venerdì 28 ottobre 2011

il cimitero del Tao verbale


il Te del Tao: XXV - RAFFIGURA L'ORIGINE


XXV - RAFFIGURA L'ORIGINE

C'è un qualcosa che completa nel caos,
il quale vive prima del Cielo e della Terra.

Come è silente, come è vacuo!
Se ne sta solingo senza mutare,
ovunque s'aggira senza correr pericolo,
si può dire la madre di ciò che è sotto il cielo.
Io non ne conosco il nome
e come appellativo lo dico Tao,

sforzandomi a dargli un nome lo dico Grande.
Grande ovvero errante,
errante ovvero distante,
distante ovvero tornante.
Perciò
il Tao è grande,
il Cielo è grande,
la Terra è grande
ed anche il sovrano è grande.
Nell'universo vi sono quattro grandezze
ed il sovrano sta in una di esse.
L'uomo si conforma alla Terra,
la Terra si conforma al Cielo,
il Cielo si conforma al Tao,
il Tao si conforma alla spontaneità.




Fritjof Capra nel "Tao della Fisica" ha messo in evidenza come le ultime righe del cap. XXV, oltre ad indicare le quattro forze esistenti in natura, siano in relazione con le teorie di bootstrap degli adroni degli anni 60-70, ed in particolare con la filosofia di auto-congruenza intrinseca dei modelli.

il segreto del Tao

The Canyon's Secret

Blyde River Canyon, Mpumalanga

Myself and Shem Compion went on a 5 day trip to Mpumalanga in January to explore the Africa's 2nd largest Canyon. One of Shem’s friend’s told us about this place on the other side of the Canyon that no one ever sees. After a long drive along unmarked and overgrown roads we got a concrete pass that quickly ascended through the tropical forest mist-belt and arrived atop Mariepskop in misty weather. We drove around and the scenery was a mix of mossy vegetation, military hardware and views of the lowveld that stretched forever.When it cleared occasionally we saw that there was a storm cloud over the main escarpment with a nice high-cloud anvil that would make for a a great sunset. We parked and decided to try and get to the escarpment edge, but the terrain of rock stacks and dense vegetation proved impossible to negotiate. We got about 100m from the road, made a u-turn and about 45 minutes later we were back at the car, exhausted and scratched all over. Using an Ipad and google earth we determined where the edge was closest to the road, drove there and found a seldom used track leading to the cliff edge. In front of us lay the back side of the three rondavels and the sun was about 20 minutes from reaching the gap in the clouds. We scouted for compositions, set up and waited for the light. As the first beams burst out below the clouds and creeped over the far hills the adrenaline started pumping (only landscape photographers can get an adrenaline rush from sunsets!). As the sun dipped below the horizon, the mist closed in and we headed back to car with a very big smile on our faces.

http://www.hougaardmalan.com/

Repressione (10 di Bastoni)


La figura di questa carta è letteralmente avvinta nei propri nodi. La sua luce brilla ancora all'interno, ma essa ha represso la propria vitalità nel tentativo di corrispondere a una infinità di richieste e di aspettative. Ha rinunciato a tutto il suo potere e alla propria visione per essere accettata proprio da quelle forze che l'hanno imprigionata. Il pericolo nel reprimere la propria energia naturale in questo modo appare evidente nelle crepe prodotte da un'eruzione vulcanica che sta per verificarsi ai confini dell'immagine. Il vero messaggio di questa carta è un invito a trovare uno sfogo benefico a questa esplosione potenziale. È essenziale trovare un modo per scaricare la tensione o lo stress che si possono essere accumulati all'interno. Picchia un cuscino, salta, vai in un luogo deserto e urla al cielo vuoto - qualsiasi cosa, pur di scuotere la tua energia e permetterle di circolare liberamente. Non aspettare che si verifichi una catastrofe.

In sanscrito viene chiamata "alaya vigyan": lo scantinato nel quale getti ciò che vuoi fare ma non puoi, a causa delle condizioni sociali, della cultura, della civiltà. Quelle cose però continuano ad accumularsi laggiù, e intaccano le tue azioni, la tua vita, in maniera estremamente indiretta. Non possono fronteggiarti a viso aperto, direttamente - le hai spinte a forza nell'oscurità - ma da quella zona oscura continuano a influenzare il tuo comportamento. Sono pericolose; è pericoloso conservare dentro di te tutte queste inibizioni. È possibile che siano queste le cose che arrivano al culmine, quando una persona impazzisce. La follia non è altro che tutte queste cose represse giunte a un punto in cui non riesci più a controllarle. Eppure, la follia è accettata, e la meditazione no - e la meditazione è il solo modo per essere assolutamente sani di mente.

giovedì 27 ottobre 2011

killer Tao erg



Killer lives inside me: yes, I can feel him move.
Sometimes he's lightly sleeping in the quiet of his room,
but then his eyes will rise and stare through mine;
he'll speak my words and slice my mind inside.
Yes the killer lives.

Angels live inside me: I can feel them smile...
Their presence strokes and soothes the tempest in my mind
and their love can heal the wounds that I have wrought.
They watch me as I go to fall - well, I know I shall be caught,
while the angels live.

How can I be free?
How can I get help?
Am I really me?
Am I someone else?

But stalking in my cloisters hang the acolytes of gloom
and Death's Head throws his cloak in to the corner of my room
and I am doomed...
But laughing in my courtyard play the pranksters of my youth
and solemn, waiting Old Man in the gables of the roof:
he tells me truth...

And I, too, live inside me and very often don't know who I am:
I know I'm not a hero, well, I hope that I'm not damned.
I'm just a man, and killers, angels, all are these:
Dictators, saviours, refugees in war and peace
as long as Man lives...

I'm just a man, and killers, angels, all are these:
Dictators, saviours, refugees...












martedì 25 ottobre 2011

gioco e serietà del Tao

Dei giochi e della serietà

Figlia. Papà. queste conversazioni sono serie?
Padre. Certo che lo sono.
F.       Non sono una specie di gioco che tu fai con me?
P.       Dio non voglia.., sono però una specie di gioco che noi facciamo insieme.
F.       Allora non sono serie!

P.       E se tu mi dicessi che cosa significano per te ‘serio’ e ‘gioco’?
F.       Be’... se tu... non lo so.
P.       Se io che cosa?
F.       Cioè... le conversazioni Sono serie per me, ma se tu stai solo giocando...
P.       Piano, piano. Guardiamo che cosa c’è di buono e che cosa c’è di male nel ‘giocare’ e nei ‘giochi’. In primo luogo non m’interessa - non molto - vincere o perdere. Quando le tue domande mi mettono con le spalle al muro, allora certo mi sforzo un po’ di più per pensare bene e vedere con chiarezza quello che voglio dire. Ma non baro e non ti preparo trappole; non c’è alcuna ten­tazione d’imbrogliare.
F.       Ecco, è proprio così. Per te non è una cosa seria: è un gioco. Quelli che imbrogliano, semplicemente non san­no cosa vuoi dire ‘giocare’; trattano un gioco come se fosse una cosa seria.
P.       Ma è una cosa seria.
F.       No, non lo è... per te non lo è.
P.       Perché non voglio imbrogliare?
F.       Sì... anche per quello.
P.       Ma tu vuoi imbrogliare continuamente?
F.       No, naturalmente no.
P.       Allora?
F.       Oh, papà, non capirai mai.
P.       Credo proprio di no.

P.       Guarda, ho segnato una specie di punto a mio favore proprio adesso, quando ti ho fatto ammettere che tu non vuoi imbrogliare... e poi ho concluso che dunque le conversazioni non sono ‘serie’ neppure per te. Ti sembra una specie d’imbroglio?
F.       Sì... una specie.
P.       D’accordo... lo credo anch’io. Scusami.
F.    Vedi, papà... se io imbrogliassi o volessi imbrogliare, vorrebbe dire che non prenderei sul serio le cose di cui stiamo parlando. Vorrebbe dire che io starei solo fa­cendo un gioco con te.
P.       Sì, questo è ragionevole.

F.       Ma no, non è ragionevole, papà. È un terribile pastic­cio.
P.       SI... un pasticcio... ma che funziona.
F.       Ma come, papà?
P.    Aspetta un momento. È difficile dirlo. Prima di tutto... penso che queste conversazioni ci facciano fare qualche progresso. A me piacciono molto e credo che piacciano anche a te. E poi, a parte questo, credo che si rie­sca a sistemare qualche idea e credo che i pasticci ser­vano. Cioè... se tutti e due parlassimo sempre in modo coerente, non faremmo mai alcun progresso; non fa­remmo che ripetere come pappagalli i vecchi clichés che tutti hanno ripetuto per secoli.
F.       Che cos’è un cliché, papà?
P.      Un cliché? È una parola francese, credo che in origine fosse un termine tipografico. Quando si stampa una frase, si devono prendere le lettere separatamente e metterle una per una in una specie di sbarra scanala­ta per comporre la frase. Ma per parole e frasi che la gente usa spesso, il tipografo tiene piccole sbarre di lettere già bell’e pronte. E queste frasi già fatte si chia­mano clichés.
F.       Ma adesso ho dimenticato quello che stavi dicendo dei clichés, papà.
P.       Si... parlavo dei pasticci in cui ci cacciamo durante queste conversazioni e dicevo che cacciarsi nei pasticci, in un certo modo, è una cosa sensata. Se non ci caccias­simo nei pasticci, i nostri discorsi sarebbero come gio­care a ramino senza prima mescolare le carte.
F.       Sì, papà... ma quelle cose... le sbarre di lettere già pron­te?
P.       I clichés? Sì... è la stessa cosa. Tutti noi abbiamo un bel po di frasi e di idee beli’e pronte, e il tipografo ha sbarre di lettere bell’e pronte, tutte ben sistemate in frasi. Ma se il tipografo vuole stampare qualcosa di nuovo, per esempio una cosa in una lingua straniera, dovrà disfare tutte quelle vecchie disposizioni di let­tere. Allo stesso modo, per pensare idee nuove e dire cose nuove, dobbiamo disfare tutte le idee già pronte e mescolare i pezzi.
F.       Ma, papà, il tipografo non mescolerà tutte le lettere, no? Non le mescolerà tutte in un sacco per poi scuo­terle. Le metterà una per una ai loro posti... tutte le
a in una scatola, tutte le b in un’altra, e tutte le vir­gole in un’altra, e così via.
P.       Si, è vero. Altrimenti diventerebbe matto a cercare una a quando ne ha bisogno.

P.       A che cosa stai pensando?
F.       No... è che ci sono tante di quelle domande.
P.       Per esempio?
F.       Be’, capisco che cosa vuoi dire a proposito di cacciarci nei pasticci, che questo ci fa dire cose di tipo nuovo. Ma sto pensando al tipografo. Lui deve tenere tutte le sue lettere in ordine anche se disfa tutte le frasi bell’e fatte. E poi penso ai nostri pasticci: dobbiamo tenere i pezzetti dei nostri pensieri in ordine, ma come?.., per non diventare matti?
P.       Penso di sì... sì... ma non so quale tipo di ordine. Que­sta è una domanda veramente difficile. Non credo che riusciremmo a ottenere oggi una risposta a questa do­manda.

P.       Hai detto che c’erano “tante di quelle domande”. Ne hai qualche altra?
F.       Sì... sui giochi e le cose serie. Siamo partiti da lì e poi non so come o perché questo ci ha portati a parlare dei pasticci. Tu confondi sempre ogni cosa.., è una specie d’imbroglio.
P.       Ma no, assolutamente no.

P.       Tu hai sollevato due problemi. Ma in realtà ce n’è ancora un sacco... Abbiamo cominciato da una doman­da su queste conversazioni: sono serie? Oppure sono una specie di gioco? E ti sentivi offesa dall’idea che io potessi farne un gioco, mentre tu le prendevi sul se­rio. È come se una conversazione fosse un gioco se una persona vi partecipasse con certe emozioni o idee, ma
non fosse un gioco se le sue idee o emozioni fossero diverse.
F.       SI, è che se le tue idee sulla conversazione sono diverse dalle mie...
P.       Se tutti e due avessimo l’idea di giocare, andrebbe be­ne?
F.       Sì... certo.
P.       Allora sembra che dipenda da me chiarire che cosa in­tendo con l’idea di gioco. Io so di essere serio (qualun­que ne sia il significato) nelle cose di cui parliamo. Noi parliamo di idee. E io so di giocare con le idee allo scopo di comprenderle e metterle insieme. È un ‘diver­timento’ nello stesso senso in cui un bambino si ‘di­verte’ coi cubi... E un bambino con i cubi per lo più si comporta in maniera molto seria col suo ‘diverti­mento’.
F.       Ma, papà, è un gioco nel senso che tu giochi contro di me?
P.       No. La mia idea è che tu e io stiamo giocando insieme contro i cubi - le idee. A volte siamo un tantino in competizione, ma in competizione su chi dei due rie­sce a sistemare l’idea successiva. E talvolta uno di noi aggredisce il pezzettino di costruzione dell’altro, op­pure io cerco di difendere le idee che ho costruito dalle tue critiche. Ma alla fin fine lavoriamo sempre insieme per tirar su le idee in modo che si reggano in piedi.

F.       Papà, i nostri discorsi hanno regole? La differenza tra un gioco e il divertirsi puro e semplice è che il gioco
ha delle regole.
P.       Sì. Lasciami pensare. Credo che abbiamo certe regole... e credo che un bambino che gioca coi cubi abbia anche lui le sue regole: I cubi stessi costituiscono una specie di regola. In certe posizioni stanno su e in altre posi­zioni non stanno su. E sarebbe una specie d’imbroglio se il bambino usasse la colla per far star su i cubi in certe posizioni in cui altrimenti cadrebbero.
F.       Ma che regole abbiamo noi?
P.       Re’, le idee con cui giochiamo comportano certe rego­le. Vi sono regole su come le idee si possono reggere e sostenere a vicenda. E se sono messe insieme in modo sbagliato, tutta la costruzione crollerà.
F.       Niente colla, papà?
P.       No... niente colla. Soltanto logica.

F.       Ma tu hai detto che se parlassimo sempre in modo lo­gico e non incappassimo in pasticci, non potremmo di­re mai niente di nuovo. Potremmo dir solo cose bel-l’e fatte. Come le hai chiamate quelle cose?
P.       Clichés. Si. La colla è ciò che tiene insieme i clichés.
F.       Ma tu hai detto ‘logica’, papà.
P.       Sì, lo so. Siamo di nuovo in un pasticcio. Solo che non vedo come faremo a uscire, da questo pasticcio.

F.       Come ci siamo capitati, papà?
P.       Giusto, vediamo se riusciamo a ricostruire i nostri pas­si. Stavamo parlando delle ‘regole’ di queste conversa­zioni. E io ho detto che le idee con cui giochiamo han­no regole di logica...
F.       Papà! Non sarebbe meglio avere un po’ più di regole e seguirle più attentamente? Così non potremmo fini­re in questi terribili pasticci.
P.       Sì, ma aspetta. Tu vuoi dire che io porto la conversa­zione in questi pasticci perché non rispetto certe rego­le che non abbiamo. Oppure, diciamo così: che potremmo farci delle regole che c’impedirebbero di finire nei pasticci — se noi le rispettassimo.
F.       SI, papà, le regole di un gioco servono proprio a que­sto.
P.       Sì, ma tu vuoi che queste conversazioni diventino un gioco di quel tipo? Io preferirei giocare a canasta, che è anche divertente.
F.       SI, è vero. Possiamo giocare a canasta ogni volta che ne abbiamo voglia. Ma adesso preferirei giocare a que­sto gioco. Solo che non so che tipo di gioco sia. E nep­pure che tipo di regole abbia.
P.       Eppure è già da un po’ che stiamo giocando.
F.       SI, ed è stato divertente.
P.       Vero.
P.       Torniamo alla domanda che hai fatto, e io ho detto che era troppo difficile per potervi rispondere oggi. Stavamo parlando del tipografo che disfà i suoi cli­chés, e tu hai detto che deve lo stesso mantenere qual­che ordine tra le sue lettere, per non diventare matto. E poi hai chiesto: che razza di ordine dovremmo mantenere per non diventare matti quando finiamo in un pasticcio? A me sembra che le regole del gio­co siano solo un nome diverso per quel tipo di ordine.
F.       Sì... e l’imbrogliare è ciò che ci caccia nei pasticci.
P.       In un certo senso sì. È vero. Solo che tutto il sugo del gioco è che noi finiamo nei pasticci, e poi ne veniamo fuori dall’altra parte, e se non ci fossero pasticci il no­stro ‘gioco’ sarebbe come la canasta o gli scacchi... e noi non vogliamo che sia così.
F.       Papà, ma sei tu che fai le regole?
P.       Questo, figlia mia, è un tiro mancino. E probabilmen­te anche disonesto. Ma lo accetto per quello che è. Sì, sono io che faccio le regole... dopo tutto non voglio che diventiamo matti.
F.       D’accordo. Ma, papà, tu cambi anche le regole? Qual­che volta?
P.       Uhm, un altro tiro mancino. Sì, figliola mia, le cam­bio continuamente. Ma non tutte, solo qualcuna.
F.       Mi piacerebbe che tu mi dicessi quando stai per cam­biarle!
P.       Uhm... sì... già. Vorrei poterlo fare. Ma non è così sem­plice. Se si trattasse degli scacchi o della canasta, po­trei dirti le regole, e volendo potremmo smettere di giocare e metterci a discutere le regole. E potrem­mo poi cominciare una nuova partita con le nuove regole. Ma a quali regole dovremmo obbedire tra le due partite? Proprio mentre stiamo discutendo le regole?
F.       Non capisco.
P.       Sì, il fatto è che lo scopo di queste conversazioni è quello di scoprire le ‘regole’. È come la vita: un gio­co il cui scopo è di scoprire le regole, regole che cam­biano sempre e non si possono mai scoprire.
F.       Ma quello io non lo chiamo un gioco, papà.
P.       Forse no. Io però lo chiamerei un gioco, o comunque un ‘giocare’. Ma certo non è come gli scacchi o la ca­nasta; è più simile a quello che fanno i gattini o i cuccioli. Forse. Non lo so.

F.       Papà, perché i gattini e i cuccioli giocano?
P.       Non lo so... non lo so...

l'orologio del Tao


Salvador Dalì, La persistenza della memoria, 1931
MoMA - The Museum of Modern Art, New York


come tirare scemo il Tao


La teoria di Bateson e colleghi sul doppio vincolo e successive precisazioni sono paragonabili ad una svolta paradigmatica di tipo copernicano: quello che era considerato un comportamento sintomatico di tipo patologico di difficile, se non impossibile, comprensione diventava non solo spiegabile nel contesto di vita e apprendimento dell'individuo ma anche il più appropriato in un contesto disumano caratterizzato da continue ingiunzioni paradossali.
Nel 1959 Harold Searles  pubblicò un classico articolo dal titolo "Il tentativo di rendere l’altro folle" in cui illustrava diversi tipi di comportamenti-comunicazioni efficaci nel tendere a squalificare la fiducia dell’altro nelle proprie reazioni emozionali e nella propria percezione della realtà:
  • A insiste ripetutamente su certi settori della personalità di B dei quali questi è scarsamente conscio, settori non compresi nella definizione di sé che B comunica.
  • A stimola sessualmente B in una situazione/contesto nella quale è impossibile per B una gratificazione sessuale.
  • A espone B ad esperienze contemporanee, o rapidamente alternantisi, di stimolo e frustrazione.
  • A si pone in relazione con B a livelli simultaneamente non correlati, ad esempio sessualmente e intellettualmente.
  • A tratta a livelli emozionali diversi lo stesso argomento, ad esempio prima “sul serio” e poi “scherzosamente” lo stesso soggetto.
  • A scivola da un argomento all’altro conservando sempre lo stesso livello emozionale, ad esempio una questione “di vita o di morte” viene considerata come un argomento più banale.
Harold F. Searles, "The Effort to Drive the Other Person Crazy — An Element in the Etiology and Psychotherapy of Schizophrenia." British Journal of Medical Psychology. XXXII, 1959,  pp. 1-19.

lunedì 24 ottobre 2011

libertà nel Tao


“La gente è venuta in questo Paese o per il denaro o per la libertà. Se non hai denaro, ti aggrappi ancora più furiosamente alle tue libertà. Anche se il fumo ti uccide, anche se non hai i mezzi per mantenere i tuoi figli, anche se i tuoi figli vengono ammazzati da maniaci armati di fucile. Puoi essere povero, ma l’unica cosa che nessuno ti può togliere è la libertà di rovinarti la vita nel modo che preferisci.”

mercoledì 19 ottobre 2011

Tao transcontestuale


Non ha senso dire che un uomo è stato spaventato da un leone, perché un leone non è un’idea. Di questo leone l’uomo si costruisce un’idea.
Il mondo esplicativo della sostanza non può richiamarsi né a differenze nè a idee, ma solo a forze e urti; e, viceversa, il mondo della forma e della comunicazione non si richiama a oggetti, forze o urti, ma soltanto a differenze e idee. (Una differenza che genera una differenza è un’idea; è un ‘bit’, cioè un’unità d’informazione).
Ma tutto ciò lo appresi solo in seguito, e fu la teoria del doppio vincolo che mi permise di apprenderlo. A loro volta, ovviamente, queste cose sono implicite nella teoria, la quale senza di esse avrebbe difficilmente potuto essere fondata.
Il nostro lavoro originale sul doppio vincolo contiene numerosi errori, dovuti semplicemente alla mancanza di un esame articolato del problema della reificazione. In quel lavoro un doppio vincolo viene trattato come un ‘qualcosa’, e se ne parla come se questi ‘qualcosa’ potessero essere contati.
Ciò naturalmente non ha senso: non si possono contare i pipistrelli contenuti in una macchia d’inchiostro, dal momento che non ce ne sono; eppure, se uno ha un debole per i pipistrelli, può ‘vederne’ parecchi.


Ma nella mente ci sono doppi vincoli? La domanda non è futile. Così come nella mente non ci sono noci di cocco, ma solo percezioni e trasformate di noci di cocco, allo stesso modo, quando percepisco (consciamente o inconsciamente) un doppio vincolo nel comportamento del mio principale, la mia mente non acquisisce un doppio vincolo, ma solo una percezione o trasformata di doppio vincolo. E questo non è l’oggetto della teoria.
Stiamo piuttosto parlando di certi grovigli nelle regole preposte alla costruzione delle trasformate e, insieme, dell’acquisizione o conservazione di tali grovigli. La teoria del doppio vincolo afferma che una componente dovuta all’esperienza è presente nella determinazione o eziologia dei sintomi sia della schizofrenia sia di modelli comportamentali affini, come il comico, l’artistico, il poetico, ecc.
Si osservi che la teoria non distingue tra questi sottogeneri: non viene fornito alcun criterio per decidere se un individuo diventerà un pagliaccio, un poeta, uno schizofrenico o una combinazione di tutto ciò. Non si ha a che fare con una sindrome specifica, ma con una famiglia di sindromi, di cui la maggior parte non sono, tradizionalmente, considerate patologiche.
Per qualificare in generale questa famiglia di sindromi, conierò il termine «transcontestuale».
Sembra che ci sia un tratto in comune fra coloro che sono dotati di qualità transcontestuali e coloro che sono afflitti da confusioni transcontestuali per tutti costoro, sempre o spesso, c’è una ‘sovrimpressione’ una foglia che cade, un amico che saluta, o una ‘primula sulla sponda del fiume’, non sono mai ‘questo e nulla più’. Esperienze esterne possono essere inquadrate nel contesto di un sogno, e, viceversa, pensieri interni possono essere proiettati in contesti del mondo esterno, e così via. È nell’apprendimento e nell’esperienza che cerchiamo una parziale spiegazione di tutto ciò.

Tao's ready


Lovers' Leap

Walking across the sitting-room, I turn the television off.
Sitting beside you, I look into your eyes.
As the sound of motor cars fades in the night time,
I swear I saw your face change, it didn't seem quite right.
...And it's hello babe with your guardian eyes so blue
Hey my baby don't you know our love is true.

Coming closer with our eyes, a distance falls around our bodies.
Out in the garden, the moon seems very bright,
Six saintly shrouded men move across the lawn slowly.
The seventh walks in front with a cross held high in hand.
...And it's hello babe your supper's waiting for you.
Hey my baby, don't you know our love is true.

I've been so far from here,
Far from your warm arms.
It's good to feel you again,
It's been a long long time. Hasn't it?

The Guaranteed Eternal Sanctuary Man

I know a farmer who looks after the farm.
With water clear, he cares for all his harvest.
I know a fireman who looks after the fire.

Can't you see he's fooled you all.
Yes, he's here again, can't you see he's fooled you all.
Share his peace,
Sign the lease.
He's a supersonic scientist,
He's the guaranteed eternal sanctuary man.
Look, look into my mouth he cries,
And all the children lost down many paths,
I bet my life you'll walk inside
Hand in hand,
gland in gland
With a spoonful of miracle,
He's the guaranteed eternal sanctuary.
We will rock you, rock you little snake,
We will keep you snugg and warm.

Ikhnaton And Itsacon And Their Band Of Merry Men

Wearing feelings on our faces while our faces took a rest,
We walked across the fields to see the children of the West,
But we saw a host of dark skinned warriors
standing still below the ground,
Waiting for battle.

The fight's begun, they've been released.
Killing foe for peace...bang, bang, bang. Bang, bang, bang...
And they're giving me a wonderful potion,
'Cos I cannot contain my emotion.
And even though I'm feeling good,
Something tells me I'd better activate my prayer capsule.

Today's a day to celebrate, the foe have met their fate.
The order for rejoicing and dancing has come from our warlord.

How Dare I Be So Beautiful?

Wandering in the chaos the battle has left,
We climb up the mountain of human flesh,
To a plateau of green grass, and green trees full of life.
A young figure sits still by a pool,
He's been stamped "Human Bacon" by some butchery tool.
(He is you)
Social Security took care of this lad.
We watch in reverence, as Narcissus is turned to a flower.
A flower?

Willow Farm

If you go down to Willow Farm,
to look for butterflies, flutterbyes, gutterflies
Open your eyes, it's full of surprise, everyone lies,
like the fox on the rocks,
and the musical box.
Yes, there's Mum & Dad, and good and bad,
and everyone's happy to be here.

There's Winston Churchill dressed in drag,
he used to be a British flag, plastic bag, what a drag.
The frog was a prince, the prince was a brick, the brick was an egg,
the egg was a bird.
(Fly away you sweet little thing, they're hard on your tail)
Hadn't you heard?
(They're going to change you into a human being!)
Yahoo, we're happy as fish and gorgeous as geese,
and wonderfully clean in the morning.

We've got everything, we're growing everything,
We've got some in
We've got some out
We've got some wild things floating about
Everyone, we're changing everyone,
you name them all,
We've had them here,
And the real stars are still to appear.

ALL CHANGE!

Feel your body melt;
Mum to mud to mad to dad
Dad diddley office, Dad diddley office,
You're all full of ball.

Dad to dam to dum to mum
Mum diddley washing, Mum diddley washing,
You're all full of ball.

Let me hear you lies, we're living this up to the eyes.
Ooee-ooee-ooee-oowaa
Momma I want you now.

And as you listen to my voice
To look for hidden doors, tidy floors, more applause.
You've been here all the time,
Like it or not, like what you got,
You're under the soil (the soil, the soil),
Yes, deep in the soil (the soil, the soil, the soil, the soil!).
So we'll end with a whistle and end with a bang
and all of us fit in our places.

Apocalypse In 9/8

With the guards of Magog, swarming around,
The Pied Piper takes his children underground.
Dragons coming out of the sea,
Shimmering silver head of wisdom looking at me.
He brings down the fire from the skies,
You can tell he's doing well by the look in human eyes.
Better not compromise.
It won't be easy.

666 is no longer alone,
He's getting out the marrow in your back bone,
And the seven trumpets blowing sweet rock and roll,
Gonna blow right down inside your soul.
Pythagoras with the looking glass reflects the full moon,
In blood, he's writing the lyrics of a HIP brand new tune.

And it's hey babe, with your guardian eyes so blue,
Hey my baby, don't you know our love is true,
I've been so far from here,
Far from your loving arms,
Now I'm back again, and babe it's gonna work out fine.

As Sure As Eggs Is Eggs (Aching Men's Feet)

Can't you feel our souls ignite
Shedding ever changing colours, in the darkness of the fading night,
Like the river joins the ocean, as the germ in a seed grows
We have finally been freed to get back home.

There's an angel standing in the sun, and he's crying with a loud voice,
"This is the supper of the mighty One",
The Lord of Lords,
King of Kings,
Has returned to lead His children home,
To take them to the new Jerusalem.

il Te del Tao: XXIV - LA PENOSA BENIGNITÀ



XXIV - LA PENOSA BENIGNITÀ

Chi sta sulla punta dei piedi non si tiene ritto,
chi sta a gambe larghe non cammina,
chi da sé vede non è illuminato,
chi da sé s'approva non splende,
chi da sé si gloria non ha merito,
chi da sé s'esalta non dura a lungo.
Nel Tao queste cose sono avanzumi ed escrescenze,
che le creature hanno sempre detestati.
Per questo non rimane chi pratica il Tao.

martedì 18 ottobre 2011

I Luoghi del Tao: El Chalten

In viaggio verso El Chalten, provincia di Santa Cruz, Patagonia, Argentina
Fitz Roy
Cerro Torre



Omaggio ai Tao: Bob Dylan, il Fabrizio americano



Ballata Degli Impiccati

Tutti morimmo a stento
ingoiando l'ultima voce
tirando calci al vento
vedemmo sfumare la luce.

L'urlo travolse il sole
l'aria divenne stretta
cristalli di parole
l'ultima bestemmia detta.

Prima che fosse finita
ricordammo a chi vive ancora
che il prezzo fu la vita
per il male fatto in un'ora.

Poi scivolammo nel gelo
di una morte senza abbandono
recitando l'antico credo
di chi muore senza perdono.

Chi derise la nostra sconfitta
e l'estrema vergogna ed il modo
soffocato da identica stretta
impari a conoscere il nodo.

Chi la terra ci sparse sull'ossa
e riprese tranquillo il cammino
giunga anch'egli stravolto alla fossa
con la nebbia del primo mattino.

La donna che celò in un sorriso
il disagio di darci memoria
ritrovi ogni notte sul viso
un insulto del tempo e una scoria.





Fernanda Pivano e Allen Ginsberg sul duomo di Milano
(Genova, 18 luglio 1917 – Milano, 18 agosto 2009)
(Newark, 3 giugno 1926 – New York, 5 aprile 1997)
Genova, 21 Agosto 2009
Gomel Chesed Cemetery, Newark, Essex County, New Jersey, USA

una Nuova Visione (l'Appeso) - XII Major


La figura di questa carta è appena rinata: sta emergendo dalle sue radici legate al suolo e sta sviluppando ali per volare nello sconfinato. Le forme geometriche intorno al corpo rivelano le molte dimensioni della vita che sono simultaneamente disponibili. Il quadrato rappresenta il piano fisico, ciò che è manifesto, conosciuto. Il cerchio rappresenta ciò che non è manifesto, lo spirito, il puro spazio. E il triangolo simboleggia la triplice natura dell'universo: il manifesto, il non-manifesto, e l'essere umano che contiene entrambi. In questo momento hai di fronte a te un'opportunità per vedere la vita in tutte le sue dimensioni, dagli abissi alle vette. Essi coesistono, e quando per esperienza scopriamo che le oscurità e le difficoltà sono necessarie quanto la luce e la semplicità, iniziamo ad avere una prospettiva molto diversa del mondo. Permettendo a tutti i colori della vita di penetrarci, diventiamo più integri.

Quando ti apri all'assoluto, immediatamente esso si riversa in te. Non sei più un comune essere umano - hai trasceso. La tua intuizione è diventata l'intuizione dell'intera esistenza. Ora non sei più separato, hai trovato le tue radici. Altrimenti, di solito, tutti si muovono senza radici, senza sapere da dove il loro cuore riceve continuamente energia, senza sapere chi continua a respirare in loro, senza conoscere il nettare vitale che scorre in loro. Non è il corpo, non è la mente - è qualcosa che trascende ogni dualità, definito "bhagavat", il bhagavat nelle dieci direzioni. Il tuo essere interiore, allorché si schiude, come prima cosa sperimenta due direzioni: l'altezza e la profondità. Poi, piano piano, man mano che questa diventa una situazione stabile, inizi a guardarti intorno, espandendoti in tutte le altre otto direzioni. E quando raggiungi il punto in cui la tua vetta e il tuo abisso si incontrano, puoi guardarti intorno, percependo l'estrema circonferenza dell'universo. Allora la tua consapevolezza inizia a dispiegarsi in tutte le dieci direzioni, ma la via è stata una sola.

lunedì 17 ottobre 2011

mi dia il Tao che ha preso la signorina...

doppio legame del Tao


TOWARD A THEORY OF SCHIZOPHRENIA
by Gregory Bateson, Don D. Jackson, Jay Haley, and John Weakland,
Veterans Administration Hospital, Palo Alto, California; and Stanford University

Schizophrenia-its nature, etiology, and the kind of therapy to use for it-remains one of the most puzzling of the mental illnesses. The theory of schizophrenia presented here is based on communications analysis, and specifically on the Theory of Logical Types. From this theory and from observations of schizophrenic patients is derived a description, and the necessary conditions for, a situation called the "double bind"--a situation in which no matter what a person does, he "can't win." It is hypothesized that a person caught in the double bind may develop schizophrenic symptoms. How and why the double bind may arise in a family situation is discussed, together with illustrations from clinical and experimental data.

Nel 1956 il "Bateson Project on Schizophrenia" pubblicò su Behavioral Science i risultati della sua ricerca in un articolo divenuto un classico della prospettiva sistemico-relazionale del comportamento umano. Il lavoro si fonda sull'applicazione della teoria dei tipi logici di Russell e Whitehead ad una delle patologie mentali più gravi e difficili da spiegare e curare, la schizofrenia, proponendone una teoria interattiva-comunicazionale basata sul concetto di Double Bind (doppio legame o doppio vincolo). Diversi lavori precedenti di Bateson avevano preparato questo articolo, in particolare "A Theory of Play and Fantasy" del 1954 e "Epidemiology of Schizophrenia" del 1955.


Il termine schizofrenia, definito da Eugen Bleuer all’inizio del ’900, deriva dal greco “mente divisa” e rappresenta la più comune delle psicosi. I sintomi della schizofrenia possono interessare tutte le funzioni che caratterizzano il comportamento, la cognizione e le emozioni della persona: la percezione, il pensiero, il linguaggio, la volontà, la creatività. Generalmente vengono identificate due principali classi di sintomi: Sintomi positivi o produttivi quali deliri, allucinazioni (perlopiù uditive) e disturbi del pensiero e Sintomi negativi quali disturbi dell'affettività, anedonia (mancanza di emozioni, abulia, isolamento e apatia) e- disturbi catatonici (completo immobilismo e mutismo, catalepsia - la possibilità di posizionare le membra del paziente in qualsiasi posizione).
Secondo il DSM IV-R è possibile formulare una diagnosi di schizofrenia quando sono presenti due (o più) dei seguenti sintomi caratteristici, ciascuno presente per un periodo di tempo significativo durante un periodo di un mese (o meno se trattati con successo): deliri, allucinazioni, eloquio disorganizzato, comportamento grossolanamente disorganizzato o catatonico, bizzarrie comportamentali, manierismi, posture e sintomi negativi, cioè appiattimento dell'affettività.
La schizofrenia genericamente si differenzia in quattro sindromi: forma paranoide-allucinatoria: con una marcata prevalenza di deliri ed allucinazioni; forma catatonica: i sintomi catatonici sono molto marcati; forma ebefrenica e schizofrenia semplice.
La cura comune è di tipo farmacologico basata su neurolettici. L'articolo di Bateson pose le basi anche per una cura psicoterapeutica, del singolo o del gruppo familiare. Nell'eziologia la componente genetica non è da escludere in quanto si è osservata una familiarità, ma è molto difficile da individuare dato che in una famiglia schizofrenogenica la componente genetica e quella relazionale possono essere entrambe presenti.
La psicoterapia ad indirizzo sistemico-relazionale, fondata da questo articolo,
considera la persona portatrice del sintomo "paziente designato". Il termine stà ad indicare che il paziente rappresenta il membro del sistema famiglia (nucleare o allargata), che esprime o segnala attraverso il sintomo il funzionamento disfunzionale di uno o più dei sistemi di cui egli è uno degli elemento. Tale membro è "designato" dal sistema stesso attraverso la storia delle sue modalità interattive, denominate "gioco" - "gioco familiare" - "gioco della famiglia", un metaprocesso di cui, comunemente, nessuno dei membri partecipanti si rende conto. La situazione tipica è quella di una madre che lega un figlio in modo paradossale, del tipo "Tu mi devi amare. Se mi ami allora non mi ami e se non mi ami allora mi ami", e di un padre assente ma celatamente subordinato e alleato della madre. In una situazione del genere lo sviluppo del sintomo diventa la risposta più appropriata ad un contesto vitale ed a un gioco familiare che porta ad una situazione esistenziale "impossibile" in cui il paziente designato, la vittima, come sottolineato da Bateson, "qualunque cosa faccia - o non faccia - comunque sbaglia e non può vincere".

Stanno giocando a un gioco. 
Stanno giocando a nongiocare a un gioco. 
Se mostro loro che li vedo giocare,
infrangerò le regole e mi puniranno.

Devo giocare al loro gioco, di non vedere che vedo il gioco.

(R.D. Laing, Nodi)

La stessa teoria del doppio legame porta allo sviluppo di metodi di intervento, quale un contro-doppio legame terapeutico utilizzato per ristrutturare il significato del gioco familiare, e molte altre tecniche sviluppate in seguito. In questa ottica, le tecniche che si utilizzano hanno per obbiettivo la modificazione delle regole del sistema, ovvero la modificazione delle modalità di comunicazione e di interazione tra i membri.


I brani seguenti tratti dall'articolo illustrano le basi della teoria, gli ingredienti necessari, la definizione e gli effetti del Doppio Vincolo e alcune considerazioni ed esempi:
  • Il fondamento nella teoria della comunicazione
Illustrazioni di come gli esseri umani manipolano una comunicazione che coinvolge Tipi Logici multipli possono essere derivate dai seguenti campi:
1. L'uso di diverse modalità comunicative nella comunicazione umana.
Esempi sono il gioco, il non-gioco, la fantasia, il sacramento, la metafora, etc. Anche tra i mammiferi inferiori compare una scambio di segnali che identificano certi comportamenti significativi come "gioco" etc. Questi segnali sono evidentemente di Tipo Logico superiore rispetto ai messaggi che classificano. 
2. Humor.
Questo sembra eesere un metodo di esplorare i temi impliciti nel pensiero o nella relazione. Il metodo esplorativo coinvolge l'uso di messaggi che sono caratterizzati da una condensazione di Tipi Logici o di modalità comunicazionali.
3. La falsificazione delle modalità di identificazione dei segnali.
Tra gli esseri umani le modalità di identificazione possono essere falsificate, e abbiamo il riso artificiale, la simulazione manipolativa dell'amicizia, il trucco della fiducia, gli scherzi e simili. Falsificazioni simili sono state riscontrate tra i mammiferi. Tra gli esseri umani incontriamo uno strano fenomeno — la falsificazione inconscia di questi segnali. Questo può avvenire  entro il sé — il soggeto può nascondere a se stesso la sua propria reale ostilità sotto le mentite spoglie di un gioco metaforico — oppure può accadere come una falsificazione inconscia della comprensione del soggetto delle modalità di identificazione dell'altra persona. Può confondere la timidezza per disprezzo, etc. In effetti la maggior parte degli errori di autoreferenza rientrano in questo caso.
4. Apprendimento.
Il livello più semplice di questo fenomeno è esemplificato da una situazione in cui un  soggetto riceve un messaggio e agisce appropriatamente ad esso: "Ho sentito l'orologio battere e seppi che era ora di pranzo. Così mi recai al tavolo." In esperimenti sull'apprendimento l'analogo di questa sequenza di eventi è osservata dallo sperimentatore e comunemente trattata come un singolo messaggio di un tipo più alto. Quando il cane saliva tra il suono di un cicalino e la carne, questa sequenza è accettata dallo sperimentatore come un messaggio indicante che "Il cane ha imparato che il suono del cicalino significa carne." Ma questa non è la fine della gerarchia di tipi coinvolti. Il soggetto sperimentale può diventare più abile nell'apprendere. Può imparare ad imparare, e non è inconcepibile che più alti ordini di apprendimento possano accadere agli esseri umani. [Nota: si riferisce ai classici esperimenti di Pavlov sul riflesso condizionato]
5. Livelli multipli di apprendimento e la categorizzazione logica dei segnali.
Ci sono due inseparabili insiemi di fenomeni - inseparabili perchè l'abilità di maneggiare tipi multipli di messaggio è essa stessa una capacità appresa e quindi una funzione dei livelli multipli di apprendimento.
In accordo con questa ipotesi, il termine "funzione dell'ego" (come questo termine è utilizzato quando uno schizofrenico è descritto come avente "una debole funzione dell'ego") è precisamente il processo di discriminare delle modalità comunicazionali sia entro il sé sia tra il sé e gli altri. Lo schizofrenico The schizophrenic mostra debolezza in tre aree di questa funzione: (a) Ha difficoltà nell'assegnare la corretta modalità comunicazionale ai messaggi che riceve dalle altre persone. (b) Ha difficoltà nell'assegnare la corretta modalità comunicazionale a quei messaggi che egli stesso pronuncia o emette non verbalmente. (c) Ha difficoltà nell'assegnare la corretta modalità comunicazionale ai suoi propri pensieri, sensazioni e percezioni.
  • Il Doppio Vincolo
Gli ingredienti necessari per una situazione di doppio vincolo, per come la vediamo, sono:
1. Due o più persone.
Di queste ne designiamo una, a scopo di descrizione, come "la vittima". Non assumiamo che il doppio legame sia inflitto dalla sola madre, ma può essere effettuato sia dalla sola madre sia da una combinazione di madre, padre e/o fratelli.
2. Esperienza ripetuta.
Assumiamo che il doppio legame sia un tema ricorrente nell'esperienza della vittima. La nostra ipotesi non coinvolge una singola espeienza traumatica, ma quelle esperienze ripetute tali che la struttura del doppio legame diventa un'aspettativa abituale
3. Una ingiunzione (ordine - comando) primaria negativa.
Questa può essere di due forme: (a) "Non fare così o così, altrimenti ti punisco" oppure (b) "Se non fai così e così ti punirò". Qui selezioniamo un contesto di apprendimento basato sulla punizione piuttosto che sulla ricerca di una ricompensa. Forse non vi è nessuna ragione formale per questa selezione. Assumiamo che la punizione possa essere sia una recova dell'amore oppure l'espressione di odio e rabbia oppure - più devastante - queli tipo di abbandono che risulta quando un genitore assume un'espressione di estrema impotenza. 
4. Una ingiunzione secondaria in conflitto con la prima a un livello più alto, e come la prima rinforzata da punizioni o segnali che minacciano la sopravvivenza.
Questa ingiunzione secondaria è più difficile da descrivere della primaria per due ragioni. La prima, l'ingiunzione secondaria è comunemente comunicata al bambino con mezzi nonverbali. Postura, gesti, tono di voce, azioni significative, e le implizcazioni nascoste nei commenti verbali possono tutte essere utilizzate per esprimere questo messaggio più astratto. Secondariamente, la seconda ingiunzione può violare su ogni elemento della proibizione primaria. Le verbalizzazioni di ingiunzione secondaria possono quindi includere una vasta serie di forme; per esempio, "Non vedere questo come un castigo"; "Non vedermi come l'agente punitore"; "Non sottometterti ai miei divieti"; "Non pensare a cosa non devi fare"; "Non mettere in discussione il mio amore del quale il divieto primario è (o non è) un esempio"; e così via. Altri esempi diventano possibili quando il doppio legame è inflitto non da un solo individuo ma da due. Per esempio, un genitore può negare ad un livello più astratto le ingiunzioni dell'altro.
5. Una terza ingiunzione negativa che proibisce alla vittima di lasciare il campo.
In un senso formale è forse inutile classificare questa ingiunzione separatamente dato che il rinforzo degli altri due livelli implica una minaccia alla sopravvivenza, e se i doppi legami sono imposti durante l'infanzia la fuga è, naturalmente, impossibile. Tuttavia, sembra che in alcuni casi la fuga dal campo è resa impossibile da certi trucchi che non sono puramente negativi, per esempio capricciose promesse d'amore e simili.
6. Infine, 
l'insieme completo degli ingredienti non è più necessario quando la vittima ha imparato a percepire il proprio universo in una struttura a doppio legame. Quasi ogni parte della sequenza di doppio legame può essere allora sufficiente per far precipitare nel panico o nella rabbia. La struttura di ingiunzioni in conflitto tra di loro può anche essere ripresa per mezzo di voci allucinatorie.
  • L'effetto del Doppio Vincolo

Nel buddismo Zen si persegue lo scopo di raggiungere l’illuminazione, che il maestro Zen tenta in vari modi di indurre nel suo discepolo. Ad esempio, il maestro alza un bastone sulla testa del discepolo, e gli dice con tono minaccioso: "Se tu dici che questo bastone è reale, ti colpisco. Se tu dici che questo bastone non è reale, ti colpisco. Se non dici nulla, ti colpisco". A noi sembra che lo schizofrenico si trovi continuamente nella stessa situazione del discepolo, ma invece di raggiungere l’illuminazione, egli raggiunge piuttosto qualcosa di simile al disorientamento. Il discepolo Zen potrebbe anche stendere il braccio e strappare il bastone al maestro (il quale potrebbe accettare questa risposta), ma allo schizofrenico questa scelta è preclusa, poiché per lui il rapporto con la madre è importante, e inoltre gli scopi e la consapevolezza della madre non assomigliano a quelli del maestro.
Noi avanziamo l’ipotesi che, ogni volta che un individuo si trova in una situazione di doppio vincolo, la sua capacità di discriminazione fra tipi logici subisca un collasso. Le caratteristiche generali di questa situazione sono le seguenti:

1. L’individuo è coinvolto in un rapporto intenso, cioè un rapporto in cui egli sente che è d’importanza vitale saper distinguere con precisione il genere del messaggio che gli viene comunicato, in modo da poter rispondere in modo appropriato.
2. E, inoltre, l’individuo si trova prigioniero di una situazione in cui l’altra persona che partecipa al rapporto emette allo stesso tempo messaggi di due ordini, uno dei quali nega l’altro.
3. E, infine, l’individuo è incapace di analizzare i messaggi che vengono emessi, al fine di migliorare la sua capacità di discriminare a quale ordine di messaggio debba rispondere; cioè egli non è in grado di produrre un enunciato metacomunicativo.

Abbiamo avanzato l’ipotesi che questo sia il genere di situazione esistente tra il pre-schizofrenico e sua madre; tuttavia è una situazione che si presenta anche nei rapporti normali. Quando una persona resta intrappolata in una situazione di doppio vincolo, avrà reazioni di tipo difensivo, simili a quelle dello schizofrenico. Un individuo prenderà per letterale un’asserzione metaforica, qualora si trovi in una situazione che lo costringe a rispondere, quando si trovi di fronte a messaggi contraddittori e quando non sia in grado di analizzare le contraddizioni. Ad esempio, un giorno un impiegato se ne andò a casa durante l’orario d’ufficio, e a un amico che gli aveva telefonato, chiedendogli in tono scherzoso: “Be’, che stai facendo li?” rispose: “Sto parlando con te”. La risposta fu letterale, perché l’impiegato si trovava di fronte a un messaggio con cui gli si chiedeva che cosa facesse a casa quando si sarebbe dovuto trovare in ufficio, ma che allo stesso tempo negava questa domanda per il modo in cui era formulato (poiché il collega capiva che in fondo non erano affari suoi, aveva parlato metaforicamente). Il rapporto era abbastanza intenso da rendere la vittima incerta sul modo in cui l’informazione sarebbe stata usata, e perciò la risposta fu letterale. Ciò rappresenta una caratteristica di chiunque si senta al centro dell’attenzione, come dimostrano le risposte accuratamente letterali dei testimoni interrogati in tribunale; lo schizofrenico si sente sempre così acutamente esposto all’attenzione altrui, da dare abitualmente risposte letterali, con insistenza difensiva, quando ciò è affatto fuori posto, per esempio quando qualcuno sta scherzando.
Inoltre gli schizofrenici confondono il letterale e il metaforico nei loro stessi messaggi, qualora si sentano presi in un doppio vincolo. Ad esempio, un paziente può desiderare di criticare il medico, che è giunto tardi a un appuntamento, ma allo stesso tempo può avere dei dubbi sul significato di questo ritardo, specialmente se il medico ha prevenuto la reazione del paziente e si è scusato per l’accaduto. Il paziente non può dire: “Perché questo ritardo? Forse perché oggi non voleva vedermi?”, poiché questa sarebbe un’accusa; e quindi ricorre a un enunciato metaforico. Allora, magari, dice: “Conoscevo un tizio che un giorno perse il battello; si chiamava Sam, e il battello quasi affondò..., ecc. “. Così egli elabora un racconto metaforico, in cui il medico può cogliere oppure no un commento sul suo ritardo. La comodità di usare una metafora è che si lascia al medico (o alla madre) la decisione di vedere nell’enunciato un’accusa, oppure di ignorarla.

L’ambito psicoterapeutico e l’ambiente ospedaliero creano al loro interno situazioni di doppio vincolo. Dal punto di vista di questa ipotesi, ci chiediamo quale possa essere l’effetto della ‘benevolenza’ dei medici sul paziente schizofrenico. Poiché gli ospedali sono fatti a beneficio del personale, oltre (se non più) che a beneficio dei pazienti, sorgeranno talvolta contraddizioni, qualora certe azioni, compiute ‘benevolmente’ a favore del paziente, siano in realtà compiute per la maggior comodità del personale. Penseremmo che in tutti i casi in cui il sistema è organizzato a beneficio del personale, e al paziente viene annunciato che si agisce a suo vantaggio, si perpetua una situazione schizofrenogenica. Questo genere d’inganno indurrà il paziente a reagire come in una situazione di doppio vincolo e la sua reazione sarà ‘schizofrenica’, nel senso che sarà indiretta e il paziente sarà incapace di analizzare il fatto di sentirsi vittima di un inganno. Un raccontino, per fortuna divertente, illustra una reazione di questo tipo. Sulla porta dello studio di un capo-reparto pieno di abnegazione e ‘benevolenza’, c’era un avviso che diceva: "Ufficio del Dottore. Si prega di bussare". Il dottore rimase dapprima molto sconcertato e poi dovette arrendersi di fronte a un paziente che, obbediente, bussava coscienziosamente ogni volta che passava davanti alla porta.
La comprensione del doppio vincolo e dei suoi aspetti comunicativi può condurre a innovazioni nella tecnica terapeutica. È difficile dire in che cosa potrebbero consistere tali innovazioni, ma, sulla base della nostra indagine, riteniamo che situazioni di doppio vincolo si presentino continuamente in psicoterapia. A volte esse sono inavvertite, nel senso che lo psichiatra impone una situazione di doppio vincolo simile a quella già esistente nella storia del paziente, o è il paziente che impone una situazione di doppio vincolo allo psichiatra. In altri casi sembra che i medici creino, deliberatamente o d’intuito, doppi vincoli, che costringono il paziente a reagire in modo diverso che per il passato.
Un episodio che accadde a una valente psichiatra illustra come si possa comprendere intuitivamente una sequenza comunicativa di doppio vincolo. La dottoressa Frieda Fromm-Reichmann curava una ragazza che fin dall’età di sette anni si era costruita una sua religione, pullulante di potenti dèi. Era profondamente schizofrenica e assai riluttante ad abbandonarsi alla terapia; all’inizio della cura la paziente disse: « Il dio R dice che io non devo parlare con lei »; la Fromm-Reichmann replicò: Senti, mettiamo nero su bianco. Per me il dio R non esiste, anzi, tutto il tuo mondo non esiste. Per te invece esiste, e lungi da me l’idea di potertene allontanare; non me lo sogno nemmeno. Perciò io ti parlerò in termini di quel mondo solo se tu capirai che lo faccio allo scopo di mettere bene in chiaro che per me non esiste. Ora va’ dal dio R e digli che noi due dobbiamo parlarci, e che ti dia il permesso. Digli anche che io sono un medico e che tu sei vissuta con lui nel suo regno dai sette ai sedici anni, cioè per nove anni, e che lui non ti ha dato nessun aiuto. Quindi ora deve lasciare che provi io, per vedere se tu e io insieme riusciamo a farcela. Digli che io sono un medico e che questo è ciò che voglio tentare.
La psichiatra ha posto la sua paziente in un doppio vincolo terapeutico. Se la sua paziente comincia a dubitare della sua fede nel dio, allora comincia anche a trovarsi d’accordo con la dottoressa e ammette di essersi impegnata nella terapia. Se viceversa insiste nell’affermare la realtà del dio R, allora è obbligata a dirgli che la dottoressa è ‘più potente’ di lui, e, anche per questa via, ammette il suo impegno con la terapeuta.
La differenza tra il doppio vincolo terapeutico e quello originale consiste in parte nel fatto che lo psichiatra non è personalmente impegnato in una battaglia d’importanza vitale, e pertanto può costruire dei doppi vincoli relativamente benigni e aiutare pian piano il paziente a liberarsene.













Mia madre mi vuole bene.
Mi sento bene.
Mi sento bene perché lei mi vuol bene.

Sono bravo perché mi sento bene
mi sento bene perché sono bravo
mia madre mi vuol bene perché sono bravo.

Mia madre non mi vuol bene.
Mi sento male.
Mi sento male perché lei non mi vuol bene
sono cattivo perché mi sento male
mi sento male perché sono cattivo
sono cattivo perché lei non mi vuol bene
lei non mi vuol bene perché sono cattivo.

 (R.D. Laing, Nodi)