martedì 30 novembre 2010

la non-oggettività del Tao

La perdita di distinzione tra osservatore e osservato, già evidente al livello 0 fisico e argomento della IIa cibernetica, si estende in generale a tutti i livelli di descrizione/interazione:
Margaret Mead and Gregory Bateson in Bajoeng Gedé (photograph by Walter Spies)

NON ESISTE ESPERIENZA OGGETTIVA.

Ogni esperienza è soggettiva. ... è il nostro cervello a costruire le immagini che noi crediamo di 'percepire'.
E' significativo che ogni percezione - ogni percezione conscia - abbia le caratteristiche di un'immagine. Un dolore è localizzato in una parte del corpo: ha un inizio, una fine e una collocazione, e si evidenzia su uno sfondo indifferenziato. Queste sono le componenti elementari di un'immagine. Quando qualcuno mi pesta un piede, ciò che sperimento non è il suo pestarmi un piede, ma l'"immagine" che io mi faccio del suo pestarmi il piede, ricostruita sulla base di segnali neurali che raggiungono il mio cervello in un momento successivo al contatto del suo piede col mio. L'esperienza del mondo esterno è sempre mediata da specifici organi di senso e da specifici canali neurali. In questa misura, gli oggetti sono mie creazioni e l'esperienza che ho di essi è soggettiva, non oggettiva.
Tuttavia, non è banale osservare che pochissimi, almeno nella cultura occidentale, dubitano dell'oggettività di dati sensoriali come il dolore o delle proprie immagini visive del mondo esterno. La nostra civiltà è profondamente basata su questa illusione.

il Te del Tao: X - SAPER AGIRE

 
X - SAPER AGIRE

Preserva l'Uno dimorando nelle due anime:
sei capace di non farle separare?
Pervieni all'estrema mollezza conservando il ch' i :
sei capace d'essere un pargolo?
Purificato e mondo abbi visione del mistero:
sei capace d'esser senza pecca?
Governa il regno amando il popolo:
sei capace di non aver sapienza?
All'aprirsi e al chiudersi della porta del Cielo
sei capace d'esser femmina?
Luminoso e comprensivo penetra ovunque:
sei capace di non agire?
Fa vivere le creature e nutrile,
falle vivere e non tenerle come tue,
opera e non aspettarti nulla,
falle crescere e non governarle.
Questa è la misteriosa virtù..

lunedì 29 novembre 2010

apparenza e sostanza del Tao

Apparenza:


Camden University USA

" We have been involved in distance learning for a number of years. Camden University prides itself in providing tertiary education that is relevant in this age and era. We have a team of well qualified and experienced faculty and support staff who really care about their students and this is what makes us stand out from other distance learning University. We put students first. Our academic programs are modern, challenging and very relevant to the current needs of the industry, government and public life.

If you as student feel that you need a University which cares for you and where are the emphasis is on student welfare and quality education, the Camden University should be your choice. Make the Right decision and further your education at Camden University.

Capitalize on your experiences with a combination of experiential learning, seminars, tutorials, self study and via e-learning. You would be able to achieve your life’s ambition for an Academic Qualification. Now is this time and take proactive actions to participate our programs.






Sostanza:


"e insomma forse è una storia noiosa ma non ti tocca ascoltarla per forza, mi ha detto lei, perché aveva sempre saputo che sarebbe andata a finire così, comunque secondo lei era successo durante il primo anno di college a Camden, e precisamente un fine settimana, un venerdì di settembre, tre o quattro anni fa, e si era sbronzata a tal punto che era finita in un letto, aveva perduto la verginità (tardi: a diciott'anni) nella stanza di Lorna Slavin - perché allora era una matricola e aveva una compagna di stanza, e Lorna, ricorda, era al terzo o quarto anno, e qualche volta andava dal suo ragazzo che stava fuori dal campus, uno che secondo lei doveva essere al secondo anno di specializzazione in ceramica mentre era solo uno della New York University, o uno studente di cinema venuto su nel New Hampshire giusto per il party Sotto il Vestito Niente, oppure uno del posto. Lei per dirla tutta aveva messo gli occhi su qualcun altro quella sera…"

"Ho finito la canna e la Heineken. Poi l'ho coperta col lenzuolo e sono stato lì, con le mani nelle tasche del cappotto. Ho pensato: ora tolgo il lenzuolo. Ho tolto il lenzuolo. Poi le ho tirato su le braccia e le ho guardato i seni, li ho toccati. Magari la violento, meditavo. Ma erano quasi le quattro e da lì a sei ore avevo lezione, anche se la prospettiva di andarci era piuttosto remota. Uscendo, le ho rubato una copia di Cent'anni di solitudine, ho spento lo stereo, e via, contento e forse un pò imbarazzato. Ero al quarto anno. Lei era carina. E' finita che lei ha detto a tutti che non mi veniva duro, comunque".

non provare ma esplorare il Tao


LA SCIENZA NON PROVA MAI NULLA.

La scienza talora "migliora" le ipotesi, talora le confuta, ma la "prova" è un altro paio di maniche e forse non si dà mai, se non nel regno della tautologia completamente astratta. Talvolta possiamo dire che "se" sono dati il tale e il talaltro postulato o supposizione astratta, "allora" la tale e talaltra cosa deve assolutamente seguire. Ma la verità su ciò che può essere "percepito" o raggiunto induttivamente partendo dalla percezione è qualcosa di affatto diverso.
Ammettiamo che la verità significhi una corrispondenza precisa tra la nostra descrizione e ciò che descriviamo, o tra la nostra rete totale di astrazioni e deduzioni e una qualche comprensione totale del mondo esterno. La verità in questo senso non è raggiungibile. E anche se ignoriamo le barriere della codificazione, cioè la circostanza che la nostra descrizione sarà fatta di parole, cifre o figure, mentre ciò che descriviamo sarà di carne, sangue e azione, anche se trascuriamo questo ostacolo della traduzione, non potremo mai sostenere di aver raggiunto la conoscenza ultima di alcunch‚.
Un modo convenzionale di presentare argomentativamente questo punto è più o meno il seguente: supponiamo che io vi dia una serie (di numeri o di altre indicazioni) e vi fornisca anche il presupposto che la serie è ordinata. Supponiamo per semplicità che si tratti di una serie di numeri:

2, 4, 6, 8, 10, 12...

Poi vi chiedo:  “Qual è il numero successivo di questa serie?”. Probabilmente risponderete:  “14”.
Ma in questo caso io replicherò:  “Niente affatto il numero successivo è 27”. In altre parole, la vostra immediata generalizzazione sulla base dei dati forniti all'inizio, che si trattasse cioè della serie dei numeri pari, è stata dimostrata sbagliata o solo approssimata dall'evento successivo.
Andiamo avanti. Continuerò la mia esposizione generando la serie seguente:

2, 4, 6, 8, 10, 12, 27, 2, 4, 6, 8, 10, 12, 27, 2, 4, 6 8, 10, 12, 27...

Se ora vi chiedo di indovinare il numero successivo, probabilmente direte  “2”. Dopo tutto, vi sono state fornite tre ripetizioni della successione da 2 a 27, e se avete una buona preparazione scientifica influirà su di voi il presupposto detto "rasoio di Occam" o "regola della parsimonia", cioè la preferenza per le più semplici tra le ipotesi che si conformano ai fatti. Ma i fatti, quali sono? In realtà i fatti che voi avete a disposizione non vanno oltre la fine della successione (forse incompleta) che vi ho dato.
Voi "ritenete" di poter prevedere, e in effetti sono stato io a suggerirvi questo presupposto. Ma la sola base che possedete è la vostra preferenza (inculcata) per la risposta più semplice e la fiduciosa convinzione che la mia richiesta significasse davvero che la successione era incompleta e ordinata.
Sfortunatamente (o forse fortunatamente) il fatto successivo non è in realtà mai accessibile: tutto ciò che possedete è la speranza della semplicità, e il fatto successivo può sempre portarvi al livello di complessità successivo.
Oppure diciamo che, qualunque successione di numeri io vi presenti, esisteranno sempre alcuni modi semplici di descriverla, ma vi sarà un numero "infinito" di modi alternativi non vincolati dal criterio della semplicità.
Supponiamo che i numeri siano rappresentati da lettere:

 x, w, p, n

e così via. Queste lettere potrebbero rappresentare numeri qualsiasi, magari frazioni. Basta solo che io ripeta la serie tre o quattro volte in una qualche forma verbale o visiva, o comunque sensoriale, anche sotto forma di stimolazione dolorosa o cinestetica, perchè‚ voi cominciate a percepire in essa una struttura. Nella vostra mente - e nella mia - essa diventerà un tema, e avrà un valore estetico: in questa misura sarà familiare e comprensibile.
Ma la struttura può venir cambiata o spezzata dall'addizione, dalla ripetizione, da qualunque cosa vi costringa a percepirla in modo nuovo, e questi cambiamenti non possono essere mai previsti con assoluta certezza perchè‚ non sono ancora avvenuti.
Non abbiamo sufficiente conoscenza del modo in cui il presente sfocerà nel futuro; non saremo mai in grado di dire:  “Ecco! Il modo in cui percepisco e interpreto questa serie vale per tutte le sue componenti prossime e future”, oppure:  “La prossima volta che m'imbatterò in questi fenomeni, sarò in grado di prevedere l'intero loro corso”.
La previsione non può mai essere valida in modo assoluto e perciò la scienza non può mai "provare" una proposizione generale e neppure "verificare" un singolo enunciato descrittivo e arrivare così alla verità ultima.
Vi sono altri argomenti per mostrare questa impossibilità. La tesi di questo libro...presuppone che la scienza sia un "modo di percepire" e di dare per così dire  “senso” a ciò che percepiamo. Ma la percezione opera solo sulla differenza. Ricevere informazioni vuol dire sempre e necessariamente ricevere notizie di "differenza", e la percezione della differenza è sempre limitata da una soglia. Le differenze troppo lievi o presentate troppo lentamente non sono percettibili: non offrono alimento alla percezione.
Quindi ciò che noi, come scienziati, possiamo percepire è sempre limitato da una soglia: ciò che è subliminale non giunge ad arricchire le nostre cognizioni. In qualsiasi istante, la nostra conoscenza è sempre funzione della soglia dei mezzi di percezione di cui disponiamo. L'invenzione del microscopio, del telescopio, degli strumenti per misurare il tempo fino a una frazione di nanosecondo e per pesare quantità di materia fino a un milionesimo di grammo, tutti questi raffinatissimi dispositivi di percezione svelano quel che era del tutto imprevedibile ai livelli di percezione raggiungibili in precedenza.
Non solo non possiamo far previsioni sul momento successivo nel tempo, ma, più radicalmente, non possiamo far previsioni relative allo stadio successivo della dimensione microscopica, della distanza astronomica o del passato geologico. La scienza, come metodo di percezione - perchè‚ essa non può pretendere di essere altro che questo -, così come ogni altro metodo di percezione, ha una capacità limitata di raccogliere i segni esteriori e visibili di ciò che può essere verità.
La scienza non prova, "esplora".

Dialoghi Immortali del Tao: ma come parli??! le Parole sono importantiii!


Reporter: Io non lo so, però senz'altro lei ha alle spalle un matrimonio a pezzi...
Michele: Che dice???
Reporter: Forse ho toccato un argomento che non...
Michele: No... no... è l'espressione. Non è l'argomento, non è l'argomento, non è l'argomento... è l'espressione.
Matrimonio a pezzi Ma come parla...!?!?!
Reporter: Preferisce "rapporto in crisi"? ma è così kitsch...
Michele: Kitsch! Dove le andate a prendere queste espressioni, dove le andate a prendere...??!??!(toccandosi il cuore)
Reporter: Io non sono alle prime armi...
Michele: Alle prime armi... ma come parla?
Reporter: ...anche se il mio ambiente è molto "cheap"...
Michele: Il suo ambiente è molto...?
Reporter: È molto "cheap"
Michele: Ma come parla? [schiaffo sonoro]
Reporter: Senta, ma lei è fuori di testa!
Michele: E due. Come parla! Come parla! Le parole sono importanti. Come parlaaaaaaaaaa!

Ogni scolaretto sa del Tao

Margaret Mead e Gregory Bateson
Nel primo capitolo di Mente e Natura Bateson delinea una serie di evidenze (ironicamente intitolate "Ogni scolaretto sa che..." (o dovrebbe sapere che...) le quali esprimono esplicitamente una base per un'epistemologia dei sistemi viventi:

"By education most have been misled;
So they believe because they were so bred.
The priest continues what the nurse began,
And thus the child imposes on the man".

"I più sono stati sviati dall'istruzione;
credono a questo e quello perchè‚ così li hanno educati.
Il prete continua ciò che iniziò la balia,
e in tal modo il bambino inganna l'uomo."

John Dryden, "The Hind and the Panther"

La scienza, come l'arte, la religione, il commercio, la guerra e anche il sonno, è basata su "presupposti". Essa, tuttavia, differisce dalla maggior parte delle altre branche dell'attività umana non solo perché sono i presupposti degli scienziati a determinare le vie seguite dal pensiero scientifico, ma anche perché gli obiettivi stessi di questi ultimi consistono nel controllo e nella revisione dei vecchi presupposti e nella creazione di nuovi.
In quest'ultima attività, è chiaramente desiderabile (ma non assolutamente necessario) che lo scienziato abbia piena coscienza dei propri presupposti e sia in grado di enunciarli. Inoltre, per dare giudizi scientifici è vantaggioso e necessario conoscere i presupposti dei colleghi che lavorano nello stesso campo. Soprattutto, è necessario che il lettore di testi scientifici conosca i presupposti di chi scrive.
Ho insegnato varie branche della biologia del comportamento e dell'antropologia culturale a studenti americani di diverse scuole e ospedali, dalle matricole universitarie agli psichiatri interni, e mi sono imbattuto in una stranissima lacuna nel loro modo di pensare, che deriva dalle carenza di certi "strumenti" concettuali. Questa carenza è distribuita in modo abbastanza uniforme a tutti i livelli di istruzione, tra gli studenti di entrambi i sessi, tra chi si occupa di letteratura o arte e chi si occupa di scienza. Si tratta, in modo specifico, dell'ignoranza dei presupposti non solo della scienza, ma anche della vita di ogni giorno.
Questa lacuna, stranamente, è meno clamorosa in due gruppi di studenti che molto farebbe supporre in forte contrasto tra loro: i cattolici e i marxisti. Entrambi i gruppi, per riflessione personale o per averne sentito parlare, sanno qualcosa sugli ultimi 2500 anni del pensiero umano, e riconoscono entrambi, in una certa misura, l'importanza dei presupposti filosofici, scientifici ed epistemologici. Ad entrambi è difficile insegnare, perchè‚ tale è l'importanza che essi attribuiscono alle premesse e ai presupposti “giusti”, che l'eresia equivale per loro a una minaccia di scomunica. E' naturale che chi nell'eresia sente un pericolo si preoccuperà di chiarire bene a se stesso i propri presupposti e diventerà una specie di esperto in materia.
Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, se non la tecnica.
L'argomento di questo libro è molto vicino a ciò che sta al centro della religione e dell'ortodossia scientifica. I presupposti - e alla maggior parte degli studenti bisogna insegnare come si presenta un presupposto - sono cose da portare alla luce del giorno.
C'è tuttavia un'altra difficoltà, tipica soprattutto dell'ambiente americano. Nei loro presupposti gli americani sono indubbiamente rigidi al pari di chiunque altro (e sono rigidi, su questi argomenti, quanto l'autore del presente libro), ma reagiscono in modo strano di fronte a qualunque enunciazione precisa di un presupposto. Di solito, una tale enunciazione è considerata ostile o ironica oppure (ed è la cosa più grave) è avvertita come "autoritaria".
Accade così che in questo paese, fondato per garantire la libertà religiosa, l'insegnamento della religione sia bandito dal sistema dell'istruzione pubblica. Naturalmente, chi appartiene a una famiglia poco religiosa non riceve alcuna preparazione religiosa fuori della famiglia.
Di conseguenza, enunciare in modo formale e articolato una qualunque premessa o presupposto significa trovarsi di fronte alla sottile resistenza non della contraddizione, poichè‚ chi ascolta non conosce le premesse contraddittorie e non sa enunciarle, ma di quella raffinata sordità che i bambini usano per allontanare da sé i comandi e gli ammonimenti di genitori, insegnanti e autorità religiose.
Sia come sia, io credo all'importanza dei presupposti scientifici, all'idea che esistano modi più o meno buoni di costruire le teorie scientifiche e alla necessità di una chiara enunciazione dei presupposti, così da poterli migliorare.
Questo capitolo è dedicato perciò a un elenco di presupposti, alcuni familiari, altri sconosciuti ai lettori i cui pensieri sono stati tenuti lontani dalla brutale idea che certe proposizioni sono semplicemente errate. Alcuni strumenti di pensiero hanno perso il loro filo e sono quasi del tutto inutili, altri sono così taglienti da risultare pericolosi. Ma il saggio avrà l'uso degli uni e degli altri.
Vale la pena tentare di individuare certi presupposti fondamentali che tutte le "menti" devono condividere, o viceversa, definire la mente elencando un certo numero di queste caratteristiche fondamentali della comunicazione.

mercoledì 24 novembre 2010

variazioni del Tao: Glenn Herbert Gould


Alessio Medrano era seduto all’aperto in un bar di Milano aspettando le colleghe di lavoro. Queste arrivano, tiratissime, tacco 12, e Alessio, leggermente infastidito, si gira di tre quarti per non vederle.
Passa un ragazzo con le variazioni di Gould e Alessandra commenta: “Solo una musica che è uno stato del silenzio si può riuscire a sentire in mezzo a questo casino del cazzo”.
Alessio si gira istantaneamente e la guarda fisso.
“Pensavi che ero una cretina, vero?” dice Alessandra.
liberamente estratto da:

http://www.glenngould.com/

la mappa del Tao non è il Tao


La trattazione dei livelli logici nella gerarchia russelliana porta a diverse conseguenze epistemologiche, in particolare alla diversità di livello logico tra descrizione-soggetto descrivente e descritto:
LA MAPPA NON E' IL TERRITORIO E IL NOME NON E' LA COSA DESIGNATA.

Questo principio, reso famoso da Alfred Korzybski, opera a molti livelli. Esso ci ricorda in termini generici che quando pensiamo alle noci di cocco o ai porci, nel cervello non vi sono nè noci di cocco nè porci. Ma in termini più astratti la proposizione di Korzybski asserisce che sempre quando c'è pensiero o percezione oppure comunicazione sulla percezione vi è una trasformazione, una codificazione, tra la cosa comunicata, la "Ding an sich", e la sua comunicazione. Soprattutto, la relazione tra la comunicazione e la misteriosa cosa comunicata tende ad avere la natura di una "classificazione", di un'assegnazione della cosa a una classe. Dare un nome è sempre un classificare e tracciare una mappa è essenzialmente lo stesso che dare un nome.

Tutto sommato, Korzybski parlava da filosofo e cercava di convincere gli altri a disciplinare il loro modo di pensare. Ma era una battaglia perduta in partenza. Quando passiamo ad applicare la sua massima alla storia naturale dei processi mentali umani, la cosa non è più così semplice. Forse la distinzione tra il nome e la cosa designata, o tra la mappa e il territorio, è tracciata in realtà solo dall'emisfero dominante del cervello. L'emisfero simbolico o affettivo, di solito quello destro, è probabilmente incapace di distinguere il nome dalla cosa designata: certo esso non si occupa di questo genere di distinzioni. Accade quindi che certi tipi di comportamento non razionale siano necessariamente presenti nella vita dell'uomo. E' un fatto che noi abbiamo due emisferi, e da questo fatto non possiamo prescindere. E' un fatto che questi due emisferi operino in modo un po' diverso l'uno dall'altro, e non possiamo sfuggire alle complicazioni che questa differenza comporta.
Con l'emisfero dominante possiamo considerare, ad esempio, una bandiera come una sorta di nome del paese o dell'organizzazione che essa rappresenta. Ma l'emisfero destro non fa questa distinzione e considera la bandiera sacramentalmente identica a ciò che essa rappresenta. Così  “Old Glory” è gli Stati Uniti: se qualcuno la calpesta, può esserci una reazione di rabbia. E questa rabbia non la si diminuisce spiegando le relazioni tra mappa e territorio. (Dopo tutto chi calpesta la bandiera la identifica a sua volta con ciò che essa rappresenta). Ci saranno sempre e necessariamente moltissime situazioni in cui la reazione non è guidata dalla distinzione logica tra il nome e la cosa designata.

 

martedì 23 novembre 2010

fanfara per un Tao comune




Cremated, Ashes scattered scattered in a bower at the Tanglewood Music Center in Berkshire County, Massachusetts

Indecibilità del Tao

Teorema VI: Ad ogni classe k di formule che sia ω-coerente e ricorsiva corrispondono  segni-di-classe ricorsivi r tali che nè vGen(r) nè Neg(vGen(r)) appartengano a Flg(k), dove v è la variabile libera di r.

ovvero:
Tutte le assiomatizzazioni coerenti dell'aritmetica contengono proposizioni indecidibili.


In uno dei più importanti lavori di logica della storia Kurt Gödel nel 1931 dimostrò due teoremi limitativi basati sui Principia Mathematica, ma in realtà validi (...and related systems) per ogni sistema formale sufficientemente potente.


Il primo teorema di incompletezza afferma:
In ogni teoria matematica T sufficientemente espressiva da contenere l'aritmetica, esiste una formula φ tale che, se T è coerente, allora né φ né la sua negazione Neg(φ) sono dimostrabili in T.
con qualche semplificazione:
In ogni formalizzazione coerente della matematica che sia sufficientemente potente da poter assiomatizzare la teoria elementare dei numeri naturali — vale a dire, sufficientemente potente da definire la struttura dei numeri naturali dotati delle operazioni di somma e prodotto — è possibile costruire una proposizione sintatticamente corretta che non può essere né dimostrata né confutata all'interno dello stesso sistema.

Il secondo teorema di incompletezza di Gödel, riportato all'inizio, che si dimostra formalizzando una parte della dimostrazione del primo teorema all'interno del sistema stesso, afferma che:
Sia T una teoria matematica sufficientemente espressiva da contenere l'aritmetica: se T è coerente, non è possibile provare la coerenza di T all'interno di T.
con qualche semplificazione:
Nessun sistema coerente può essere utilizzato per dimostrare la sua stessa coerenza.


mercoledì 17 novembre 2010

il Decalogo del Tao




« Sono sempre riluttante nel sottolineare una qualche caratteristica saliente nel lavoro di un grande regista, questo perché può essere un modo di sminuirne la portata. Ma riguardo questo libro di sceneggiature (Decalogo), di Krzysztof Kieślowski e del suo coautore, Krzysztof Piesiewicz, mi pare che non sia fuori luogo osservare che essi hanno la rarissima capacità di drammatizzare le proprie idee piuttosto che semplicemente raccontarle. Esemplificando i concetti attraverso l'azione drammatica della storia essi acquisiscono il potere aggiuntivo di permettere al pubblico di scoprire quello che sta realmente accadendo piuttosto che semplicemente seguire un racconto. Riescono in tale compito con una tale abbagliante abilità, che non riesci a renderti coscientemente conto delle idee che si materializzano nella mente fino a che queste non hanno già raggiunto da tempo il profondo del tuo cuore.»
Stanley Kubrick


K.K. era in Francia e stava facendo un provino ad un’attrice che gli racconta questo fatto:
anni prima stava male, era distrutta, a un passo dal suicidio...una mattina esce fuori di casa, a Parigi, e mentre cammina si accorge che dall’altra parte della strada c’è Marcel Marceau, il più grande mimo mai esistito, che se ne stà andando per i fatti suoi...a un tratto Marceau gli getta uno sguardo, solo uno sguardo brevissimo, giusto un istante...lei racconta a Kieslowski che quello sguardo gli ha salvato la vita, non si è più ammazzata solo per quello sguardo...chiaro che uno sguardo di Marceau non è proprio uno sguardo qualunque, però non è questo il punto...



il punto è quello che dice Kieslowski, con cui lei è ben d’accordo, cioè che forse il significato di tutta la vita di Marceau, della sua nascita, del perché è venuto al mondo, era per fare quello sguardo, quell’unico attimo, per salvare quella vita…


Powazki Cemetery, Warsaw

limiti del Tao

In qualsiasi tipo di sistema (fisico, biologico, artificiale, concettuale, mentale, vivente, naturale) data una variabile di stato o di processo, o la relazione entrata-uscita, la sua variazione sarà sempre limitata in funzione di un'altra variabile da cui dipende. In altre parole, nessuna variabile di sistema o di processo può tendere all'infinito indefinitivamente e sarà sempre - necessariamente - limitata.
Un esempio caratteristico è la relazione entrata/uscita del tipo:
relazione ingresso-uscita di un sistema generico
Nella parte I si è supposto che il sistema sia lineare - se non lo è si può sempre riportare come lineare nel grafico trasformando l'asse dell'uscita - ad esempio se la variabile è esponenziale si riporta il logaritmo della variabile. All'inizio della parte II la variabile entra in una situazione detta di saturazione, dove perde la linearità e diventa sub-lineare. Nella parte III, per alti valori relativi dell'ingresso l'uscita subisce delle oscillazioni per arrivare fino alla distruzione del sistema.

IN BIOLOGIA (e non solo) NON ESISTONO VALORI MONOTONI
Un valore monotòno è un valore che o cresce sempre o decresce sempre. La sua curva non serpeggia, cioè non passa mai da un aumento a una diminuzione o viceversa. Sostanze, cose, strutture o successioni di esperienze desiderate che sono in un certo senso 'buone' per l'organismo - regimi alimentari, condizioni di vita, temperatura, divertimenti, sesso e così via -, non sono mai tali che una quantità maggiore di esse sia sempre meglio che una quantità minore. Al contrario, per tutti gli oggetti e le esperienze esiste sempre una quantità con un valore ottimale; al di sopra di essa la variabile diventa tossica, scendere al di sotto di quel valore significa subire una privazione.
Questa caratteristica dei valori biologici non si riscontra nel denaro. Il denaro ha sempre un valore transitivo: più denaro è presumibilmente sempre meglio che meno denaro; per esempio mille e un dollaro sono preferibili a mille dollari. Per i valori biologici le cose non stanno così: più calcio non è sempre meglio che meno calcio. Vi è una quantità ottimale di calcio di cui un dato organismo può aver bisogno nella sua dieta: al di sopra di essa il calcio diventa tossico. Analogamente, per l'ossigeno che respiriamo, per i cibi o per le componenti di una dieta e probabilmente per tutti gli elementi presenti in una relazione, il troppo è nemico del bene. Si può anche soffrire per troppa psicoterapia. Una relazione senza conflitti è noiosa, una relazione con troppi conflitti è tossica: ciò che è desiderabile è una relazione con una quantità ottimale di conflitti. Perfino il denaro, considerato non in sè, ma nei suoi effetti su chi lo possiede, può forse, oltre un certo limite, risultare tossico. In ogni caso, la filosofia del denaro, l'insieme dei presupposti secondo cui quanto più denaro si ha tanto meglio è, è del tutto antibiologica. Nondimeno, pare che questa filosofia possa essere insegnata a cose viventi

martedì 16 novembre 2010

i Luoghi del Tao: la montagna sacra


Machapuchare (o Machchapuchchare) è il nome di una montagna nell'Himalaia nepalese, alta circa 6997 metri; si erge di fronte alla città di Pokhara, ed è sacra per i locali. Per la sua forma slanciata che ricorda il Cervino nelle Alpi ed il panorama nel gruppo dell'Annapurna in cui si inserisce è considerata una delle più spettacolari e belle al mondo.


Nessun alpinista, individualmente o in spedizione, ha mai raggiunto la sommità del Machapuchare fino ad oggi. L'unico tentativo documentato risale al 1957, quando l'alpinista inglese Wilfrid Noyce si fermò a 50 m dalla vetta per rispetto alle tradizioni locali. Da allora, la montagna è stata dichiarata sacra e interdetta agli alpinisti. Sembra però che la vetta sia stata scalata illegalmente dall'alpinista neozelandese Bill Denz negli anni ottanta, classificandolo senza dubbio nella categoria degli idioti.

dualità e complementarietà del Tao

painting by Jim Thompson 
Nella descrizione di processo è utile, dopo aver fatto una distinzione di descrizione, passare da una logica dualistica di opposti del tipo o/o (buono/cattivo, bello/brutto, nero/bianco...) ad una logica del tipo e/e che tenga conto della ricorsione tra forma e processo.

Nel 1976 Francisco Varela propose di descrivere le complementarietà ricorsive tra processo e forma come:

la cosa/il processo che porta alla cosa

ad esempio:

forma/processo
territorio/mappa
descrivente/descritto
osservatore/osservato
soggetto/oggetto
ambiente/sistema
famiglia/individuo
contesto/azione semplice
tutto/parti
cerchio/linea
ricorsivo/lineale
mente/corpo
II cibernetica/I cibernetica
stabilità/cambiamento
autonomia/controllo
organizzazione/struttura
estetica/pragmatica
arte/tecnica
essere/divenire

F. Varela, "Not one, not two", CoEvolution Quaterly, 1976

il Te del Tao: IX - TENDERE ALL'INCOLORE


IX - TENDERE ALL'INCOLORE

Chi colma ciò che possiede
meglio farebbe a desistere,
chi batte a fino ciò che è appuntito
non lo mantiene a lungo intatto.
Un palazzo colmo d'oro e di gemme
non si può conservare,
chi si fa arrogante perché ricco e nobile
procura da sé la sua rovina.
Ad opera compiuta ritrarsi
è la Via del Cielo.
Antennae galaxies; Hubble - ESA

meta-apprendimento Tao

L'applicazione della teoria dei tipi logici di Russell e Whitehead fu sviluppata da Bateson nella descrizione dell'apprendimento, con ordini di ricursione successivi che portano a meta-livelli logici di apprendimento:
L' Apprendimento zero è caratterizzato dalla specificità della risposta, che - giusta o errata che sia - non è soggetta a correzione.
L'Apprendimento 1 è un cambiamento nella specificità della risposta, mediante una correzione di errori di scelta in un insieme di alternative.
L'Apprendimento 2 è il cambiamento nel processo dell'Apprendimento 1, per esempio, un cambiamento correttivo dell'insieme di di alternative entro il quale si effettua la scelta, o un cambiamento nella segmentazione della sequenza delle esperienze, ovvero nella punteggiatura delle esperienze.
L'Apprendimento 3 è un cambiamento nel processo di apprendimento 2, per esempio un cambiamento correttivo nel sistema degli insiemi di alternative tra le quali si effettua la scelta. (Vedremo in seguito che a questo livello la domanda di prestazioni di alcuni uomini e alcuni mammiferi è a volte patogeni.)
L'Apprendimento
4 sarebbe un cambiamento nell'Apprendimento 3, ma probabilmente non si manifesta in alcun organismo adulto vivente su questa terra. Il processo evolutivo ha tuttavia creato organismi la cui ontogenesi li porta al livello 3; la combinazione di filogenesi e ontogenesi raggiunge, in effetti, il livello 4.

(Le categorie logiche dell'apprendimento e della comunicazione", 1964

Integrazione (la Temperanza) - XIV Major


L'immagine dell'integrazione è l'unione mistica, la fusione degli opposti. Questo è un tempo di comunicazione tra ciò che in precedenza era stato sperimentato come dualità della vita. Anziché notte opposta al giorno, oscurità che sopprime la luce, questi elementi operano insieme per creare un tutto unificato, mutando continuamente l'uno nell'altro, poiché ognuno contiene, nella sua essenza più intima, il seme dell'opposto. Sia l'aquila che il cigno sono esseri simbolo del volo e di maestà. L'aquila incarna il potere e la solitudine. Il cigno lo spazio e la purezza, nuotando con grazia e immergendosi al di sopra e all'interno dell'elemento delle emozioni, appagato e completo all'interno della propria perfezione e bellezza. Noi siamo l'unione di aquila e cigno: maschile e femminile, fuoco e acqua, vita e morte. La carta dell'integrazione è il simbolo dell'autocreazione, di nuova vita e dell'unione mistica, conosciuta anche come alchimia.

Il conflitto è nell'uomo. Se non viene risolto lì, non può esserlo da nessun'altra parte. I giochi politici sono dentro di voi, esistono tra le due parti della mente. Esiste un ponte fragilissimo; se viene rotto a causa di un incidente, per qualche difetto fisiologico, o per qualche altro motivo, la persona diventa dissociata, diventa due persone e si verifica il fenomeno della schizofrenia o della personalità scissa. Se il ponte è rotto e quel ponte è fragilissimo ti comporti come fossi due persone. Al mattino sei amorevole e gentile, la sera sei furioso, una personalità totalmente diversa. Non ti ricordi il mattino, come potresti? Un'altra mente era in funzione.Se questo ponte è rafforzato al punto che due menti scompaiono e diventano una sola, allora insorge una integrazione, una cristallizzazione. Ciò che George Gurdjieff definiva "cristallizzazione dell'essere' non è altro che queste due menti diventate una, l'incontro all'interno di maschile e femminile, l'incontro di yin e yang, l'incontro di sinistra e destra, di logico e illogico, di Platone e Aristotele.

forever in our Tao




There must be some kind of way out of here
Said the joker to the theif
There's too much confusion
I can't get no relief
Business men they drink my wine
Plowmen dig my earth
No one will level on the line
Nobody of it is worth

No reason to get exited
The thief he kindly spoke
There are many here among us
Who feel that life is but a joke
But you and I we've been through that
And this is not our fate
So let us stop talking falsely now
The hour's getting late
Hey

All along the watchtower
The princess kept the view
While all the women came
And went bare feet servants too
Outside in the cold distance
A wild cat did growl
Two riders were aproaching
And the wind began to howl

Hey
Oh
All along the watchtower
Hear you sing around the watch
Gotta beware gotta beware I will
Yeah, Oh baby
All along the watchtower
(Bob Dylan)

Tao livello 3 e superiori: Epistemologia del Tao


Nella osservazione e descrizione dei sistemi complessi, che compongono tutti  i sistemi viventi  e le interazioni tra di loro e con l'ambiente, al disopra del livello 3 - biologia - le credenze e la "visione del mondo" del soggetto osservatore/descrittore cominciano a divenire importanti e devono essere es-plicitate nell'osservazione/descrizione che esso fa. In particolare nel movimento cibernetico - secondo cibernetico - postcibernetico è essenziale specificare  l'epistemologia utilizzata, dando luogo ad una vera e propria epistemologia della complessità. Tradizionalmente l'epistemologia è quella branca della filosofia che si occupa delle condizioni sotto le quali si può avere conoscenza scientifica e dei metodi per raggiungere tale conoscenza, come suggerito dal termine, il quale deriva dall'unione delle parole greche episteme ("conoscenza certa", ossia "scienza") e logos (discorso). In generale, come tale, viene inclusa come una parte, se non completamente identificata, con la filosofia della scienza, la disciplina che si occupa dei fondamenti delle diverse discipline scientifiche.
Nella cultura anglosassone il concetto di epistemologia è usato come sinonimo di gnoseologia o teoria della conoscenza, la disciplina che si occupa dello studio della conoscenza in generale.
Gregory Bateson ha ampiamento ribadito la centralità dell'epistemologia in ogni settore che voglia definirsi scientifico; nella sua definizione:
 
EPISTEMOLOGIA: Combinazione di un ramo della scienza con un ramo della filosofia. Come scienza, l'epistemologia studia come gli organismi particolari o gli aggregati di organismi "conoscono, pensano e decidono". Come filosofia, l'epistemologia studia i limiti necessari e le altre caratteristiche dei processi di conoscenza, pensiero e decisione.

e nelle sue parole:

"Warren McCulloch soleva dire che chi pretende di avere una conoscenza diretta, cioè di non avere un'epistemologia, ha in realtà una cattiva epistemologia. [...]

Definisco dunque l'Epistemologia come la scienza che studia il processo del conoscere, l'interazione tra la capacità di rispondere alle differenze da una parte e, dall'altra, il mondo materiale in cui queste differenze in qualche modo hanno origine.
...
Vi è una definizione più tradizionale, secondo la quale l'epistemologia è semplicemente lo studio filosofico di come sia possibile conoscere. Io preferisco la mia definizione - come di fatto si conosce - perché inquadra la Creatura nella più ampia totalità, ... e perché con la mia definizione l'Epistemologia viene decisamente identificata con lo studio dei fenomeni che si manifestano su un'interfaccia e con una branca della storia naturale. [...]"
  












La necessità di rendere esplicita la propria epistemologia - ovvero i propri presupposti sul mondo - dipende dal livello di osservazione. Se un microbiologo osserva lo sviluppo di un brodo di coltura sembra non necessario, ma già a livello di un entomologo che osserva una colonia di formiche boliviane o a livello di etologia, lo studio del comportamento animale nel suo ambiente naturale, diventa necessario, per non parlare di interazioni con i propri simili, come a livello di setting di psicoterapia.

La visione del mondo - cioè l'epistemologia latente e in parte "inconscia" - generata dall'insieme di queste idee è superata da tre diversi punti di vista: a) Dal punto di vista pragmatico è chiaro che queste premesse e i loro corollari portano all'avidità, a un mostruoso eccesso di crescita, alla guerra, alla tirannide e all'inquinamento. In questo senso, le "nostre" premesse si dimostrano false ogni giorno, e di ciò gli studenti si rendono in parte conto.
b) Dal punto di vista "intellettuale", queste premesse sono obsolete in quanto la teoria dei sistemi, la cibernetica, la medicina olistica, l'ecologia e la psicologia della "Gestalt" offrono modi manifestamente migliori di comprendere il mondo della biologia e del comportamento.
c) Come base per la "religione" le premesse che ho menzionato divennero
"chiaramente intollerabili e quindi obsolete" circa un secolo fa. Dopo l'avvento dell'evoluzione darwiniana, ciò fu espresso in modo piuttosto chiaro da pensatori come Samuel Butler e il principe Kropotkin. Ma già nel Settecento William Blake capì che la filosofia di Locke e di Newton poteva generare solo  “tenebrosi mulini satanici”.

La tesi platonica del libro è appunto che l'epistemologia è una metascienza indivisibile e integrata il cui oggetto è il mondo dell'evoluzione, del pensiero, dell'adattamento, dell'embriologia e della genetica: la scienza della mente nel senso più ampio del termine. Confrontare questi fenomeni (confrontare il pensiero con l'evoluzione e l'epigenesi con entrambi) è il "modo di ricerca" della scienza detta epistemologia

Cominc a sembrarmi che le idee antiquate e tuttora radicate sull'epistemologia, in particolare su quella umana, fossero il riflesso di una fisica sorpassata e contrastassero in modo curioso con il poco che sappiamo, o co ci sembra, sulle cose viventi. Era come se si pensasse che i membri della specie 'uomo' fossero totalmente unici e totalmente materiali sullo sfondo di un universo vivente generico (anzichè‚ unico) e spirituale (anzichè‚ materiale).

In ciò che viene presentato in questo libro, il posto della struttura gerarchica della Grande Catena dell'Essere verrà preso dalla struttura gerarchica del pensiero, che Bertrand Russell ha chiamato "gerarchia dei tipi logici", e si tenterà di proporre una sacra unità della biosfera che contenga meno errori epistemologici delle versioni che di essa sono state presentate dalle varie religioni storiche. L'importante è che, giusta o sbagliata, questa epistemologia sarà "esplicita". Sarà così possibile criticarla in modo altrettanto esplicito.












"In primo luogo, vorrei che vi uniste a me in un piccolo esperimento. Lasciate che vi chieda per alzata di mano. Quanti di voi saranno d'accordo che mi vedete? Vedo una serie di mani alzate-quindi credo che la pazzia ama la compagnia. Naturalmente, non è "veramente" che mi vediete. Quello che "vedete" è un mucchio di pezzi di informazioni su di me, che si sintetizzano in una immagine fotografica di me. Fate quell'immagine. E 'così semplice.
La proposizione "io ti vedo" o "tu mi vedi" è una proposizione che contiene in sé ciò che io chiamo "epistemologia". Esso contiene al suo interno ipotesi su come si ottiene in-formazione, che tipo di informazioni sono, e così via. Quando dite che "mi vedete" e avete alzato la mano in modo innocente, voi avete di fatto concordato su alcune proposizioni circa la natura della conoscenza e la natura dell'universo in cui viviamo e come sappiamo su di esso.
Sosterrò che molte di queste proposizioni capitano di essere false, anche se tutti noi le condividiamo. In caso di tali proposizioni epistemologiche, l'errore non è facilmente riconoscibile e non viene punito molto rapidamente. Tu e io siamo in grado di andare avanti nel mondo e volare alle Hawaii e leggere documenti sulla psichiatria e trovare i nostri luoghi intorno a queste tabelle e in generale funzionare ragionevolmente come esseri umani, a dispetto di errore molto profondo. Le premesse erronee, infatti, funzionano.
D'altra parte, le premesse funzionano solo fino ad un certo limite, e, in alcune fasi o in determinate circostanze, se si portano avanti gravi errori epistemologici, vi accorgerete che non funzionano più. A questo punto si scopre con orrore che è estremamente difficile liberarsi dell'errore, che è appiccicoso. E come se avessi toccato il miele. Come con il miele, la falsificazione aggira, e ogni cosa con cui si prova a pulirlo diventa appiccicoso, e le  vostre mani rimangono ancora appiccicose."


(Patologie dell'epistemologia) 

Bateson afferma che l’unità fondamentale dell’evoluzione non è l’organismo o la specie, ma l’organismo-più-l’ambiente (cioè, la mente). Egli chiama questa teoria un’epistemologia cibernetica:
 
«La mente individuale è immanente, ma non solo nel corpo; essa è immanente anche in canali e messaggi esterni al corpo, e vi è una più vasta mente di cui la mente individuale è solo un sottosistema. Questa più vasta mente è paragonabile a Dio, ed è forse ciò che alcuni intendono per ‘Dio’, ma essa è ancora immanente nel sistema sociale totale interconnesso e nell’ecologia planetaria».

 (Forma, sostanza e differenza)













Il termine epistemologia fu utilizzato da Bateson in molti modi:

"G. Bateson fu il primo a stimolare l’attenzione dei terapisti familiari per l’epistemologia e il suo lavoro ha rappresentato il punto di partenza di tutte le elaborazioni successive. Bateson  ha insistito a lungo sul fatto che l’epistemologia è essenziale per la costruzione di una scienza coerente del mondo vivente, e l’ha quindi applicata ad una vasta gamma di materie, incluse la biologia, l’ecologia, la psicoterapia, l’apprendimento, la psicopatologia, la cibernetica, la teoria dei sistemi, e la programmazione umana. Gli scritti di Bateson, però, non sono di facile comprensione, anche perché egli ha usato la parola epistemologia con almeno cinque significati diversi.

1. L ‘epistemologia come teoria della conoscenza.

 I filosofi definiscono l’epistemologia come lo studio della teoria della conoscenza. Per loro l’epistemologia è quel ramo della filosofia che indaga le origini, la struttura, i metodi e la validità della conoscenza. Bateson, però, ha usato il termine «epistemologia» per indicare cose ben diverse da questa. Ci sembra che egli le abbia attribuito in differenti occasioni almeno altri quattro significati: a) paradigma o Weltanschauung; b) cosmologia biologica; c) scienza; e d) premesse fondamentali che sottendono il comportamento di un organismo.

2. L’epistemologia come paradigma.

Sebbene sia probabilmente il meno importante tra i significati attribuiti da Bateson al termine «epistemologia», è anche quello divenuto più popolare nel campo della terapia familiare. Sentiamo così parlare di epistemologia lineare (Auerswald, 1972; Hoffman, 1981; Keeney, 1979a), convenzionale (Bateson, 1976), realistica o «cosale» (Bateson, 1976); dualistica (Bateson, 1972; Dell; Goolishian, 1981); circolare (Hoffman, 1981); cibernetica (Bateson, 1972; Keeney, 1982b, 1983), sistemica (Colapinto, 1979; Dell, 1982; Selvini Palazzoli, Boscolo, Cecchin e Prata, 1980), ecologica (Auerswald, 1972). ecosistemica (Keeney, 1979a, l982a; Wilder, 1980; Wilder & Wilson, 1976), evoluzionistica (Dell & Goolishian, 1981), aristotelica (Dell, 1980a; Scheflen, 1978), newtoniana (Dell, 1980b; Keeney, 1982b), posteinsteiniana (Scheflen, 1978), moderna (Guntern, 1981), di epistemologia del potere (Bateson, 1972i), di epistemologia del modello (Dell, 1980; Scheflen, 1978), di epistemologia delle forme comportamentali (Scheflen, 1978), di epistemologia delle emozioni (Scheflen, 1978), di epistemologia dei caratteri (Scheflen, 1978), di epistemologia centrata sugli eventi (Scheflen, 1978), di epistemologia centrata sulle persone (Scheflen, 1978), di epistemologia orientata sull’individuo (Colapinto, 1979), di epistemologia familiare (Dell, 1980b), di epistemologia dei sistemi aperti (Allman, 1982), di epistemologia medica (Colapinto, 1979), di epistemologia mente-corpo (Colapinto, 1979), di epistemologia psicoanalitica (Colapinto, 1979), e perfino di epistemologia britannica (Colapinto, 1979). Bateson non è mai stato esplicito su cosa fosse e cosa non fosse per lui «un’epistemologia». Presumibilmente «un epistemologia» (nel senso di paradigma) fornisce una grammatica della realtà, specifica in che modo debbano essere punteggiati gli oggetti e gli eventi del mondo. Scheflen suggerisce che, mentre un paradigma è «un corpo di teorie, metodi e descrizioni che riguardano un fenomeno particolare», «un’epistemologia è qualcosa di più ampio, poiché rappresenta un modo di pensare tutti i fenomeni, la totalità della natura». Qualunque sia la definizione adeguata di «epistemologia», ci sembra probabile che i terapisti familiari abbiano spesso usato questo termine laddove sarebbe stato forse più modesto ad anche più corretto quello di «teoria».

3. L’epistemologia come cosmologia biologica.

Il terzo significato attribuito da Bateson alla parola «epistemologia» è estremamente audace. Egli ha ritenuto la propria cosmologia biologica l’unica epistemologia adeguata al mondo vivente. Bateson inizia con la domanda: «Qual è la struttura che connette tutte le creature viventi?» e conclude che la risposta è: «l’epistemologia». Secondo Bateson, tutte le creature viventi sono connesse da, e costituiscono l’universo epistemologico. Egli credeva nell’esistenza di una «sacra unità della biosfera» (16) dotata delle proprietà della mente.

Bateson  precisa sei criteri di mente:
(a) « Una mente è un aggregato di parti o componenti interagenti»

(b) «L’interazione tra le parti della mente è attivata dalla differenza»
(c)«Il processo mentale richiede una energia collaterale»
(d) «Il processo mentale richiede catene di determinazione circolari (o più complesse)»
(e) «Nel processo mentale gli effetti della differenza devono essere considerati come trasformati (cioè versioni codificate) della differenza che li ha preceduti»
(f) «La descrizione e classificazione di questi processi di trasformazione rivelano una gerarchia di tipi logici immanenti ai fenomeni».

Bateson afferma che qualunque sistema che soddisfi tutti i criteri di mente è intrinsecamente epistemologico. E’ in tal senso che egli sostiene che la Creatura, il mondo del vivente, costituisce una mente coerente e organizzata che elabora le informazioni, La totalità della Creatura (l’ecologia planetaria) e ciascuna delle sue componenti (organismo individuale, sistemi interattivi, ecosistemi, etc.) sono dotati di processi mentali. La Creatura, in tutte le sue manifestazioni, è mente. Perciò Bateson insiste sul fatto che la caratteristica fondamentale dei sistemi viventi è che essi possiedono la capacità di conoscere, pensare e decidere. Convinto che il mondo della Creatura sia intrinsecamente epistemologico, Bateson dà la sua unica possibile risposta ad un quesito filosofico fondamentale affermando che il conoscere di ogni singolo organismo è «una piccola parte di un più ampio conoscere integrato che tiene unita l’intera biosfera o creazione». Quindi, per Bateson biologia ed ecologia sono epistemologia; tutto ciò che vive è, nella sua essenza, mentale ed epistemologico.

4. L ‘epistemologia come scienza.

Il quarto significato attribuito da Bateson al termine «epistemologia» è quello dì scienza — in particolare, un ramo della storia naturale. Egli dichiara che la scienza epistemologica è «lo studio di come un particolare organismo o aggregato di organismi, conosce, pensa e decide». Egli sottolinea come gli organismi viventi non ottengano informazioni oggettive sul mondo che li circonda. Gli esperimenti di Adelbert Ames che dimostravano con tanta efficacia come i nostri sensi possano essere ingannati, lo avevano convinto dell’impossibilità dell’oggettività. Era certo che nessuno potesse mai conoscere la ding an sich (la cosa in se). Di conseguenza, per lui, un requisito fondamentale della scienza epistemologica era che essa fosse in grado di descrivere e spiegare adeguatamente l’impossibilità dell’oggettività. Bateson fu notevolmente influenzato dalle importanti ricerche sulla percezione condotte nel laboratorio di Warren McCulloch e soprattutto dal fatto che le strutture neurofisiologiche sembravano costituire il meccanismo che impediva la trasmissione di informazioni oggettive all’osservatore. Comunque Bateson sostenne che l’indagine di tali processi epistemologici rappresentava il campo della scienza. Infatti l’epistemologia è la scienza fondamentale e il principio cardine di tutti i fenomeni biologici. E’ «una metascienza indivisibile e integrata il cui oggetto è il mondo dell’evoluzione, del pensiero, dell’adattamento, dell’embriologia e della genetica».

5. L'epistemologia come struttura del carattere.

 Bateson afferma che la struttura del carattere costituisce l’epistemologia personale di ciascuno. Questo non solo è, dal punto di vista clinico, il più interessante tra i significati attribuiti da Bateson al termine «epistemologia», ma è anche quello che ci dice di più sul suo progetto complessivo, poiché ci indica «la via non percorsa» del pensiero di Bateson. Nel suo articolo ormai classico «La cibernetica dell’io: una teoria dell’alcolismo», Bateson descrive la relazione tra epistemologia (ciò lo studio di come conosciamo ciò che conosciamo) e ontologia (cioè lo studio della natura dell’essere). L’ontologia, egli afferma, ha a che vedere con «i problemi di come sono le cose, che cos’è una persona e che genere di mondo è questo». Si tratta di una definizione informale ma adeguata di ontologia, mentre la sua definizione di epistemologia è di tutt’altro tipo. Bateson infatti sostiene che quest’ultima riguarda il problema di «come noi conosciamo che genere di mondo è questo e che genere di creature siamo noi che possiamo conoscere qualcosa (o forse niente) di tali questioni».  Il problema «che genere di creature siamo noi» è certamente rilevante per l’indagine epistemologica, ma resta comunque una questione ontologica (riguarda cioè lo studio dell’essere umano). La descrizione che Bateson fa dell’epistemologia finisce per espropriare un territorio che in realtà appartiene all’ontologia.

Bateson asserisce che la struttura del carattere dovrebbe essere intesa come «un insieme di ipotesi o premesse abituali e, in particolare, che essa è «una trama di premesse epistemologiche e ontologiche» che determina il modo in cui una persona comprende il mondo circostante e si mette in relazione con esso:
«Nella storia naturale dell’essere umano, ontologia ed epistemologia non possono essere separate. Le sue convinzioni (di solito inconsce) sul mondo che lo circonda (cioè, le sue premesse ontologiche) determineranno il suo modo di vederlo (cioè, le sue premesse epistemologiche) e di agirvi, e questo suo modo di percepire e di agire (cioè le sue premesse epistemologiche) determinerà le sue convinzioni sulla natura del mondo (cioè, le sue premesse ontologiche). L’uomo vivente è quindi imprigionato in una trama di premesse epistemologiche e ontologiche. E’ scomodo far sempre riferimento all’epistemologia e all’ontologia insieme, e d’altronde è errato pensare che esse si possano separare nell’ambito della storia naturale... Pertanto in questo saggio impiegherò il termine unico «epistemologia» per designare entrambi gli aspetti della trama di premesse che reggono l’adattamento (e il disadattamento) all’ambiente umano e fisico».
Questa citazione è significativa perché mette in luce quali siano i parametri di Bateson. Asserendo che l’epistemologia è inseparabile dall’ontologia, egli sfuma di nuovo i confini tra due campi di studio diversi (anche se correlati). Inoltre, decidendo di indicare sia l’epistemologia che l’ontologia con il termine unico di «epistemologia», assegna indubbiamente a quest’ultima una priorità. L’ontologia quindi, rappresenta «la strada non percorsa» nel pensiero di Bateson. Dalla sua scelta di concentrare l’attenzione esclusivamente sull’epistemologia deriva, a mio giudizio, la caratteristica di profondità e, insieme, di oscurità di molti dei suoi scritti.
Per Bateson quasi tutto è epistemologia. E’ con questo termine che definisce la sua cosmologia del mondo vivente. Inoltre, egli insiste nel dire che le diverse scienze del vivente rientrano in una metascienza, l’epistemologia, e che la struttura del carattere di un organismo vivente costituisce in realtà la sua personale epistemologia. Sembra quindi che nella visione del mondo di Bateson ci sia poco posto per qualcosa di diverso dell’epistemologia. Come un buco nero, essa attrae e divora tutto quello che le si avvicina. Questo ha avuto, secondo me, due conseguenze fondamentali per la teoria batesoniana; prima di tutto, la presenza di una cosmologia etichettata come «epistemologia» e poi, cosa ancora più significativa, l’assenza di un’ontologia. La mancanza di questa base ontologica indebolisce notevolmente i tentativi di Bateson di definire il concetto di errore epistemologico (concetto che io ritengo di enorme valore).

Mentre Scheflen sosteneva che le epistemologie non sono né vere né false, Bateson affermò ripetutamente che un’epistemologia può essere falsa. Negli ultimi dieci o quindici anni di vita, egli parlò spesso di errori epistemologici e di epistemologie scorrette. «Ogni errore, dice Bateson, propone una patologia». In altre parole, Bateson riteneva che la patologia umana fosse sostanzialmente basata su errori epistemologici, ad esempio, (a) la fiducia nell’obiettività, (b) l’intraprendere azioni che ignorano la circolarità di un sistema e (c) il tentativo di controllare una parte del sistema a cui apparteniamo (ad es., l’ecologia locale, la nostra rete di amicizie, la nostra famiglia e perfino noi stessi). Bateson era particolarmente infastidito dall’uso del potere. Egli insisteva nel dire che l’uso del potere per imporre il controllo rappresentava una forma particolarmente pericolosa e antiecologica di «follia epistemologica»: «Non esiste campo in cui le false premesse sulla natura del sé e del suo rapporto con gli altri possano produrre con più certezza distruzione ed orrore di quello delle idee sul controllo».
Quando Bateson afferma che certe modalità di pensiero o di azione sono sbagliate, non intende dire semplicemente che contrastano con le sue vedute, ma che contrastano con il mondo così come esso è. In altre parole, le asserzioni di Bateson sugli errori epistemologici sono in effetti asserzioni su come il mondo è, ed implicano, quindi, un’ontologia. Credo che questa sia la lacuna maggiore nel pensiero di Bateson. La sua cosmologia descrive il mondo biologico come una mente ecosistemica, ma egli non sviluppa questa sua ontologia, nè spiega come mai il mondo debba necessariamente assumere forma sistemica.

Quali circostanze fanno sì che il mondo della Creatura acquisti le caratteristiche di una mente? Come mai il mondo è organizzato in termini di causalità circolare? Che cosa c’è nella natura delle cose che rende irraggiungibile l’obiettività? Che cosa rende impossibile il controllo (a parte la cosmologia di Bateson)? Come accade che il mondo sia quale è? Sono tutte domande a cui Bateson non può rispondere nell’ambito della sua epistemologia (cosmologia) di una mente ecosistemica. Tutti i suoi argomenti restano tautologici e un tantino mistici, poiché egli giustifica la sua epistemologia nei termini della sua epistemologia. Gli manca un ontologia su cui fondare le proprie asserzioni. Senza di essa, il progetto epistemologico di Bateson raggiunge risultati inferiori a quelli che avrebbe potuto; rimane incompleto. Ed è un peccato, perché i problemi affrontati da Bateson nel corso di tanti anni sono di importanza cruciale per la psicoterapia. I terapisti familiari lo hanno riconosciuto, ma in qualche modo sono diventati eredi della sua stessa mancanza di chiarezza.

Bisogna infine ricordare — ed è sorprendente quanto spesso venga dimenticato —che Bateson parla da biologo e non da filosofo. I suoi scritti rappresentano un tentativo, durato tutta la vita, di indagare sulle implicazioni della nostra esistenza di creature viventi inseparabili dal nostro ecosistema."

tratto da: P. F. Dell Bateson e Maturana: verso una fondazione biologica delle scienze sociali
Terapia familiare, N. 21 Luglio 1986, p.35-60
Journal of Marital and Family Therapy, Vol. 11, n. 1,1985.