungo il marciapiede. Qualcuno scende, taluno sale e io tra questi ultimi. Ci si pressa sulla piattaforma, il bigliettaio fa ciò che dovrebbe fare, si riparte. Ripiegando il biglietto nel portafoglio mi metto a studiare i miei vicini. Vicini, non vicine. Sguardo disinteressato, quindi.
Ed eccomi a scoprire la crema del fango che mi circonda. Un ragazzo sulla ventina con una testa troppo piccola su di un collo troppo lungo e un cappellaccio sulla sua testa e una treccina sbarazzina sul cappellaccio. Tipo da quattro soldi, mi dico subito. Non solo da quattro soldi, ma anche rompiscatole. Si mette a fare delle indignazioni e accusa un poveretto qualsiasi di laminargli i piedi a ogni fermata. L’altro lo guarda con degnazione, cerca una risposta che lo geli nel repertorio tutto fare che si deve portare appresso, ma si vede che quel giorno non aveva lo schedario in ordine. Quanto al giovinastro, che oramai si aspettava una sberla, approfitta di un posto libero per andarsi a sedere. Sono sceso prima di lui e non ho potuto osservarlo piú a lungo. Destinato a uscire dal tesoro della mia memoria, ecco però che due ore dopo te lo incontro nuovamente e lo vedo, dall’autobus, sul marciapiede a Cour de Rome; piú sgradevole che mai, che se la spassa con un amico che doveva essere il suo consigliere di moda e che lo consigliava, con la pedanteria di un dandy, di diminuire la sciancratura del suo soprabito aggiungendo un bottone supplementare. Tipo da quattro soldi, l’avevo ben detto.
Poi entrambi, l’autobus e io, continuammo per la nostra strada.

54 Sonetto

Tanto gentile la vettura pare
che va da Controscarpa a Ciamperretto
che le genti gioiose a si pigiare
vi van, e va con esse un giovinetto.

Alto ha il collo, e il cappello deve stare
avvolto di un gallone a treccia stretto:
potrai tu biasimarlo se un compare
iroso insulta, che gli pigia il retto?

Ora s’è assiso. Sarà d’uopo almeno
ritrovarlo al tramonto, quando poi
non lontano dal luogo ove sta il treno

s’incontri con l’amico, che gli eroi
della moda gli lodi, e non sia alieno
dall’aumentare li bottoni suoi.

55 Olfattivo

In quell’Esse meridiano v’erano, oltre agli odori abituali, puzza d’abati, di defunti presunti, d’uova al burro, di ghiandaie, d’ascie, di pietre tombali, d’ali e di flatulenze e petonzoli, di pretonzoli, di sillabe e water closets, di bignami e colibrí, v’era un sentore di collo, giovane e scapicollo, un afrore di treccia, un untume di rogna, esalazioni di fogna e miasma d’asma, cosí che poco dopo, tra profumi d’issopo, passando alla stazione tra esalazioni d’icone, sentii l’odore estatico di un cosmetico eretico ed erratico, di un giovinastro emetico e di un bottone fetido,
maleolente e insipido.

56 Gustativo

Che autobus saporoso! Curioso... Ciascun autobus ha il suo gusto particolare. Luogo comune ma vero, basta provare, Quello - un S, a voler esser franchi sapeva di nocciolina tostata, se capite. La piattaforma, anzitutto, lasciava sulle papille una traccia di nocciolina, non solo tostata, ma pesticciata - e mantecata. E poco distante un buongustaio - se ve ne fossero stati avrebbe potuto leccare qualcosa di salmastro come un collo d’uomo acre sulla trentina. Venti centimetri sopra, un palato raffinato, e in cerca d’emozioni, avrebbe goduto della rara esperienza di una tenera treccia al cacao. E poi assaporammo il sale della disputa, l’amaro dell’irritazione, l’asprigno della collera, il dolciastro della rancorosa viltà.
Due ore dopo, il dessert. Un bottone di soprabito, mandorlato.

57 Tattile

Oh come sono teneri gli autobus al tatto, se li si afferra alla coscia e li si palpa con ambo le mani, da testa a coda, dal cofano alla piattaforma... E proprio sulla piattaforma si avverte qualcosa di rugoso, il corrimano d’appoggio, appunto, e qualche altra cosa piú elastica. Come una natica. Talvolta due (e allora si mette la frase al plurale). Si può anche afferrare un oggetto tubolare e palpitante che rigurgita di suoni osceni, o un utensile intrecciato di spirali dolci e soffici al tocco, come un rosario, piú liscio di un filo spinato, piú vellutato di una corda, piú sottile di un laccio. O ancora, toccare col dito la stoltezza umana, vischiosa e collosa qual è, in un pomeriggio sudaticcio d’afa.
Poi, a saper attendere un’ora o due, davanti a una stazione quasi satinata, immerger la mano tepida nella freschezza di un bottone, peloso, peloso, peloso.

58 Visivo

Nell’insieme è verde con un tetto bianco, lungo, con vetri. Mica cosa da nulla, i lucidi vetri... La piattaforma è incolore o, se volete, di un marrone grigiastro. Soprattutto, è pieno di curve: oh quanti S, per cosí dire... Ma a mezzogiorno, ora di grande afflusso, è un gran bel gioco d’arcobaleni. Occorrerebbe estrarre da quel magma un rettangolo d’ocra pallida, sovrapporvi un ovale di pallida ocra e sopra ancora incollarvi un cappelluccio d’ocra scura, cinto da una treccia terra di siena bruciata, ritorta a guisa di doppia elica. Poi, una macchia a cacca d’oca, giallo-verde, a simbolizzar la rabbia, e un triangolo rosso per la collera, e una sbavatura smeraldo per la bile inghiottita, e la fifa, dalle sfumature tenui di diarrea.
Poi disegnare un cappottino blu marino, molto chic, e in alto dipingervi a biacca un piccolino bottoncino rotondino, con un pennello in peli di cammello.

59 Auditivo

Dringhete dranghete, sussultando, sbuffando e tossicchiando, ecco l’Esse che stride lungo il bordo sfrigolante del marciapiede, mentre le trombe d’oro del sole bemollizzano mezzogiorno. I pedoni, belanti come cornamuse, squittiscono nel salire scalpicciando. Alcuni salgono di un semitono, ed eccoli alla porta Champerret dagli archi suoi sonanti. Tra gli eletti, affannati e ansanti, un clarinetto cui le vicende naturali avevan conferito forma umana, e la perversità di un cappellaio matto aveva ornato con una sorta di chitarra dalla corda inestricabilmente avvolta a mò di cinta. Subitamente, a un tempo, tra gli accordi in minore di passeggeri intraprendenti e passeggere consenzienti, e i tremoli e i barriti di un bigliettaio rapace, ecco l’unisono, di una cacofonia burlesca, dove l’ira sorda del contrabbasso si unisce alla irritazione acuta della cornetta e ai brividi del fagotto.
Dopo un lungo sospiro, un silenzio e una pausa di molte battute, esplode la melodia trionfante di un bottone, come un ottone, che sale all’ottava superiore.

60 Telegrafico

BUS COMPLETO STOP TIZIO LUNGOCOLLO CAPPELLO TRECCIA APOSTROFA SCONOSCIUTO SENZA VALIDO PRETESTO STOP PROBLEMA CONCERNE ALLUCI TOCCATI TACCO PRESUMIBILMENTE AZIONE VOLONTARIA STOP TIZIO ABBANDONA DIVERBIO PER POSTO LIBERO STOP ORE DUE STAZIONE SAINTLAZARE TIZIO ASCOLTA CONSIGLI MODA INTERLOCUTORE STOP SPOSTARE BOTTONE SEGUE LETTERA STOP

61 Ode

Sull’autobussolo
sull’autobissolo
l’auto dell’essele
l’auto-da-fé
che va da sé
perepepé,
a sussultoni
a balzelloni
dal capolinea
al linapiè,
un giorno calido
tepido ed umido
un tipo sucido
un tipo livido
collo da brivido
cappello in bilico
di prezzo modico,
ecco ristà.
Sul cappellicolo
di quel ridicolo
ci sta un nastricolo
tutto intrecciatolo
e quello impavido
col volto rorido
grida a un omuncolo
che col peduncolo
gli preme il ditolo
grosso del pié.
Quello s’intignola
volano sventole
chi insulta pencola
quindi si svicola
corre a una seggiola
vi posa il podice
quivi rannicchiasi,
se ne sta zitt.
Caso incredibile,
dall’automobile
di stesso titolo
al perpendicolo
del dì solar,
vedo il terricolo
di cui fantastico
in conciliabolo
con tipo subdolo
che intrattenendolo
su temi frivoli
gli mostra il bucolo
d’impermeabile
forse un po’ comico
dove un bottuncolo
dovrebbe íllico
esser spostatolo
un po’ piú in su.

64 Ellenismi

Sull’iperautodinamico carico di petrolnauti fui martire di un microrama in una cronia di katabasi. Un ipotipo icosapigio con un petaso periciclato da calophlegma e un macrotrachelo encilindrico, anatemizzava cacofonicamente un anonimo effimero artropode che, da ciò che il protero pseudolegomenava, gli epicratizzava i bipodi. Ma appena colui episcopò una cenotopia, si peristrofò per catapultarvisi.
In un’ystera cronía, l’estetizzai davanti al siderodromo hagiolazarico che peripatava con un synantropo il quale gli simbolava la metacinési di un omfalo sfinterico.

65 Reazionario

Naturalmente l’autobus era pieno e il bigliettario sgradevole. L’origine va cercata come è ovvio nella giornata di otto ore e nei progetti di nazionalizzazione. E poi i francesi mancano di organizzazione e di senso civico; altrimenti non sarebbe necessario distribuirgli il numero d’ordine per la coda dell’autobus - ordine, ecco quello che ci vorrebbe. Quel giorno eravamo in dieci ad aspettare sotto un sole da spaccare le pietre, e quando l’autobus è arrivato c’erano solo due posti e io ero il sesto. Per fortuna che ho detto «Servizio» mostrando una tessera qualsiasi con la mia foto e una striscia tricolore di traverso - queste cose fanno sempre impressione sui bigliettari - e sono salito. Naturalmente non ho nulla da spartire con quella ignobile giustizia repubblicana e ci mancava altro che perdessi un appuntamento d’affari importantissimo per una stupida storia di numeri progressivi. Sulla piattaforma eravamo pressati come sardine in scatola. Questa promiscuità è disgustosa e non la sopporto. La sola cosa che può compensare una esperienza cosi sgradevole è talora il contatto dell’avantreno o dei respingenti posteriori di una madamigella in minigonna. Ah, gioventú, beata gioventú! Ma non eccitiamoci. Quella volta nei pressi non avevo che degli uomini, e c’era una specie di capellone con un collo smisurato che portava intorno al suo cappello floscio una specie di treccia invece del nastro. Gente da mandarla subito in campo di lavoro. Non so, per fare scavi archeologici, per esempio. Ai miei tempi stavamo nelle associazioni di combattenti, non nelle assemblee. E quell’arnese non si permette di strapazzare un reduce della guerra del 14-18? un vero reduce, croce di bronzo! E questo che non reagisce! P, davanti a cose del genere che si capisce che il trattato di Versailles è stata una truffa bella e buona. Quanto al giovinastro, si butta su di un posto libero invece di lasciarlo a una signora incinta. Che tempi! Ebbene, questo moccioso insolente l’ho rivisto due ore dopo, davanti alla Cour de Rome. In compagnia di un altro drogato della stessa risma, che gli dava dei consigli sul suo abbigliamento. Se ne andavano a spasso su e giú, tutti e due - invece di andare a fracassare le vetrine di una libreria comunista e di bruciare un po’ di libri. Povera Francia!

66 Insiemista

Nell’autobus S si consideri l’insieme A dei passeggeri seduti e l’insieme D dei passeggeri in piedi. A una fermata data si trovi l’insieme P dei passeggeri in attesa. Sia C l’insieme dei seduti e sia esso un sottinsieme di P che rappresenti l’unione di C’ quale insieme dei passeggeri che restano sulla piattaforma e di C” quale insieme di coloro che vanno a sedersi. Si dimostri che l’insieme C” è vuoto.
Sia Z l’insieme dei fricchettoni e {z} l’intersezione di Z e C’, ridotto a un solo elemento. A seguito della iniezione dei piedi di z su quelli di y (elemento qualsiasi di C’ che sia differente da z) si produce un insieme M di parole emesse da z. L’insieme C” essendo nel frattempo divenuto non vuoto, dimostrare come esso si componga dell’unico elemento z.
Sia ora P’ l’insieme dei pedoni che si trovano di fronte alla Gare Saint-Lazare, sia {z, z’} l’intersezione di Z e P’, sia B l’insieme dei bottoni di soprabito di z, B’ l’insieme delle posizioni possibili di detti bottoni secondo z’: dimostrare che l’iniezione di B in B’ non è una bi-iniezione.

67 Definizioni

In un grande veicolo automobile pubblico destinato al trasporto urbano designato dalla 17 a lettera dell’alfabeto, un giovane eccentrico portatore di nome di battesimo attribuito a Parigi nel 1942, con la parte del corpo che unisce la testa alle spalle estesa per una certa lunghezza e recante sulla estremità superiore del corpo una acconciatura di forma variabile avvolta da un nastro spesso interallacciato a forma di treccia questo giovane eccentrico imputando a un individuo andante da un luogo all’altro il fallo consistente nel muovere i propri piedi l’uno appo l’altro sullo spazio stesso occupato dai proprii, si mise in movimento per posarsi su un mobile disposto per sedersi, mobile divenuto non occupato. Centoventi secondi piú tardi lo rividi davanti all’insieme di immobili e vie ferrate ove si dispone il deposito di mercanzie e l’imbarco e sbarco di viaggiatori. Un altro giovane eccentrico portatore di nome di battesimo attribuito a Parigi nel 1942 gli procurava consigli su cosa convenisse fare a proposito di un cerchio di metallo, di corno o di legno, coperto o meno di stoffa, che serve ad assicurare gli abiti, all’occorrenza un capo di vestiario maschile che si porta sopra agli altri.

68 Tanka

Il carro avanza
Sale con il cappello
Subito un urto
A sera a San Lazzàro
questione d’un bottone

69 Versi liberi

L’autobus
pieno
il cuore
vuoto
il collo
lungo
il nastro
a treccia
i piedi
piatti
piatti e appiattiti
il posto
vuoto
e l’inatteso incontro alla stazione dai mille fuochi spenti
di quel cuore, di quel collo, di quel nastro, di quei piedi,
di quel posto vuoto
e di quel
bottone.

71 Sostituzioni

Sul battello della linea Z, in un poligono di tiro, un tifone di almeno ventisei anacardi, con una pompa dal corimbo al posto del viticcio, accarezza un entomologo che gli avrebbe macinato i coleotteri. Come poi vede un imbuto libero vi si getta dentro.
Otto poligoni piú tardi, a place de la Concorde, rieccolo con un giocatore d’azzardo che gli dice: «Dovresti mettere una bottiglia supplementare al tuo paraurti». Gli mostra dove, e cioè sullo stipite, e gli dice perché.

72 Anglicismi

Un dèi, verso middèi, ho takato il bus and ho seen un yungo manno con uno greit necco e un hatto con una ropa texturata. Molto quicko questo yungo manno becoma crazo e acchiusa un molto respettabile sir di smasbargli i fitti. Den quello runna tovardo un anocchiupato sítto.
Leiter lo vedo againo che ualcava alla steiscione Seintlàsar con uno friendo che gli ghiva suggestioni sopro un bàtton del cot.

78 Davanti e di dietro

Un giorno davanti verso mezzogiorno di dietro sulla piattaforma davanti e posteriore di dietro di un autobus davanti quasi completo di dietro vidi davanti un uomo di dietro che aveva davanti un collo lungo di dietro e un cappello davanti con una treccia di dietro al posto del nastro davanti. Di colpo di dietro quello davanti si mette ad assalire di dietro un vicino davanti che gli pestava di dietro i piedi davanti, ogni volta che di dietro qualcuno saliva davanti. Poi andò a sedersi davanti su di un posto di dietro rimasto libero davanti.
Poco dopo di dietro lo rividi davanti davanti alla Gare di dietro Saint-Lazare davanti con un amico di dietro che gli indicava davanti insinuandogli di dietro che avrebbe dovuto spostare davanti un bottone di dietro.

81 Controverità

Mezzanotte. Piove. Gli autobus passano pressoché vuoti. Sul cofano di un A, dalle parti della Bastiglia, un vecchio con la testa incassata tra le spalle, senza cappello, ringrazia una signora seduta molto distante, perché gli carezza la mano. Poi va a mettersi in piedi sulle ginocchia di un signore che stava occupando il proprio posto.
Due ore prima, dietro alla Gare de Lyon, lo stesso vecchio si tappava le orecchie per non ascoltare un vagabondo che si rifiutava di dirgli che avrebbe dovuto abbassare di un posto il bottone inferiore delle sue mutande.

82 Latino maccheronico

Sol erat in regionem senithi et calor atmospheri magnissima. Senatus populusque parisensis sudabant. Autobi passabant completi. In uno ex supradictis autobíbus qui S denominationem portabat, hominem quasi moscardinum cum collo multo elongato et cum capello a cordincula tressata cerclato vidi. Iste junior insultavit alterum hominem qui proximus erat: pietinat, inquit, pedes meos post deliberationem animae tuae. Tunc sedem líberam videns, cucurrit là.
Sol duas horas in coelo habebat descendutus. Sancti Lazari stationem ferroviariam passante davante, jovanottum supradictum cum altero ejusdem farinae qui arbiter elegantiarum erat et qui de uno ex boutonis cappotti junioris consilium donabat vidi.

86 Botanico

Dopo aver fatto il porro sotto un girasole fiorito, m’innestai su un cetriolo in rotta orto-gonale. Là sterrai uno zucchino dallo stelo inverosimilmente lungo, e il melone sormontato da un papavero avvolto da una liana. E questa melanzana si mette a inghirlandare una rapa che gli stava spiaccicando le cipolle. Datteri! Per evitar castagne, alla fine andò a piantarsi in terra vergine.
Lo rividi piú tardi al mercato ortofrutticolo. Si occupava di un pisellino proprio al sommo della sua corolla.

87 Medico

Dopo una breve seduta elioterapica, temendo d’esser messo in quarantena, salii finalmente su un’autoambulanza piena di casi clinici. Laggiú mi accade di diagnosticare un dispeptico ulceroso affetto da gigantismo ostinato con una curiosa elongazione tracheale e un nastro da cappello affetto da artrite deformante. Questo tale, preso subitamente da crisi isterica, accusa un maniaco depressivo di procurargli sospette fratture al metatarso. Poi, dopo una colica biliare, va a calmarsi le convulsioni su di un posto-letto.
Lo rivedo piú tardi al Lazzaretto, a consultar un ciarlatano su di un foruncolo che gli rovinava i muscoli pettorali.

88 Ingiurioso

Dopo un’attesa repellente sotto un sole ignobile, sono finito su di un autobus immondo infestato da una banda di animali puzzolenti. Il piú puzzone tra questi puteolenti era un foruncoloso dal collo di pollastro che metteva in mostra una coppola grottesca con uno spago al posto del nastro. Questo pavone si inette a ragliare perché un puzzone del suo stampo gli pesticchiava gli zoccoli con furore senile. Ma si è sgonfiato presto ed è andato a defecarsi su di un posto ancora sbagnazzato del sudore delle natiche di un altro puzzone.
Due ore dopo, quando si dice la scalogna, mi imbatto ancora nello stesso puzzolente puzzone che sta ad abbaiare con un puzzone piú puzzone di lui, davanti a quel monumento ributtante che chiamano Gare Saint-Lazare. E tutti e due i puzzoni si sgocciolavan saliva addosso a proposito di un merdosissimo bottone. Ma che quel suo foruncolo salisse o scendesse su quella mondezza di cappotto, puzzone era e puzzone rimaneva.

89 Gastronomico

Dopo un’attesa gratinata sotto un sole al burro fuso, salii su di un autobus pistacchio dove i clienti bollivano come vermi in un gorgonzola ben maturo. Tra questi vermicelli in brodo v’era una specie di mazzancolla sgusciata dal collo lungo come un giorno senza pane, e un maritozzo sulla testa che aveva intorno un filo da tagliar la polenta. E questa mortadella si mette a friggere perché un altro salame gli stava stagionando quelle fette impanate che aveva al posto degli zamponi. Ma poi ha smesso di ragionar sulla rava e la fava, ed è andato a spurgarsi su dì un colabrodo divenuto libero.
Stavo beatamente digerendo nell’autobus dopopranzo, quando davanti al ristorante di Saint-Lazare ti rivedo quella scamorza con un pesce bollito che gli dava una macedonia di consigli sul suo copritrippa. E l’altro si fondeva come una cassata.

90 Zoologico

Nella voliera che, all’ora del pasto dei leoni, ci portava alla piazza Champerret, vidi una zebra dal collo di struzzo che portava un castoro circondato da un millepiedi. Questa giraffa si mette a frinire col pretesto che una puzzola gli schiacciava gli artigli. Ma per non farsi spidocchiar a dovere, ecco che cavalca a cuccia.
Piú tardi, davanti allo zoo, rivedo lo stesso tacchino che razzola con un pappagallo, pigolando circa le loro piume.

92 Modern style

Okey baby, se vuoi proprio saperlo. Mezzogiorno, autobus, in mezzo a una banda di rammolliti. Il piú rammollito, una specie di suonato con un collo da strangolare con la cordicella che aveva intorno alla berretta. Un floscio incapace anche di fare il palo, che nel pigia-pigia, invece di dar di gomito e di tacco come un duro, piagnucola sul muso a un altro duro che dava di acceleratore sui suoi scarpini - tipi da colpire subito sotto la cintura e poi via, nel bidone della spazzatura. Baby, ti ho abituata male, ma ci sono anche ometti di questo tipo, beata te che non lo sai. Okey, il nostro fiuta l’uppercut e si butta a sbavare su un posto per mutilati, perché un altro rammollito se l’era filata come se arrivasse la Madama.
Finis. Lo rivedo due ore dopo, mentre io tenevo duro sulla bagnarola, e che ti fa il paraplegico? Si fa metter le mani addosso da un floscio della sua razza, che gli fiata sulla balconata una storia di bottoni su e giú che sembrava Novella Duemila.

93 Probabilista

I contatti tra abitanti di una grande città sono cosí numerosi che non ci si deve stupire se talora si producono tra individui delle frizioni, generalmente non gravi. Mi è accaduto di recente di assistere a uno di questi scontri assai poco ameni che han luogo di solito sui veicoli destinati al trasporto urbano nella regione parigina, nell’ora di maggior affluenza. D’altra parte non deve stupire che abbia avuto l’occasione di esservi testimone perché frequento con regolarità tali mezzi. Quel giorno l’incidente fu di poca portata ma la mia attenzione fu subito attratta dall’aspetto fisico e dall’acconciatura di uno dei protagonisti di questo dramma in miniatura. Un uomo ancor giovane, con il collo di una lunghezza probabilmente superiore alla media, e col nastro sul cappello sostituito da un gallone intrecciato. Cosa curiosa, l’ho rivisto due ore dopo mentre prendeva una lezione di moda da un amico con cui passeggiava in lungo e in largo e, direi, con negligenza.
C’erano poche possibilità che si producesse un terzo incontro, e di fatto non ho piú rivisto colui, conformemente alle leggi della verosimiglianza e al secondo principio della termodinamica.

94 Ritratto

Lo stil è un bipede dal collo lungo che si aggira per gli autobus della linea S a mezzogiorno. Frequenta di solito le piattaforme posteriori dove s’intrespola, capricciosetto, la testa sormontata da una cresta circondata a sua volta da una escrescenza dello spessore di un dito, assai simile a una funicella. Di umore ombroso, attacca volentieri animali piú deboli di lui ma, a una reazione vivace, si rifugia all’interno della gabbia, dove cerca di passare inosservato.
Lo si vede parimenti, ma è caso piú raro, intorno alle stazioni in periodo di muta. Conserva la vecchia pelle per proteggersi dai rigori dell’inverno, ma vi produce delle lacerazioni per consentire la fuoriuscita del corpo. Questa sorta di tunica deve essere rinserrata in alto grazie ad artifici meccanici. Lo stil, incapace di aprirla da solo, va a cercare l’aiuto di un bipede di specie affine, che gli fa compiere appositi esercizi.
La stilografia è un capitolo della zoologia teorica e deduttiva coltivabile in ogni stagione.

95 Geometrico

In un parallelepipedo, rettangolo generabile attraverso la linea retta d’equazione 84x + S = y, un omoide A che esibisca una calotta sferica attorniata da due sinusoidi, sopra una porzione cilindrica di lunghezza l maggiore di n, presenta un punto di contatto con un omoide triviale B. Dimostrare che questo punto di contatto è un punto di increspatura.
Se l’omoide A incontra un omoide omologo C, allora il punto di contatto è un disco di raggio r minore di l. Determinare l’altezza h di questo punto di contatto in rapporto all’asse verticale dell’omoide A.

96 Contadino

Uno poi dice la vita, neh... Ero montato sula coriera, no? e vado a sbatere in un balèngo col colo che somiliava ‘n polastro e ‘n capelino legato con ‘na corda, che mi cascasero gli ochi se dico bale, che non era un capelino ma somiliava ‘n caciatorino fresco.
Va ben, poi sucede che quel tarluco, che secondo me sarò anche gnorante ma è bruta gente che dovrebero meterla al Cotolèngo, si buta a fare un bordelo del giüda faus con un altro che gli sgnacava i gomiti nei reni, che deve far ‘n male boja, mi ricordo quando c’avevo i calcoli e le coliche, che sono andato a fare li esami da un profesorone di queli là, e fortuna che non era un bruto male come quelo del Masulu che l’anno aperto e l’anno chiuso, diu che brute robe ci sono a sto mondo, certe volte è melio che il siniore ci dà un bel lapone e via.
Cara grasia che quela storia de la coriera a l’è finita ancora bene perché quel tabalorio là non l’a piantata tropo lunga e l’è andato a stravacarsi da n’altra parte.
Certe volte mi domando se le combinasioni uno le fa aposta o no, ma guarda te, mi venise l’ochio cipolino sul ditone del piede se dico bugia, crusin cruson, due ore dopo vado a sbatere proprio in quelo di prima, davanti alla stasione de le coriere, che parla con uno vestito da siniore che toca qui toca la, li dice di stare piú abotonato.
Oh basta là, quei lí ci an proprio del tempo da perdere.

97 Interiezioni


Psst! Ehi! Ah! Oh! Hum! Ouf! Eh! Toh! Puah! Ahia! Ouch! Ellalla’! Pffui! No!? Sí? Boh! Beh? Ciumbia! Urca!
Ma va!
Che?!! Acchio! Te possino! Non dire! Vabbé! Bravo! Ma no!

98 Prezioso

Era il trionfo del demone meridiano. Il sole accarezzava con accecante virilità le opime mammelle dell’orizzonte ambrato. L’asfalto palpitava goloso esalando gli acri incensi del suo canceroso catrame roso da rosate lepre. Carro falcato, cocchio regale, gravido di enigmatica e sibilante impresa, l’automotore ruggì a raccoglier messe umana molle di molli afrorí, dissolta in esangui foschie al parco che tu dici Monceau, o Ermione. Sulla lucida piattaforma di quella macchina da guerra della gallica audacia, ove la folla s’inebria di amebiche voluttà, un efebo, di poco avanti alla stagione che ci fa mesti, con una calotta fenicia onusta di serpenti, la voce esile dal sapor di genziana, alto levò un clamore, e l’amarezza dei suoi lombi espanse, e de’ suoi calzari feriti da un barbaro, da un oplite ferigno, da un silvestre peltasta.
Poscia, anelante e madido, cercò riposo, esangue di deliquio.
Di poco la clessidra avea sbavato i suoi rugosi umori e ancora il vidi, alla Corte di Roma, astato come bronzo, con un sodale dal volto d’Erma e senza cigli, androgino Alcibiade che il petto gli indicava, il dito come strale, l’ugne tese a ferire. E con voce d’opale, di un bottone diceva, e di sua ascesa, a illeggiadrir la taglia, e a tener la rugiada umida lungi.

99 Inatteso

Gli amici erano riuniti al bar quando Alberto li raggiunse. V’eran Renato, Roberto, Adolfo, Giorgio e Teodoro.
– Come va? domandò cordialmente Roberto.
– Non c’è male, disse Alberto.
Chiamò il cameriere.
– Pernod, disse.
Adolfo si voltò verso di lui.
– Allora, Alberto, che c’è di nuovo?
– Non molto.
– È una bella giornata, disse Roberto.
– Un po’ freddina, disse Adolfo.
– Sai, ho visto una cosa curiosa oggi, disse Alberto.
– Però fa caldo lo stesso, disse Roberto.
– Cosa? domandò Renato.
– Sull’autobus, tornando a casa, disse Alberto.
– Quale autobus?
– La S.
– E che cosa hai visto? domandò Roberto.
– Ne ho attesi tre, prima di poter salire.
– A quell’ora è normale, disse Adolfo.
– Ma allora, cosa hai visto? domandò Renato.
– Eravamo pigiatissimi, disse Alberto.
– Occasione buona per un palpeggio.
– Ah, disse Alberto, non è quello...
– E allora dicci!
– Vicino a me c’era un tipo buffo.
– Come? domandò Renato.
– Come se lo avessero allungato.
– Supplizio di stiramento, disse Giorgio.
– E il cappello... un cappello curioso...
– Come? domandò Renato.
– Niente nastro. Una treccia.
– Le pensano tutte, disse Roberto.
– D’altra parte, continuò Alberto, era un attaccabrighe.
– Perché? domandò Renato.
– Piantava grane col vicino.
– In che modo? domandò Renato.
– Diceva che gli pestava i piedi.
– Apposta? domandò Roberto.
– Apposta, disse Alberto.
– Tutto qui? domandò Renato.
– No. La cosa curiosa è che l’ho rivisto due ore dopo.
– Dove?
– Alla Gare Saint-Lazare.
– E che diavolo ci faceva?
– Non so, disse Alberto. Andava avanti e indietro con un amico che gli faceva notare che un bottone del suo soprabito era troppo basso.
– È esattamente il consiglio che gli ho dato, disse Teodoro.

Cimetière de Juvisy-Sur-Orge, Juvisy-sur-Orge, Departement de l'Essonne, Île-de-France, France